21/07/19

E' Tempo di Istituire la Tassa sulla Vagina (IRVAG)



Ormai è giunto il momento di dirlo esplicitamente, senza tanti giri di parole: la vagina va tassata.
Mi pare giusto così, dal momento che il pertugio femmineo si può considerare a tutti gli effetti un capitale idoneo a produrre ricchezza, nonché contemporaneamente un bene mobile di lusso, visto che spesso consente una vita facile e sfarzosa a chi la porta.
E quindi è giusto che venga tassato.

Abbiamo detto e ridetto fino alla nausea che la liberazione sessuale ha portato grossi danni alla nostra società e ha creato una situazione pesantemente sfavorevole per una grossa fetta di uomini, contemporaneamente dando un grosso vantaggio alle donne che, con la scusa del "la vagina è mia e ne faccio quello che voglio" ,hanno oggigiorno il potere di controllare il mercato di una delle risorse più importanti, ovvero il sesso.

Vedi: la Donna e il Sesso come Strumento di Ricatto

Grazie alla loro vagina le donne possono non solo ottenere gentilezze e trattamenti di favore, ma possono ottenere molteplici vantaggi economici e arricchirsi.
Cullandosi sugli allori, per giustificare i propri privilegi non fanno altro che ripetere che "il sesso non è un diritto". Ok, ma se il sesso non è un diritto bisogna prendere atto che è un privilegio, è un lusso.
E quindi paghino per questo lusso di cui dispongono.
Così come paga chi ha un'auto costosa, uno yacht o degli immobili.

Visto che lo stupro è reato e di tornare in cucina come facevano le nostre nonne non ne hanno voglia, visto che ormai è evidente che la vogliono dare sempre agli stessi, come e quando vogliono, visto che continuano a parlare della loro vita sessuale in termini di utilizzo di un bene e non come comportamento responsabile all'interno di una società, rimane solo una cosa da fare, e cioè riconoscere il valore economico del loro bene-organo riproduttivo e tassarlo.

E' tempo di istituire l' IRVAG - imposta regionale vaginale.

Una tassa sulla vagina che servirà per pagare le prostitute agli uomini che non sono abbastanza attraenti per avere sesso gratis.
Eh sì, perché si fa presto a dire che per risolvere il problema incel bisogna riaprire le case chiuse, ma poi le prostitute chi le paga? L'uomo medio ha comunque fondi limitati e non riuscirebbe mai ad avere la stessa vita sessuale di una donna senza dissanguarsi economicamente. Quindi è giusto che le prostitute siano le stesse donne che lo respingono a pagargliele.


L'IRVAG non diventerà l'ennesimo strumento del fisco per tartassare i suoi cittadini, ma sarà solamente un piccolo, misero contributo che sicuramente le femministe saranno felici di dare in nome della parità che tanto si battono per perseguire. E che del resto farà arricchire pure le donne, o almeno quelle che decidono di darla per denaro.

Naturalmente ci saranno da stabilire alcuni criteri per quantificare l'importo dovuto, che sarà calibrato sulla base del valore sessuale.

Ci saranno ovviamente diversi scaglioni fiscali, o meglio ficali, perché per quanto qualunque donna faccia una vita da sogno rispetto al suo corrispettivo maschile, non è sicuramente giusto che una giovane e bella paghi come una vecchia cicciona obbrobriosa.
Verrà istituita una commissione estetica, incaricata di valutare le future contribuenti (questo darà occasione anche anche di creare nuovi posti di lavoro).
Il voto delle esaminate non verrà dato direttamente dai giudici ma verrà calcolato indirettamente sulla base delle singole preferenze che essi mostreranno nei confronti di una piuttosto che dell'altra donna.

Si fissa l'imposta base, quella per la ragazza nella media, a 1000 euro annui.

Le tipe da 5.5 pagano mille euro l'anno, ogni mezzo punto in più si pagano 500 euro in più. Ogni mezzo punto in meno si pagano 100 euro in meno.
Il primo scaglione fiscale va dai 15 ai 24 anni, in seguito si paga il 2% in meno ogni anno.
Le donne impegnate con pariestetici o inferiori godranno di benefici fiscali, ma naturalmente fingere di essere impegnati in una relazione mentre si è single verrà considerata a tutti gli effetti truffa i danni dello Stato.


Alcuni esempi:

Concettina è la classica napoletana piccola e scuretta. Ha 29 anni, è single ed è alta 160 cm per 60 kg (sovrappeso moderato). E' una 5. Fa quindi una vita paradisiaca.

1000 euro. Si tolgono 100 euro per il mezzo punto e si riduce del 10% la somma (5 anni dopo i 24).
Concettina pagherà 810 euro annui di IRVAG. Una cifra francamente risibile che non copre neppure il costo di tutti i vari cocktail che riesce a scroccare il week end nei locali ma che potrà fornire circa una dozzina di prestazioni sessuali ad un uomo discriminato.

Pawlina è una fotomodella polacca di 19 anni, un bendiddio di ragazza 180 cm per 55 kg con occhi azzurri e capelli biondi. Voto 9. Single pure lei.

Pawlina paga 1000+3500 = 4500 euro annui di IRVAG, perché non può beneficiare dello sgravio età e fidanzamento.

Può sembrare ingiusto che ci sia una così poca differenza di tassazione tra il barilotto dell'esempio precedente e la dea baltoslava, ma bisogna anche considerare che le ragazze belle comunque portano ricchezza al Paese e piacevolezza estetica ai cittadini, e non vanno a compromettere il decoro urbano come quelle brutte, quindi è giusto che nel tassarle si tenga conto anche dei vantaggi che danno alla società e non solo dei loro privilegi individuali.

In Conclusione:


Come diceva il buon Gaudente, ogni donna nasce con un tesoro in mezzo alle gambe e ogni uomo con un mutuo. Compito di un Paese civile è redistribuire le ricchezze ed è quindi necessario fare in modo che ogni cittadino maschio possa soddisfare i propri bisogni primari così come possono farlo le donne.
Attraverso il prelievo fiscale lo Stato potrà disporre di fondi per finanziare le prostitute e renderle accessibili, o perlomeno economiche, per quegli uomini che non sono abbastanza ricchi e attraenti.
Tutto ciò senza andare ad intaccare la tanto preziosa "libertà sessuale" delle signorine italiane. Semplice, equo, efficace.

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71 commenti:

  1. No vabbè io ti amo :D

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  2. articolo delirante

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    1. Triggeron de triggeroni che non capisce argomenti seri declinati con toni ironici e faceti

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  3. Dopo questo...se fossi donna te la darei! XD

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  4. Però deve valere ANCHE per le regioni a statuto autonomo! :-D

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  5. Faccio parte del forum dei brutti ma non sono favorevole a questa proposta.
    Innanzitutto perché inapplicabile in un mondo dominato dal politically correct e dal nazifemminismo moderno.
    (Anzi, mi sembra si vada nella direzione opposta: alcune leader politiche -Boldrini in primis- hanno proposto di detassare assorbenti, ecc. in quanto si tratterebbe di tassa di genere)
    Inoltre, io non credo che mediamente le donne se la passino meglio degli uomini a livello economico e lavorativo. Vero che per alcune professioni essere di sesso femminile rappresenta un vantaggio, ma per le posizioni apicali vige ancora il "soffitto di cristallo" e restano ancora appannaggio del maschio.

    Il vantaggio dell'essere figa-muniti deriva dal fatto che difficilmente una donna finirà in mezzo a una strada, in qualche modo la sua vagina la salverà dal baratro, grazie ai milioni di disperati presenti tra il sesso maschile.


    Favorevole invece alla legalizzazione e tassazione della prostituzione, sono quelle le donne che dovrebbero versare un contributo in relazione alla loro figa.


    Saluti


    Barda_

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    1. Siamo noi uomini che dobbiamo emettere di darlo, addirittura pagando!!!! Ma nessuno lo capisce.

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  6. È superfluo indulgere in complimenti su come il Redpillatore riesca a declinare in chiave umoristica un argomento di così importante attualità.
    Ragazzi, il tema è dannatamente serio: dobbiamo cominciare a mobilitarci per porre all'attenzione dell'opinione pubblica l'esclusione di gran parte della popolazione maschile dalla vita sessuale e sentimentale che l'élite di donne e bellocci gode con pienezza e avidità, fottendosene del nostro disagio.
    Non possiamo e non vogliamo costringere le donne ad avere rapporti con coloro che non desiderano, ma dobbiamo obbligare la collettività a fornirci il soddisfacimento di quei bisogni che ci sono preclusi da una società che ci emargina. LA DISCRIMINAZIONE ESTETICA DEVE ESSERE TRATTATA GIURIDICAMENTE AL PARI DI OGNI ALTRO TIPO DI DISCRIMINAZIONE ETNICA E RAZZIALE, poiché gli effetti di esclusione che produce sono esattamente gli stessi.
    Spero che si possa iniziare una discussione seria e costruttiva al riguardo.

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  7. Post capolavoro, di gran lunga il migliore e propositivo di tutto il sito e probabilmente dell'anno intero.

    Complimenti e grazie per la risata generata dalla sola lettura del titolo.

    Se contemporaneamente si potesse abolire il bollo-auto (visto che in genere lo pagano gli uomini) si potrebbe redistribuire ulteriormente... ;-)
    Oh, prima che si obbietti "eh ma chi ha la Ferrari..." intanto chi ha la Ferrari fa 3 km/l quindi le tasse le paga già sulla benzina e sull'assicurazione, ma di solito opera trucchi fiscali per cui l'auto risulta domiciliata a Montecarlo o San Marino ecc. Una normale misura anti-evasione ripristinerebbe la democrazia contribuitiva post-bollo (oppure se proprio siete liguri, aboliamo il bollo per i veicoli sotto i 120 cv di potenza massima e raddoppiamolo per quelli sopra -al 90% uomini con alto valore M).

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  8. Complimenti per l' umorismo. Ma nessuno si sognera' mai di tramutare in realtà una proposta simile. Senza contare che andare con una prostituta non è assolutamente come fare sesso non a pagamento

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    1. se vuoi la girlfriend experience (che è proprio come free ma almeno sa fare i pompini) basta che alzi il budget... poi se sei ricco puoi anche convincerla a smettere (garantendole stesso income senza "lavorare") e così ricadi nel caso free-fotomodella.

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  9. È incredibile come io sia in disaccordo con l'idea di base (sarebbe paradossale applicarla e forse aumenterebbe il degrado sociale) ma sia d'accordissimo con le argomentazioni a sostegno.

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  10. Il problema di fondo è comunque uno e reale (aldilà di scherzi e ironia): è oramai obbligatorio indirizzare l'attenzione pubblica verso l'immensita di differenza di valore sessuale tra l'uomo medio e la donna media.

    E, come fatto notare, l'istituzione delle case di tolleranza non basterebbe poichè ad oggi probabilmente proibitive per la maggior parte degli uomini

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  11. Se vi impegnaste a vivere come persone civili come vi impegnate a scrivere questi articoli magari vivreste un po' meglio.
    E no, né lo stato né altri vi "salveranno"

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    1. Se per favore la tua ragazza quando si fa sbattere chiudesse la finestra o abbassasse il volume potremmo ipotizzare di ragionare come persone civili.
      Al momento pare una giungla, nè più nè meno.

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  12. Provocazione estrema e molto utopistica, anche se interessante.

