18/12/18

Quello che non Hai è Quel che non ti Manca: La Storia di Erasmo



Ciao Red,
sull’esempio di quello che hanno fatto altri, ti scrivo la mia storia.
Ha senz’altro alcuni punti di contatto con ciò che ho letto, e anzi devo dire che vi è molto di quelle storie in cui mi sono riconosciuto.
Tuttavia, almeno negli esiti finali, se ne discosta profondamente.

Ma andiamo con ordine.
Ho quarantacinque anni, un impiego che mi consente di vivere senza troppi problemi, pur non facendo di me un nababbo, e una casetta in campagna.
Sono nato a breve distanza dal luogo in cui attualmente vivo, un piccolo paese di provincia, il classico posto in cui tutti conoscono tutti.
Della mia infanzia conservo ricordi sostanzialmente positivi; la scuola, l’oratorio, la parrocchia: un tran tran senza sconvolgimenti di sorta. Date le dimensioni ridotte della comunità, le persone che frequentavo erano sempre le stesse, ritrovandole di volta in volta nei vari contesti di cui sopra.
Non sono mai stato bello: eccessivamente magro, scarsa igiene personale, con una fastidiosa voglia in faccia che, se non mi deturpava irrimediabilmente il viso (era molto piccola), di certo non mi faceva guadagnare punti.
Né alle elementari, né alle medie, tuttavia, ciò costituiva un particolare handicap, non essendo ancora preoccupato di piacere all’altro sesso. 

Le cose cambiarono quando cominciarono le superiori che dovetti frequentare nella cittadina accanto.
Nonostante non fosse certo una metropoli, non conoscevo nessuna o quasi delle persone che qui potevo incontrare, il che, se da un lato mi preoccupava, dall’altro mi incuriosiva non poco.
Le mie pulsioni sessuali, ovviamente, esplosero proprio in concomitanza con l’inizio di questa nuova esperienza.
In quella classe, ma dovrei dire in quella scuola, le ragazze erano decisamente la maggioranza, tanto che il rapporto maschi/femmine era a di 1 a 10 o poco più.
La frequentazione di così tante ragazze mi permise di prendere ben presto consapevolezza delle dinamiche del loro comportamento. Anche se –questo particolare emerge anche in alcuni racconti che ho letto- all’epoca i rapporti fra ragazzi e ragazze erano più sporadici e meno audaci di quanto non lo siano oggi e soprattutto le seconde erano decisamente meno spregiudicate.

I meccanismi di fondo, seppur meno evidenti –e volgari- erano però gli stessi. È la biologia, del resto.
La vita non mi ha riservato molti doni: un intelletto comune, una bellezza mediocre, capacità sociali che appena raggiungono la normalità.
Ma una cosa, una sola, me l’ha data: il pragmatismo, la capacità di capire rapidamente cosa posso e cosa non posso fare, senza lasciarmi andare ad inseguire chimere.

Fu così che compresi subito come nessuna delle ragazze che davvero mi piacevano fosse in realtà alla mia portata.
In compenso, mi feci forte dei numeri. Se era vero che le ragazze ipergamavano, e che i bellocci non dicevano di no neppure alle bruttine (le chiattone sono un fenomeno molto più recente… grazie McDonald!!!), ce ne erano alcune che anche loro scartavano; data l’abbondanza, potevano permetterselo.
Mi concentrai su di quelle, sino a che, tentativo, dopo tentativo, non ebbi successo.
La mia prima volta, curiosamente, non fu con una di loro. Accadde invece al mare, con una ragazza che conoscevo dall’infanzia; le nostre rispettive famiglie ci avevano portato da sempre nella stessa località balneare.

