25/11/18

Storia di un Uomo Strano

Caro Red,


sono un tuo accanito lettore e ammiratore. Lo so, lo so…tu avresti preferito un’ammiratrice gnocca, e invece sono maschio e pure brutto, ma che tte devo dì…
Ho visto che, soprattutto negli ultimi tempi, si sono susseguiti sulla tua pagina vari racconti di crudezze giovanili; per questo motivo ho pensato di scriverti anche la mia storia.

“E chi te l’ha mai chiesto?!”, dirai tu.

Vero e, del resto, chissà quanti messaggi come questo ti arriveranno. Il fatto è che la mia esperienza è molto diversa da quelle che ho letto finora e, magari, qualcuno ci si potrebbe anche riconoscere.

Ad ogni modo, io te la racconto. Cestina pure, se credi.

Dunque,

Innanzitutto, mi descrivo:

altezza 1.59… “la stessa di Maradona”, o almeno così mi piace dire.
peso 78 kg;
denti marci e pure storti;
capelli radi e sebosi (ma biondi…);
viso pallido cadaverico;
occhi azzurri.

In altre parole, un cesso. Brutto da far schifo; in parte per l’accanimento di “madre” Natura, in parte per mia responsabilità (vedasi la scarsa igiene e la dieta ipercalorica).

 Ho frequentato le scuole elementari e medie nel mio paese natale, un piccolo borgo a pochi chilometri dal confine elvetico (la cosa ha la sua importanza, come vedrai…), senza praticamente alcun intoppo.

Pochi amici, praticamente tutti compagni di classe, nessun fratello o cugino di età vicina alla mia, ho sempre trascorso gran parte della mia vita in solitudine. È per me una condizione talmente normale che spesso mi riesce difficile comprendere o consolare chi si lamenti di esser solo… ed anzi, se devo dirla tutta, le volte in cui mi è capitato di andare in gita o in vacanza con amici (e bada, sono state davvero poche), ho sempre trovato fastidioso ai limiti dell’infernale il non potermi girare senza imbattermi in un altro essere umano.

In compenso, sono sempre stato (forse per compensazione) molto bravo negli studi, con una predilezione per la matematica e l’informatica (all’epoca, agli albori).

Un nerd della più bell’acqua.

Come ti dicevo il mio rapporto col genere umano è sempre stato piuttosto saltuario; considerato come una bestia rara, i miei coetanei tendevano a non interagire con me, il che, in fondo, era tutto ciò che desiderassi da loro.

La scelta delle scuole superiori fu praticamente obbligata: liceo scientifico.

La mia classe era composta da venti persone, fra cui sette ragazze. Di queste, tre brutte, due bruttissime e una della quale a stento si comprendeva la classificazione biologica e il sesso.

Una sola gnocca, che in realtà appariva tale anche per raffronto alle altre.

Qui comincia la prima “stranezza” rispetto ai racconti che ho letto. Il sesso, infatti, era “Non Pervenuto”.
Quasi nessuno, maschio o femmina, era fidanzato; la gnocchetta di cui sopra –in verità- pare lo fosse, ma il suo compagno frequentava un’altra scuola e non si ebbe mai modo di vederlo.

Naturalmente, nelle altre classi le cose andavano diversamente, anche se non ho mai assistito a nulla di simile a quanto ho letto nei racconti altrui. Forse perché, va detto anche questo, ho una quindicina di anni più di chi li ha scritti e i tempi hanno avuto modo di cambiare notevolmente, soprattutto dopo gli anni ’90.


Tornando a me, la mia attenzione era più che mai rivolta ai libri, esattamente come era accaduto durante le scuole medie.

Accanto agli studi, però, da bravo nerd, ero dedito ai videogames e, soprattutto, ai giochi di ruolo.

Questi costituirono un modo inedito di stringere amicizie coi miei compagni di classe, alcuni dei quali condividevano questa passione.