    Cmq, secondo me, ha qualche "falla":
    - ingiusto secondo me far partire la tassazione dai 15 anni di età. Ci sono ragazze (meno rispetto al passato, ma ci sono ancora, soprattutto tra le figlie di immigrati di certe provenienze) per le quali è impossibile fino alla maggiore età o addirittura oltre anche solo avere qualche flirt con l'altro sesso, figuriamoci di più... Che facciamo? La applichiamo solo alle italiane o a tutte le residenti in Italia, indipendentemente dal possesso della cittadinanza?
    Inoltre, il partire dai 15 anni mi sembrerebbe un invito alla promiscuità precoce. Fino almeno alla maggiore età non ci vedo niente di male se ci si volesse impegnare in studio, sport, amicizie rimandando il sesso a dopo;
    - ci sono anche le omosessuali. Che facciamo, le consideriamo come se fossero single anche loro? Le penalizziamo ancora di più? Le esentiamo, salvo penalizzarle maggiormente nel caso l'omosessualità dichiarata fosse "di comodo" per evitare la tassa?
    - in base a dove si vive, le possibilità di incontro sono diverse (ed in effetti, anche qui si parla di "imposta REGIONALE"). Insomma, a parità di altre condizioni, sicuramente le ragazze che vivono nelle grandi città, soprattutto se nel centro-nord Italia, hanno molte più possibilità rispetto a quelle che vivono nella provincia profonda, soprattutto se al Sud. Che facciamo, facciamo lo sconto ad una che si mette con un pariestetico o addirittura di inferiore livello che risiede a Milano rispetto ad una che vive in un piccolo centro della provincia di Potenza o di Cosenza, che sicuramente incontra molte meno persone? Oppure no, per evitare che certe aree del paese si spopolino ancora? Insomma, anche questo è da valutare...
    - ci sono (fortunatamente rari, ma cmq di più rispetto agli uomini) casi di ragazze a cui muore il fidanzato/coniuge. Credo che queste abbiano diritto ad un periodo di esenzione. Ma quanto lungo? Un anno per tutte, o è troppo poco? Oppure lo facciamo variare in base all'età ed al luogo di residenza?
    - l'estetica delle persone può variare con il tempo. Ci sono non poche ragazze che a venti anni sono 7 abbondanti che a 35 sono a malapena delle 6, e quasi altrettante fanno il percorso inverso migliorando. Ogni quanto facciamo la revisione del "valore sessuale"? Ogni anno? Ogni due anni? Ogni cinque? Inoltre, tassando meno le meno belle e di più le più avvenenti, questo potrebbe portare ad indulgere nella trascuratezza estetica...

    Insomma, ammesso e non concesso che la proposta sia fattibile, ci sono davvero molte variabili da considerare...

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    1. Pero' , nato come articolo ironico-provocatorio, il pezzo ha stimolato costruttive obiezioni.
      Avanti cosi, si arrivera' a una ben strutturata proposta di legge!

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    2. almeno spero che tu non ti consideri normale...

      una prova dello scarso acume è la mancata obiezione: "si tassa in base alla residenza o alla nascita?"

      in più: ti pare che un'imposta possa dipendere dalle preferenze sessuali del contribuente?
      e il bello è che ci hai pure pensato sopra...

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  13. A Jonathan Swift piacerebbe questo elemento.

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  14. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  15. Grande red-pillatore :-) ottimo articolo pieno di ironia che però nasconde l'amara verità del mercato sessuale specie in questa miserrima nazione del melanzanistan o altresi chiamabile come: italietta degli italioti.

    Un articolo del genere se accoppiato a questa battuta che gira ormai da tempo {#01} potrebbe essere un dilettevole momento di gioia e risate per dei "pizzettari" blue-pillati che si trovano a bere il birrozzo e parlare di tipe, fighe e belle donne e sesso (idealizzato, mai fatto ed in attesa di trovare la popolana cicciona italiota che li renda degni di minima attenzione per poi zerbinarli).


    firmato: ex-nerd-chatters-slayer

    #01: https://cdn-img-f.facciabuco.com/210/uaos48evjr-ci-fan-pagare-di-tutto-in-futuro-pagheremo-anche-questa-tassa-tassa-sul-pene-penometro_a.jpg

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  16. Fai un articolo sul mewing

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  17. Ragazzi scrivo sotto questo articolo per dire la mia sul blog intero:
    Alcune idee veramente interessanti (poligamia/ipergamia per esempio) ma secondo me (mia modestissima opinione eh) spesso si esagera ottenendo l effetto contrario. Ecco alcuni punti in cui sono in forte disaccordo:

    - Si descrive una situazione eccessivamente disfattista, E' vero che le dinamiche descritte sono verosimili per quanto riguarda la provincia italiana ma nelle grandi citta spratutto europee la situazione e' molto piu equilibrata. A londra per esempio le ragazze sono molto piu disponibili a dare fiducia e farsi approcciare perché spesso la gente e sola e stanca dai ritmi lavorativi. Quindi se vede un ragazzo che puo darle un po di stabilita e compagnia abbassa parecchio le pretese

    - Ma che idea avete delle donne? Solo degli sborratoi e basta? Non so ma a me e' sempre piaciuto conversare con le ragazze a prescindere dall aspetto sessuale e anche per storie occasionali mi e sempre piaciuto una ragazza che fosse anche simpatica. Per non parlare della bellezza di essere con una persona con cui si sta bene e il conoscersi a vicenda. Secondo me ad alcuni farebbe bene iniziare ad avere amiche donne senza fini di sesso.... anche per apprezzare di più' il genere femminile

    - Qua si parla di un rifiuto come fosse una tragedia. Ma ragazzi sapete cos e' la vita vera?? Boh sembra che alcuni pretendano che le ragazze arrivino senza fare il minimo sforzo e devono essere anche carine
    Credo cha alcuni lettori siano molto giovani

    - si da troppa importanza alla bellezza. Sinceramente se avessi la possibilità' di aumentare una mia qualità' non sceglierei mai quella. Secondo me la usate un po' come scusa per stare in disparte e non buttarvi (per carita' essere belli aiuta pero guardate che dopo un po' diventa semplicemente abituale avere le ragazze attorno e magari si inizia a dare peso all'affinità' caratteriale e quindi la bellezza viene ridimensionato come vantaggio (a meno che non si voglia essere single a vita, allora si essere belli serve)
    Ma forse anche questo e' dovuto alla giovane eta' di chi frequenta il blog (mi fate sentire vecchio a 27 anni!!)

    Ottimo il suggerimento di emigrare in altri paesi sono d accordo. Perché non approfondire un po' di piu' quel punto?

    P.S.
    Sono un ragazzo normalissimo. Prima ragazza a 19 anni e pochi contatti con le ragazze al liceo e vedevo tutti i miei amici acchiappare più di me (mai sentito inadeguato). Spesso mi appassiono al mio lavoro/studio quindi ho passato molti venerdi sera a studiare/riposare dopo la settimana lavorativa
    Penso di avere solo due vantaggi rispetto alla media. Mi piace da morire (mi piaceva visto che ora sono impegnato) approcciare le ragazze sconosciute, mi da una scarica di adrenalina specialmente se fatto con un amico fidato, quindi non mi e' mai pesato prendere pali. Inoltre sono sempre stato single all'estero e viaggiato molto (a parte il liceo) e li L'intraprendenza paga di piu dell italia

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  18. Mi sembra che questo Blog, e soprattutto chi lo frequenta, sia veramente ossessionato dalla figa.
    Voglio dire, non è che sia l'unica cosa al mondo; anche quando dite che un uomo lavora, fa carriera e fatica solo per la prospettiva di avere una donna esagerate, e di molto.
    Sarà forse stato così in passato, e comunque non sempre.
    Non è che Alessandro Magno abbia conquistato il più grande regno sino ad allora conosciuto per compiacere una donna.
    E non è che Leonardo e Michelangelo abbiano creato opere grandiose per inseguire una gnocca. Anzi, erano gay...
    E non è che, poi finisco l'elenco ma potrebbe continuare all'infinito, Einstein abbia svolto le sue ricerche sulla realtività per la prospettiva di chiavare.
    Tutti questi e molti altri grandissimi uomini hanno fatto ciò che hanno fatto per soddisfazione personale, mica per conquistarsi una qualche copulata.
    Come loro, la stragrande maggioranza delle persone insegue obiettivi personali e professionali per il proprio piacere e la propria soddisfazione.
    Voi siete, invece, appiattiti sulla figa.
    E siccome non riuscite ad averla, nonostante l'ossessione, vi rincoglionite a vicenda con piagnistei tremendi che poi degenerano in pensieri folli, come quello di riportare indietro la società di cento anni.
    Non fraintendetemi: non sto negando che essere Incel sia un problema, ma non è nemmeno la più grande delle tragedie.
    Insomma, c'è chi nasce povero, chi malato, chi in una situazione familiare disastrosa.
    Voi siete nati brutti. Ma, cazzo, si sopravvive.
    Personalmente sono tutt'altro che bello: pelato, con la pancetta e i denti storti e, come potrete immaginare non ho un grande successo con le donne.
    Ma, diamine, non ho nemmeno mai pensato di disperarmi come fate voi, e ciò per un banalissimo fatto: e cioè che nella vita si può essere felici anche senza.
    Prima che qualche testolina brillante tiri fuori la storia della volpe e dell'uva, preciso che attualmente sono fidanzato, anche se spesso -e a lungo- non lo sono stato e anche se capisco benissimo che, domani, potrei ritornare single; prospettiva, quest'ultima, che però non mi fa disperare proprio perchè so che, appunto, si può vivere ed essere felici senza.
    Per lavoro vedo tutti i giorni bambini malati gravemente e, fidatevi di me: quando li vedi sorridere, non puoi non pensare a quanto sia davvero stupido disperarsi per le piccole o grandi miserie di ogni giorno, inceldom compresa.

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    1. Scusa se mi permetto, però non è che tu abbia letto con attenzione, per lo meno gli articoli, poi ci può stare che nei commenti si vada un po' fuori dal seminato o come si dice in gergo, off topic. Tu stesso sei un esempio di come funziona la redpill, hai capito che il mondo non deve girare intorno alla EFAIGEIEI e che ciascuno deve trovare soddisfazione in quello che è e che sa fare, poi quel che arriva è un di più. Lascia perdere i commenti di chi magari travisa i concetti o cerca di rendere tutto tragico e patetico. Io seguo da poco questo blog, alcuni "lettori" hanno delle belle intuizioni e delle belle menti pensanti, da cui si può anche imparare qualcosa, o anche solo avere un bel confronto costruttivo.
      Gino

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    2. Evviva l'ignoranza. Anche Alessandro Magno era omosessuale, e così Caio Giulio Cesare. L'imperatore Adriano era un bisessuale con preferenze omo. Sai com'è, tra guerrieri nell'esercito non si frequentava molta fica. Inoltre nell'antichità le donne erano fisicamente inesistenti e delegate a curare il nido. Odisseo il greco era un notorio eterosessuale, ma è un personaggio del mito.

      Comunque grazie per la predica, utile come la bicicletta per i pesci.

      E' evidente che il blog incontra le simpatie di torme di sfigati ma, scoop, anche questi hanno diritto di cittadinanza e voto e, toh, non sono neppure una piccola parte della popolazione.

      In ultimo, c'è in giro una grande quantità di donne estremamente gradevoli e stimolanti, MA l'autore cerca di fare statistiche generali e si riferisce alla parte marcia della campana di Gauss. La quale è maggioranza relativa.
      Colle eccezioni si fanno i romanzi, la realtà è un pelo più prosaica.

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    3. @Anonimo29 luglio 2019 12:06: mi pare però innegabile che tra chi segue questo blog siano frequenti le tendenze a indulgere in atteggiamenti sfiduciati e rinunciatari ed a attribuire ai riscontri che si hanno con il gentil sesso un peso preponderante e probabilmente eccessivo nell'autopercezione del proprio valore.
      Forse Valerio (che a mio parere ha scritto un post garbato e sensato, che non meritava un paragone come quello della bicicletta per i pesci) voleva invitare a riflettere al riguardo. Senza contare che, anche se si fa parte della parte svantaggiata (marcia mi sembra eccessivo...) della gaussiana, a meno che non si sia proprio agli estremi più critici lavorando su se stessi si può anche riuscire a passare dall'altro lato, ottenendone qualche soddisfazione ;) ...

