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LE ORIGINI DEL MA(H)LE(R) – PARTE 4

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Quarta e ultima puntata della mini-biografia redpillata di Mahler. Se hai perso le prime parti corri a leggerle ai link qui sotto.

DEPRESSIONE POST FORUM
Grazie al Forum dei Brutti per la prima volta potei confrontarmi apertamente su tematiche che mi riempivano di vergogna, come l’aver dato il primo
bacio a 25 anni. Prima di allora l’unica persona con cui ne avevo parlato era la mia compagna, ma con lei si trattò di una confessione piuttosto che di un’analisi. Io invece avevo bisogno di sviscerare ogni dettaglio con persone veramente interessate, coinvolte, e che mi capissero. Gli utenti del forum mi capivano perché anche loro stavano attraversando o avevano attraversato problemi simili ai miei. Inoltre non si tiravano indietro nel dare giudizi spietati su tematiche dove solitamente regna l’ipocrisia, come l’aspetto fisico.
Il rapporto con le donne, il mio aspetto esteriore, l’invidia dei successi sentimentali altrui divennero per me un’ossessione. Non riuscivo ad accettare d’essere stato a letto con così poche donne. Mi sentivo schiacciato dall’impossibilità di mettermi in gioco per testare il mio reale valore, oscillando tra valutazioni positive e negative da parte degli utenti del forum e non sapendo da solo che voto darmi. Trovavo insopportabile che nessuna donna della mia zona avesse mostrato un minimo segno d’interesse nei miei confronti, tanto da costringermi a dare il primo bacio a una villeggiante e a convivere con qualcuna conosciuta in chat e distante duecentocinquanta chilometri.
Non so come mi sarei comportato se durante quella tempesta avessi avuto accanto una donna che mi avesse dimostrato amore e attenzioni. Avrei
finito con l’amarla? Avrei chiuso un occhio sul mio passato? Me la sarei fatta piacere fisicamente? Temo che prima o poi i nodi sarebbero comunque venuti al pettine, ma certamente la mia compagna spianò la strada al mio disincanto, trattandomi sempre più come una pezza da piedi e facendomi sentire respinto. Il bilancio nudo e crudo elaborato dalla mia mente sotto l’influsso del forum fu impietoso: io ero un 6 dai lineamenti maschili, lei una 4 dai lineamenti altrettanto maschili; io avevo un buon reddito, lei non lavorava; io avevo una bella casa di proprietà, lei non portava in dote nemmeno un garage; io laureato lei non pervenuta; io pieno di interessi e voglia di condividerli, lei un’ameba buona solo per il gioco del silenzio. Almeno avrebbe potuto compensare con una forte carica di sensualità… e invece no! Io sempre pronto a soddisfarla quelle rare volte che mi cercava, spesso respinto quando ero io a cercarla. Ciliegina sulla torta: non aveva nemmeno una quinta di seno da contrapporre ai miei venti centimetri di “puro amore”.
Una persona è più della somma delle proprie caratteristiche, però iniziavo a rendermi conto che in quel rapporto malandato io davo troppo e ricevevo pochissimo.
Quei pensieri velenosi si impadronirono sempre più di me rendendomi un padre peggiore, un convivente fastidioso e persino un professionista
inaffidabile, finché un autunno la depressione deflagrò. Ricordo bene quel periodo: dopo nottate prive di riposo e colme di pensieri di morte, la mattina sarei voluto rimanere costantemente a letto, ma il senso di colpa era talmente grande che finivo per alzarmi comunque presto, dopodiché vagavo impotente per la casa, spesso ancora in pigiama, passando dalla cucina alla sala, dalla sala alla cucina, dalla cucina alla sala. Non uscivo nemmeno per scendere in giardino.
Scoppiavo a piangere improvvisamente senza un motivo preciso. Avrei dovuto e voluto lavorare ma non riuscivo nemmeno a iniziare, procrastinavo di minuto in minuto finché la mattina diventava sera e andavo a letto promettendo a me stesso che il giorno seguente sarebbe stato diverso, inesorabilmente mancando alla promessa. Le scadenze si accumulavano, i clienti mi chiamavano senza che io sapessi cosa rispondere, facendomi sentire ancora più in colpa e disgustato di me stesso (è incredibile quanto riuscissi a guadagnare per inerzia, grazie ad attività minori dall’alto
rendimento che di tanto in tanto riuscivo a completare, ma mi chiedevo quanto sarebbe durata; poco – mi rispondevo – e sarebbe stata la fine).
Vi sembrerò ipocrita, ma chiedevo aiuto alla mia compagna desiderando sinceramente che mi tendesse la mano e mi tirasse fuori da quel pantano:
mi sarebbe bastato un abbraccio sincero, un segno autentico di affetto, ma me li negava persino di fronte a richieste esplicite, dicendo che non ne aveva voglia, che aveva altro da fare, che tanto sarebbe stato un gesto fasullo.
Toccai il punto più basso della mia vita una mattina d’inverno: solo in casa, riempii la vasca, impugnai il bisturi (sì, ho un bisturi) e mi immersi nell’acqua. Sono fermamente convinto che chi vuole veramente suicidarsi ci riesca e tanti saluti, mentre chi rimane sia solamente in cerca d’attenzione, pertanto non vi dirò che fu un tentativo non riuscito di suicidio: mi fermai prima ancora di farmi un graffio, distolto dal pensiero che sarei stato visto in una pozza di sangue dai miei figli, senza nemmeno poter scegliere l’espressione che avrei avuto. Però ho ben impresso lo stato mentale in cui ero e – per quanto adesso mi sembri follia – ricordo quanto suadente fosse la sensazione di poter spegnere tutto, di poter uscire da quella gabbia seppur usando la porta di servizio, e l’idea di aver pensato una cosa del genere mi spaventa tuttora. Riemersi e qualcosa era cambiato senza bisogno di spargimenti di sangue: presi atto che da solo non ne sarei uscito, cercai su internet una psicologa e ne trovai una la cui descrizione mi piacque.
LA PSICOLOGA
Non credevo che una psicologa potesse raccontarmi qualcosa di me che già non sapessi o non intuissi – e non lo credo tuttora – ma quel confronto
fu per me fondamentale
. Innanzitutto perché riuscii a raccontare a una donna in carne e ossa, bella e più giovane, d’essere stato uno sfigato e
di esserlo rimasto nell’animo. Inoltre perché lei sembrava seriamente interessata a ciò che avevo da raccontare e aveva un approccio che non
avrei mai associato a una professionista del settore: mi dava del tu, mi abbracciava, mi contattava durante la settimana tramite mail e
Whatsapp, mi faceva percepire in lei un’amica più che una dottoressa.
Anzi, più che un’amica: avere a che fare con una bella donna intelligente che mi ascoltava e mi capiva era troppo per non far nascere in me dei sentimenti più profondi. Finii con l’innamorarmi e glielo confessai in una mail alla quale rispose in maniera molto professionale, senza ovviamente ricambiare ma al tempo stesso senza farmi sentire respinto.
Be’, ammetterete che ci volle un certo coraggio a tornare da lei dopo quanto le avevo scritto, eppure lo feci senza alcun imbarazzo.
Trattandosi d’una psicologa, possiamo pure tirare in ballo il transfert positivo, ma la verità è che ho una tale sete d’amore che appena
qualcuna a cui riconosco valore mi mostra attenzione, finisco per innamorarmene
!
L’episodio depressivo maggiore era alle mie spalle, e tale sarebbe stato anche se non avessi iniziato la cura, ma la terapia fu comunque risolutiva perché la psicologa mi spinse con convinzione a un passo che mai avrei ipotizzato come possibile: la separazione. Alla mia compagna non parve
vero, anche se devo ammettere che pure lei attraversava un periodo di fragilità mentale e ci furono settimane molto difficili in cui ci tarammo reciprocamente, io cercando di capire se la separazione fosse ciò che volevo davvero: ovviamente mi preoccupava il rapporto coi bambini. Alla fine decidemmo che io sarei rimasto nella mia casa e lei si sarebbe trasferita coi bambini in un appartamento in affitto lì vicino. La cosa mi costò molto, sia economicamente che emotivamente: quando li accompagnai nella nuova casa mia figlia pianse perché non voleva che me ne andassi. È una scena che non auguro di vivere a nessuno.
Il mio stato mentale all’epoca era caotico: colmo di rabbia, voglia di rivalsa, senso di colpa (“ho abbandonato i miei bambini”), euforia per essere uscito dalla gabbia del rapporto, condiscendenza verso me stesso (“sei un pessimo padre, è meglio così per loro”). Mi sentivo una persona cattiva, amorale, disgustosa ma ero quasi rincuorato da questa scoperta, come se ciò mi permettesse di seguire la mia natura: quella era la parte assegnatami dall’universo e io non dovevo far altro che rispettare il copione. Non ero chiaramente guarito – ammesso che la mia mente contorta possa essere aggiustata – ma decisi comunque di interrompere la terapia iniziata appena tre mesi prima, pur continuando per un po’ di tempo a frequentare degli incontri di gruppo che si rivelarono molto interessanti.
TINDER

