18/06/20

Dobbiamo Vietare per Legge i Tatuaggi sulle Ragazze Over 7



M'imbatto in un'intervista televisiva di quella che poi scopro essere la figlia dell'ex calciatore Sinisa Mihajlovic, Viktorija. Dreamgirl assoluta.
Mentre questa ragazza parla osservo estasiato le espressioni di quel faccino così perfetto e nella pausa pubblicitaria non riesco a resistere alla tentazione di cercare alcune sue foto con lo strumento del diavolo (Instagram). Entro nel suo profilo, ormai rassegnato a sperimentare quella classica sensazione che prende il nome di "inturgidimento", quando accade l'inaccadibile. Vedo cose che non andrebbero viste. Le braccia. L'inchiostro. L'inchiostro sulle braccia. T.A.T.U.A.G.G.I.
Boom...Come colpito alla bocca dello stomaco da una di quelle bombe che il padre tirava su calcio di punizione ai tempi della Samp mi piego dal dolore e crollo a terra. Da te Vicky davvero non me l'aspettavo.
 

Victorija Mihajlovic <3 <3 (Versione no tattoo)

Vietare i Tatuaggi sulle Belle Fighe

Secondo uno studio di un paio di anni fa, l'Italia risulta essere il Paese al mondo con più persone tatuate [fonte: Dalia Research]. Si tratta di un'indagine condotta su un campione di 18 Paesi, quindi sicuramente incompleta, ma che comunque conferma l'impressione che chiunque può avere passeggiando per una qualunque spiaggia italiana e osservando la gente in costume: c'è un fottio di gente tatuata. Soprattutto giovani, e soprattutto donne.
La donna italiana si conferma ancora una volta tremendamente conformista, seguendo questa bizzarra moda che ha come risultato solo quello di far perdere sex appeal e femminilità.
Diciamocelo, nessuna ragazza migliora esteticamente facendosi iniettare dell'inchiostro sulla pelle.
Ho sentito tante volte commenti del tipo "bella ragazza, peccato che abbia poche tette", oppure "carina di viso ma troppo bassa" ma mai frasi quali "peccato che abbia la pelle poco tatuata" oppure "se si facesse tatuare un testo di Vasco Rossi sull'anca sinistra sarebbe perfetta".
Anzi, quei centimetri di pelle alterata cromaticamente possono declassare anche la più gnocca delle gnocche nella scala del percepito. Da "modella di Victoria Secret" a "barrista de Freggène" è veramente un attimo. E' tempo che qualcuno fermi questo abominio.
Non tolleriamo l'insozzamento dei monumenti nelle nostre città, siamo rimasti indignati di fronte all'imbrattamento della statua di Montanelli, che, meriti intellettuali a parte, era comunque un tizio dalla faccia strana e il naso un po' grosso, perché dunque dovremmo tollerare il deturpamento delle belle fighe?
Occorrono leggi severe che proibiscano alle ragazze esteticamente sopra il 7 atti autolesionistici come i tatuaggi. E già che ci siamo pure i piercing e le tinte di colori innaturali.

Mi appello a Vittorio Sgarbi, grande esteta e conoscitore dell'arte, che ha sicuramente la sensibilità per capire lo strazio che vivo ogni volta che vedo una pregevole cerbiattina sfregiata dell'inchiostro.

Lui stesso fu costretto a troncare la sua relazione con Elenoire Casalegno perché, disse, "poi si è coperta di tatuaggi e io ho aperto una polemica con lei, che era una bellezza pura", aggiungendo che "non si rovina un’opera d’arte con uno stupido graffio". Esattamente, Maestro.
Michelangelo, Raffaello, Leonardo: hanno forse mai ritratto donne tatuate?

Riusciamo ad immaginare la Venere del Botticelli mentre copre il suo seno mettendo in evidenza una farfalla impressa sull'avambraccio? O i capelli della dama con l'ermellino di viola dipinti?
Se i beni culturali sono meritevoli di conservazione, allora nella lista delle opere da tutelare vanno assolutamente incluse anche le belle fighette che passeggiano per le nostre città e che dovrebbero avere il dovere giuridico oltre che morale di mantenere un certo decoro.

Chiedo dunque all'Onorevole di presentare al più presto un disegno di legge che includa tatuaggi, piercing, e tinte strambe fra i reati contro il patrimonio (estetico).
Il destino estetico della nostra nazione è in pericolo e non possiamo continuare a rimanere impassibili di fronte alla barbarie.