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    4. @Anonimo del 29 luglio 12.06

      1)Evviva l’ignoranza si! La tua! Alessandro Magno era bisessuale, non gay. Oltre al famoso “Efestione” ebbe anche molte amanti e mogli
      2)si possono citare, comunque, decine di uomini eterosessuali celebri che hanno realizzato cose grandiose senza essere spinti dalla ricerca di una donna: Dante, Galileo, Cavour, Napoleone, Voltaire... l’elenco è infinito;
      3) il tuo discorso, comunque, non c’entra nulla; anzi, visto che ti piacciono le metafore, direi che è utile come le mutande in un film porno; il concetto era un altro; ovvero che le soddisfazioni e ragioni di vita per un uomo possono anche non derivare dal sesso o dalla famiglia;
      4)cosa c’entra il fatto che il blog sia letto “anche” dagli sfigati??? Lo so benissimo, anzi lo sono sfigato pure io.
      Ma siamo proprio noi sfigati i primi a dover comprendere che la vita non si esaurisce nella fica e che, di conseguenza, puó essere piacevole anche per coloro che non riescono ad averla.
      5) continuando a fare questi discorsi, invece, li si induce sempre più in una spirale autodistruttiva in cui vedono la figa come il sacro graal e stanno tutto il giorno ad autoflagellarsi perché non ne hanno una.

      Insomma, hai fatto un gran casino e non hai capito nulla di quello che ho scritto!

      @Anonimo del 29 luglio 12.57
      Esattamente, grazie.

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  19. Ricordo molti anni fa, ai tempi dell'università, c'era questo belloccio arrogante che riassumeva in sé tutte le caratteristiche tipicamente considerate "negative". Misogino, razzista, egocentrico, macchiavellico, ipocrita, bugiardo...insomma uno al quale non interessava altro che sé stesso e disprezzava tutti gli altri (pur facendo l'amicone di tutti perché incapace di dire le cose in faccia). Però non mancava mai di sottolineare come a suo avviso le donne fossero geneticamente inferiori, così come qualsiasi razza diversa dalla sua. E poi c'era questa ragazza: una sinistroide innamorata del politically correct, ipocrita buonista, che portava avanti qualunque ideologia a sostegno di animali, donne, immigrati e compagnia cantando (ovviamente disprezzando l'uomo medio caucasico che -si sà- è oppressore di natura e nemico dell'umanità).
    Neanche a dirlo si misero insieme, anche se lui non mancava di cornificarla o definirla "cagna" con i suoi amici. Eppure lei insisteva. Sosteneva che le donne incastrate in relazioni infelici dovrebbero liberarsi del partner per vivere libere ed emancipate, ma lui era almeno due punti estetici sopra di lei quindi quel discorso per lei non valeva. "Sto con lui perché lo posso cambiare" disse una volta. Io non ci ho mai creduto. Questa è la tipica giustificazione che dovrebbe nobilitare la sua scelta, lei ci stava assieme per puro altruismo no? Per migliorare lui. Che animo nobile.
    Come tante altre che usano questa scusa vogliono solo mascherare i loro istinti con una patina di virtù. Non poteva certo ammettere che "quel tipo mi fa vibrare la fregna come un tamburo, al punto che volto le spalle a qualsiasi stupida ideologia buonista che ho sostenuto fin'ora e mi faccio insultare ed umiliare da lui purché ogni tanto mi monti".
    So che non c'entra col post ma avevo voglia di raccontare questa storia. Per le donne però i patetici sono coloro che non scopano, pensando a queste persone mi chiedo davvero chi lo sia di più

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  20. @Anonimo29 luglio 2019 13:04: può anche darsi che lei fosse sincera nella sua intenzione di volerlo cambiare, o che fosse talmente tanto all'oscuro di se stessa da raccontarsi da sola bugie e di credere ad esse al punto di essere completamente incapace di ammettere che era talmente tanto attratta fisicamente da chiudere gli occhi sul resto... Sarebbe interessante sapere poi come è finita questa storia. E' lei che ha chiuso quando si è stufata o ha trovato un altro che la trattava meglio oppure è lui che l'ha lasciata, magari per un'altra pariestetica a lui con cui magari lui si è comportato diversamente?

    Il discorso è che lo zerbinare è tipico di tutti i rapporti in cui c'è una delle due parti che ha l'impressione (giusta o sbagliata) che sia l'altro quello che potrebbe avere di meglio, indipendentemente dai generi di appartenenza. Insomma, quello che ha timore di essere quello che vale meno, di solito è quello che punta meno i piedi e si sottomette di più...

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    Risposte
    1. @Anonimo 29 luglio 2019 13:17
      Ma è sbagliato comunque a priori il voler cambiare le persone, indipendentemente dall'avere o meno delle buone intenzioni.

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    2. @Andy: concordo, ma si sa che tra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare (soprattutto per le donne).

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  21. Ah ah ah ah ah, la tassa sulla vagina, troppo forte, mi hai fatto piegare in due dal ridere!!
    Ma allora, se una, come nel caso della mia ragazza, è gnocca, ma poverina, non ha un euro, che deve fare, darla via a pagamento per pagare la tassa?? Ah, ah!!

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  22. @MountainLion 21 agosto 2019 17:50
    No, nel suo caso, in quanto impegnata in una LTR, godrebbe di benefici fiscali... ;-D

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  23. Questo articolo me l'ero perso, fantastico nella sua utopistica ironia!!
    Un'ironia che però nasconde una verità di base, scomoda, che molti negano.

    Ogni donna è seduta su una cornucopia da cui può far uscire denaro, posizione sociale, favori di qualunque genere.
    Con la caduta dei tabù, ognuna di essere è libera di sfruttarla a proprio piacimento per migliorare la propria posizione, mentre il membro maschile, a meno di essere collegato a un viso di prim'ordine, non vale un tubo. Meno di una moneta fuori corso.

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  24. Per quanto si tratti di una provocazione(più distopica che utopistica) non sono assolutamente d'accordo...la figa ha valore"nel mercato sessuale" perché siamo noi uomini a dare un valore spropositato ad essa.

    La desideriamo in maniera spasmodica e meramente materialista...piace la donna come oggetto di piacere, a patto che rispetti dei canoni estetici determinati dalla società stessa(comandata comunque dagli uomini) di quello che è come persona poco importa

    Per come la vedo io sia uomini che donne sono attratti dal bello, ma il problema fondamentale è nelle dinamiche relazionali uomo/donna che si sono evolute malamente nella società capitalista...

    Se è vero che la donna ha il potere sessuale(ma ce l'ha in funzione della sua bellezza) nella società occidentale, è anche vero che quello economico e politico è in mano agli uomini(Pochi, senza scrupoli,avidi, egocentrici, ed egoisti)ed è nettamente superiore...

    Le donne che sfruttano la propria immagine/ bellezza (e nel caso delle prostitute il loro corpo)arrivando ad essere ricche sono veramente poche rispetto alla maggioranza e si tratta di attrici,modelle, cantanti, soubrette, ballerine(che comunque non arrivano mai ad esserlo al punto da avere peso nelle dinamiche di potere globali)...quelle a cui mirano guarda un po', gli uomini con i soldi e il potere...

    Secondo me si può essere felici anche con una donna normale(usando i termini di questo blog una "pariestetica") a patto che abbia una visione del mondo comune alla nostra e non sia la borghesuccia pretenziosa, materialista e viziata da mamma e papà...ma si riconoscono subito quelle...e non avere la pretesa di soddisfare il desiderio sessuale con donne inarrivabili esteticamente...

    Se io sono nato "cesso" non è che posso pretendere/ho il diritto per nascita di accoppiarmi con la "cerbiattina nordica" cercherò di migliorare là dove posso...(da un punto di vista economico, sociale e estetico)...ma se sono stato sfortunato amen...è delirante pretendere di avere le prostitute ventenni fighe pagate da quelle che mi rifiutano...se voglio la figa, almeno uno straccio di lavoro per mettere anche le puttane a budget devo sbattermi ad averlo...

    Al più come paese civile mi occuperei di regolamentare la prostituzione, togliendone il controllo e gli introiti alla criminalità organizzata dando anche la giusta dignità a tale posizione che contribuisce ad alleviare molta della sofferenza maschile...

    E dare la sicurezza soprattutto alle ragazze che sono in una condizione di sfruttamento che comunque per quanto ne dica la propaganda femminista sono una minoranza fra le prostitute...quelle che sono costrette a vendersi per poco e per strada più che altro...le altre è vero che si vendono ma ne hanno un ritorno economico importante, tale che se sono intelligenti nel gestire il denaro possono smettere dopo pochi anni, quando un lavoratore normale ne deve fare almeno una quarantina di anni ...)

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    1. se ti pare normale che 5 anni di rumena fica equivalgano a 45 anni di impiegato entry level (laureato+vincitore di qualche selezione) allora va bene tutto

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    2. Purtroppo quello è "il mercato"...infatti le prostitute non sono una soluzione sostenibile per avere una vita sessuale regolare e felice...sono solo un magro e triste palliativo...ma sempre meglio che nulla...ho letto post di gente che è arrivata a 45 anni vergine, pur facendo 20 anni di terapia con psicologi/sessuologi(la tristezza della tristezza)

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    3. Caro Thickfog, il tuo nick (nebbia fitta) è quanto mai rappresentativo del tuo pensiero! Banditore di menzogna hegeliana, progressista e femminista che non sei altro! Direi pure che sei una donna, se ormai non vivessimo in una società tanto perversa da convincere anche molti uomini di tali bluepill!

      [i]“la figa ha valore"nel mercato sessuale" perché siamo noi uomini a dare un valore spropositato ad essa”[/i]
      FALSO. O, meglio, è la solita verità apparente basata sulla negazione del substrato biologico di ogni desiderio (così come di ogni azione e di ogni pensiero umani). Siamo noi ad attribuire spropositato valore alla faiga, ma lo attribuiamo perché abbiamo un bisogno biologico più intenso e subitaneo! Non per scelta incauta o stupidità!