Accadeva infatti che, talvolta, ci trovassimo a casa mia nel pomeriggio a giocare a Dungeons and Dragons, a “il Ritorno di Cthulhu”, o a “Vampire The Masquerade.”

I miei genitori, non abituati all’idea che potessi frequentare esseri umani, sembravano tra il felice e il frastornato. Solo, essendo i giocatori tutti maschi, temo i miei vecchietti abbiano dubitato per qualche tempo della mia eterosessualità; pensando a tutte le volte in cui in seguito mi avrebbero rimproverato di non avere una ragazza, credo sarebbe stato meglio se avessero continuato a credermi gay…

Ma appunto, veniamo al sesso. O meglio, non veniamo affatto.


Perché, come avrai potuto capire, la vecchia cara patonza non era che un pallido pensiero, per me non più concreto dei draghi di Tolkien.

Sapevo della sua esistenza, ovviamente. Così come sapevo che molti miei coetanei avrebbero fatto qualunque cosa, compreso il camminare sui carboni ardenti, pur di poterne sfiorare un solo pelo.

Considera che, oltretutto, erano gli anni 80, e le giovincelle d’oggidì, mezze svestite e agghindate come veline, te le potevi scordare… solo jeans, felpe e tanta, tanta immaginazione.

Ma a me, in tutta franchezza, non ne fregava molto.

Sfogavo le mie pulsioni sessuali in solitudine e non sentivo il bisogno di nient’altro. Quando anzi vedevo i miei coetanei compiere sforzi notevoli per apparire più belli o sobbarcarsi di fatiche e spese degne di un poema epico per le ragazze, mi ribaltavo dalle risate. Mi sembravano altrettanti criceti sulla rotella.

Nulla ha mai suscitato la mia ilarità quanto un uomo innamorato. Sono un mostro? Bah.. esteticamente, senza dubbio.

Giunse così il diploma (massimo dei voti) e intrapresi l’Università.



Da subito mi trovai bene nel mondo accademico. L’idea di non dover dare retta a nessuno e preparare i miei esami in piena autonomia era, per un solitario come me, una vera manna dal cielo.

La mia facoltà era oltretutto pressoché priva di portatrici di vagina e le poche coraggiose a stento si distinguevano dai loro colleghi maschi, sicché…

Alle mie necessità  corporali provvedevano, alterandosi amorevolmente -e senza alcuna gelosia- Ernesta ed Evarista. Chi? La mano destra e quella sinistra, ovviamente.

Poi un giorno, un mio amico, uno di quelli con cui giocavo (ancora) a Dungeons and Dragons, mi fece un discorso strano…

  •     Ma tu ci sei mai andato, a puttane?
  •     (ridendo) no, ma che dici?
  •     Beh, non hai una ragazza, vorrai andare a puttane no?
  •     Ehm, non saprei… perché, tu ci vai?
  •     Certo.

Si spalancò così dinanzi i miei occhi, irto ed inesplorato, l’abisso del puttantour: venne fuori che il mio amico era un vero professionista. Un tempo vergine come l’olio Carapelli, scoraggiato dalla patata free –era anche più brutto di me- aveva deciso di affidarsi all’amore mercenario. Pochi chilometri, volendo da fare anche in treno, e si aveva accesso a un vero e proprio Luna Park del sesso: il Canton Ticino.
Mi intrattenne a lungo sull’argomento. Scese in particolari, dettagli minuti, alcuni dei quali, onestamente, avrei preferito ignorare. Essendo mio amico e credendo di rendermi un buon servigio, oltretutto, ogni cosa era accompagnata da suggerimenti da “espertone”, per evitare fregature e –il mio amico era piuttosto tirchio-  massimizzare il “profitto” col minor esborso possibile.

Lì per lì, onestamente, il discorso mi lasciò freddo e, anzi, mi disgustò non poco.