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10/06/20

Non Pensavamo alle Donne e Stavamo Bene Così


Storia di un Metallaro


Ciao Redpillatore,
non so se pubblichi ancora le storie degli utenti, ma ti scrivo comunque la mia… fanne pure quello che credi.
Sono la quintessenza dell’uomo qualunque: statura media, fisico non palestrato ma neppure grasso (anche se, a partire dai 30, qualche chiletto ho cominciato a metterlo su…), viso privo di difetti significativi ma al tempo stesso “anonimo”.
Penso di aver trascorso gli anni più belli della mia vita fra i 15 e i 25 anni.
Frequentavo il liceo scientifico, una classe abbastanza tranquilla (anzi, piuttosto morta direi) ma avevo un buon giro di amici. Erano i ragazzi della mia età (o magari con uno o due anni di differenza) che frequentavano l’oratorio insieme a me sin da quando ero bambino.
Nessuno di noi era bigotto, anzi qualcuno col tempo è diventato ateo, ma a quei tempi (ti parlo degli anni ‘80/’90) in un piccolo centro l’oratorio era un’istituzione molto sentita, nella quale la stragrande maggioranza delle persone aveva trascorso buona parte dei propri pomeriggi durante l’infanzia e l’adolescenza.
Si sa che, quando si è giovani, ad un certo punto cominciano a coagularsi, all’interno del gruppo indistinto delle proprie conoscenze, nuclei di persone particolarmente in sintonia le une con le altre, le quali amano condividere il tempo e le esperienze.
Sto parlando, come avrai capito, dell’arcinoto fenomeno delle “compagnie”.
Penso che tutti, o quasi, ne abbiano avuta una, anche se ignoro quali dinamiche esistano fra i ragazzi di adesso.
La mia era una “cumpa” mista: quindici di persone, maschi e femmine in egual misura; con loro si usciva la sera, si facevano vacanze al mare o in montagna e ci si trovava in mille altre occasioni.
Il sabato, sfruttando chi aveva la patente, si andava nei pub che si trovavano nelle vicinanze.
Sempre i soliti tavoli, sempre una bella birrozza (ai tempi avevano cominciato a diffondersi le belghe, di cui tuttora vado pazzo) e risate, risate, risate a non finire. Anche la cosa più stupida, che magari in sé non aveva nulla di ridicolo, lo diventava in quel particolare contesto.
Ai tempi andavano alla grande l’Hard Rock e il Metal, onnipresenti nei locali che frequentavamo, e quasi tutti indossavamo le magliette dei Metallica, degli ACDC, degli Iron Maiden e di altre band “iconiche”.
La musica era del resto l’altra grade costante di quegli anni.
Avevo studiato chitarra classica da bambino, poi rapidamente mi ero appassionato al rock (evoluzione tipica del musicista: cominci con la classica, passi al blues-rock, quindi ti dai al metal e infine raggiungi la pace dei sensi col jazz…).
Così, assieme ad alcuni amici, avevamo formato una band.
Siccome non c’era nessuno che cantasse, essendo abbastanza intonato, ci provai io; avrebbe dovuto essere una soluzione provvisoria, ma poi andò bene e rimasi alla voce.
Avevamo, oltre alle nostre canzoni, un repertorio di cover che comprendeva Deep Purple, Led Zeppelin, Iron Maiden, Metallica, Bon Jovi, qualcosina dei Dream Theater, il mitologico Ronnie James Dio (da cui il mio nick…) e molti altri…
Suonavamo di brutto e col tempo eravamo diventati abbastanza famosi a livello provinciale: ricevemmo diversi premi e un bel codazzo di fan ci seguiva di locale in locale, uno dei quali era il nostro ritrovo “ufficiale”.
Quelli della cumpa, ovviamente, erano in prima fila.
La musica era un ottimo collante fra noi, e praticamente non c’era serata in spiaggia, capodanno, o uscita in montagna in cui, a un certo punto, non mi ritorvassi fra le mani una chitarra…
Ma perché ti sto raccontando tutto questo?
Quale attinenza ha la mia storia con le tematiche relative alla redpill, e più in generale alla vita sentimentale?
Nessuna! E proprio questo è il punto!
Alla figa, infatti, non ci pensavo proprio. Così come del resto anche i miei amici, tanto che, nonostante ci fossero delle ragazze nella cumpa, eravamo tutti rigorosamente singles e nessuno ci provava con nessuna (una specie di “patto fra gentiluomini”).
Ovviamente, quando vedevo le mie amiche in costume da bagno la cosa non mi dispiaceva affatto (erano tutte abbastanza carine, anche se nessuna poteva dirsi bellissima); però, di qui a provarci, ne correva. E lo stesso discorso valeva per gli altri.
Conosci la regola dell’amico di Max Pezzali (Che Ronnie mi perdoni dall’alto dei Cieli per aver citato un cantante così commerciale)? Ecco, era quello che succedeva.
Il fatto è che, in quel caso, andava benissimo così: nessuno di noi maschioni faceva il primo passo, non si creavano rivalità e si viveva alla grande.
Avevo pulsioni sessuali, come era ovvio che fosse; ma restavano una cosa relegata alla parte privata della mia vita.
Le soddisfacevo con la masturbazione e, più tardi, grazie a qualche soldo che intascavo con la musica, attraverso le prostitute.
Era un prurito che mi grattavo in caso di necessità ma non influenzava –inquinava, dovrei dire- nessuna parte della mia vita.
In seguito ho saputo che anche gli altri maschi facevano esattamente come me.
Così vivevo senza preoccupazioni né pensieri: in una parola, alla grande.
Poi le cose cominciarono a cambiare…
Quando mi laureai ricordo che alla festa (e i miei ricordi sono tuttora annebbiati, considerato quello che mi fecero bere…) uno dei ragazzi si presentò in dolce compagnia: ero già piuttosto ubriaco quando me la presentò, ma il nome me lo ricordo bene: “Alice”. Mi sembrò una cosa surreale e, come a me, credo a tutti gli altri. Anche se in fondo era perfettamente normale, ci sentivamo in un certo qual modo “traditi” …
Fu l’inizio della fine.
Dopo qualche mese anche gli altri ragazzi cominciarono a “impegnarsi”, e lo stesso fecero le ragazze.
Dapprima non era un problema, perché anche i rispettivi fidanzati venivano cooptati nella “cumpa”, ma poi le cose cambiarono.
Le fidanzate richiedevano più tempo, attenzioni, e i loro partner cominciarono a diradare sempre più la loro presenza o addirittura a sparire del tutto.
Ricordo che volta una di queste ragazze aveva avuto un vivace scambio di opinioni con una storica componente della cumpa; dal sabato successivo il “consorte” non si fece più vivo, fino a quando, a mesi di distanza, tornò con la coda fra le gambe confessando che la principessa l’aveva lasciato col cavallo e la spada in mano… lo trattammo come una specie di “figliol prodigo”  e fummo felici di riaverlo fra noi.
Ma il destino era segnato, ci trovavamo su di un piano inclinato e gli eventi potevano scivolare in un’unica direzione.
Ci fu un evento che, in qualche modo, fece da spartiacque. Un giorno uno di noi, dopo una corroborante pinta di birra ambrata, ci annunciò che di lì a sei mesi si sarebbe sposato.
Non era un fulmine a ciel sereno, visto che era fidanzato da tempo, e dopotutto avevamo ormai quasi trent’anni, ma rimanemmo lo stesso esterrefatti.
Il suo matrimonio fu probabilmente l’ultimo ritrovo della cumpa al massimo dello splendore: una festa bellissima, con tanti amici, nulla a che vedere con certe cerimonie patinate in cui nessuno conosce nessuno e si trascorrono 8 ore sperando che la cosa finisca quanto prima o dandoci dentro con l’alcool.
Alcool, che comunque, non mancò. Cantai praticamente dalla cerimonia (l’Ave Maria, su richiesta della mamma dello sposo), proseguendo poi per tutta la festa, sino alle due di notte.
Se ci ripenso non so come diavolo abbia fatto…
Una festa magica ma, appunto, l’ultima: un canto del cigno, una sorta di commiato collettivo che tutti sapevamo avrebbe segnato le nostre esistenze.
Così fu: presto la compagnia si sfaldò, divenne un mozzicone e sparì definitivamente; solo i componenti della nostra band continuarono, per ovvie ragioni, a trovarsi regolarmente.
Accadde così che anche io cominciai a sentirmi sotto pressione: avvertivo la sensazione di trovarmi in uno stato di minorità poiché, mentre vedevo gli altri fidanzati, restavo solo.
Per non parlare di genitori e parenti che mi ripetevano “perché non ti trovi una ragazza”?
Avvenne dunque che anche io entrai nel folle mercato delle relazioni.
A questo riguardo la mia storia ricalca ciò che ho letto tante volte qua dentro. Ero invisibile; le ragazze non mi consideravano.
Il fatto che all’epoca fossi pesantemente blupillato, del resto, rendeva tutto più difficile.
Una sera, dopo l’ennesimo concerto nel nostro amato pub, notai che il bassista (sono sempre fonte di ispirazione, i bassisti, almeno quando non si ubriacano…), anziché darsi da fare a smontare l’impianto –e va da sé che lo insultammo pesantemente- si era imboscato con una dolce metallara.
Pensai che, dopotutto, avrei potuto farlo anche io.
Chiaramente, il passaggio dalla teoria alla pratica non fu immediato; ma avvenne.
Cercare una ragazza fra le nostre fan era molto più semplice, visto che in quell’ambito godevo –senza saperlo- di un discreto “Status delle quattro pareti”.
Rimediai una limonata, e fu la prima volta, il che mi rese intraprendente.
La “fortunata” mi confessò che era convinta fossi gay: “sai, voi cantanti: Rob Halford, Elton John, Freddie Mercury…”. Era chiaro si trattasse di una svalvolata.
Mi concentrai su una ragazza che mi piaceva (non bellissima, ma carina), dopo aver peraltro registrato una quantità astronomica di due di picche.
Ricordo che le feci una corte spietata, fino a che –se ci penso me ne vergogno ancora adesso- le dedicai una canzone dal palco: “Bed of Roses” dei Bon Jovi. Una ruffianata di prima categoria...
Andò bene, fortunatamente.
Ricordo, qualche settimana dopo, il dialogo surreale con un’amica presente quella sera.
-ma, con la Fra, poi come è andata?
-Ehm…
-te l’ha almeno data?
-(rosso come un pomodoro) Sss… si…
-e mi pare il minimo: con una dedica così, te l’avrei data anch’io.
Incredibile quanto le donne sappiano essere esplicite, quando vogliono.