Non era affatto bella: piatta, apparecchio, un viso che avresti detto più che altro un grugno. Ma io non ero schizzinoso. Nemmeno lei, del resto.
Avevamo entrambi lo stesso problema: farlo per la prima volta. Ci accorgemmo che, se fosse stata con una persona conosciuta solo superficialmente, con la quale non ci fosse rischio di impegnarsi, sarebbe stato meglio per entrambi.
Con uno stratagemma riuscimmo ad avere tutto per noi l’appartamento dove lei soggiornava con la famiglia.
Lo facemmo rapidamente, nel letto dei suoi e, sebbene non fosse stata certo una grande performance amatoria, fu a suo modo indimenticabile. Avevo rotto un tabù, quello della verginità. 

In seguito mi sarei reso conto di come, in realtà, ciò non significasse nulla, ma il sentimento che provai di ritorno dalle vacanze, quello cioè di essere finalmente diventato UOMO, fu reale eccome.
Cominciai ad avere storie di breve durata con alcune delle mie coetanee, perlopiù compagne di scuola, le bruttine di cui parlavo.
Divenuto ventenne, la musica cambiò di poco. Risiedevo, per gli studi universitari, in una grande città, e la concorrenza si era fatta notevolmente più numerosa. Tuttavia, avevo maturato la capacità di sfruttare contesti di nicchia e riuscivo egualmente a rimediare qualche scopata.
Tutte ragazze brutte o mediocri, salva una o due miracolose eccezioni di ragazze da 6. Tutte storie che duravano al massimo pochi mesi.
Ironia della sorte, le interrompevo quasi sempre io, quando cioè loro cominciavano a pretendere “troppo”: di essere presentate ai genitori (o di presentarmi ai loro), di fare vacanze assieme, che io facessi loro regali, che non dimenticassi ricorrenze per me demenziali come il “mesiversario”, ecc…
Con l’andare del tempo e l’approssimarsi dei trenta, questo ultimo aspetto si acuì ulteriormente. 

Notai che le ragazze con cui riuscivo a concludere qualcosa cominciavano a essere più belle: mentre prima dovevo mendicare dalle cessette, ora potevo aspirare alle pariestetiche.
Tuttavia, il loro desiderio di “sistemarsi” e “sistemarMI” era sempre più percepibile; dovevo mentire, talvolta spudoratamente, per assecondare questo loro desiderio e, se poi rompevo la relazione, nonostante da persone di quell’età fosse lecito aspettarsi una reazione più “matura”, al contrario reagivano in malo modo, con scenate, urla, e vere e proprie persecuzioni al limite dello stalking.
Piano piano, andava maturando in me una strana consapevolezza.
Sempre più spesso, dopo aver fatto sesso con loro, in quel breve lasso di tempo, privo di pulsioni sessuali, che è il periodo refrattario, mi sembrava di essere momentaneamente lucido; come destato da un delirio nel quale, a breve, sarei ricaduto.
Allora le guardavo, stese al mio fianco e mi domandavo: ma chi è questa? E io, che ci faccio qui? Perché stiamo nello stesso letto? Né la consapevolezza di essermele appena scopate o l’endorfina che invadeva il mio corpo valevano a mitigare il mio disagio.
Il punto più basso lo raggiunsi quando una ragazza, dopo aver giurato e spergiurato di aver preso la pillola, mi informò che, stranamente, “aveva avuto un ritardo”: stava prendendo degli antibiotici, disse, e non sapeva (o almeno questo era quanto sosteneva lei) che neutralizzassero l’effetto degli anticoncezionali.
Trascorsi giorni orribili, bevendo come una spugna e imbottito di psicofarmaci. Smisi persino di andare al lavoro (che nel frattempo avevo trovato).
Non desideravo essere padre, e tantomeno del figlio di una donna che conoscevo a malapena e neanche mi piaceva. Non potevo nemmeno permetterlo un bambino, diavolo!
Un mattino mi telefonò e mi disse, quasi distrattamente, che c’era stato un errore: falso allarme.
Beh, Red, non so quale gioia porti con sé la nascita di un figlio (desiderato), ma il sollievo che diede a me apprendere che una simile prospettiva fosse scongiurata fu qualcosa di mitico, grandioso, praticamente un orgasmo multiplo.
Avendo inquadrato il soggetto, scelsi di liquidarla quanto prima. Avrebbe potuto anche stalkerarmi per un anno da mattina a sera, non me ne fregava niente.
Anzi, presi una decisione ancora più drastica: mi ritirai dal mercato. Per un bel po’ –mi dissi- delle donne non avrei voluto sentir parlare.
Ritornai allora alla masturbazione che, mi resi conto, non era poi così male: si poteva trovare piacere senza alcuna fatica, in ogni momento (o quasi!) del giorno e della notte. Bastava allungare una mano e il gioco era fatto: lecito, gratuito e, soprattutto, senza impegno.
Su consiglio di un collega, inoltre, presi a frequentare il mondo della prostituzione, che mi riservò grandi soddisfazioni. Bisognava saper scegliere, certo. Il sesso a pagamento, se si trova il luogo o la prostituta sbagliata, può essere veramente squallido e persino deprimente.