      [i]“La desideriamo in maniera spasmodica e meramente materialista...”[/i]
      La maniera propria del desiderio è spasmodica perché è il mezzo con cui il “genio della specie”, per dirla alla Schopenhauer, vede la possibilità di cogliere l’occasione per la perpetuazione della vita. Se non fosse spasmodica, ci saremmo già estinti (giacché, come evidenziato dagli interventi in questo blog, razionalmente accoppiarsi è una scelta svantaggiosa, ora in era femminista così come già ad inizio Ottocento, al tempo delle dame stronzette!). Quando non è spasmodica è amicizia, stima, voglia di stare insieme per evitare la noia, non è desiderio!
      La” maniera materialistica” è l’unica modalità di esistenza del desiderio sessuale (e di conseguenza l’unico modo sincero di rapportarsi fra i sessi). Esso, come tutto quanto è puramente natura, è “al di là del bene e del male”, discinto da razionalismi e moralismi e connesso invece alla “voluptas cinetica” che muove il mondo (e propaga la vita specie per specie) secondo la versione epicurea resaci in metrica dall’incipit del de Rerum Natura (l’inno a Venere). Il resto sono invenzioni dei poeti. In altri termini, bluepill (Lucrezio per me è stato il primo poeta redpillato). Per dirla tutta, il desiderio naturale dell’uomo per il corpo della donna non solo ha la stessa naturalità dell’avvento di una primavera, di un fiore che sboccia, di una cascata che irrompe, di una fiera inseguente la femmina nei boschi chissà dove, o del riflesso sull’onda lucente di quella conchiglia d’argento che (come dice Oscar Wilde) chiamiamo luna. E’ anche il primo motore della grande arte:
      [i]“Un uomo che vede la bella dama, e tosto la brama con tutto il sue essere, è pervaso da quello stesso fremito che mosse Jacopo da Lentini, notaio del Grande Federico II di Svevia, a inventare il metro perfetto del sonetto per celebrare la sua divina bellezza, è inondato da quello stesso languore che rende sublimi e inimitabili le Rime del Tasso, è permeato di quello stesso desire che spinse Catullo a comporre i carmi immortali di Lesbia, è invaso da quello stesso ardore che generò le novelle Rinascimentali e le rime petrarchiste di schiere di dotti dalle raffinate squisitezze intellettuali.”[/i]
      E queste furono parole mie (quando tanti anni fa conquistai virtualmente la donna più bella del web).
      Solo qualcosa di perversamente contro-natura e intimamente ignorante della vera cultura (l’Antichità Classica e il Rinascimento) può arrivare oggi a far sentire come “colpa”, a volte addirittura “crimine” (vedi le derive femministe sullo “stupro visivo” e sulla prostituzione come “stupro a pagamento”), comunque come “diminuzione del valore e della dignità della donna”, il nostro profondo, cupido, assoluto e per questo “vero” desiderio (molto più “vero” di quello femminile, che mai è ab-solutus, cioè sciolto, e quasi sempre legato ad un fine: procreazione, mantenimento, vanità, diletto, interesse economico-sentimentale, o gratuita stronzaggine)!

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    4. “piace la donna come oggetto di piacere, a patto che rispetti dei canoni estetici determinati dalla società stessa(comandata comunque dagli uomini)”

      Solita propaganda femminil-femmista (ancora peggio se interiorizzata da un maschio che si crede colto, intelligente e uomo perché danna e condanna il proprio desidero di natura!)
      Quella della “donna-oggetto” è pura e semplice impostura semantica! Ogni azione umana prevede (anche solo da un punto di vista semantico) un soggetto ed un oggetto. Normalmente ci si alterna nell’uomo e nell’altro ruolo nelle varie relazioni sociali (manco dio potrebbe essere sempre e solo soggetto: persino nel medioevo c’era chi ne faceva oggetto di studio). Proprio il fatto che la donna sia oggetto del desiderio maschile la rende soggetto di scelta (e quindi di potere contrattuale e non solo) sugli uomini. Personalmente, farei volentieri a cambio. Essere oggetto di desiderio implica essere meta delle azioni altrui, ovvero essere il fine. Ed il fine è sempre superiore ai mezzi (e a chi deve adoperarli). Chi è fine è posto sopra in partenza rispetto a chi deve agire per raggiungerlo. Ed è per questo che noi “cavalieri”, quando non possiamo prendere la scorciatoia pagando, siamo sempre “serventi” rispetto alle “dame”.
      E’ il colmo che le donne non solo mantengano ferocemente la loro posizione di privilegio naturale (corteggiamento, bellezza, ecc.), ma pretendano pure di farla passare per qualcosa di svantaggioso, per discriminazione! E colmo dei colmi è che qualche bluepillato sinistroide intellettualizzante come te come si accodi alle loro lacrime di coccodrillo!

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    5. Quella dei “canoni estetici determinati dagli uomini” è per buona parte una menzogna. Anche se sono uomini alcuni stilisti ed alcuni artisti che con il loro lavoro cercano di (dis?)orientare il senso del bello, essi non possono far altro se non declinare un desiderio esistente in natura e biologicamente fondato. Il Redpillatore ha esposto in diversi articoli i criteri che rendono oggettive e biologiche le basi della bellezza. Ma le mode possono soltanto rendere più popolare e rappresentato un tipo di bellezza piuttosto che un altro. Nessuno potrà mai far apparire ripugnante al nostro desiderio ciò che è bello per natura. Poi, certo, qualcuno preferirà sempre la Venere del Botticelli ed altri le creature che come musiche al vento sfilano in passerella. Ma chi ci dice se siamo attratti dall’una o dall’altro non è il direttore marketing della ditta di moda, ma sempre il nostro “genio della specie” (ad esempio, è risaputo che alcune persone basse sono attratte da quelle alte e viceversa proprio per la necessità di “livellare” la specie). I modelli estetici cambiano, ma i desideri naturali restano. E sono declinati in maniera specifica in ognuno di noi. Difficilmente modificabili per bombardamento mediatico. Anche ai tempi del Botticelli c’era chi amava le fanciulle eteree così come anche oggi c’è chi ama le donne curvy. Morale della favola: che viga l’uno o l’altro dei modelli estetici, le donne hanno sempre un ideale (la bellezza) adeguandosi al quale appaiono irresistibilmente attraenti, mentre noi (redpill docet) dobbiamo raggiungerne ben tre (look, money, status, anche se, personalmente, sono scettico sul primo e vedo negli altri due le declinazioni particolari, contemporanee e transeunti, del principio naturale dell’eccellenza, diversamente declinato in altre epoche). E solo per “passare la preselezione” (poi ne servono mille e una, comprese le sfumature di sentimento e le finezze dell’intelletto colte e apprezzate magari solo e soltanto da quella donna, per essere davvero visti come interessanti per un rapporto e quindi potenzialmente scelti dalla specifica sensibilità della singola donna in questione). Per essere “scelti”, poi, è necessario operare la cosiddetta “conquista” (anche se magari in forme moderne e anticonvenzionali), la quale, come sottolinea da due millenni Ovidio nell’ars amandi, implica tutti i rischi ed i sacrifici, i disagi e le privazioni, dell’arte della guerra, non ha mai esito certo (e neanche quasi certo come l’attrattiva naturale femminile) e necessita sempre di un’occasione da cogliere (nella quale magari giocarsi le carte della cultura e dell’eloquenza senza però sapere quale siano le regole particolari della mano in corso!). Anche qui: magari potessimo far cambio!

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    6. Quella della società “comandata dagli uomini” è invece proprio un capovolgimento della realtà effettuale. Certo, in passato e parzialmente (per fortuna!) ancora oggi erano e restano in mani maschili molte sfere del lavoro, della società, della cultura ecc., ovvero di tutto quanto è costruzione umana (anche perché, per dirla tutta, le società matriarcali senza classi, a cui vorrebbero tornare anarchici e comunisti, non hanno saputo creare un bel nulla non dico di “anagogico”, ma anche solo di propriamente umano al di là della specie…). Ma questo “mondo come rappresentazione” è stato edificato proprio per bilanciare la naturale preminenza femminile nel “mondo come volontà” in cui si situa la sfera sessuale e a cui direttamente rimandano i veri bisogni umani (anche solo psicologici) come il sentirsi apprezzati, desiderati, accettati. Il denaro (così come la posizione sociale, il potere, la cultura ed anche la poesia) non è un fine naturale, ma un mezzo ideato dall’uomo per giungere all’appagamento di tali bisogni. Non cadiamo nel tranello femminista di considerare conseguenza di discriminazione quella differente distribuzione della ricchezza (e dei ruoli sociali) fra i sessi la quale testimonia al contrario il privilegio femminile di avere valore (e quindi desiderabilità, potere, libertà di scelte ecc.) per quello che si è e non per quello che si ha, per ciò con cui si è nate e non per ciò che si deve diventare con merito o fortuna! Sarebbe il colmo se, oltre ad essere stati discriminati, come maschi, dalla natura, ci privassimo di quelle costruzioni sociali con cui abbiamo sempre cercato di bilanciare (o anche solo rendere possibile!) il rapporto con la bella donna e, addirittura, sostenessimo le “discriminazioni positive” (in realtà, io dico, “aggiuntive”!)
      Ecco dove sta la nostra reale debolezza sociale: nel veder considerata debole la donna quando noi riusciamo, con fatica, merito o fortuna o caso, a compensarne la forza in desiderabilità e potere. Non solum l'uomo, per bilanciare una condizioni di partenza che lo vedrebbe svantaggiato in quanto più importante davanti alla natura, alla discendenza e alla felicità individuale, deve rischiare, faticare o comunque impegnarsi e spendere fortune o meriti individuali, sed etiam il frutto stesso di tale bilanciamento (quando riesce) viene presentato come colpa, come "ulteriore prova" della sua "discriminazione contro le donne", come ulteriore conferma che "queste sono deboli/vittime e vanno protette/risarcite" (quando non riesce è propagandato semplicemente come "conferma della stupidità maschile" o trascurato perché in esso si spenga ogni speranza di felicità residua per l'uomo, sino al suicidio o alla perdita di interesse per la vita)

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    7. “di quello che è come persona poco importa”

      Persona in Latino significa letteralmente “maschera”. Perché dovrebbe importare quello che rappresentiamo in quella commedia della vita umana piuttosto che ciò che siamo davanti alla natura (animali desideranti), alla discendenza (perché i nostri geni, e non le nostre “convinzioni morali”, si tramanderanno davvero con certezza ai posteri!), alla speranza di felicità individuale (perché senza appagamento del bisogno naturale di bellezza e piacere dei sensi vi è solo infelicità)
      “O, mai buoni sentimenti dove finiscono?” (l’ha chiesto pure, con tono da anima bella romantica, un’utentessa di questo forum). Finiscono nello stesso posto in cui veniamo mandati dalle fanciulle appena, con ingenuo trasporto per la bellezza (e nessuna conoscenza ancora della stronzaggine o comunque della doppiezza femminile), tentiamo i primi approcci con loro. Finiscono nello stesso luogo in cui devono stare gli uomini quando non soddisfano i livelli di LMS pretesi dalle donne desiderate. Finiscono nella medesima faccia oscura della luna assieme a tutti i sospiri degli amanti, a tutte le promesse non mantenute, a tutte le ore perdute, al senno di Orlando ritrovato da Astolfo in viaggio nel suo viaggio colà con l’Ippogrifo!

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    8. “Per come la vedo io sia uomini che donne sono attratti dal bello,”

      Sì, ma in maniera diversa. E qui anche io “divergo” dalla redpill ortodossa. Non ammetto che il desiderio/bisogno di bellezza sia uguale fra i due sessi (non sarebbe manco giusto lo fosse). Citando sempre me stesso:

      “Mi fanno ridere coloro che, politicamente corretti, vorrebbero "pari diritti" in amore. (e allora dicono, quando vedono per la prima volta una donna, di guardare all'anima, o di non desiderare altre donne anche se belle quando sono felicemente fidanzati e altre amenità più o meno credibili).
      E' infatti evidente che, mentre un uomo mira alla bellezza, una donna ama altre virtù, quali la capacità di dimostrare il proprio valore, di affermarsi, la capacità di far sentire alla fanciulla di vivere in una favola, l'abilità di perdere la donna negli imperi occulti del sogno, la brama di erudizione e di squisitezze intellettuali, la sete di cultura, la tensione all'eccellenza nel fare come nel dire ed altre infinite virtù che si esprimono soltanto con l'uso della parola, con la modulazione della voce, con il tempo dato al corteggiamento e che in un giovane ed inesperto non possono per forza di cose svilupparsi in quella prima età nella quale sulle donne fiorisce la bellezza. Di qui il primo lato della disparità.