Improvvisamente ero libero ma insicuro delle mie possibilità in campo seduttivo. La prima cosa che feci fu comprare una macchina sportiva di grossa cilindrata: un gesto tipico da crisi di mezza età. Poi seguii il consiglio di Deleterio (uno degli utenti del forum) e mi registrai su
Tinder
, pur senza riporvi molte speranze.
E invece Tinder mi aprì le porte di un mondo tanto desiderato quanto sconosciuto. Impostai un target di età piuttosto ampio, anche se finii col ricevere compatibilità quasi esclusivamente da trentenni. Come raggio d’azione impostai un numero di chilometri sufficiente ad abbracciare le due città principali più vicine. Come molti degli uomini che usufruiscono di Tinder, iniziai valutando con cura i match ma finii con lo stufarmi e confermare rapidamente tutte le proposte fino a esaurimento delle possibilità giornaliere. Ricevetti un numero inatteso di match. Ovviamente mi incontrai con una modesta frazione di essi, ma con la maggior parte avviai proficue conversazioni sufficienti ad aumentare l’autostima e a farmi sentire desiderato.
Ciò che più mi stupisce ancora adesso fu la naturalezza con cui riuscii ad affrontare quegli appuntamenti – nessuno dei quali andò in bianco –
nonostante la mia inesperienza. Mi muovevo veramente bene, esprimevo sicurezza in me stesso, non rimanevo mai senza argomento di
conversazione, le facevo ridere con battute argute, sapevo quando permettermi allusioni spinte, intuivo sempre quando lanciarmi per il
primo bacio. E mi sentivo un cavallo quando finivamo a letto: instancabile, insaziabile, totalmente devoto al loro piacere, così disinibito e versatile da passare in un istante da un missionario vis-à-vis carico di dolcezza all’esplorazione perversa del retto.
A titolo di esempio riporto la scena che ebbi al primo incontro con una coetanea davvero carina. Ci trovammo in un locale della sua città e mangiammo un boccone, dopodiché ci spostammo a piedi per raggiungere una vineria; durante la breve passeggiata la presi per mano.  Arrivati a una scalinata lei fece per salire ma io mi fermai; lei proseguì per inerzia fintanto che lo permise la lunghezza delle nostre braccia vincolate alle mani, poi rimase bloccata, si girò, la tirai verso di me con un sorriso e lei – accorgendosi istintivamente di cosa stava succedendo -rispose sorridendo, e ci baciammo. Sembrava la scena di un film, tanto era perfetta.
Una volta mi innamorai folgorato da un colpo di fulmine. Già alla prima uscita sperimentammo un’affinità di pensiero totale, le nostre menti
cantavano all’unisono… anzi, meglio ancora: erano l’una il contrappunto dell’altra. Aveva un’intelligenza vivace, era curiosa, era ironica. Conversammo per ore senza accorgerci del tempo che passava, poi ornammo nel parcheggio dove avevamo lasciato le auto, lei dava le spalle alla sua mentre ci congedavamo, io mi accostai al suo corpo e la baciai. Che bello baciare una donna per cui provavo rispetto e ammirazione prima ancora che attrazione fisica! Peccato che lei fosse in Italia in visita dai genitori e che lavorasse oltreoceano (grazie dio, se esisti hai chiaramente qualcosa contro di me, ma non mi fai paura, un giorno faremo i conti). Non poteva funzionare, anche se mi ci volle un po’ per capirlo e accettarlo. Ancora oggi, quando penso all’amore, è a lei che torna la mia mente.
Passai attraverso diverse esperienze, non tutte frutto di Tinder, alcune davvero surreali. Ebbi una one night stand con una sexy trentenne turca
residente a Londra, che ricorderò sempre con orgoglio per via delle parole che pronunciò: “It’s sooo big!”. Finii a letto con due donne (non
contemporaneamente) conosciute dalla psicologa. Uscii con una ventenne che aveva da poco iniziato a cantare nel mio gruppo musicale, e anche in
quel caso mi stupii della mia iniziativa: aveva quindici anni meno di me, l’avevo conosciuta da pochissimo, e già le proponevo di uscire
insieme. E lei accettò subito! Feci sesso con una maestra di scuola materna nel parcheggio di un centro commerciale, lei appoggiata al cofano della macchina mentre io la prendevo da dietro (se fosse passata una pattuglia, adesso starei scrivendo le mie Memorie di Adriano dal carcere); come altre che ho conosciuto, non voleva concedersi al primo incontro pur avendo visibilmente voglia di farlo, così me la lavorai fino al punto che non riuscì a resistere; pochi minuti di sesso proibito e si convinse a portarmi a casa sua, lì vicino.
Ero diventato sessualmente bulimico. Mi ingozzavo di donne senza saper dire di no: ogni lasciata era persa e mi sarei pentito di non aver aggiunto
quella vagina nella mia collezione. Tornavo sul luogo del delitto fintanto che potevo, ingordo delle possibilità che ogni donna aveva da offrirmi. Una volta, nell’arco di sette giorni, mi barcamenai in quattro appuntamenti: una mattina ero a letto con una dopo essere già stato nel letto di un’altra a inizio settimana, e la sera dovevo incontrarmi per la prima volta con una nuova, mentre avevo già un appuntamento di sesso per due giorni dopo con una vecchia conoscenza. Il mio umore oscillava come quello di un bipolare, alternando vorticosamente mania a depressione. In cuor mio ero convinto che non sarei durato più di due anni, dopodiché sarei morto – magari gettandomi da un ponte – serenamente, senza disperazione, come qualcuno che ha accettato il suo destino e lo insegue fino all’inevitabile epilogo. Tanto valeva bruciare in fretta emanando accecanti bagliori di luce.