Alla fine trovai un’ex compagna di università con la quale nacque una relazione seria, l’unica della mia vita.
Avevamo ormai oltre trent’anni e lei desiderava fare “le cose per bene”: dare vita, assieme a me, ad un progetto chiamato famiglia.
Il che poi fu quanto accadde effettivamente: ci sposammo e, dopo un paio d’anni, vennero i figli.
Oggi sono un quarantenne (quasi cinquantenne, a dire il vero) con la pancetta e un principio di calvizie, una moglie, due bambini, un lavoro come dipendente in una grande azienda e un SUV con seggiolini sui sedili posteriori.
Anche in questo penso di confermarmi “medioman” a tutti gli effetti.
La figa ha assorbito, come un buco nero (metafora delicatissima…), praticamente tutto: amici, spensieratezza, feste. Dove c’è lei, lo spazio e il tempo per tutto il resto vengono meno.
O si pensa alla figa, o si pensa a vivere, mi verrebbe da dire.
La vita famigliare, poi, elimina radicalmente ogni più piccolo spazio dedicato al resto.
E per quanto il sesso sia piacevole, così come anche l’amore di una donna e dei propri figli, non vale tutto quello che si sacrifica per averlo.
Se solo fosse stato possibile, firmando un patto col diavolo (da buon metallaro…), prolungare per sempre gli anni meravigliosi della “cumpa”, lo avrei fatto senza esitazione.
Non fraintendermi, amo mia moglie e ancor di più i miei figli.
Mentirei, tuttavia, se ti dicessi che questa è la parte migliore della mia vita, perché so benissimo che non è così.
Proprio questo è il succo del mio discorso e la parte di esso più attinente alla redpill.
Mi accorgo infatti della profonda fortuna che ho avuto a non pensare minimamente alle donne per tanti anni.
So che molti, alla stessa età, sono presi solo da quel pensiero e ne fanno una ragione di vita per cui, mentre chi ha successo vive alla grande, gli altri annaspano fra i martìri di mille rifiuti e qualche soddisfazione.
E intanto i giorni volano, portandosi via tutto.
Quando cominciai a provarci, alla soglia dei trenta, per me fu un trauma; era come un secondo lavoro e le cose belle che avevo potuto gustare sino ad allora persero gran parte del loro sapore.
Se non fossi stato spinto dalle pressioni sociali e dalle circostanze, delle quali prima o poi si è sempre vittime, avrei preferito mille volte continuare a restare fuori da quel circolo tossico.

Probabilmente penserai che sono un Peter Pan, un uomo desideroso di restare ragazzo.
Magari è anche vero.
Ma penso che ogni individuo, in fondo, cerchi il meglio per sé stesso e credere che la parte migliore di un’esistenza, ciò che davvero le dà significato, si trovi in una donna è oggettivamente un grave errore.
Mille volte meglio la compagnia degli amici alla vita da fidanzato (da sposato non parliamone nemmeno…); tutto è più libero, incondizionato, privo di secondi fini. Anche con le ragazze si riesce ad instaurare un rapporto che, proprio perché non può sfociare in nulla dal punto di vista sessuale, è molto più franco e sincero.

Quei giorni sono andati. E non ritorneranno.

Ogni tanto ci troviamo ancora, con alcuni amici, al vecchio pub (e va da sé che le nostre mogli ce lo rinfacciano ogni volta); ridiamo e scherziamo, ma tutto è diverso; qualcosa si è rotto.
C’è sempre chi dice: “scusate raga, un’altra media no che devo tenermi in forma”; oppure “eh, stasera però non facciamo tardi che domani devo andare con la donna e i figli al supermercato”.
La nostra mente è altrove, anche se desidererebbe più che mai stare lì con gli amici.

Qualche tempo fa, in una di queste rimpatriate, il proprietario del locale venne da noi, si sedette sulla panca e cominciò a sorseggiare anche lui una birra.
Era un uomo di 60 anni, forse più, che aveva la nostra età attuale quando noi pischelli ci trovavamo nel suo locale.
Si cominciò a parlare del passato, dei bei concerti che ora non si fanno più perché i ragazzi vogliono il DJ, delle feste e delle chilometriche bevute.
Ad un tratto prese un quaderno, vecchissimo, una specie di agenda; l’aprì e ci mostrò una fotografia: “Guardate un po’ qui…”.
Eravamo noi! Con tanti anni di meno e qualche capello in più! Proprio noi, tutta la cumpa al gran completo; ci aveva scattato quella foto proprio perché, oltre ad essere suoi clienti assidui, ci considerava amici.
Rivederci faceva un certo effetto: giovani, felici, spensierati. Soprattutto, uniti e padroni delle nostre vite.
Io apparivo in piedi sulla panca, le braccia aperte e la birra in mano a gridare (o forse a cantare) a squarciagola. Chissà che stavo dicendo…
“Guardalo lì il più pirla”, mi fa il proprietario… io rido e annuisco, ma intanto un groppo mi sale in gola.
Alzo lo sguardo verso i miei amici e vedo che anche loro hanno gli occhi lucidi.
“Su ragazzi, vi offro un altro giro!”, dice lui.
I giri diventarono 3, e nessuno disse di no. Che si fottessero, per un giorno, i nostri impegni da padri di famiglia…
Ridemmo e scherzammo e, per la prima volta, dopo tanti anni, ci sentimmo davvero vivi.
Ma lo sapevamo tutti, guardandoci in faccia attraverso i riflessi ambrati delle birre, ah se lo sapevamo, che quelli passati erano stati i giorni migliori delle nostre vite, i più veri, gli ultimi in cui siamo stati veramente padroni di noi stessi, senza doverci preoccupare di piacere a qualcuno o dimostrare qualcosa alla società che ci circondava.

Chiudo e ti saluto con le parole di una splendida canzone degli Iron Maiden che si intitola, non a caso, “Wasted Years”:

“I close my eyes, and think of home
Another city goes by, in the night
Ain't it funny how it is, you never miss it til it's gone away
And my heart is lying there and will be til my dying day”


Ciao Red, continua così!