      Per gli stessi motivi, però, una donna non bella, reale o virtuale che sia, avrà, come voi dite, tanto poco seguito quanto ne avrebbe un uomo brutto, stolto, povero e senza cultura, a dispetto di ogni sentimento e di ogni ulteriore qualità personale. Al contrario, un uomo, mostrandosi virtuoso, o comunque capace di imporsi in qualche modo nel mondo (se nel mondo eroico ed omerico la gloria era conseguita mostrando la propria virtù sul campo di battaglia, in un mondo capitalista come quello moderno la stessa stima è raggiunta con la capacità di produrre ricchezza) potrà sopperire a carenze fisico-estetiche, se, come cavaliere, può dimostrare quando vale. Egli, dalla pubertà alla vecchiaia, non farà altro che cercare di trarre piacere dalla vastità multiforme dell'universo femmineo, nella misura in cui le sue possibilità glie ne daranno modo. Di qui l'altro lato della stessa disparità."

      La bellissima donna a cui scrivevo sintetizzò “gli uomini si innamorano con gli occhi, le donne con le orecchie”.

      Ed io concludevo:
      “Se la Donna è come un verso, non può e non deve essere apprezzata dalla Ragione, ma deve essere amata dall’anima nell’istante in cui si fa visibile, allora l’uomo è come la prosa ampia, elegante ed armoniosa del Boccaccio: ha bisogno di tempo e di spazio per esplicare tutto il suo fascino e deve soprattutto comunicare un senso. Una donna potrà apprezzare un uomo dopo averlo conosciuto nel fondo dell’animo, così come si apprezza un romanziere, il suo pensiero e il suo stile, dopo aver letto le sue opere, ma per un Uomo non esiste fiamma d’amore vero che non scaturisca dalla vista, il più nobile dei sensi, come sosteneva Cavalcanti. Dall’ammirazione per la Bellezza l’uomo dotato di intelletto si eleva alla contemplazione di quel mondo Ideale dello spirito a cui ha anelato a lungo nelle sue speculazioni filosofiche o nelle sue estasi artistiche. La Donna, sacerdotessa di Citera sulla Terra, proprio come un verso perfetto, deve rispettare, nel corpo e nello spirito, nel vestire e nel guardare, nel comportamento e nelle movenze i canoni classici di armonia, di compostezza e di equilibrio, raffigurando al contempo l’elegante slancio della bellezza terrena verso quella divina con la grazia dello stelo di un giglio proteso verso la luce.”

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    9. “ ma il problema fondamentale è nelle dinamiche relazionali uomo/donna“

      Il “problema fondamentale uomo/donna” non è un problema risolubile (purtroppo o per fortuna!). Si chiama vita. Come scrive Nietzsche nella "Gaia Scienza":
      "nonostante tutte le concessioni che sono disposto a fare al pregiudizio monogamico, non potrò tuttavia ammettere mai che si parli di uguali diritti nell'amore per l'uomo e per la donna: infatti non ce ne sono. Il fatto è che l'uomo e la donna intendono per amore ognuno qualcosa di diverso e in ambedue i sessi appartiene alle condizioni dell'amore il fatto che un sesso non presuppone nell'altro lo stesso sentimento, lo stesso concetto di amore. [...] io penso che non si potrà superare questo contrasto di natura mediante nessun contratto sociale, neppure con la migliore volontà possibile di giustizia: benché possa essere auspicabile che quanto v'è di crudo, di terribile, d'enigmatico, di immorale in questo antagonismo non ci venga posto costantemente dinanzi agli occhi. L'amore infatti, pensato come cosa totale, grande, piena, è natura, e in quanto natura qualcosa di immorale per tutta l'eternità."

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    10. “che si sono evolute malamente nella società capitalista...”

      Massì, diamo pure la colpa al denaro, il quale è invece uno dei mezzi che potrebbe permetterci di bilanciare socialmente la naturale preminenza femminile! E se invece di criticare il capitalismo in sé, provassimo solo a togliere denaro (e quindi potere) alle donne e ai loro alleati progressisti? Per semplice “gender balance” (come dicono loro)! E’ essenziale che sia praticata (dalle donne belle) e praticabile (da tutti noi) la prostituzione o, come la chiamavo io, il “Sacro Antichissimo Culto di Venere Prostituta”:

      “Mentre una giovane donna è apprezzata e disiata, come Beatrice, al primo sguardo ("benigna sen va sentendosi laudare") un giovinotto ha necessità di una "occasione" per dare sfoggio di quelle virtù che potrebbero renderlo gradito agli occhi dell'amata. Questo fa sì che vi sia una chiara disparità nel rapporto. Tale disparità è il vero motivo della ricerca di sacerdotesse di Venere da parte degli uomini gaudenti. E' anche il motivo per cui, in assenza di cacciatori, i clienti sono gazzelle e le escort leoni.”

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    11. “Se è vero che la donna ha il potere sessuale(ma ce l'ha in funzione della sua bellezza) nella società occidentale, è anche vero che quello economico e politico è in mano agli uomini(Pochi, senza scrupoli,avidi, egocentrici, ed egoisti)ed è nettamente superiore...”

      Ne sei sicuro, caro il mio progressista/marxista bluepillato?
      Proprio perché il suo potere nasce da qualcosa di inscritto nella natura (la bellezza, ovvero la sua illusione nascente dal desiderio naturale) può essere “assoluto”, mentre il nostro è sempre “relativo”, persino quando si tratta di un totalitarismo che possa contare su un sistema di propaganda e repressione (il quale, però, non riesce a modificare i pensieri e i desideri intimi come invece può fare la tirannia erotica: sotto lo Stalinismo, a casa, di nascosto, si poteva sparlare del partito, mentre noi non possiamo criticare il femminismo nemmeno lì, se teniamo alla LTR, e molti di noi nemmeno arrivano a redpillarsi fra sé e sé!).
      Figuriamoci poi quando è puro e semplice “potere contrattuale” dato dalla possibilità di spendere denaro. Se i leoni fossimo noi uomini, non dovremmo pagare. Proprio il fatto di pagare dimostra che siamo, piuttosto, coloro che rischiano lo sbranamento e pagano un “riscatto” ai “barbari” (alle leonesse, per restare in metafora) per non essere devastati.
      Proprio perché chi ha molto potere contrattuale con le donne sono pochi uomini, poco vantaggio ne ricade sugli altri (specie poi se, come oggi, quei pochi finanziano e propagandano il nazifemminismo). Chi “comanda” la società (e le sue tecnostrutture) nel migliore dei casi si disinteressa dei problemi degli altri uomini (è la cosa che più mi colpisce tutti i giorni al lavoro: sia UN professore universitario, un ingegnere, un manager o un politico, l’uomo “realizzato” spende la propria giornata al lavoro per “avere successo” personale e far funzionare lo stesso sistema che, foraggiando il femminismo, danneggia sua possibilità di vita felice in quanto uomo!) nel peggiore li ostacola (un po’ per egoismo, in po’ per accondiscendenza alla cultura dominante, misto di stupidità cavalleresca e demagogia femminista), . Solo una femminista può dire che il mondo occidentale è maschile sulla base delle “posizioni di potere più in vista”. Ti suggerisco la lettura del libro “il Mito del potere maschile” per schiarirti le idee. Ho già scritto troppo qua.

      Ti lascio con una battuta della donna a cui erano dedicati i miei passaggi. “Chi paga è il leone? Allora fra voi e la vostra banca, siete voi il leone? Permettetemi di ridere!”

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    12. P.S.
      Anche nel resto, rovesci causa ed effetto. E’ la pretesa femminile della preminenza sociale (oggi declinata in termini di LMS) ad essere la causa prima ed a far sì che le donne più belle ricerchino gli uomini non solo più fighi ma anche più ricchi e potenti. Che siano principalmente uomini coloro i quali accettano di spendere la propria vita (riuscendoci solo in un uno per mille dei casi) ricercando potere e ricchezza ad ogni costo materiale e morale (ivi compreso fare cose che non piacciono per comprare cose che non servono) è una conseguenza.
      No, non si può essere felici senza poter raggiungere ciò che la natura prima della cultura ci fa desiderare.
      “Chiedi al rio perché gemente/ dalla balza ov'ebbe vita/ corre al mar, che a sé l'invita,/ e nel mar sen va a morir:/ ti dirà che lo strascina/ un poter che non sa dir.”
      L’Elisir d’Amore, oltre a contenere la più esplicita delle redpill nella vicenda stessa di Nemorino (prima sfigatello e innamorato senza speranza di Adina –“Quant’è bella, quanto è cara/ più la vedo e più mi piace/ ma in quel cor non son capace/ lieve affetto ad ispirar”, poi superfigo appena eredita e felice sposo, convinto sia stato tutto merito dell’elisir!), ha anche quest’aria, la quale, meglio di ogni trattazione antropologico-culturale, restituisce tutto il senso del potere della bellezza e dell’impossibilità di scegliere (o cambiare razionalmente) cosa ci “debba” piacere.
      Come facciamo a scegliere colei da cui essere attratti? Certo sarebbe tutto molto più semplice se si potesse scegliere di essere attratti e soddisfatti da una donna di bellezza men che mediocre per la quale non ci fosse la fila! Beato te se davvero ci riesci!

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    13. Io no, io non sarei mai in grado di “accontentarmi” nel desiderio. Il desiderio è, per definizione, ciò che non si contenta, ciò che travalica i confini, ciò che travolge il bilancino della ragione. Per me la bellezza è un bisogno. E’ un bisogno nella vita, quando parto nel cuore della notte per farmi trovare pronto a rimirare l’alba su un ghiacciaio salendo alla vetta “inaccessibile”. E’ un bisogno nel pensiero, quando, allontanandomi dalla sciatteria contemporanea, resto fedele a Boccaccio in prosa e al Petrarca in poesia. E’ un bisogno nel corpo, quando preferisco congiungermi carnalmente solo una o due volte all’anno (pagandole profumatamente) con donne di bellezza tanto alta e nova da essere altrimenti soltanto sognate ad occhi aperti quando passan per via come musiche al vento, sognate ad occhi chiusi quando ci si addormenta sotto il plenilunio, e rimirate in tv durante le passerelle di moda, piuttosto che cercare relazioni continuative (e gratis solo ufficialmente!) con fanciulle di bellezza non alta (ma di comportamento sempre altezzoso!).
      Proprio l’alone di irraggiungibilità, che rende tali creature simili alla pura e intatta luna di leopardiana memoria, le ammanta di una luce diffusa, di un’aurea di idealità armoniosa e beata, tale da farle apparire più belle di ogni altra cosa umana o divina, più desiderabili di ogni paradiso immaginabile, eternamente lontane e risplendenti come stelle, incomparabili nella loro altezza infinita a tutto quanto sia terreno e “a portata di mano”.
      Certo, questa è anche la causa dell’impossibilità (mia e anche altrui) di conquistarle, di avere con loro rapporti gratuiti e a lungo termine. Mi devo accontentare di qualche momento strappato (grazie al denaro) al caso (anzi, all’impossibile!) e proprio per questo avente nella mia vita la valenza di un sogno (che è diverso dalla realtà proprio perché rappresenta qualcosa di non correlabile con causa/effetto alla catena di eventi reali quotidiani). Ma, per me, sono i momenti per i quali è bello vivere.
      Sarà perché, a mo’ di comprensibile “rivalsa”, reagisco con la “pretesa” di strafighe agli atteggiamenti di malcelata sufficienza o di aperto disprezzo che, come tutti, ho dovuto subire in età liceale e universitaria anche da “normobruttine”?
      Sarà perché, nonostante vent’anni di redpill (credo senza modestia di essere stato uno fra i primi, dato che non chiedo ad una ragazza di uscire dal febbraio del 1999 e mai ho avuto rapporti non pagati), resto in fondo l’ultimo romantico?
      Sarà perché davvero le italiane sono così pretenziose che una bellezza inferiore al nove (nel senso non solo del voto, ma del nono cielo!) non giustifica mai il costo in termini di fatiche, corteggiamenti, sincerità, dignità, recite (e comunque sempre denaro sotto forma di cene, regali, vacanze e stili di vita) e il rischio di ferimenti, inganni, umiliazioni pubbliche e private, inflizioni di dolore psichico e fisico, frustrazione fino al suicidio o alla perdita di interesse per la vita (tutte cose che da sempre accadono agli “innamorati”)?
      Pensatela come volete. Resta il fatto che non sono il solo a desiderare quel genere di donna. Segno che c’è un motivo comune a tutto il nostro genere, e non semplicemente una mia fissazione personale correggibile con “la cultura”. Altrimenti non si spiegherebbe come proprio gli uomini più colti, potenti e ricchi perdano la testa e a volte pure il denaro, la libertà, la vita per potersi accompagnare a modelle o presunte tali.