Tornato a casa, però, rimeditando su quanto mi era stato detto, fui colto da curiosità e, inatteso, anche da uno strano brivido alle parti basse. Se ne occupò, premurosa, Evarista.

Nei giorni successivi continuai a rimuginare sulle parole dell’amico puttaniere sino a che non presi una decisione: “ho ventidue anni e sono vergine come l’Olio Carli –dissi- e se delle macinacoglioni ho semplicemente orrore, una che me li svuoti potrei anche apprezzarla…”


Detto fatto, presi il primo treno per la Svizzera; il mio amico era stato prodigo di particolari, cosicché non ebbi alcuna difficoltà a trovare un bordello aperto in pieno giorno (quando, parola sempre del puttan-tutor, la scelta era maggiore e i prezzi più bassi).

Entrai e trovai in effetti molte ragazze: alcune carine, altre mediocri, ed un paio che erano davvero uno schianto.

Potendo scegliere, ovviamente, optai per una di queste ultime.

Bionda, occhi azzurri, fisico da paura, era alta quasi quindici centimetri più di me. Ricordo che, quando mi chiese cosa avessi in mente, un po’ per rompere il ghiaccio, le risposi: “beh, di farlo in piedi, lo escluderei”.


Seguì amplesso del quale risparmio, pietatis causa, i particolari. La ragazza era davvero brava, in tutti i sensi; ce la mise tutta per far sembrar la cosa il più “naturale” possibile.

Eppure, nonostante i suoi sforzi, quel che ne ricavai fu solo delusione. Il sesso non mi era piaciuto.

O meglio si, ovviamente, ne avevo ricavato una “soddisfazione”, ma niente che non avessero saputo già darmi Ernesta ed Evarista.

Anzi, ad essere sincero, trovai più difficile raggiungere l’acme del piacere proprio perché si rendeva necessario coordinarsi coi movimenti di un’altra persona, mentre nel fai da te questi problemi non li avevo mai avuti. 

 Tornai a casa e non ci pensai più. Non ne feci menzione con il mio amico; anzi credo questa sia la prima volta che lo racconto a qualcuno.

La mia vita, studiosa e solitaria come manco quella di Leopardi, proseguì placidamente sino alla laurea.

Ebbi la fortuna (non fu saggezza, ma, appunto, solo fortuna) di scegliere il settore giusto al momento giusto: l’informatica. Un mondo che stava letteralmente esplodendo.

Mi ci volle una settimana a trovar lavoro, non di più. Dopo un anno avevo già raddoppiato il mio stipendio; ma non tolleravo l’altrui compagnia, figuriamoci il prendere ordini da qualcuno. Mi misi dunque in società con qualche amico (uno di loro, ex compagno di liceo) e gli affari andarono subito bene.

Potevo permettermi viaggi, ristoranti, oggetti costosi… eppure ho sempre vissuto come un monaco certosino (pippe a parte) e, eccezion fatta per qualche gingillo tecnologico, non ho mai acquistato nulla di esoso. Regalai una macchina a mio padre, io che non avevo –né tuttora ho- la patente, una crociera ai miei genitori e qualche altro regalo ma, per me, nulla. Non era ascesi; è che non me ne fregava niente, come delle donne, del resto.

Appunto, le donne: le bernarde, le patate, le vaginomunite, le tribucofore (cit.).

Di loro non mi importava nulla.

Non che fossi maschilista; anzi, avevo (ed ho) alcune carissime amiche, ma non ho mai preso neanche lontanamente in considerazione l’idea di averci alcun contatto intimo. Tuttalpiù, potevo procurarmi piacere in solitudine pensando a loro.



Del resto, ormai, anche la falegnameria andava a rilento; direi che quasi aveva chiuso i battenti: trascorsi oltre un anno lasciando disoccupate Ernesta ed Evarista.

Poi, un giorno, una nuova dipendente venne assunta dalla nostra azienda. Era bella e intelligente.