RITORNO AL FUTURO


Finì l’estate e misi in discussione quell’abbuffata in cui inghiottivo acriticamente caviale e patatine fritte. Cominciai a credere che quel salto dal ponte non fosse il mio destino. Iniziai a essere più selettivo su Tinder nella speranza di incontrare non solo una vagina da collezionare, ma un essere umano con cui condividere pensieri e sentimenti. Fu così che conobbi una mia coetanea che ebbe un importante ruolo nella mia storia. Fisicamente era molto alta – poco più di me – con un corpo straordinario, non soltanto per la sua età.
Caratterialmente eravamo molto diversi, ma anche lei era cerebrale, un’artista, amava parlare aprendo il suo cuore e ascoltava con sincero trasporto chi apriva il proprio. Aveva avuto anche lei un rapporto burrascoso con un genitore ed era andata presto per la sua strada.
Essendo stata da giovane bellissima (vidi una foto di lei ventenne in costume: rimasi a bocca aperta) non aveva avuto problemi ad attrarre gli
uomini che voleva, e a un certo punto della sua vita anche lei era stata sessualmente bulimica, certamente riuscendo a ingozzarsi più
facilmente di me.
A parte la mia compagna, è l’unica donna che abbia dormito nel mio letto, perché tutte le altre con cui sono stato mi hanno ospitato nel loro
oppure hanno condiviso con me quello d’un albergo. E il sesso con lei… wow! Ho troppe immagini sensuali che si accavallano nella mente al solo
pensarci. Sapeva cosa voleva e non aveva problemi a chiederlo. Ed era molto generosa.
Passò poco tempo prima che mi aprissi con lei e le raccontassi il mio passato senza filtri, un po’ come ho fatto con voi tramite il Redpillatore. La
cosa ci prese un po’ la mano e facemmo più volte discussioni interminabili sul femminismo, sull’importanza di perdere la verginità in tarda età, sulle differenti possibilità di maschi e femmine. Fu istruttivo, anche se a volte penso di essere stato un vero rompicoglioni e mi chiedo come abbia fatto a sopportarmi. Qualche volta litigammo, ma questo non fece altro che rendere ancora più autentico il nostro rapporto.
Il suo lavoro le faceva fare la spola tra la regione in cui vivo e la Germania, dove aveva un appartamento di proprietà. Così in un’occasione la accompagnai e mi fermai da lei una settimana. Fu una bella esperienza convivere in terra straniera, vagare per la città avendo lei come
Cicerone, condividere le sue strambe amicizie, fare l’amore ogni giorno nel suo letto.
Era fatta, no? La donna della mia vita, giusto? E invece no: le volevo bene, mi faceva impazzire a letto, mi sentivo appagato al suo fianco ma,
stranamente, non avevo saputo dire di no quando tempo prima ero stato contattato da un’altra donna, quella del bacio cinematografico descritto
nel paragrafo precedente. Con quest’ultima avevo imbastito una storia parallela altrettanto appagante: trovavo anche lei molto attraente, ma in maniera più discreta; aveva un viso dolce, era più bassa di me ma di statura superiore alla media, dotata di belle curve femminili e un senosodo; aveva una mentalità più simile alla mia, tant’è che si era laureata in una disciplina scientifica; anche con lei il sesso era paradisiaco e le chiacchiere piacevolissime. La cosa incredibile è che sentivo di voler bene a entrambe, ma è evidente che non ne volessi abbastanza a nessuna delle due. Quando si fece viva una terza donna con cui ero uscito in passato rimediando solamente un bacio, e accettai di rivederla, capii che ero un ipocrita a cui nessuna donna sarebbe risultata sufficiente per quante caratteristiche positive avesse avuto.
Inseguivo un fantasma, un mosaico in cui ogni partner sarebbe stata una tessera mai importante quanto l’opera completa, di cui non avrei
comunque mai visto la fine.
Da solo sul volo di ritorno ebbi un’epifania: stavo sacrificando la vita dei miei figli per saltare di letto in letto. Era una conclusione a cui
ero giunto razionalmente (think) già da tempo, ma per la prima volta la sentii (feel) risuonare dentro di me.
Contattai la mia ex compagna (con cui il rapporto nel frattempo era migliorato grazie alla lontananza) e le proposi di tornare insieme. Lei accettò
senza che ci volesse molto per convincerla. Il mio scopo principale era quello di ridare due genitori e un caldo focolare ai miei figli, ma dentro di me speravo che stavolta, scegliendo consapevolmente quella vita anziché subendo una non-scelta, oltretutto forte del bagaglio di esperienze e ricordi che avevo accumulato, avrebbe potuto nascere qualcosa di sincero anche con la loro madre. In fin dei conti mi lega a lei qualcosa di profondo che non mi legherà presumibilmente a nessun’altra, ed è la persona con cui ho in assoluto passato più tempo.

COSA RESTERA’ DI QUESTI ANNI TRENTA?

Ci ho creduto davvero e ci ho provato con tutte le mie forze, cercando di essere diverso dove lei aveva evidenziato i miei punti critici, dimostrando pazienza quando lei persisteva nei suoi. Purtroppo non ha funzionato. Lei ha dei problemi interiori irrisolti che non le permettono di essere felice né le fanno accettare le sue responsabilità, e non è nemmeno disposta a cercare aiuto da uno psicologo. Scarica le sue frustrazioni su chi le è vicino, identificando gli altri come i colpevoli di tutto ciò che le sembra stonato nella sua vita. Adesso siamo separati in casa, ma se non altro siamo sereni, parliamo tranquillamente e gestiamo insieme i bambini. I miei figli sono felici e io con loro mi sento appagato come non sono mai riuscito a essere
quando erano più piccoli. Mio figlio mi dà un sacco di soddisfazioni con la sua mente brillante e mia figlia è una coccolona portata alla musica. Mi piacerebbe dare loro qualcosa di più: una casa piena d’amore in cui la mamma e il babbo si abbracciano, si baciano e danno loro il buon esempio, ma a quanto pare non è possibile. Stavolta però non mi sento minimamente responsabile.
Ho quarant’anni e il decennio appena passato è stato una rivoluzione dopo l’altra. Non vi mentirò: ho ancora quell’inestinguibile sete d’amore e ancora la mia mente vaga all’inseguimento di quel fantasma dalle sembianze femminili; pure il sesso mi manca, seppur non così tanto da cercarlo spasmodicamente o farlo con chi capita.