Con le giuste accortezze e un po’ di esperienza, però, si possono avere enormi soddisfazioni: le prostitute (ci tengo a precisarlo: quelle che ho frequentato io erano sempre delle professioniste, più facoltose di me, mai povere ragazze sfruttate!!!) sono belle, giovani e non pretendono nulla. O meglio, lo pretendono, certo, ma ti dicono subito quanto e cosa ti daranno in cambio. Perché, in fondo, questa è la vera differenza tra la prostituzione e un rapporto normale: la trasparenza.
Finalmente avevo trovato una sorta di equilibrio, ma mi sentivo sempre in uno stato di minorità, come se mi mancasse qualcosa; si approssimavano i quaranta e io non avevo una famiglia.
Un giorno ricordo che un collega, che da settimane arrivava al lavoro in uno stato pietoso, mi chiese di dormire da me. Poiché era (è) anche un amico e casa mia è abbastanza grande, dissi subito di sì.
Quella sera, dopo mangiato, ci mettemmo davanti al caminetto con una bicchiere di vino in mano e mi raccontò la sua storia.


Disse che alcuni anni prima era stato lasciato dalla moglie, che gli aveva dato due figli, e che –pertanto- aveva dovuto abbandonare la sua casa, nella quale si era peraltro insediato il nuovo “fidanzato” di lei. Si era dunque buttato in un’altra relazione, anch’essa con prole, che era appunto terminata pochi giorni prima. E al poveretto, della pur non miserabile paga (guadagnava circa 2.500 euro netti al mese), non rimaneva quasi nulla.
Lo consolai con parole di circostanza; avrei voluto dire altro, ma non sapevo cosa.