-Ronnie James-
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03/06/20

I Vantaggi Nascosti di Essere Donna




I Vantaggi Nascosti di Essere Donna


Qua si parla spesso dei vantaggi evidenti che la società crea per le donne rispetto agli uomini (potere sessuale, leggi favorevoli per il divorzio, deresponsabilizzazione delle proprie azioni,etc.). Tutti questi vantaggi evidenti generano anche dei vantaggi nascosti, lo "step successivo" di cui non si parla mai. Faccio un esempio concreto, parliamo di studio, carriera e lavoro. Partiamo dallo studio, quello che riferirò fa parte della mia esperienza di studente e quindi non ho la velleità di dire che sia così per tutti, però è valevole come esempio. Ho sempre avuto l'impressione che gli insegnanti fossero più duri con noi maschi che con le femmine: già alle elementari i maschi che non facevano i compiti venivano sgridati pesantemente, quando non capivano qualcosa la maestra gli dava dello svogliato etc. mentre le bambine che facevano gli stessi comportamenti venivano sempre "capite" e le maestre erano comprensive e cercavano di non farle sentire delle incapaci. In sè l'effetto evidente era quello di dare valutazioni migliori alle bambine rispetto ai bambini, a parità di comportamento, ma sono gli effetti nascosti quelli molto più pericolosi. Il trattamento riservato ai maschi era colpevolizzante e umiliante e aveva l'effetto nascosto di rendere i maschi insicuri delle proprie capacità, dunque anche di trovare lo studio come un'esperienza poco piacevole ed allontanarsi da esso. E' normale: se mi viene fatto capire che sono un incapace in qualcosa, tenterò di evitarlo per non sentirmi incapace.

Ultimamente alcuni psicologi hanno proprio fatto uno studio che dimostra che i bambini a cui viene detto che sono bravi in una materia, anche quando non lo sono, diventano davvero bravi in quella materia! (Effetto Pigmalione ndr.) E in un mondo dove la scuola è almeno il 50% della vita, sentirsi incapaci porta a problemi caratteriali, porta a generalizzare questa sensazione di incapacità (altro effetto nascosto). La cosa nella mia esperienza prosegue anche nelle scuole medie e alle superiori. Alle superiori le cose peggiorano perché il voto con cui si esce determina poi il punteggio in caso di concorsi pubblici, selezione all'università, o assunzione al lavoro. Dunque il vantaggio evidente per le donne è quello di avere un voto più alto, ma il vantaggio nascosto è quello di trovare un miglior posto di lavoro, scegliere con più opzioni la facoltà universitaria, e più in generale essere più convinte delle proprie capacità e meno scoraggiate.

Passiamo alla vita adulta: i maschi devono impiegare molto del loro tempo a tenersi in forma andando in palestra o fare sport, perché la pressione selettiva scarta i brutti, devono impiegare molto del tempo libero a cercare di farsi conoscere alle ragazze: frequentare locali, eventi, aperitivi, contattarle sui social etc. Tutto tempo investito (o buttato?) che avrebbe potuto essere utilizzato in modo diverso. Le donne invece non buttano via questo tempo nella preparazione e ricerca del partner, con uno schiocco di dita possono trovare compagnia quando vogliono.
Ipotizza chi va all'università e più studia più ottiene voti alti: le ragazze sono belle tranquille e rilassate, studiano le loro 8 ore al giorno senza pensieri, al venerdì e al sabato sera escono, tutti le corteggiano, tornano a casa validate e rinvigorite, la domenica pomeriggio possono studiare in tranquillità e il Lunedì sono pronte ad iniziare una nuova settimana. Se vogliono scelgono un uomo e se lo scopano, se vogliono il fidanzato fisso se lo prendono, se vogliono gli zerbini se li trovano. Senza impiegare tempo. Il maschio medio universitario invece cerca di studiare 8 ore al giorno, ma deve cercare di conoscere ragazze per non fare una vita da escluso, quindi va in biblioteca dove non si concentra perché cerca di vedere se ci sono donne in giro. Si prende varie pause al bar o nel cortile per vedere se riesce ad attaccare pezza a qualcuna. Va sui social per mantenere i contatti con le tipe. Deve andare in palestra per tenersi in forma. Arriva il weekend e ha studiato meno della metà di quello che ha studiato la ragazza. Si fa venerdì e sabato sera fuori cercando di rimorchiare e sentendosi un incapace, beve per far passare la serata e passa la domenica con il mal di testa e non può studiare. La settimana nuova inizia con un senso di frustrazione e studiare diventa pesante.

Morale: la ragazza può concentrarsi sullo studio perché tutto il resto lo trova senza sforzo, il ragazzo sperpera energia e tempo in cose diverse. Tra i due chi avrà i voti migliori ? Chi si laureerà in tempo ? E dunque chi troverà il lavoro migliore e farà una carriera migliore ? (sempre nel caso la ragazza voglia lavorare). Stesso discorso per chi lavora: la donna può concentrarsi solo sul lavoro e anzi utilizzare il potere sessuale per farsi fare favori dai colleghi e prendersi i meriti. I maschi invece affrontano il lavoro con la mente insoddisfatta, sono già frustrati da un weekend in cui hanno (forse inutilmente) girato locali per conoscere qualche ragazza. Chi verrà promosso come capoufficio quando sarà il momento: la ragazza sempre rilassata e che fa sempre bella figura grazie all'aiuto dei colleghi, o il ragazzo che viene al lavoro già stressato dalla mancanza di vita relazionale, che oltre al proprio lavoro ha il "secondo lavoro" di cercare di trovarsi un partner che gli porta via le energie ? (ho volutamente evitato in questa descrizione le donne che fanno carriera dandola via ai capi perché volevo mantenere la discussione in termini generali: pur essendo una possibilità in più per le donne per fare carriera, offrire sesso per carriera è comunque non una cosa standard per le donne, mentre quello di avere favori dai colleghi e di potersi dedicare di più al lavoro perché il resto della vita scorre liscia è una cosa standard).