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    14. E’ veramente ipocrita raccontare che “basta accontentarsi per essere felici”. Miro a donne troppo belle? Forse, ma allora mi dovete spiegare come faccio a sentirmi felice e appagato nella sfera sessuale se quanto per natura mi spinge verso il mondo femminile, ovvero il bisogno di godere della bellezza nelle grazie di colei che interpreta il sogno estetico dell'anima contemporanea, deve "accontentarsi" o addirittura "attendere e reprimersi" per cause di forza maggiore.
      Se per natura, quasi per istinto, sono mosso a disio verso le lunghe chiome, il claro viso, il corpo statuario, l'alta e slanciata figura, le lunghissime gambe perfette, la pelle liscia ed indorata come riva baciata dall'onde e dal sole, le braccia scolpite, le forme rotonde dei seni, il ventre piatto e levigato e l'altre grazie ch'è bello tacere, per cultura (a prescindere dalla mia volontà), quasi per bombardamento mediatico, il mio immaginario erotico (tramite riviste, televisione, pubblicità) viene in tal senso confermato e definito, come faccio a contentarmi, o addirittura a provare quella sensazione di pienezza e perfezione propria dell'amore (il quale, come insegna il Convivio platonico, è ritrovamento della parte mancante di sè grazia a cui si riconquista la primordiale completezza), se non mi trovo innanzi ad una fanciulla di bellezza pari almeno a Belen?
      Non è uno scherzo: una bellezza meno compiuta mi lascierebbe il pensiero di non avere il massimo dell'umanamente concepibile, di non essere innanzi a colei che dà forma e vita ai miei sogni.
      Mi potrei "contentare" (come in effetti si contentano le donne, quando al posto del loro principe azzurro accettano provvisoriamente un uomo normale, purchè non le faccia faticare, le porti a cena, le accompagni in viaggi e vacanze, le faccia sentire massiamemente belle e disiate, le faccia ridere, le sappia perdere negli imperi dell'illusione e del sogno, le sappia mostrare cor gentile, le sappia accostare la bellezza corporale di donne a quelle bellezze non corporali e non mortali con cui nei versi, nei marmi e nelle musice sono divenute dee le donne cantate dai poeti) se almeno le "donne comuni" si concedessero senza troppi sforzi (o magari facendo per me quanto deve fare di solito un "uomo comune" per loro). In tal caso potrei abbandonarmi al loro agire, lasciando siano loro a fare tutto, e verificare per prova se il bisogno di divertimento o sentimento, per una notte o per una relazione, possono comunque, anche senza Belen, essere appagati.
      Poiché ogni donna, a prescindere dal proprio livello estetico e intellettivo, pretende da qualsiasi uomo l'avvicini, la sopportazione delle stesse fatiche, degli stessi tempi, delle stesse tensioni psicologiche, delle stesse sofferenze fisiche e mentali (per non dire le stesse irrisioni al disio, le stesse umiliazioni pubbliche e private, gli stessi disagi da sessuali ad esistenziali) che pretenderebbe Miss mondo, ogni tentativo di accontentarsi cade per me a priori.

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    15. Non ho mai incontrato ragazze con cui possa trovarmi in sintonia?
      Forse, ma anche le pulcelle con cui ho immediatamente e senza sforzo stabilito un legame di empatia o di amicizia sentimentale (ma non erotica), con cui vi è una affinità elettiva nel sentire il mondo e nel consolarsi delle ferite del vivere, con cui vi sono confidenze intime o almeno simpatie reciproche, si trasmutano completamente non appena dalla corrispondenza platonica si finisce (da una parte o dall'altra) prossimi al desiderare uno sviluppo in senso erotico.
      Non appena la relazione fino ad un attimo prima paritaria, amichevole e soddisfacente per entrambi diviene simile all'asimmetrico rapporto madonna-messere anche la fanciulla più simpatica, aperta e "alla mano" diviene (anche se non soprattutto quando è interessata davvero a noi) irriconoscibile. Non solo non farà mai nulla per farsi avanti per prima o per facilitare il compito di chi deve farsi avanti (di chi LEI vuole si faccia avanti), ma può addirittura dilettarsi a renderlo più arduo con ambiguità da risolvere (attuate per capriccio, vanità, accrescimento del proprio valore economico sentimentale, gratuito sfoggio di preminenza erotica o sadico diletto nel suscitare disio per compiacersi della sua negazione e di come questa resa ), prove da superare (imposte per verificare il reale grado di interesse dell'uomo, come le famose serie di dinieghi e respingimenti cui il vero corteggiatore deve resistere) e costi (materiali e morali), dolori (di corpo e psiche), fatiche di ogni genere, sacrifici (finanziari e temporali), rischi (di ferimento, inganno e patimento), frustrazioni (fisiche e mentali a volte fino all'ossessione), umiliazioni (pubbliche e private) e disagi (di ogni sorta) da sopportare (e inflitti per mera vanagloria nel poter misurare la propria avvenenza in base a quanto un uomo è disposto a offrire e soffrire per lei).

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    16. Vedo tutto nero? Sono troppo rinunciatario?
      Forse, ma è una constatazione oggettiva che nessuno, ripeto nessuno (a prescindere dal fatto di tentare continuamente o meno, di farsi sempre avanti o di essere schivo, di essere ottimista o pessimista), fra i maschi a me simili per condizione sociale, ricchezza e "potere" sia mai riuscito a conquistare o anche solo ad avvicinare una donna potenzialmente in grado di interpretare il mio sogno estetico. Solo chi mi supera per evidenti doti di ricchezza (e non già di sensibilità, intelletto, cultura o cuore) riesce in effetti ad accompagnarsi a fanciulle che potrebbero inserirsi (sia pure nella fascia bassa) nell'insieme delle attrici, modelle, ballerine cui il mondo contemporaneo affida il compito di rappresentare la bellezza. Ma a prezzo di costi materiali e morali, sacrifici e impegni non certo irrilevanti (che forse non sarei disposto a sopportare neppure per Belen).

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    17. Sono ossessionato dalla bellezza e dimentico i bisogni sentimentali?
      Forse, ma in primis, per natura dell'uomo, è dalla debolezza estetico-erotica che si profonda la debolezza sentimentale (chi è superficiale in questo punto è superficiale nell'istinto), e in secundis non vedo quale bisogno sentimentale potrei appagare con chi fin da principio mi tratta da specchio su cui testare l'avvenenza, da pezzo di legno innanzi a cui permettersi di tutto, da pupazzo da sollevare nell'illusione e poi gettare nella delusione o, nel migliore dei casi, da attore costretto alla parte del casanova o da giullare per farla divertire.
      Io tengo presente più di tutti che l'uomo è platonicamente composto da corpo, anima e spirito, ma al contrario di tutti non penso che i bisogni delle tre parti debbano per forza essere uniti nella ricerca della donna (manco fosse il Graal: quello della cavalleria era solo un simbolo).
      Ritengo dunque saggio appagare i bisogni naturali grazie alle sacerdotesse di venere (di bellezza ben più alta e nova di quella delle donne medie conquistabili), pagando subito e in moneta (con la certezza del corrispettivo) anziché dopo anche e soprattutto in fatiche, tempo, sincerità, dignità e recite, appagare i bisogni sentimentali grazie alle superne creazioni della grande arte (donne ideali partorite dalla mente dei più puri e fanciulleschi fra gli uomini, gli artisti, che nelle figure femminili hanno quasi sempre trasposto, vedi il Tasso, la parte più sincera e preziosa della propria maschilità repressa dalla società e dalle donne che volevano "l'uomo forte", e quindi delicate, profonde e sensibili come nessuna donna reale potrà mai essere) e appagare i bisogni spirituali tramite sport come l'automobilismo o l'alpinismo in cui la ricerca di quanto è massimamente difficile, duro, pericoloso, selettivo, mortale, necessitante di fatica, costranza, freddezza, abilità e coraggio (e quindi, per questo avente in sè più valore) può avvenire sulla base sì della fortuna e delle proprie abilità (e non già del capriccio soggettivo inconoscibile a priori di una donna) e senza permettere alla dama di turno di sfogare il suo arbitrio e la sua perfidia su di noi (o di sbranarci in ogni senso economico-sentimentale). Il coraggio degli eroi e quello degli imbecilli ha questo di differenza (in un caso si rischia sulla fortuna e sulla virtù, nell'altro ci si mette nelle mani di una donna).

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    18. “Se io sono nato "cesso" non è che posso pretendere/ho il diritto per nascita di accoppiarmi con la "cerbiattina nordica" cercherò di migliorare là dove posso...(da un punto di vista economico, sociale e estetico)”

      Proprio chi è nato “cesso” deve sentire come proprio “diritto umano” la possibilità di compensare con lo studio, il lavoro, il denaro, la cultura, il potere e tutto quanto si possa conseguire con merito o fortuna individuale tutto quanto, in desiderabilità e potere contrattuale, alla “cerbiattina nordica” è dato dalla natura. E’ quello che avviene nei paesi civili (dove studiando e lavorando seriamente si guadagna), almeno laddove il femminismo non arriva ad impedire l’acquisto di prestazioni sessuali (tipo l’orrida Svezia: è inutile pure guadagnare tanto laddove il frutto del lavoro non può essere impiegato per indurre la bella donna all’amplesso offrendole ciò verso cui sia mossa da bisogno/brama di intensità e ineluttabilità pari a quanto da noi provato per la bellezza!). E’ quello che non avviene più nell’Italia post-crisi (dove il lavoro qualificato non è remunerato come lo è all’estero). E quello che avviene sempre meno anche nel resto d’Europa e dell’Occidente, “grazie” alle varie quote rosa e discriminazioni positive (che precludono possibilità ai giovani maschi, peraltro già bersagliati nella stabilità psichica e nell’autostima da campagne mediatiche terroristiche e colpevolistiche iniziate sui banchi di scuole, proseguite dalla cinematografia hollywoodiana e dalla cultura tanto ufficiale quanto “social”, e portate a termine da leggi staliniste a senso unico femminil-femminista). E’ quello senza cui non si può parlare di “giustizia sociale”: se ella ha il privilegio di essere apprezzata per la bellezza (e non deve fare altro), allora io (cesso o meno), che non ho quel privilegio (neanche quando sono bello!) devo poter compensare con altro ed avere la contropartita di poter accompagnarmi alla bella anche essendo brutto, se so creare un valore sociale equivalente! Che il “dovere” della bellezza spetti solo alle femmine, le quali godono del corrispettivo “diritto” (di essere corteggiate, desiderate, accettate per quello che sono) e non già a noi, che di quel privilegio non godiamo e che per essere desiderati o anche solo accettati dobbiamo corteggiare o comunque emergere socialmente!

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    19. “...ma se sono stato sfortunato amen...”