-Ma parliamo di te, disse lui ad un tratto, tu non ce l’hai una donna?
Gli dissi di no, essendo ormai trascorsi alcuni anni dall’ultima pseudorelazione che avevo avuto.
-Beh, mi disse, non disperare, prima o poi capiterà anche a te quella giusta.
Ricordo che risi, pensando scherzasse. Poi mi resi conto che era serissimo.
Pazzesco, mi dissi, quest’uomo è sul lastrico, distrutto proprio dalle sue relazioni, e commisera me che non ne ho una
-Considerando ciò che è successo a te, dissi ridendo, mi considero fortunato!
Il mio amico si fece serio.
-Se ragionassimo tutti così, l’umanità scomparirebbe…
Fu come un fulmine a ciel sereno. D’un tratto mi si aprì la mente e incominciai a guardare le cose sotto una nuova luce.
La ragione per cui avevo l'impressione che mi mancasse qualcosa apparve più chiara che mai.
Che io avessi una famiglia non era un bisogno mio, ma della la società.
E la società agiva su di me, attraverso quel senso di incompletezza, di inadeguatezza, di colpa persino, che non era giustificato da nulla, ma creato appositamente perché perseguissi fini che non erano i miei ma, appunto, i suoi.
La nostra società, quella che ci ha preceduto e, forse, quella che ci seguirà, in ogni tempo e luogo, hanno sempre agito così: instillando nell’uomo un bisogno in realtà inesistente.
L’idea che, per valere qualcosa, egli debba trovarsi un partner. Con il quale, poi, presumibilmente, riprodursi.
Marketing biologico, potremmo definirlo.
Se sei fidanzato sei un ganzo, sei il numero uno, o perlomeno non sei da meno degli altri. La donna è come il Rolex.
E, dopotutto, pensai, non è ciò che fa la natura? Indurre gli esseri viventi a riprodursi attraverso la pulsione sessuale?
Da quel giorno, cominciai a Pensare. Era come se avessi aperto gli occhi dopo un lungo sonno o, meglio, se li avessi aperti per la prima volta in vita mia. E come capita anche ai neonati, mi ci volle un poco prima che i contorni di tutte le cose, resi evidenti dalla luce, divenissero nitidi.
Cominciai a documentarmi, anche presso un amico che insegna antropologia, il quale, mi ha confessato, legge sempre con grande interesse la tua pagina (anzi, me l’ha fatta scoprire lui…).
Il fatto che l’orgasmo sia una sensazione così forte, la più intensa in natura, ha un significato biologico. Se non fosse tale, nessun individuo si imbarcherebbe nell’impresa di reperire un partner e riprodursi.
Nella specie umana, però, ciò non bastava, perché le nostre capacità cerebrali, che portano all’uso consapevole del nostro corpo, ci avrebbero consentito di aggirare l’ostacolo, sfogando le nostre pulsioni con l’autoerotismo o la prostituzione.
Ecco perché la società ha dovuto inventare un altro strumento per piegarci ai suoi scopi: il bisogno (fittizio) di una donna.
Il quale porta con sé un immancabile rovescio della medaglia: il marchio di infamia su coloro che non ne abbiano una.
Così, essere single (incel, diciamo pure), diventa un problema fondamentalmente perché tutti ti guardano come un fallito e perché tu stesso, vittima del medesimo inganno, ti consideri tale. Ti diffameranno, diranno che sei brutto, gay, che ti manca qualcosa... fino a quando, pur di farli tacere, tu non accetterai di metterti anche con la peggiore delle cesse e sorbirtela per anni.
Chi si masturbi o si rivolga alle prostitute non deve essere colpito da una sorte migliore, poiché, se tutti si limitassero a queste soluzioni (che sono le più logiche), la specie egualmente si estinguerebbe. Il fatto che sostativi come segaiolo e puttaniere, semanticamente, siano degli insulti la dice lunga.
Allora, sottobraccio alla tua domnula, magari con due pargoli al seguito, ti sentirai un dio, ostendando una felicità che in verità non hai.
Nella realtà, infatti, hai spesso a che fare con una stronza che ti comanda a bacchetta e ti ricatta con la prospettiva di mollarti e farti perdere, così, lo status acquisito.
E non è nemmeno, in fin dei conti, una questione di LMS.
Perché, se è vero che, quando lui è bellissimo e lei nella media, è il primo ad avere il coltello dalla parte del manico, tutto torna a capovolgersi con il tempo e, soprattutto, con i figli.
Anche Brad Pitt, del resto, è rimasto vittima del medesimo destino.
Tutti gli uomini con prole sanno che, nel momento in cui una culla fa il suo ingresso in casa, le cose cambiano drasticamente.
Da quel momento, non importa quanto tu sia bello o ricco, il coltello dalla parte del manico ce l’avrà lei. Ti può mandare sul lastrico a sua discrezione, ricattandoti, oltre che con la prospettiva di perdere il tuo patrimonio, anche attraverso l’affetto che provi verso i tuoi figli, dei quali rischi di essere privato da un giorno all’altro.
L’aspetto più estremo, parossistico di tutto ciò, è dato proprio dall’atteggiamento degli uomini “accoppiati”.