SEHR LANGSAM BEGINNEND

Ogni storia deve avere una morale, e voglio donare la mia agli incel.
Se siete ancora giovani, non date niente per scontato, non lasciate niente di intentato, non rimandate a un eterno domani. Agite! Il mondo morde ma non forte come credete voi. È il tempo a mordere davvero. Se mai sarete genitori, siate genitori amorevoli, ascoltate i vostri figli, fateli sentire apprezzati, che la vostra esperienza si faccia tesoro e diventi saggezza nei vostri consigli. Spezzate la catena affinché non ereditino il vostro dolore.
In quanto a me, temo non sarò mai veramente felice. Però proverò a esserlo, e molti di voi come me: perduti nella continua ricerca di un ideale, una donna eterea che nessuna persona in carne e ossa potrà mai incarnare, che forse non è nemmeno propriamente una donna e forse non è il sesso che le chiederemmo, forse era la madre che meritavamo e non abbiamo avuto, forse è la parte più pura e scissa di noi che vorremmo ci perdonasse e ci amasse come noi non riusciamo a perdonare e amare noi stessi.

Tutto l’effimero è solo un simbolo L’inattuabile si compie qua Qui l’ineffabile è realtà Ci trae, superno, verso l’empireo femmineo eterno.
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Anonimo
Anonimo
1 anno fa

Mmm.. Caschi nella morale finale. È ovvio che sei un 7. Ho conosciuto un paio di chad, e la differenza è come tra la notte sulla terra e il giorno sul sole.

Anonimo
Anonimo
1 anno fa

Storia veramente appassionante, sembra che tu abbia finalmente trovato la serenità, o mi sbaglio?
Domanda più brutale, ma come hai fatto a scoparti tutte ste donne?
Spero di poter fare tesoro della tua storia, così come sto facendo di questo blog.

Anonimo
Anonimo
1 anno fa

Grazie della risposta, la prima domanda l'ho posta perchè non do esattamente lo stesso significato a serenità e felicità, dunque ho preferito chiedere.
Non ti giudico per il modo con cui sei riuscito a scopare così tanto nei tuoi 30, ma io non credo che ce la farei mai in questo modo, sono troppo onesto e diretto per riuscirci così(visto che hai citato i tipi psicologici nella prima parte, io sono un ISTJ, credo spieghi molte cose).

Anonimo
Anonimo
1 anno fa

Ho letto tutte e quattro le parti con interesse e sono sincero, leggendo quest'ultima non ho potuto fare a meno di provare rabbia.
Mi sono messo istintivamente la mano sulla fronte quando ho letto che eri un 6 con un buon reddito che si è sposato con una 4 disoccupata, ho empatizzato tantissimo pensando che tu avessi ingenuamente commesso un errore colossale e poi fortunatamente hai rimediato (salvo tornare sui tuoi passi).
Quando ho provato rabbia? Semplicemente non accetto la morale di un 6 con un buon status ed un buon reddito che vorrebbe dar consigli ai 4 e ai 5 (magari con basso reddito o status sociale).
Dì quello che vuoi ma vivi su un altro piano, incomparabile considerando che io da 5 (Ora che ho 30 anni, da adolescente ero un 4) ho dato il mio primo bacio a 18 anni, i tuoi erano semplicemente problemi comportamentali che anni dopo hai comunque risolto.
Nulla di comparabile ad un 4 (categoria alla quale non appartengo più da molti anni) che dalle donne si è sempre e solo visto schifare o deridere, dunque la morale falla ai normaloidi che hanno un buon status socio-economico, non a quelli che col cazzo all'insalata si mettono tinder a 30 anni e iniziano a scopare facilmente o quasi.
Comprendo che essere un 6 con un carattere da "sfigatello" (chiaramente non sto offendendo) possa averti lasciato a bocca asciutta per tutta l'adolescenza, ma vogliamo fare paragoni con un 4 che viene considerato una sorta di fenomeno da baraccone senza che abbia neanche bisogno di aprire bocca? Ammetterai che parliamo di universi diversi.

Anonimo
Anonimo
1 anno fa

IL redpillatore dice che per i brutti le chat sono solo tempo perso, e sono d'accordo con lui.
Nessuno mette su tinder il pdf della propria dichirazione dei redditi, quindi status e money non si usano per avere match nelle chat.
Sei almeno un 6,5/7. La vita di un brutto vero è tutt'altra cosa.

Anonimo
Anonimo
1 anno fa

quindi, in pratica, quante te ne sei chiavate?:)