      Dovresti vergognarti di averlo scritto: “se ti è andata male, accetta che la vita, se pur ne verrà, non sia che per piangere le tue sciagure”. Le tue parole sembrano parafrasare le ultime lettere di Jacopo Ortis e potrebbero indurre al suicidio chi si senta “incel” (del genere: “in questa vita tiè andata male, amen, riprova con la prossima”). No, finché c’è vita c’è lotta. Finché c’è l’uomo c’è il diritto alla lotta (alla faccia del pacifismo femminista!). Se la società non ci permette di appagare i nostri bisogni naturali (e il desiderio sessuale, che è sempre suscitato, seppur a vari possibili livelli, tramite la bellezza, è uno di questi) abbiamo tutto il diritto non solo di chiedere, ma pure di ottenere con la rivolta! Perché mantenere un patto sociale a senso unico femminil-femminista? La tassa sulla vagina era (magari metaforicamente) il modo pacifico di chiedere (un’organizzazione sociale che davvero permetta a tutti comparabili possibilità di scelta e di forza contrattuale). Se verremo soltanto derisi, allora quell’odio di cui ci accusano si organizzerà e finirà per ottenere con la forza (come è stato in parte con l’Isis, spesso formata non da retrivi fanatici religiosi, ma da incel che hanno conosciuto l’occidente e hanno deciso di contrapporvi un diverso modello sociale: se tanto caos è stato sollevato da pochi foreign fighters, che accadrà quando si solleverà l’80 percento degli uomini?).

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    20. “…è delirante pretendere di avere le prostitute ventenni fighe pagate da quelle che mi rifiutano...”
      Delirante è piuttosto continuare a sostenere o anche solo sopportare un ordine sociale che impedisce di fatto all’80 percento degli uomini (non solo a me, che ho gusti molto selettivi e accetto consciamente di rarefare i rapporti in cambio di un picco qualitativo, ma anche a chi si contenterebbe di una “normocarina”) di avere una vita sessuale soddisfacente! E che al contempo ci tratta come gli “oppressori” e ci fa sentire “criminali” e ci induce a sentirci “in colpa” o “in debito” con il genere femminile!
      Si sono ridotti alla fame interi paesi (vedi Grecia e anche Italia) per calcolo di dominio politico/economico. Cosa impedisce, con la stessa “morale”, di “affamare” un paese in cui le gnocche siano carine, in modo da indurre la gran parte delle giovani e belle a diventare escort o intrattenitrici da FKK anche per cifre affrontabili dalle nostre tasche? Nulla di più “immorale” di quanto fa il “filantropo” Soros amico e sostenitore delle femministe! Solo che per una volta l’immoralità avrebbe un fine positivo per noi!
      Oppure, come propone più “moralmente” il redpillatore, si tassano proprio le femmine italiote, causa, con la loro comprovata stronzaggine e la loro dimostrata pretenziosità, della frustrazione di ogni nostro disio, per pagare a caro prezzo le escort o le prostitute care come lo sono ora! Sarebbe proprio un bel modo di rispondere alle loro provocazioni: “sei solo un segaiolo represso” (lo dicono quando non hanno argomenti). “Certo, e la colpa è tua che sei stronza e te la tiri. Quindi paghi!”. Davvero non vedo alcun delirio.
      Molto più delirante che proprio a coloro le quali generano inappagamento imponendo (nel corteggiamento) forche caudine impossibili alla maggior parte degli uomini venga riconosciuto il “diritto” pure di “compiacersi” della loro negazione andando in giro “(s)vestite come ci pare” con ciò generando pure frustrazione (se non irrisione). Come ha detto bene il Redpillatore, la libertà implica anche la responsabilità: ogni nostra libera scelta ha una ricaduta sul prossimo di cui, se vogliamo vivere in società, dobbiamo PAGARE le conseguenze. E non si sta parlando di uno ius prime noctis, ma solo di una tassa!

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    21. “Al più come paese civile mi occuperei di regolamentare la prostituzione… E dare la sicurezza soprattutto alle ragazze”
      Io aggiungerei: dare sicurezza soprattutto a noi, che senza la possibilità concreta di appagare i nostri bisogni naturali, non possiamo vivere da altri che da “insicuri”.
      Comunque, alla fine, siamo d’accordo, ma ciò (la regolamentazione) non avverrà mai, se continuiamo a sostenere le bluepillate del femminismo nell’analisi sociale e culturale. Le femministe avranno sempre facile gioco nel falsare i dati e dire che “sono tutte sfruttate…comunque dal patriarcato”.

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  25. Quelle di Thickfog rappresentano una serie di blue-pills care alle femministe, le quali reclamano PARITA’ in ogni aspetto del “mondo come rappresentazione” (studio, lavoro, posizione sociale, cultura, denaro, potere, ovvero tutto quanto non è dato in natura, non esiste di per sé, ma è stato creato ex nihilo –e semplicemente, appunto “rappresentato” sulla scena della vita - dalla mente umana per “vivere sopportabilmente”, nascondendo dietro un “velo di Maya” la tragedia dell’esistenza – “il basso stato e frale e il mal che ci fu dato in sorte”, direbbe Leopardi - e lo spietato meccanicismo della “Natura matrigna”) proprio mentre, nel “mondo come volontà” (ovvero quanto esiste da sempre per la sopravvivenza della specie e di cui fanno parte desiderabilità, amore sessuale, riproduzione, attrazione e quindi potere di scelta e forza contrattuale nei rapporti amorosi e tutto quanto davvero conta innanzi tanto alla natura e alla discendenza quanto ad una vera felicità individuale intesa come appagamento dei bisogni naturali) continuano a sfruttare, senza limiti, remore né regole, in ogni modo, tempo e luogo (fuori e dentro la prostituzione, dalle discoteche agli uffici, dalle spiagge alle vie, nell’incontro più fugace e occasionale come in quello più studiato e duraturo), le DISPARITA’ naturali (di numeri e desideri, volute dalla Natura per i suoi fini di propagazione e selezione della vita, totalmente avulsi dai concetti umani – troppo umani – di felicità, libertà, giustizia, uguaglianza, solidarietà, ecc.: se le femmine desiderabili fossero in numero pari ai maschi disianti e se il desiderio femminile avesse sorgesse con la stessa fulminea rapidità e la medesima tuonante intensità di quello maschile – come credono certi antropologi freudomarxisti - la femmina non potrebbe selezionare efficacemente e la Natura non otterrebbe di escludere i maschi “meno adatti” dalla riproduzione), grazie alle quali (qualora non intervengano “bilanciamenti sociali” in grado di dare desiderabilità e potere contrattuale anche agli uomini) possono pressoché unilateralmente scegliere il partner, aprire e chiudere qualunque rapporto, stabilire o cancellare qualunque “regola” di convivenza e “decisione condivisa” (ché chi non la condivide finisce in un millisecondo a “fare all’amore col telescopio”, non avendo a disposizione gli altri 364 potenziali sostituti da cui ogni donna è mediamente corteggiata nei suoi anni migliori) e rispetto alle quali tutto quanto la voce mendace del femminismo chiama “discriminazione” o addirittura “oppressione” è semplice giusto, equo ed umano “bilanciamento”.

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  26. Perché dobbiamo assolutamente primeggiare nel lavoro e brillare nella carriera? Semplice perché per esse il lavoro e la carriera sono una scelta, per noi un obbligo. Una donna può per natura (e quindi anche per cultura) ricevere il sorriso degli astanti, l'accettazione della società, il desiderio dell'altro sesso, l'ammirazione di tutti al primo sguardo, di per sé, per la bellezza (quando manca vi supplisce l'illusione del desiderio), la grazia, la leggiadria, senza bisogno di mostrare obbligatoriamente altre doti o compiere particolari "imprese" (cui invece sono costretti i cavalieri, i quali senza esse restano puro nulla socialmente trasparente), né tanto meno di raggiungere certe posizioni (lavorative e non) di prestigio, fama, ricchezza o preminenza sociale. A prescindere dalla sua posizione sociale e lavorativa può realmente avere potere nel mondo all'interno di quei ruoli a lei propri per natura (madre, amante, con dente, musa o amica), che nemmeno la più misogina delle società può cancellare né la più nera delle povertà togliere, o comunque anche all'esterno di essi in ogni occasione sotto qualsiasi regime politico, grazie a quelle possibilità di influire sulle cose e sugli uomini tramite quanto più in essi vi è di più profondo e irrazionale, notate a suo tempo da Rousseau, correlate alla predisposizione all'esser madri (e quindi a plasmare un'anima pur mo' nata, a intuire bisogni e desideri prima anche siano espressi, a prevedere nell'infante comportamenti sociali e tendenze naturali, a siglare per prima la pagina bianca dell'infanzia dell'uomo, a influenzare quanto poi sarà la sua intima personalità) ed evidenti in ogni rapporto umano non banale (in cui appunto l'influenza della donna sull'uomo è sempre molto maggiore di quella inversa). Per sperare di avere gli stessi sorrisi, la stessa accettazione sociale, la stessa desiderabilità amorosa, la stessa ammirazione universale immediata, l'uomo è invece costretto a mostrare certe doti e a compiere una serie di imprese, o comunque a conquistare una certa posizione di prestigio o preminenza nel lavoro e nella società. L'uomo deve lungamente e faticosamente costruire, con lo studio, il lavoro, il successo, la fama, il prestigio, la cultura, il denaro, il potere (sociale) e quant'altro possa discendere da meriti o fortune individuali gli strumenti per sperare realisticamente di ottenere in termini di desiderabilità e potere (reale) tutto quanto alle donne è dato dalla natura grazie alle disparità di numeri e desideri nell'amore sessuale e a quelle psicologiche correlate alla predisposizione all'esser madri.

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  27. Si tratti del fugace incontro di una notte o dell'avventura sentimentale di una vita, la situazione è sempre dispari a sfavore dei maschi: per essere accettato come amante per l'ebbrezza di una sera deve passare per le forche caudine del corteggiamento (nelle quali tanto, troppe dame, potrebbero permettersi qualsiasi perfidia sessuale, qualsiasi tirannia erotica, qualsiasi avvelenamento amoroso, qualsiasi sbranamento economico sentimentale, o comunque anche solo prolungare all'indefinito quella condizione di preminenza psicologica con loro mirate, disiate, accettate per quello che sono - belle, ché ove manca la bellezza supplisce l'illusione del desiderio, e noi costretti a fare qualcosa per apparire degni di tal "dono divino", con loro “possibilitate” già a rilassarsi, dilettarsi, valutare con calma l'eventuale presenza o eccellenza delle doti volute, pregustarsele in un caso o irriderne l'assenza nell'altro, scegliere se divertirsi con noi o su di noi, e noi obbligati a sopportare la tensione di un esame, a restare concentrati per mostrare il meglio di noi, o quanto riteniamo possa apparire agli occhi femminei come tale, quando vorremmo abbandonarci alle onde della voluttà e del sentimento, a restare angustiati dal disio e a rimetterci ad una decisione altrui), per essere scelto come miglior padre della gura prole deve primeggiare socialmente (o comunque mostrare doti di forza, intelletto, dialettica e persuasione che ne facciano presumere la possibilità anzi la certezza).
    Nel primo caso ad una donna basta stare ferma sul piedistallo della bellezza (o, meglio, dell'illusione del desiderio) e scegliere con calma fra i tanti che si fanno avanti colui il quale mostra eccellenza in doti immediatamente evidenti ed oggettivamente valide al pari della bellezza (come quelle conferenti primato o prestigio sociale) oppure in quelle doti (di sentimento o intelletto) soggettivamente per lei importanti o irresistibili per un rapporto, dopo averlo più o meno lungamente messo alla prova e costretto a mostrare il meglio di sé (o quanto la donna vede come tale), mentre nel secondo può sempre decidere per prima, in quanto è già disiata per la bellezza e per le forme ch'è bello tacere (dal punto di vista del genio della specie garanzia di salute e di predisposizione alla gravidanza e all'allattamento e quindi irresistibili per l'istinto maschile: essendo l'uomo mosso dal principio di propagazione della vita a disiare immediatamente quante più donne possibili - in un anno potrebbe avere cento figli come il re priamo avendo a disposizione altrettante donne - e la donna da quello di selezione a farsi disiare anche da mille uomini per scegliere fra i pretendenti chi soddisfa le doti volute per la discendenza - e non è la mente ma l'istinto a saperlo - la seconda può quasi sempre scegliere anche a vantaggio del proprio personale interesse, il primo no, dovendo per ineludibile bisogno di bellezza e per la rarità di offerta di quest'ultima accettare colei che interpreta il suo sogno estetico anche quando priva di altri vantaggi) e comunque può diventare madre con una probabilità di buona riuscita (in termini sia di successo riproduttivo sia di felicità di vita personale) totalmente indipendente dal suo successo sociale (al contrario dell'uomo).