Che razza di titolo dovrebbe avere qualcuno come il mio amico, uno che si è fatto carico di umiliazioni e di debiti, oppure un altro che viva separato in casa con una cessetta, oltretutto privo o quasi di una vita sessuale, per dare lezioni a me? O anche al peggiore degli sfigati?
In un mondo razionale, nessuno.

Ma così non è: continuano a presentare sé stessi, nonostante tutto, come quelli che ce l'hanno fatta. E quand’anche –di fronte all’evidenza- non possano atteggiarsi a vincenti, si credono comunque migliori di chi una donna non  l’abbia, anche se, a differenza di loro, conserva ancora una casa, una dignità, un patrimonio e una vita degna di questo nome.


Ma non è nemmeno colpa loro: vittime della società, preda di un sortilegio che li porta a guardare la loro condizione come ancora invidiabile rispetto a quella di chi non abbia mai avuto una donna.
Se aprissero gli occhi, la realtà sarebbe troppo dura e la sofferenza immane. Ecco perché preferiscono, nonostante tutto, tenerli chiusi.

E così, di conseguenza, realizzai un’ulteriore, per me dirimente verità: la condizione degli incel è diffusa e assolutamente drammatica, ma il loro problema non è la mancanza una ragazza, quanto piuttosto l'illusione di averne bisogno.
La società, mentre oscilla fra la commiserazione e l’irrisione nei loro confronti, continua ad alimentare l’inganno che è causa –unica o principale- del loro dolore e senso di inadeguatezza.

Da un giorno all’altro, ero rinato.
Mi sembrava di volare, stampato sul volto un sorriso serafico, da statuetta del Buddha, che non sarei riuscito a togliermi neanche volendo.
La cosa ironica è che molti amici cominciarono a dire: “è innamorato…”, mentre era tutto il contrario. Di certe cazzate mi ero liberato, una volta per tutte, e mi sentivo veramente felice.
 
Smascherati per quello che erano, il mio senso di inadeguatezza, di bisogno, il mio “dolore” si erano squagliati come neve al sole. Che sollievo!
Il pensiero di nuocere alle ragioni dell’Umanità non mi sfiorava. Di più: mi faceva sbellicare dalle risate.
Volevano tanto diventare madri? Ricorressero all’inseminazione artificiale. Caso mai mi fosse venuta la fantasia di contribuire coi miei geni all’evoluzione, nella peggiore delle ipotesi, avrei potuto fare una donazione alla banca del seme…
Avevo chiuso, definitivamente. E potevo cominciare a vivere per davvero.
Delle donne non mi preoccupai più. Se sentivo una pulsione, la soddisfacevo autonomamente o, di tanto in tanto, andando a trovare una delle mie “amiche a pagamento”.


Cominciai a viaggiare, a uscire tutte le sere, ero sempre su di giri. Anche al lavoro il mio rendimento aveva raggiunto livelli notevoli, e i miei superiori se ne accorsero, attribuendomi incarichi più importanti.
Sport, amici, musica, volontariato, non avevo mai una sera libera.
In parte per il passare degli anni, in parte –e soprattutto- grazie alla vita piena che avevo cominciato a vivere, devo dire che la pulsione sessuale si fece sempre più debole e controllabile, sino quasi a sparire. Potevo trascorrere mesi senza neppure masturbarmi e, meno mi masturbavo, più mi sembrava di essere forte, energico, dinamico, come non lo ero stato neppure a vent’anni.
Spesso incontravo vecchi compagni sposati e separati. I primi mi facevano compassione quasi più dei secondi. Ma non avevo cuore di aprire loro gli occhi: era troppo tardi.


Con chi non aveva ancora avuto figli, invece, il discorso era diverso: sentivo il dovere MORALE di dire loro la verità. Alcuni mi ascoltavano, altri mi deridevano. Vedendo come vivevo io, single e felice, però, devo dire che –forse per merito mio, forse per merito delle circostanze- alla fine la maggior parte di loro si convinceva.