Old Red
Old Red
1 anno fa

Caro Mahler e cari tutti voi giovani lettori di questi post.
Leggo con grande simpatia (ed empatia) quello che hai scritto. E non può essere altrimenti, leggendo storie in cui emerge il riscatto personale. Riscatto nei confronti della vita, del genere femminile. Essere desiderato dalle donne, dà un piacere incomparabile, che purtroppo, come qualcuno qui ha lasciato intendere, mai ha provato e forse mai proverà… A queste persone, va un mio abbraccio pieno di profondo e commosso affetto. Io sono un vecchio (56 enne) ULTRA redpillato, forse già MGTOW e posso dire di avere provato il brivido dell’essere desiderato, quando ero molto giovane. E poi tante esperienze… Mai sposato. Nessun figlio. Tante storie amorose… Anche sofferenza… Certo che tu, Mahler, devi renderti conto che se hai avuto successo su Tinder, il “regno dell’aspetto esteriore” vuol dire che una buona estetica ce l’hai sicuramente. Questo credimi, non è contestabile. E poi, non puoi dire che il Redpillatore (con tutta la mia stima e rispetto) ha dato già un suo giudizio sul tuo lato estetico. Lascia che questo giudizio siano le donne a darlo. E le donne l’hanno dato. E tu ne sei uscito vincente. Evidentemente, alle donne, piaci. Tutto qui.
Però, a che serve tutto ciò? Sono congegni “a tempo”. Un’ amante non ti darà MAI l’amore incondizionato che dà una madre. Una donna ti darà sempre “amore” a certe (sue) condizioni. A volte molto costose. Che vi piaccia o no, questa è la realtà.
Ma voi giovani, avete bisogno di sognare…
Ed è per questo che nuovamente, vi abbraccio con affetto.

Un vecchi redpillato

Anonimo
Anonimo
1 anno fa

Origini di uno Slayer.
Altro che brutto, sempre sospettato che fosse un normie.
Salutatemi kaizen e dreamphiro

Anonimo
Anonimo
1 anno fa

Sono d'accordo anche io con quanto detto sopra. Sei un 7 con un reddito alto, sei alto e con una buona genetica fisica e anche viso maschile, dai del tu a imprenditori; alla faccia della teoria LMS. Vieni qua a raccontarci delle tue decine di scopate su tinder a due alla volta quando c'è gente che non l ha mai vista una scopata. E che consiglio vuoi darci alla fine? Di non perdere tempo e provare a mettersi in gioco? Ma grazie non ci avevamo pensato, peccato che la nostra situazione non ci permette di metterci in gioco se non sapendo che puntualmente verremo rigettati nuovamente nell abisso. Il tempo che passa? Grazie di avercelo ricordato.

Old Red
Old Red
1 anno fa

Ragazzi…vi prego…non siate così aggressivi. Mahler ha raccontato la sua storia e queste cose fanno sempre riemergere antiche sofferenze… La morale della sua storia, credo sia che dopo aver ricevuto un'educazione veramente limitante, aver perso i capelli, cosa che non dimentichiamolo, ha sempre un impatto devastante sull'estetica, si è dato da fare tanto per sconfiggere i suoi fantasmi, per poi realizzarsi professionalmente e socialmente, poi ha lavorato sull'estitica ed il fisico anche in palestra… Ed ha ottenuto molto.
Queste sono le cose ammirevoli in un uomo. Tutti dovremmo imitarlo in tanta volontà e determinazione. E poi basta fare tutto solo per, in ultima battuta, piacere alle donne. Bisogna fare le cose per se stessi. Le donne posso venire di conseguenza o non venire. E non mettiamole mai su un piedistallo idealizzandole. Non lo meritano, credete ad un "anziano". Forse, a pensarci bene, Mahler piace alle donne, anche in virtù di quell'alone che ha l'uomo che ha duramente lavorato su se stesso ed ha raggiunto i suoi obiettivi. Non conta se è bello o no. Conta ciò che è riuscito a fare.

sfigato97
sfigato97
1 anno fa

Anch'io ho frequentato uno psicologo, ed esattamente per i tuoi stessi motivi. A differenza tua però io l'ho scelto rigorosamente maschio proprio per non rischiare di rimanerne coinvolto (come infatti lo sei stato tu) emotivamente durante le sedute. E ovviamente anche lui, alla fine, andò a parare sulla separazione ma, e anche qui, a differenza tua non ne seguii il consiglio. Il motivo? Il tuo stesso che però hai compreso tempo dopo, cioè dopo aver assaggiato l'agognata passera la cui indigestione però (e anche qui siamo diversi, io infatti pur essendo un 7 non ho avuto le tue stesse conquiste) ti ha fatto capire che sono "I FIGLI" la cosa più importante. Sono loro il tuo/nostro vero amore (tutto il resto è solo bisogno di considerazione che scambiamo per amore) perché solo quello è l'amore vero, sincero e non mosso dalle circostanze e dalle apparenze, semplicemente perché sono sangue del tuo sangue e quindi parte di te/noi.
Ho perciò anteposto la loro felicità alla mia, facendo in modo da evitargli il dramma della separazione e ne sono contento. Non ho alcun rimpianto.
Certo, non sono un santo e neppure ho ambizioni in tal senso. Infatti non ho di certo rinunciato alle mie scopate clandestine con donne da 4, 4 e mezzo o ancor peggio con prostitute. Ma credo proprio di essere in buona compagnia.

Pietro
Pietro
1 anno fa

Ho letto questa emozionante storia dall'inizio alla fine.
E' stata davvero incredibile, mi è piaciuta moltissimo. Complimenti anche per il tuo stile di scrittura.