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  28. Perché non dobbiamo permettere alle donne di "esserci pari" nel lavoro e nella carriera? Altrettanto semplice: perché non sarebbe giusto da un punto di vista complessivo. Il mondo che noi abbiamo generato (il mondo storico, quello ordinato da chaos in kosmos ad opera delle grandi civiltà indoeuropee rette da valori virili e aristocratici - la Roma Repubblicana, la Persia Iranica, la Grecia Omerica, l'India dei Veda, la Germania Sacra e Imperiale - rispetto alle quali le società matriarcali senza classi sono apparse prigioniere delle specie o comunque storicamente recessive, anche quando come nel caso degli Etruschi avrebbero potuto disporre di alcuni strumenti tecnologici ancor più avanzati) è solo nostro (in quanto costruito da noi soli secondo i nostri soli valori, quelli che, anche in un mondo come quello attuale decaduto rispetto ad essi, possiamo ancora leggere tra le righe dell'Iliade, dell'Eneide, dei Poemi Persiani, della Baghavad Gita, dell'Edda, del Beowulf). Anche (per non dire soprattutto) loro è il mondo vero, il mondo delle cose più afferenti la natura, la discendenza e la felicità individuale, rispetto al quale il nostro è non già oppressione (opprimere non è obiettivo dei savi), bensì equo e umano bilanciamento volto a permettere anche a noi di avere pari libertà di scelta e forza contrattuale in quanto davvero conta per sperare realisticamente di vivere liberi e felici (o, meglio, non troppo tiranneggiati e sopportabilmente) nonché di riprodursi (o anche solo di essere accettati per l'avventura di una notte).

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  29. In occidente in genere si è raccontato per troppo tempo al giovane maschio che siamo nati tutti uguali e tutti ugualmente destinati a godere del diritto di vivere “liberi e felici”. Su questa base lo si è convinto a ripudiare certi schemi e certe protezioni “tradizionali” (storicamente funzionanti nella prassi) in nome di una teorica, anzi, mitologica “emancipazione” la quale si è rivelata a senso unico femminil-femminista. Razionalmente è difficile giustificare, in un mondo di persone teoricamente “libere ed uguali”, perché mai chi nasca maschio abbia il dovere della cosiddetta “conquista” e chi nasca femmina il privilegio di star ferma sul piedistallo della bellezza (anche quando non vi è, basta l’illusione generata dal desiderio) mettendo alla prova i pretendenti (costretti ad offrire e soffrire a capriccio della “dama”) e selezionando chi eccelle nelle qualità volute, perché mai i primi debbano sempre “fare qualcosa”, “lavorare su se stessi”, agire e parlare per soddisfare qualche aspettativa o compiacere la società e le donne, siano costretti ad una tensione degna di un esame (di cui peraltro non si conoscono chiaramente né programma di studio né criteri di giudizio) mentre le seconde siano tutte a priori “speciali” (“perché voi valete”), possano essere amorosamente disiate, socialmente accettate, universalmente mirate, per quello che sono (sicuramente donne, forse belle), non abbiano il dovere di mostrare doti particolari o di compiere quelle “imprese” (siano esse sociali, lavorative o amorose) cui sono invece obbligati i cavalieri, possano rilassarsi e scegliere comodamente (e perfidamente) se ridere e divertirsi CON loro o SU (contro) di loro. La frottola dell’uguaglianza viene tenuta in piedi invertendo mondo vero e mondo apparente: l’hegelismo residuale della cultura moderna viene usato dal femminismo e dal progressismo in genere per far credere che gli esseri umani, proprio come fossero “figure dello spirito”, abbiano come loro finalità “naturali” raggiungere una certa posizione lavorativa, guadagnare tot euro, ammantarsi di un dato tipo di prestigio sociale, ecc. (tutti, insomma obiettivi “rappresentativi”), quando ogni sguardo capace di superare il velo di Maya vede chiaramente come, per il fatto di essere prima di tutto “animali” (etimologicamente: esseri dotati di anima, esseri, quindi, viventi), essi, semmai usino lavoro, posizione sociale e potere/prestigio per appagare i veri bisogni: l’istinto sessuale, la riproduzione, la necessità psicologica di sentirsi mirati, disiati, apprezzati. Proprio il privilegio naturale femminile fa sì che, avendo le donne tutto questo molto spesso “in partenza”, abbiano molti meno motivi per cercarlo attraverso la fatica, lo studio, il lavoro e tutto quanto si possa conseguire con la fortuna o il merito individuale nel “mondo come rappresentazione”. Non per incapacità (come credono i vetero-maschilisti) o per discriminazione (come vogliono far credere le femministe), ma per statisticamente minore bisogno coloro che hanno già nel “mondo come volontà” il loro potere, la loro realizzazione e la loro “felicità” perdono la parte migliore della loro vita a ricercare quanto invece gli uomini sono obbligati ad inseguire (se non vogliono restare sessualmente negletti e socialmente trasparenti).

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  30. Solo stupidità maschilista e demagogia femminista possono credere il contrario e presentare come prova di debolezza o di discriminazione la conseguenza di una preminenza naturale e di un privilegio. Se non ci arriva la filosofia a spiegare questo ai maschi, ci sta arrivando la vita, in termini di contatto crudo con la realtà naturale e la stronzaggine femminile. E i movimenti di pensiero sprezzantemente definiti “misogini” ma in realtà semplicemente “disincantati” (qualcuno, sulla scia di Matrix, ha deciso di chiamarci “redpillati”) sono destinati a moltiplicarsi a livello planetario. E’ il tipico caso in cui la psiche ferita arriva, per istinto, a svegliare la ragione ottenebrata dallo pseudo-illuminismo. Le ragioni della necessità di vivere prevalgono sulle costruzioni sedicenti “razionali” (morale, progresso, civilizzazione ecc.).

    Psicologicamente è pesante dover tollerare una società libertina a parole e continuamente suscitante disio per immagini e al contempo puritana nei fatti (ché la maggioranza dei maschi sotto i 40, al contrario delle femmine, ha meno rapporti ora rispetto a mezzo secolo fa: causa del cosiddetto “fenomeno incel” - il quale, lungi dal dipendere esclusivamente da problemi psicologici individuali, esistenziali e contingenti, è invece un fenomeno sempre più comune destinato a divenire una bomba sociale nel medio periodo - e frutto della cosiddetta “ipergamia” femminile la quale porta le donne, dalle belle alle brutte, a concentrarsi tutte su quella ristretta percentuale di uomini “capibranco”, ovvero detentori del primato e del prestigio sociale variamente declinato nell’apparire mediatico o nella possibilità economica) e repressiva nei comportamenti (la prostituzione, a parte il paradiso germanico, è quasi ovunque criminalizzata o resa inaccessibile all’uomo medio, mentre persino uno sguardo è molestia, un invito violenza, un corteggiamento non arrendevole stalking). Ormai le nuove generazioni di maschi, se non de-virilizzati per tempo dall’educazione “gender-free” (ammesso sia possibile su larga scala vincere la natura con le balle della cultura: magari i femministi/mangina politicamente corretti di oggi un giorno, per reazione, esploderanno come bruti), non tollerano più il diritto di sbatterci le tette in faccia accostato al dovere non solo di non toccarle ma pure, sempre più spesso, di non guardarle (troppo) ed al divieto di pagare una donna adulta e consenziente per poterle finalmente toccare!

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  31. “Il sesso non è un diritto” Ci dicono. “E’ di più” dico io “ è un bisogno”. I diritti sono costruzioni sociali, culturali e umane spesso arbitrarie e sempre mutevoli (talvolta pure sbagliate, come nel mondo attuale dove si chiamano con questo nome pure capricci senza capo né coda tipo cambiare genere a caso o riprodursi fra persone dello stesso sesso), mentre i bisogni (e il sesso è uno di quelli primari) sono certezze universali della natura. E quando i primi si contrappongono ai secondi, alla fine della fiera è la natura a prendere (giustamente!) il sopravvento. Per quanto indottrinate, le masse maschili un giorno si rivolteranno “per istinto” se non (perché questo è difficile laddove la cosiddetta “intelligenza” sia controllata dal potere mediatico manipolatorio) “per ragione” al giochino cinico e baro del femminismo sopra descritto (e proprio dal mondo anglo-americano, dove il cancro femminista è più maligno e l’epidemia progressista più virulenta, stanno provenendo i primi segnali in tal senso, dall’elezione del “puttaniere” Trump al “politicamente scorretto” Boris Johnson).

    In Italia in particolare, non ne possiamo più (e questo sito ne è una spia) di fanciulle di bellezza non alta ma di comportamento sempre altezzoso che trattano con malcelata sufficienza quando non con aperto disprezzo chiunque tenti in qualsiasi timido approccio, di coetanee di livello estetico-intellettivo non certo superiore al nostro che pretendono attenzioni, regali e corteggiamenti degni di miss mondo, di stuoli di amici/ammiratori pronti dare tutto in pensieri, parole ed opere per la sola speranza. Spesso la colpa di questa “corte dei miracoli d’amore”, che attende come un cliente d’epoca romana davanti alla casa di un patrizio con la sportula in mano, è attribuita alla “stupidità” del maschio italiano. Questa analisi confonde la causa con l’effetto. Il comportamento stupido è causato dalla disperazione del non avere alternative, data l’estrema rarità di fanciulle davvero avvenenti e il conseguente assoluto potere contrattuale di ogni creatura vagamente somigliante a qualcosa in grado di suscitare un sia pur minimo palpito di desiderio. Solo perché nell’est Europa migliori combinazioni genetiche garantiscono maggiore disponibilità di fanciulle attraenti non vediamo certi comportamenti fra i nostri simili di quelle terre.
    La prostituzione è ormai l’unica via percorribile, per cui va difesa ad ogni costo come la linea del Piave, se non vogliamo ridurci (anche noi che “abbiamo aperto gli occhi”!) come chi, inginocchiato o prostrato (nell’anima prima ancora che nel corpo) mendica amore e attenzioni a colei dal cui solo altero gesto dipendono il paradiso della concessione o l’inferno della negazione.

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    1. @Beyazid
      Complimenti per la tua analisi.

      "e proprio dal mondo anglo-americano, dove il cancro femminista è più maligno e l’epidemia progressista più virulenta, stanno provenendo i primi segnali in tal senso, dall’elezione del “puttaniere” Trump al “politicamente scorretto” Boris Johnson"
      Spero anch’io che si propaghi presto un’inversione di tendenza e che sempre più persone si rendano conto del marcio che gli “sponsor” della “società aperta” ci stanno propinando per inebetirci, impoverirci e ridurci a una poltiglia umana sempre più disunita, povera, infelice e manipolabile.

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  32. condivisibile però ammazza' che fatica

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