In lei, ovviamente, vedevo solo una collega (non una dipendente, perché, incapace ad obbedire, sono negato pure a comandare; il compito di far osservare la disciplina in azienda lo lascio volentieri ai miei soci…).

Beh, il fatto è che la ragazza, forse per la mia posizione, forse per i miei soldi –e sicuramente non per la mia bellezza- cominciò a trascorrere sempre più tempo con me; mi chiedeva consigli, raccontava aneddoti (talvolta addirittura senza che mi annoiassi, e ti giuro che ce ne vuole…), pranzava in mia compagnia.

E per quanto ti sembrerà incredibile, io non ci vedevo niente più che un buon rapporto di lavoro.

Poi, una sera, dovetti fare i conti con lo sciopero dei treni. E poiché, come dicevo, non so guidare, mi trovavo in grande difficoltà.

La ragazza si offrì di darmi un passaggio. E io,“sanza alcun sospetto”, accettai.



Beh, la faccio breve. Giunti sotto casa mia (che si trova in aperta campagna), lei spese il motore. Poi mi guardò e si piegò su di me a darmi un bacio.

Rimasi impietrito, di marmo. Fu la situazione più imbarazzante della mia vita. NON LA VOLEVO, ma non mi andava nemmeno di essere scortese.

So che sembrerà ridicolo, ma è vero. Se l’amore mercenario mi aveva lasciato freddo, quello spontaneo (anche se, in fondo, mercenario a sua volta) mi sconvolse persino.



Lei capì.

- scusa, disse.

- di niente… scusami tu.



Ero fuori di me, aprii la portiera e me ne andai, salutandola. L’indomani mi avrebbe chiesto di far finta che non fosse successo niente. E io le avrei risposto di sì, sorridendo pacioso.

Quella sera, però, rimasi sconvolto, nevrotico, con la pressione alle stelle; al punto che, seppur quasi astemio, ad un certo punto per calmarmi dovetti aprire la bottiglia di Lagavulin che mi era stata regalata un paio di anni prima e che era rimasta sino ad allora intonsa.

Ancora oggi, quando sento parlare di “baci” la mente riporta alle mie narici l’odore torbato del whiskey scozzese.



Non ho più avuto alcun contatto “sessuale” da allora. Memore dell’esperienza, ogniqualvolta comprendo che il rapporto con una donna si va facendo troppo “personale”, scatta in me come un allarme. E, con una scusa, scappo via.

Bene, ho scritto tanto. Decisamente più di quanto sia sopportabile. E per questo, scusandomene, concludo la mia “strana” storia.



Ho 48 anni, alle spalle un solo rapporto sessuale, con una prostituta. Insoddisfacente, peraltro.

Ma sono un uomo felice. Onestamente, quando guardo ai miei coetanei, molti dei quali hanno figli e mogli, non li invidio. Neanche un po’.

Pur solitario, amo la gente; mi incuriosisce, anche se non riesco a trascorrere molto tempo coi miei simili.

Eppure, il sesso nella mia vita non ha mai giocato alcun ruolo; non mi è mai interessato. Mai. E non è solo paura di essere sfruttato o spennato come un pollo. No, posso permettermelo, se Dio vuole.

È che non me ne frega niente (lo so, l'espressione è sin troppo ricorrente...ma tant'è). Credo che il sesso sia un bisogno reale, ma tutto ciò che vi si costruisce attorno mi sa di tremendamente artificiale; come se, per convenzione sociale, vi fosse un qualche dovere morale di trovarsi una donna.

Avrei voluto poter parlare con l’uomo che, alla mia età, fece una strage perché non aveva una donna da anni. Quando in un tuo post ne hai parlato (George Sodini ndr.) , ho sentito una stretta al cuore. E mi son detto: ma perché, Dio mio, perché? So di essere molto, molto strano, ma nessuno riuscirà mai a convincermi che il sesso (o la sua assenza) sia qualcosa per cui valga la pena di vivere, uccidere o morire.