-Kollok- 

Il Redpillatore Risponde 

Il tuo discorso non fa una piega. Si parla tanto di gender gap e disuguaglianze di vario tipo tra uomini e donne in ambito professionale, supponendo che la donna sia svantaggiata  e incontri tutta una serie di ostacoli, quando invece è l'esatto opposto.
Mi soffermerei in particolare sulla fase universitaria, che è secondo me veramente la quintessenza della penalizzazione maschile.
Si tratta degli anni più belli in cui ci si dovrebbe costruire il proprio futuro e vivere quelle esperienze tipiche della giovinezza che saranno poi preziose per costruire la base di uno sviluppo psichico funzionale in età adulta.
Eppure molti uomini finiranno per ricordarsi quegli anni come i peggiori della propria vita, segnati da una solitudine perenne e da una sensazione di tempo che sfugge.
Circa un quarto degli uomini tra i 18 e i 26 anni è completamente tagliata fuori dai rapporti con l'altro sesso e un altro buon 50% arranca, il tutto con il desiderio sessuale che raggiunge il suo picco massimo e le coetanee che in nessun altra fase della loro vita saranno più attraenti.
E' molto difficile che una situazione simile non abbia conseguenze negative anche sull'andamento scolastico perché, come fai giustamente notare, viene meno sia la quantità che la qualità dello studio. Passare il pomeriggio sui libri rimuginando per i rifiuti subiti, stressati per un' ipercompetitività che ti stronca o angosciati perché il tempo passa senza poter vivere veramente è totalmente improduttivo.
La ragazza universitaria media non capirà mai questi patemi d'animo. Gratificata da tutti i feedback positivi che riceve potrà dedicarsi allo studio con attenzione massima, senza neppure preoccuparsi della propria vita sociale, che tanto verrà organizzata da altri.
Neanche serve informarsi su cosa ci sarà in giro il week end seguente: in quanto donna riceverà un'ampia varietà di inviti e dovrà solo preoccuparsi di scegliere il migliore, mentre l'uomo si sbatterà parecchio per riuscire a trovare qualche evento che gli dia possibilità di conoscere ragazze e spesso non ci riuscirà neppure, finendo per passare il suo week end in qualche pubbetto fra amici sfigati perdendo un altro week end di opportunità con l'altro sesso.
Questo è il vero gap che bisognerebbe considerare tra uomo e donna: il gap esistenziale, il gap degli affetti, delle possibilità sociali, della ricerca della felicità. Non il gap di pochi merdosi euro che le donne hanno in meno in busta paga solo perché scelgono sociologia anziché fisica, e che recuperano ampiamente dai loro zerbini.
Ciao e grazie di seguirmi!

P.S.
Per favore, la prossima volta, se devi proporre un argomento, non spammarmelo off topic tra i commenti, mandamelo via mail :)



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27/05/20

La Miserabile Fine della Community di Seduzione

 

Gli "Artisti del Rimorchio"

Nel 2008 non c'era una ragazza mediamente carina che potesse girare un sabato pomeriggio per il centro di una grande città senza venire fermata da bizzarri soggetti vestiti in modo eccentrico. "Ehi, mi serve un'opinione femminile" era la tipica frase d'esordio, alla quale seguiva una storiella ripetuta meccanicamente che aveva lo scopo di entrare nella conversazione con la ragazza e riuscire a rimorchiarla.
Questi molestatori seriali erano i pick up artist (PUA), gli artisti del rimorchio, ovvero uomini che facevano parte di una community di seduzione che era appena stata resa famosa del libro "The Game" di Neil Strauss. L'autore, giornalista presso il New York Times, si era inflitrato nei gruppi online dove si discuteva di seduzione in maniera metodologica e scientifica e aveva raccontato in un romanzo la sua biennale esperienza in mezzo a questi discepoli e maestri di seduzione. Non senza un pizzico di imbarazzo confesso di aver fatto parte anche io un tempo di quella schiera di persone convinte di poter trovare nei metodi proposti da questi "guru" un valido mezzo per migliorare i miei rapporti con le ragazze.
Acquistai "The Game" nel 2006 e quando iniziai a leggerlo ne fui immediatamente assorbito. La trama mi coinvolse a tal punto che quando un paio di giorni dopo lo terminai mi sentivo una persona completamente diversa e pronta ad iniziare una nuova vita.
Strauss del resto incarnava perfettamente lo stereotipo dello sfigato, basso pelato e bruttino, da sempre schifato dalle donne e leggere del suo riscatto in ambito sessuale e sentimentale fu inevitabilmente di ispirazione per migliaia di uomini in tutto il mondo, e portò alla nascita di uno dei movimenti più importanti della manosphere.
Negli anni successivi ci fu un'esplosione commerciale dei metodi pua, sia Strauss che altri incassarono milioni di dollari vendendo manuali e facendo bootcamp sulla seduzione. Erik Von Markovik aka Mystery, l'inventore del Mystery Method, David DeAngelo, Ross Jeffries, Owen Cook (Tyler Durden di Real Social Dynamics) sono solo alcuni dei nomi più famosi di uomini che in quegli anni erano fonte di ispirazione per gli sfigati bisognosi di rivalsa (o per chiunque volesse migliorare i propri rapporti con le donne) di tutto il mondo. Ma che ne è stato di loro?

La Miserabile Fine della Community di Seduzione


Julien Blanc
Julien Blanc

E' passato un decennio e la community di seduzione è praticamente morta. Sia i forum italiani che americani sono vuoti. Qualcuno continua a provare a spennare qualche ragazzino ingenuo, troppo giovane per conoscere la cronostoria di questo movimento, ma il mercato che i guru di seduzione è sparito per sempre e non tornerà più. Anzi si metterà sempre peggio.
L'ispirazione per questo articolo mi è venuta dalla vicenda dell'arresto di un artista del rimorchio, finito a scontare due anni a causa dei suoi approcci stradali alle ragazze [fonte:BBC]. La notizia non mi sorprende ed era da un po' che mi chiedevo quando sarebbe successo. Nell'ultimo decennio c'è stata una fortissima repressione della sessualità maschile e sempre più leggi e stigmi sociali volti a disincentivare gli uomini di scarso valore attrattivo che vogliono avvicinarsi alle donne. Superfluo dire che l'uomo arrestato era un 38 enne pakistano che ci provava con ragazze giovani , fosse stato un belloccio biondo ad avvicinarsi nessuno avrebbe mai parlato di "mascolinità tossica".
Sui PUA ormai da anni è stampato un marchio di infamia, in particolare da quando Julien Blanc, un noto maestro svizzero di seduzione, si è reso protagonista di tutta una serie di infelici sparate sulle donne [fonte: dailymail], culminate in video in cui si faceva vedere intento a strozzarle, che sono costate a lui il ban da diversi Paesi e ai suoi colleghi l'ostracizzazione da Youtube, attraverso la cancellazione di diversi video e canali. Da allora i pua sono noti come stupratori, molestatori ecc. e questo è stato il colpo di grazia.
Intendiamoci, nulla di tutto ciò è vero, e le trovate di Julien Blanc sono solo cazzate fatte per provocare e pubblicizzarsi. I ragazzi che ho conosciuto nei miei anni di permanenza nella community erano tutti ragazzi per bene, semplicemente desiderosi di imparare a relazionarsi con le donne. A me non è mai successo che qualche ragazza reagisse veramente male ai miei approcci. Al massimo non ci stava e morta là.
Purtroppo però questi ultimi anni le femministe hanno diffuso un'enorme psicosi collettiva sul tema della violenza contro le donne che non ha fatto altro che avvelenare i rapporti tra i sessi ed evidentemente molti di questi guru non hanno capito l'andazzo e non si sono adattati di conseguenza.

Neil Strauss invece, molto intelligentemente, ha deciso in tempo di dissociarsi da questa community, riciclandosi come guru generico di automiglioramento. A livello personale la sua fine però non è stata migliore: nel 2013 ha annunciato di volersi sposare e porre fine alla sua carriera di seduttore. Per farlo ha messo in scena una bella americanata, il funerale del suo alter-ego Style.