Oggi ho quarantacinque anni, tanti amici, un cane, una cantina piena di buoni vini e un bel televisore.
La mia vita potrebbe durare ancora cent’anni o cento secondi; in entrambi i casi, non avrei nulla da obiettare né rimpiangere.
E così, a beneficio di chi vorrà leggere la mia storia, sempre che qualcuno mai la leggerà, mi permetto di concludere con un promemoria, quello sulla base del quale vivo la mia vita.

-       NON FARE SESSO
-       SE NON CI RIESCI, MASTURBATI,
-       SE NON TI BASTA, RICORRI A UNA PROSTITUTA
-       LA TUA VITA NON DIPENDE DALL’AVERE UNA DONNA: NON TI RENDERÀ PIÙ FELICE, PIÙ COMPLETO NÉ MIGLIORE, COSÌ COME NON LO FARÀ LA PATERNITÀ
-   NON STARE A SENTIRE CHI HA UNA FAMIGLIA E TI DECANTA LA SUA CONDIZIONE. È UN UOMO TRISTE, CHE, PIÙ O MENO CONSAPEVOLMENTE, CERCA SOLO DI TRASCINARTI NELLA SUA STESSA MISERIA.
-       QUELLO CHE NON HAI È QUEL CHE NON TI MANCA.

Erasmo
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16/12/18

8 Motivi per cui la Redpill Viene Negata

Irina Shayk

 

8 Motivi per cui la Redpill Viene Negata

Caro Redpillatore,

ho pensato molto a questa cosa:

Perché la bluepill va così di moda mentre la redpill viene nascosta?

Facciamo intanto una premessa per evitare un errore ad eventuali giornalisti che ci leggono e vorranno scrivere qualcosa sull'argomento: la redpill può essere considerata sia la condizione di chi è redpillato sia la teoria o filosofia stessa (ipergamia femminile e poligamia maschile, teoria di pareto 80:20, grande quantità di maschi che rimangono incel, ecc); l'incel invece non è una teoria né tantomeno una subcultura: i giornalisti talvolta parlano erroneamente di subcultura INCEL: l'incellitudine (all'inglese inceldom o incelness, non ho mai capito come si dice) NON E' UNA SUBCULTURA: è una condizione passiva che si subisce, una disgrazia, come il cancro o il diabete. Non esiste una subcultura dei diabetici o dei malati oncologici, non è che uno si sveglia la mattina e decide di diventare Incel o Diabetico come se decidesse di diventare Emo o Gabber.


Detto questo, è evidente che il pensiero mainstream è bluepill. I media ci propinano ogni giorno la falsa informazione che "la bellezza non conta" o magari "sì conta fino a un certo punto e poi è soggettiva, bla bla bla", peccato che a fare la pubblicità di intimissimi c'era Irina Shayk (una delle donne più belle del mondo, e la pubblicità di qualche anno fa sulla cover di "l'amour tojours" era più arrapante di un vero p
*rno) così come a fare la pubblicità di Dolce e Gabbana c'è David Gandy e non un incel da 4.

Se qualcuno prova a dire qualcosa di redpillato viene poi bollato come misogino, sociofobico, dismorfofobico, ginofobico, con problemi relazionali e magari linciato mediaticamente. Basta vedere com'è andata con un servizio TV che ha pubblicato interviste ai partecipanti di un noto forum popolato da incel. Tutto montato ad arte per farli passare come persone con problemi psicologici.