Chissà, forse sbaglierò.

Ma su un fatto, almeno uno, non sbaglio affatto. La mia vita è felice.

Ciao Red, buone cose.

-Jules-


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8 commenti:

  1. Quasi 50 anni e vergine in pratica, eppure sereno. Strano a dir poco, però bellissima storia!

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  2. Un mgtow ante litteram, in pratica. Congratulazioni.

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  3. Forse è un raro caso di problema o conformazione endocrino/ormonale...in pratica sembra tu sia asessuale.
    Poi conta anche molto come sei stato educato : religione, valori etc trasmessi da il contesto in cui hai vissuto, che però non hai menzionato.
    Ad essere sincero posso dirti che certe volte vorrei essere cosi distaccato come sei te dal bisogno primitivo e primordiale del sesso e quelle rare volte che mi sento tale, tiro un sospiro di sollievo e mi sento in pace. Ma pace non è perche se non ho quel forte impulso da sfogare in tutti i modi possibili significa che il mio stato mentale è piuttosto alterato da stress, preoccupazioni, ansie e cosi via.
    Al 99% dei casi ho sempre fame.

    Quindi, sembra che tu sia un privilegiato, perche come può soffrire la mancanza di qualcosa chi quella mancanza non la soffre?

    Nemmeno un incel o volcel dunque, ma un asessuale.

    In fin dei conti ha detto che sei felice e questo è quel che conta di più. Solo che la tua felicità è la tua personale, non si può traslare la propria felicità agli altri con lo stessa applicazione.

    Hai ben visto che c'è gente che sesso ne fa poco o non ne ha mai fatto che arriva addirittura ad uccidere oppure uccidersi per il solo pensiero.


    Io credo tu sia una singolarità. La piramide di Maslow e i due impulsi primari di cui parla Freud sono magari concetti un po antichi e adesso aggiornati e perfezionati, ma sempre dei pilatri fondanti sono.

    In fin dei conti, siamo degli animali con l'abilità dialettica, alla base i bisogni fondamentali non cambiano , si aggiiungono i gadini superiori in virtà della nostra maggior complessità sistematica.

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  4. Non è raro come sembra un uomo così.Probabilmente un insieme di fattori(ormonali,sociali,familiari,valori spirituali)lui è contento del suo stato.Personalmente io ho raggiunto questo status di menefreghismo, e tranquillità intorno ai 40 anni.Ognuno deve cercare alla fine un equilibrio che gli dia il massimo per vivere in maniera rilassata.

    Shoggoth

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  5. Credo anch'io che si tratti di una caso di asessualità.
    Confesso che un po' lo invidio, almeno non si trova nella situazione di desiderare fino a star male ciò che non potrà mai avere.
    In sintesi: come al solito chi ha pane non ha denti :D

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  6. No, secondo me non si tratta di asessualità, perché le seghe se le faceva, segno che aveva impulsi sessuali.
    Secondo me si tratta semplicemente di Blackpill
    ---
    Henry de Tolouse Lautrec

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    1. esistono diversi gradi di asessualità
      https://it.wikipedia.org/wiki/Asessualit%C3%A0

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  7. Ma che asessuato, ma che squilibrio ormonale?! Questo qui è uno che ha capito tutto!
    Ha la sua sessualità (magari non sarà arrapato h24, ma dell’asessuato non ha niente).
    È solo intelligente, molto intelligente. È più sveglio di tutti voi messi assieme.
    Mentre vi fate prendere in giro, umiliare e sfruttare in ogni modo, quando potreste raggiungere lo stesso risultato con “Ernesta ed Evarista”, lui vive la sua vita felice come una pasqua.
    Un Idolo, un Nume tutelare, uno che ha preso la Redpill una volta per tutte.
    Chiunque tu sia, Uomo Strano, sei UN MITO!

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