Il matrimonio c'è stato e ne è nato anche un figlio. La moglie era molto più giovane di lui, esteticamente carina, ma lontana dall'essere una delle "9" che i vari PUA hanno sempre millantato.
Dopo pochi anni c'è stata la separazione.
E' vero, le relazioni iniziano e finiscono per tutti, non possiamo dare la colpa a Neil del fallimento del suo matrimonio, ma c'è dell'ironia nel constatare che alla fine anche il più grande artista del rimorchio mondiale ha fatto una fine peggiore di molti uomini qualunque che non ne sanno un bel niente di come funziona la mente femminile ma che comunque non si fanno inculare a sangue in un divorzio.
Con lui la ex moglie ha fatto il colpaccio: andata a Los Angeles in cerca di fortuna come modella senza mai trovarla, le è bastato il matrimonio con lo scrittore milionario per svoltare. Mica male!
Mystery invece continua a tenere bootcamp in giro per l'Europa e gli USA, un giro d'affari molto limitato rispetto ai tempi d'oro, soprattutto se si considera che lui era il guru di seduzione più famoso di tutti.
Anche per lui figli e una storia fallita, però ora sta insieme a una finlandese giovane e molto carina.
La sorte degli altri guru è pressoché la stessa, qualcuno lavoricchia ancora nello stesso settore ma il tempo delle vacche grasse è passato già da un pezzo.
Del resto ormai le interazioni dal vivo, in strada e nei locali, sono state quasi completamente soppiantate dall'approccio online, su Tinder e sui vari sociali.

Vedi: Su Tinder le Ragazze Fanno Selezione Spietata

Appare quindi già molto innaturale, quasi molesto, approcciare delle sconosciute a freddo e per l'uomo medio c'è veramente molto da perdere e molto poco da guadagnare, considerando che alla fine è tutta una questione di aspetto fisico e status socioeconomico. Ricordo che già nel 2012, quando ormai ero alla fine di questa mia esperienza, il clima era completamente cambiato e le interazioni dal vivo avevano già perso parecchia spontaneità. E da lì in poi è andato tutto ulteriormente peggiorando.

Spettacolare parodia di Tyler Durden

I limiti dei metodi sono poi noti già da molti anni: forum come puahate in cui si sbugiardavano i vari pua e si raccontavano le esperienze negative di gente truffata hanno acceso lo spirito critico di molta gente e sono stati un po' la scintilla di quel sistema di idee che poi si è evoluto in redpill.
Possiamo dunque considerare la miserabile fine della community di seduzione anche come una prova del 9, una dimostrazione che essa alla fine è stata solo una moda, un fenomeno commerciale che si è subito sgonfiato non appena sono entrate in gioco le condizioni che evidenziavano tutti i suoi limiti.
A Neil Strauss e agli altri guru, oltre ai dollaroni nelle tasche, rimarrà perlomeno il merito di aver potuto offrire una speranza e un sogno a schiere di ragazzini impacciati con le donne, anche se poi alla fine quel sogno si è scoperto essere solo un'illusione.


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21/05/20

I Have a Voice, l'ONLUS che Campa Diffondendo Odio

 
I have a voice onlus
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I Have a Voice - Unite si può (diffamare)

Che il femminismo fosse un movimento farcito di disinformazione si sapeva già, così come che esistono molte associazioni femministe condannate per diversi reati.
Ma che persino il Redpillatore finisse per essere coinvolto nel tritacarne di queste fanatiche senza scrupoli non lo avrei immaginato, visto che sono una persona che si è sempre fatta gli affari suoi.

Invece ieri mi viene segnalato un post vergognoso proveniente da "I Have a Voice", pagina femminista che cerca pateticamente di riciclarsi in ONLUS, che si intitola "Chi sono i Redpilliani?", e che termina con l'invito a segnalare la mia pagina facebook, sulla base di una falsa accusa nei miei confronti.






Esatto, una falsa accusa, come quelle di violenza che fanno alcune donne, a causa delle quali le vere vittime stentano ad essere credute, tanto per usare un paragone caro alle femministe.

L'accusa è di portare avanti "idee pericolose" e quindi di essere meritevole di subire censura.

Premesso che non me ne fotte una sega della pagina facebook, se me la abbattono (buona fortuna, in 3.5 anni non ho avuto un giorno di ban, tanto per far capire quanto facebook mi considera pericoloso) ne creo un'altra. Ciò che mi sta sui coglioni è la disonestà intellettuale e la vigliaccheria di certa gente e siccome ho già provato senza esito ad essere diplomatico contattando queste persone privatamente cercando di farle riflettere ma ho trovato gente totalmente irragionevole, è giusto che anche io abbia la possibilità di dire la mia.

Chi Sono i Redpilliani? 

Già il titolo basterebbe per bocciare l'articolo. E' possibile che uno che scrive un articolo sulla Redpill non sappia che i seguaci della Redpill si chiamano Redpillati? Mai letta questa parola?
"La teoria RedPill, da cui derivano i redpilliani, sostiene che esista un’enorme sproporzione di opportunità a favore delle donne nello scegliere un compagno sessuale.
Ritengono che le donne scelgano solo in base al LMS (look, money, status), ossia aspetto fisico, status sociale e soldi."


Sorvolando sull'italiano da prima elementare, in cui manca persino la concordanza tra i soggetti tipica di chi copiaincolla senza rileggere, abbiamo qui già la prima falsità.
Non è vero che la redpill sostiene che le donne guardino solo quei fattori, ma che siano i principali criteri di scelta. La differenza può sembrare minima, ma in realtà in mezzo passa un abisso. 

Ora, inutile discutere tanto, questa più che la redpill è un'interpretazione che ho dato io della redpill, visto che i siti redpill di altre nazioni possono non trovarsi d'accordo. Ed è solo una piccola parte del mio pensiero. La politica del mio blog è evidente in questo articolo e come si può notare si tratta di pensieri legittimi, supportati da studi scientifici e che in nessun modo giustificano o promuovono la violenza. Bisogna essere in totale mala fede per affermare il contrario. Persino i lettori di quella pagina, pur non concordando con noi (ci può stare) avvertono l'admin che questa volta ha sbagliato bersaglio, facendole notare i suoi errori, ma lei, pur non sapendo controbattere, continua imperterrita con il suo atteggiamento infantile.

I have a voice onlus
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Ma andiamo avanti.

"La maggior parte dei sostenitori di questa teoria, si considera troppo brutto e povero per essere scelto da una donna, e sono quindi “incel”, celibi involontari (ossia non per loro scelta, ma perché sono rifiutati dalle donne). "

Ovviamente è falso, puramente inventato. E' vero che alcuni incel sono redpillati ma gli incel non c'entrano una sega con la redpill. Ormai basta anche una rapida ricerca su wikipedia per sapere che incel e redpillato non sono sinonimi.
E detto questo è inutile stare a discutere sulla sequela di affermazioni stereotipate e totalmente senza senso che l'autrice attribuisce arbitrariamente a una moltitudine eterogenea di persone senza uno straccio di prova e che non rispecchiano minimamente né l'incel medio né tanto meno il mio blog.
Trovatemi ad esempio anche solo un solo post in cui parlo dell'omessualità femminile. Mah.