La bluepill però va di moda non solo nei media ma anche nelle singole persone, uomini e donne, belle e perfino brutte, perché? Io mi sono fatto una supposizione:

La bluepill va di moda:
 
1) Nei media, perché ammettere che una grande percentuale di maschi ha un problema significherebbe dovergli trovare la soluzione e siccome la soluzione non c'è perché non si può (giustamente) obbligare le donne a fare sesso gratis con chi non le attrae, allora si nasconde il problema; per fare un esempio: nessun politico quando è al potere vi dirà "ci sono 10 milioni di poveri" (casomai lo dice chi è all'opposizione) perché evidenziare il problema implicherebbe dover poi cercare di trovare una soluzione che non è facile da trovare, se non impossibile, meglio nascondere la polvere sotto il tappeto;

2) Ancora nei media perché ammettere che le donne selezionano in base a LMS significherebbe farle passare per frivole e non si può, sarebbe delitto di lesa maestà. Le donne trombano col chad belloccio, ma prima "si innamorano del loro carattere e della loro intelligenza" (tanto per parafrasare una citazione di cui non ricordo l'autore);

3) Nelle donne perché ovviamente non vogliono ammettere di selezionare in base a LMS (a volte sono pure in buona fede: neanche lo sanno che selezionano in base a LMS, è il loro inconscio che fa apparire loro bella qualunque caratteristica di un belloccio: un belloccio può parlare pure di carta igienica e l'argomento diventa interessante);

Vedi: Effetto Alone e Pigmalione

4) Ancora nelle donne, perché non vogliono ammettere di "essere privilegiate";

5) Negli uomini brutti e incel perché sotto sotto sperano che la verità sia nella bluepill e che quindi prima o poi troveranno il vero ammmore. Sentirsi dire "sei brutto, non attrai mai una donna" sarebbe una mazzata tra capo e collo, quasi come la comunicazione della notizia di avere una malattia incurabile, e in effetti lo è: disabilità estetica; voglio citare una frase del libro "estensione del dominio della lotta":  "Raphael, tu non rappresenterai mai e poi mai il sogno erotico di una ragazza. Devi fartene una ragione; cose del genere non fanno per te." (Michel Houellebecq) è una mazzata di frase, no?

6) Negli uomini belli perché anche per loro è più gratificante sapere che rimorchiano non grazie ad un "immeritata genetica" cioè ad aver avuto fortuna (sia nel crossing over genetico sia nell'avere genitori dal buon dna) ma grazie a un fantomatico "saperci fare" che quindi sarebbe merito loro;

7) Nei venditori di fumo che vorrebbero venderti corsi per farti diventare un PUA;

8) White knights e mangina vari, morti di figa, che zerbinano le donne e danno loro sempre ragione.

Vedi: Uomini Zerbini

Quindi, cercare di diffondere le idee redpill è dura. Però qualcosa oggi si sta muovendo, ci sono siti internet dedicati, forum, la stampa comincia a parlare del fenomeno degli incel; è vero che la stampa parla degli incel in chiave bluepill ma spesso l'effetto sulla gente è contrario a quello che vuole la stampa: "cavolo, è vero, anche nel mio gruppo di amici il più bello se le scopa tutte e gli altri nulla" pensa spesso la gente quando legge o vede di incel in TV.

Un po' come quando il TG mostrava gli sbarchi di profughi quasi tutti maschi e palestrati facendoli passare per disperati che scappano dalla guerra e cercando di inquadrare quelle 1-2 donne o bambini che c'erano in un barcone da 500. La gente guardava, si sentiva presa in giro e poi ha votato Salvini.
Io sono redpillato dal 1994 circa. All'epoca non si parlava di chad o incel, ma io avevo già capito che i pochi ragazzi piu' belli "coprivano" tutta la popolazione femminile della scuola. Solo intorno al 2000 si è cominciato a parlare di "maschio alfa" sui newsgroup ma anche lì mi scontravo con bluepillati assai aggressivi white knights e mangina.

Io stesso comunque in famiglia e sul lavoro non tiro mai fuori teorie redpill: "non è il caso".

E voi? Avete mai provato a parlare di teorie redpill con parenti amici e fidanzate/i? E quale è stata la reazione? Ditelo in un commento.


 Henri de Tolouse-Lautrec

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