Anonimo
Anonimo
4 mesi fa

Peccato per quest'ultimo penoso capitolo: i primi 3 erano davvero promettenti.
Dal finale si evince la natura di Mahler come quella di un blupillato in negazione: è il consumatore perfetto (soldi, sesso, ma poi torna ad accudire i bimbi unica vera gioia duratura della sua vita -crede di essere consapevole invece insegue vanamente l'ideale Mulino Bianco) e standard: proviene da famiglia disfunzionale e ne crea una disfunzionale a sua volta… lo squilibrio psichico è conseguenza delle mancate attenzione nell'infanzia e dell'incellitudine adolescenziale (mica ci vuole lo psicologo per diagnosticarlo).
Fortuna che col fattore M rilevante si è potuto concedere un po' di cazzosello.
Pronostico, attorno ai 55/60 anni, l'innamoramento corrisposto per una bellissima escort straniera a fine carriera (ovvero 30 ben portati) e conseguente matrimonio di reciproca stima.

Anonimo
Anonimo
4 mesi fa

Anche io personalmente non attribuisco grande importanza alle etichette “redpillato” o “blupillato”.

Resta però una domanda, pertinente, o che almeno a mio avviso è tale, che vorrei rivolgere all’autore.

Dal complesso del racconto si capisce che il protagonista è consapevole di quanto e quale dolore possano portare le relazioni.
Da uomo separato, ne sono consapevole tanto quanto lui.

Quel che però mi riesce difficile spiegare è che una persona così intelligente e oltretutto consapevole, sia -almeno se ho capito bene- ancora impegnata in una relazione e magari si riprometta di averne un’altra in futuro.

È esattamente come se, pur sapendo che una certa strada conduce in fondo a un dirupo (e sapendolo per esserci già stati, avendo salvato per un pelo l’osso del collo), qualcuno decidesse di imboccarla nuovamente.

Personalmente, dalla fine del mio matrimonio (ormai anni fa) l’ultima cosa che desidererei è un’altra.
Un tempo (ingenuo) la vedevo come una ragione di vita o anche solo un modo per dare un senso alla mia esistenza, oggi -avendola sperimentata- so che non è nulla di tutto questo.
Piuttosto che tornare indietro, preferirei (lo dico senza esagerare) finire sotto un treno.
Meglio la morte fisica, che quella civile.

Ecco perché, fermo restando l’amore per i propri figli, non riesco a comprendere il comportamento del Mahler.

Del quale, tuttavia, pienamente condivido i gusti musicali…

Gino
Gino
4 mesi fa

Non so come mai mi ero perso questo racconto di vita…In alcuni tratti, pur venendo da contesti differenti mi sembrava di rivedere me stesso, soprattutto nella parentesi di vita fino a 25 anni (anche io ho dato il primo bacio a 25 anni suonati). Poi arriva una relazione durata 4 anni abbondanti con una sicuramente di un punto sopra di me in cui si comincia a parlare di matrimonio ma lei chiude all'improvviso perchè in crisi (scopro poi che la crisi ha un nome e un cognome e 12 anni meno di me e io all'epoca ne avevo 30). Seguono poi sei anni di vuoto assoluto senza nemmeno un appuntamento, complicati anche dal fatto che sono stato praticamente "obbligato" dagli eventi a prendere un'altra laurea quando poi ne arriva un'altra, pariestetica, con cui sembra che le cose vadano bene. Trascorriamo un anno con molti alti e qualche basso, ma quando sto per proporle di convivere lei chiude tutto per questioni economiche (ho dovuto prendere un'altra laurea per un lavoro precario e sottopagato, bel coglione che sono). Scopro tinder, combino qualche appuntamemto ma dopo aver scroccato l'aperitivo o la cena si defilano tutte. Non so dire se invidio o meno Mahler per il fatto di avere una famiglia, di certo lo invidio per la sua fase di pucciamento di biscotto. Grazie per la testimonianza.

Anonimo
Anonimo
3 mesi fa

Una domanda per Mahler: mi sembra di capire che, dopo la brutta esperienza descritta, ora tu stia vivendo una felice convivenza.
Una “nuova chance” forse insperata…
Avendo più o meno la tua età (40 anni), mi viene spontaneo chiederti -se non sono indiscreto- quanti anni abbia la tua nuova lei.
Ho sempre pensato che certe alchimie possano crearsi solo quando si è entrambi giovani, ecco il perché della domanda…

G
G
3 mesi fa

Il racconto è ben scritto.

Il finale ci sta, come spiegato nei commenti: magari siete incel perché non avete osato, vi siete sottovalutati, provate a cambiare. Ok, un po' classico, ma ci sta. (Ci sta anche che quelli brutti brutti si risentano del finale che fa sembrare la loro incellituine semplice inettitudine o ignavia, ma una volta spiegato che non era un messaggio per loro, ci sta).

Il contenuto, includendo in questo alcuni commenti che hanno spiegato come è riuscito a "collezionare vagine", mi hanno lasciato con sentimenti contrastanti. Poiché non vorrei giudicare senza aver camminato un miglio nelle sue scarpe, inoltre non voglio apparire un SJW o WK, che non sono (ma potrei sembrarlo), mi astengo dal commentarlo.

Nel complesso, comunque, racconto avvincente.

Anonimo
Anonimo
2 mesi fa

Mi permetto di rivolgere qualche considerazione al buon Mahler, che stimo, riguardo alla sua storia.

Emerge in modo chiaro, anche da questi commenti, il tuo bisogno di avere una donna al tuo fianco.
È un bisogno profondo, ben più che fisico, il quale si è espresso dapprima in modo maldestro, instaurando la relazione con la prima donna, e poi via via cercandone altre, sino ad approdare a quest’ultima.
Si direbbe che, in fondo, tu desideri avere una “famiglia”, percependo come impraticabile la vita come “monade”.