Per bollare gli incel come malati mentali pericolosi seguono poi alcune righe contenenti una fumosa analisi psicologica.


Peccato che si tratti di roba scopiazzata da wikipedia (a quanto pare trova difficile creare contenuti originali, sotto un post della nostra scopiazzato da Lorenzo Tosa), che io stesso avevo citato e confutato in questo articolo e che nel frattempo è stata rimossa dalla pagina perché ritenuta non attendibile dai moderatori della nota enciclopedia.

I have a voice
I have a voice


Notare come non ci sia mai nessuna fonte in questo articolo, nessun riferimento scientifico. Nulla di Nulla. Tutto vago, tutto fumoso.Viene fatta menzione di pagine a tema redpill che sarebbero state chiuse? Quali sarebbero e qual è la prova che facebook le ha chiuse per la ragione specificata?


Abbiamo quindi qui la conferma definitiva che l'autrice non sa un bel niente del tema del suo articolo, quindi ha creato il tutto facendo un'accozzaglia di contenuti senza senso e mezzi scopiazzati con un solo e preciso scopo: danneggiare me.

Infatti, a conclusione di questo delirio e dopo l'immancabile citazione dei vari attentati ad opera degli incel, segue l'invito a segnalare la mia pagina con una motivazione che dà i brividi:

"
Questa pagina non scrive post particolarmente volgari o violenti, tuttavia porta avanti una corrente di pensiero che può essere molto pericolosa."


Capite? Nonostante sia perfettamente conscia che nella mia pagina non c'è odio, Lei utilizza il pretesto dell'odio per invitare gli utenti a censurarmi, con metodi squadristi da fascista. Combatte un odio inesistente istigando all'odio verso di me. E infatti i suoi utenti si sono già lanciati rabbiosamente ad insultare me e i miei utenti, cercando in tutti i modi di umiliarci anche istigandoci al suicidio (censuro il nome perché non sono come loro).
Ci hanno augurato di crepare soli, utilizzando incel come insulto anche verso uomini che incel non sono, hanno tirato in ballo le nostre madri (non sono donne anche loro?) e ogni altro genere di attacco colmo d'odio. Il tutto per cosa? Per aver semplicemente fatto notare che un post della loro admin era impreciso e ingiusto. E questa sarebbe la gente che combatte contro l'odio? Ma fatemi il piacere.



Mi è già capitato di avere a che fare con siti che pubblicavano notizie false ma su opportuna segnalazione hanno sempre provveduto a rettificare. E' una questione di correttezza. Ogni portarle serio lo fa. Questa volta invece è proprio evidente la meschinità e la mala fede della admin, che peraltro fa tanto la morale a me ma poi raccoglie denaro per supportare gli assassini, come si può vedere da questa raccolta fondi a suo nome.



Si preoccupa della pericolosità eventuale delle mie idee e poi supporta i crimini veri, già commessi, chiedendo anche soldi.

E in effetti ho riflettuto a lungo sul perché di tutto questo accanimento ingiustificato nei miei confronti, visto che non ho mai avuto a che fare con questo blog o con la relativa pagina e l'unica risposta che sono riuscito a darmi, oltre al fatto di avere di fronte un'emerita deficiente incapace di rendersi conto della portata delle sue azioni, l'ho trovata nel link a PayPal alla fine dell'articolo in cui I Have Voice chiede denaro ai lettori.

Penso che abbiano quindi bisogno di nemici immaginari per giustificare la loro stessa esistenza e avere un pretesto per elemosinare soldi, anche se a quanto pare sembrano essere pochi i polli che ci cascano.
A detta dell'admin della pagina tutte le associazioni femministe serie l'hanno lasciata fuori.


I have a voice onlus
I have a voice onlus

A quanto pare non solo le femministe ma anche gran parte di facebook si è accorto di avere di fronte una pagina mondezza. 


I have a voice onlus
I have a voice onlus
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  Due anni fa andò a rompere le palle anche a Selvaggia Lucarelli.



I have a voice onlus
I have a voice onlus


Nel sito viene offerta assistenza legale gratuita ma non compare il nome di alcun legale, e io sarei proprio curioso di sapere quale professionista accetta di lavorare (gratis) per un'associazione che diffama gratuitamente gli altri siti e cosa ne pensa il suo Albo.

Concludo citando un pezzo del piagnisteo in prima pagina, in cui la miserabile si lamenta che non riceve abbastanza elemosine:

"Capisco che non tutti abbiano grandi possibilità, ma credo che 5 euro, meno di un caffè al giorno per una settimana, tutti siano in grado di donarli.
E credo che più di qualcuno ne possa donare 10, 20 o anche di più.
Allora, perché non ci aiutate a portare avanti questa community?
Credete forse che coi soldi raccolti, chiudiamo tutto e scappiamo alle Maldive?"

Come dicevano i Romani: "excusatio non petita accusatio manifesta", una scusa non richiesta è un'accusa manifesta.

Come dice invece Chiara, una ragazza fra i commenti: "Così potete fregare i soldi alla gente con ste cazzate"


P.S. Lei chiede di segnalarmi ma a me non interessa metterla a tacere ma solo smascherarla. Se volete però lasciatele una recensione nella pagina per mostrare ciò che è realmente. Forse alla fine rifletterà sul suo comportamento.




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19/05/20

Avventure di Una Notte: Mito o Realtà?





L'Avventura di una Notte - One Night Stand



Caro Redpillatore,

recentemente sul tuo blog mi sono imbattuto in una sequenza di commenti, in realtà piuttosto OT, riguardanti un argomento che ritengo molto interessante: le ONS.
Innanzitutto chiariamo di che si parla.
Per ONS, acronimo di “One Night Stand”, si intende un singolo incontro sessuale in cui ci si aspetta che non ci siano ulteriori relazioni tra i partecipanti (definizione Wikipedia).
Potrà sembrare ovvio, ma per qualcuno non lo è affatto.
Penso sia un tema tutto sommato poco dibattuto, nonostante rappresenti uno dei sogni di tutti gli uomini (o quasi).
A chi non piacerebbe, del resto, uscire la sera, andare in un locale e, dopo quattro chiacchiere davanti a un paio di cocktail, portarsi a letto una ragazza?
Divertimento, sesso e niente impegno: l’apoteosi.
Viene allora spontaneo chiedersi se si tratti di un sogno realizzabile e, se si, in che misura.
Sicuramente molto dipende dalla cultura in cui ci si trova: se per certe cose rischi la lapidazione, o anche solo lo stigma sociale, è evidente che diventino più improbabili.
Detto questo, le ONS, anche nelle culture che le accettano (o sono apertamente libertine, come la nostra) devono fare i conti con alcuni dati di fatto: in primis, la natura femminile.
Per esperienza comune, una donna può essere poco propensa alle avventure senza impegno.
Credo ciò sia dovuto a un banale motivo biologico: in natura, mentre l’uomo può tranquillamente sparire dopo l’orgasmo, la donna rischia di dover affrontare da sola una gravidanza.
Il sesso è cioè un investimento molto più importante per lei che per lui.
Come ogni redpillato sa, questa è anche fra le cause dell’ipergamia femminile.
È quindi ovvio che la donna sia istintivamente meno portata dell’uomo a indulgere in rapporti sessuali occasionali (se non erro, è stato recentemente pubblicato un articolo proprio su questo punto...).
Ciò ovviamente non significa che nessuna donna faccia sesso senza impegno; d’altronde la nostra cultura è ben diversa da quella preistorica.
La platea di potenziali partner è tuttavia ridotta rispetto a quella rappresentata dalle donne intenzionate ad avere una relazione.
In secondo luogo, il contesto della ONS, proprio perché non implica impegno, comporta un’alterazione dell’importanza dei fattori L, M e S.
In una relazione, soprattutto fra persone mature, M e S giocano un ruolo importante: avere una posizione e del denaro da spendere è determinante per la futura qualità di vita della signorina...Nelle ONS, invece, la selezione avviene quasi esclusivamente in base al fattore L.
Non che presentarsi col macchinone guasti (se non altro per via dell’effetto alone), ma è molto meno decisivo.
La tendenza alla selettività, che esiste in ogni donna, viene quindi ulteriormente esasperata e focalizzata sul fattore L.
Quali sono le conseguenze?
Beh, intanto le variazioni di L saranno molto più incisive: se un 8 riuscirà senza troppe difficoltà ad avere ONS in quantità, per un 7 farsela dare al primo colpo potrebbe essere molto difficile.
A meno di trovare un’assatanata, infatti, è evidente che, per andare a letto con una ragazza al primo colpo, tu le debba piacere parecchio.
Ma, d’altra parte, sappiamo bene che per una donna “carino” è spesso lo strafico, mentre un onesto 6 il più delle volte viene considerato “brutto”.
Non è difficile immaginare in cosa ciò si traduca.
Se si parla di relazioni, ovviamente, tutto cambia: esauriti i Chaddoni, le signorine devono necessariamente scegliere fra il normaloide e la vita da gattare.
Nelle ONS, viceversa, l’ipergamia si esprime al massimo grado.
Di conseguenza, un 6,5 deve penare non poco: provarci con assiduità tutte le settimane, collezionare pali su pali, numeri di telefono a caso (poi puntualmente rivelatisi totali perdite di tempo), ricavare qualche pomiciata e, solo alla fine, forse, riuscire nell’intento.
Deve, naturalmente, anche applicare la tattica “a strascico”, in mancanza della quale non ci sarebbe speranza.
L’investimento, in termini di tempo e denaro, è notevole.
Chi è perennemente dedito a questa attività ha spesso l’ardire di presentarsi come PUA e attribuirsi l’inesistente merito di “saperci fare”.
Peggio ancora, spesso si atteggia a quello che “ce l’ha fatta”, dando così vita a una delle più patetiche ed esilaranti forme di coping umanamente conosciute.
Può anche darsi che, poi, dalla ONS scaturisca una relazione.
Non è difficile immaginare, infatti, quale voglia il nostro possa avere di ricominciare daccapo, sbattersi per oltre tre mesi, svenarsi e farsi venire le palle a mo’ di mongolfiera.
Ai suoi occhi, una relazione con l’eventuale cessetta raccattata per misericordia in discoteca potrebbe apparire un modo di scopare free per un po’...
Ça va sans dire, si tratterebbe di ERRORE FATALE, ma pur sempre errore umanamente comprensibile.
Dulcis in fundo: certamente, dal punto di vista della “validazione”, le ONS conferiscono una botta notevole alla propria autostima.
Bisogna vedere, però, quanta importanza un individuo (soprattutto se maturo) sia propenso ad attribuire nella propria vita a qualcosa di così aleatorio (ed illusorio).
In conclusione, le ONS sono mito o realtà?
La risposta, come sempre, è “Dipende”.
Se sei un 8, sono una dolce realtà. Anzi, potrà essere uno dei migliori modi di spassartela in “God mode”.
Se sei un 6, al contrario, non hai alcuna speranza; a meno ovviamente di incappare in qualche pazza stalker ninfomane drogata, che ti farebbe rimpiangere la più squallida delle seghe.
Nella fascia intermedia, le ONS sono una possibilità, ma le condizioni di accesso (tempo, fatica, ipogamata -anche notevole- assicurata) le rendono una strada impervia.
Validazione a parte (vedi sopra), decisamente sfavorevole da tutti i punti di vista rispetto a una serata trascorsa, dietro opportuna retribuzione, fra le cosce di Larjissa o Tatiana...
Perdonerai, spero, il sentimentalismo...
Ciao Caro,

-Mario-


Il Redpillatore Risponde

La tua analisi mi pare tutto sommato abbastanza buona, anche se aggiungerei qualche variabile in più perché nel finale mi sei sembrato troppo pessimista. Io sono un tipo esteticamente nella media e mi è ugualmente capitata la one night stand, e così a molti altri ragazzi che conosco e che non sono di certo degli 8.
Penso che oltre a quantificare la possibilità di farsela dare la sera stessa in base al valore estetico dell'uomo sia necessario anche considerare il valore estetico della donna e soprattutto la differenza di valore di mercato esistente tra le due parti della trombata occasionale.

Le opportunità di avere avventure di una notte sono tanto più elevate quanto maggiore è la differenza di valore che intercorre tra te e la tipa con cui vuoi andare.
Quindi più facile per un 7 avere un'avventura con una 5.5, che non per un 8 avere un'avventura con una pariestetica.
Penso che le donne più brutte abbiano mediamente più partner sessuali e che quindi si concedano anche con più frequenza delle avventure passeggere.
Quando lo fanno non credere che la diano solo agli 8, e neppure solo ai 7.
Improbabile che la classica tipa bruttina possa ambire agli 8 - che comunque sono molto rari - con così tanta facilità (parliamo sempre di conoscenze dal vivo, in chat è un'altra storia). Anche lei dovrà andare a pescare fra i tipi normocarini e talvolta qualche situazione si potrà rivelare propizia anche per i ragazzi nella media.
In conclusione, in linea di massima penso che la possiamo schematizzare così. La ONS è:
  • Facile e frequente per un carino o un bello che ripiega abbastanza esteticamente (diciamo 1.5-2 in meno)
  • Eccezionale ma possibile per un normaloide che ripiega esteticamente
  • Possibile ma raro fra pariestetici
  • Rarissimo o quasi impossibile per ragazzi nella media o sotto che sperano in avventure con tipe più belle di loro
L'asticella delle probabilità può però poi subire consistenti variazioni a seconda dello status (pensa a un dj in disco, se è famosetto di avventure ne ha lo stesso anche se normaloide) e dell'ambiente in cui i due si conoscono, che può fungere da moltiplicatore di probabilità.
Certi ambienti sono molto favorevoli perché viene azzerata la variabile della pressione sociale che è un forte deterrente e le chance di una ONS possono aumentare di parecchio dando qualche opportunità anche a soggetti nella media che in altre circostanze sarebbero completamente tagliati fuori.
Ciao e Grazie di seguirmi!



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