Mi è impossibile non mettere in relazione tutto ciò con la tua storia personale, ed in particolare con la tua infanzia.
So che sembrerà un “topos” della psicologia, ma in questo caso mi pare azzeccato.

Uno dei tratti che emergono in modo più chiaro dal racconto è, infatti, l’assenza di una famiglia, accompagnata dalla presenza di una figura materna anaffettiva e decisamente problematica.

Poiché d’altra parte il bisogno di una famiglia ce l’hanno tutti, è normale avvertire in questi casi un profondo vuoto affettivo.
Il che del resto è confermato dal fatto che cercassi la compagnia dei nonni (anche questo è un tratto tipicissimo di situazioni simili alla tua).

Penso che, di conseguenza, attraverso le relazioni, tu cerchi in qualche modo di recuperare l’affetto che ti è stato negato e ricostruire la famiglia che, di fatto, ti è mancata.

La stessa scelta di fare figli in modo così “avventato” con la prima donna, se da un lato può connettersi alla tua immaturità, dall’altro presumibilmente era anche dettata dalla pulsione, fortissima benché inconscia, di creare una “famiglia”.

Altro elemento anch’esso tipico, direi anzi manualistico, di chi abbia sofferto per la mancanza di una figura materna, è il bisogno di conferme. E anche questo ricorre più vote nella tua storia.

Spesso torni sulla soddisfazione di avere accanto a te una persona “che ti apprezza”.
È esattamente ciò che, se ci pensi, fa il bambino con sua la mamma.
Anche i tuoi successi lavorativi e il narcisismo che tu stesso ammetti di avere si iscrivono perfettamente nel medesimo quadro. È la necessità di dimostrare il tuo valore a te stesso e agli altri.

Questa è la ragione che ti ha probabilmente spinto, una volta terminata la prima drammatica esperienza, a cercarne un’altra.
Non ti devono meravigliare, a questo proposito, i commenti degli altri utenti: è effettivamente vero che, solitamente, quando si esce da una relazione disastrosa, per moltissimi la risposta è proprio quella di non volerne più sapere.
È perfettamente naturale, se ci pensi, così come lo sarebbe la repulsione verso il fuoco dopo essersi scottati.

Caro Mahler, le ferite che ti porti dentro non sono facili da rimarginare.

Ma questo -essendo profondamente intelligente- penso tu lo sappia già.

L’errore che compi è però quello di imputare tali ferite all’aver vissuto senza ragazze fino ai 25 anni.
L’ assenza di relazioni amorose può essere spiacevole ma molto raramente è in grado di determinare certi danni.

La radice dei tuoi problemi è ben più profonda e si identifica nella mancanza di una vera famiglia.
L’affetto che tua madre non ha saputo darti pesa su di te ben più di quanto qualsiasi trascorso celibato involontario potrebbe fare.

Mi ha molto colpito l’ultima frase della tua storia, quella in cui vagheggi la ricerca di una donna inafferrabile.
È una frase che penso venga dalla parte più profonda del tuo essere e sicuramente rispecchia la tua condizione.

In effetti penso tu cercherai una donna per il resto dei tuoi giorni, senza mai davvero riuscire a trovarla.

Questo perché, caro Mahler, la donna che vai cercando è -ma lo dici tu stesso- la madre che non hai mai avuto.

Spero di non esserti sembrato inopportuno od offensivo.

Ciao.

Ilretrogamer
Ilretrogamer
2 mesi fa

Caro Mahler, ho letto con interesse e passione la tua storia, ben scritta complimenti. Tuttavia mi permetto di scriverti anch'io quanto tu abbia agito in modo stupido, in particolare nel finale della tua storia , quando decidi di tornare con la tua compagnia. Una compagnia che ha contribuito a rovinarti la vita non meno di tua madre, ovviamente non avresti mai dovuto instaurare una relazione seria con lei e men che meno farci dei figli! Ma ovviamente ormai il danno era fatto, con parziale scusante che eri "giovane" e in "crisi mistica". Pero' eri finalmente riuscito a separarti da lei con un conseguente miglioramento della tua vita e cosa fai? Ritorni con lei e ti rassegni a vivere una vita triste e difficile al suo fianco per il resto dei tuoi giorni? Potevo capire che avresti voluto ritentarci se avessi avuto un interesse e stima sincero nei suoi confronti, ma a quanto pare lo hai fatto solo per comodità e per dovere nell'essere vicino ai tuoi figli. Ebbene non hai bisogno di stare con lei per averli vicini ed essere un buon padre (oltretutto hai scritto che lei tra gli innumerevoli difetti che ha perlomeno è una buona madre, quindi la tua presenza non deve essere per forza cosi' forte con loro), potevi comunque vederli quando ti era concesso e comunque rifarti una vita con una donna con cui sinceramente ti fossi trovato in sintonia e con amore reciproco e perché no… magari avere anche dei figli da lei. Con il tuo atteggiamento ti sei annullato e precluso una vita felice per dovere di essere vicino ai tuoi figli. Penso che ad una certa età si debba più ragionare con il cervello e la ragione che con l'istinto non credi? Spero di non averti offeso, ho solo scritto quello che penso. Ciao a presto!