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Le Ragazze Ungheresi dagli anni ’90 ad Oggi

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Ragazze Ungheresi

Caro Redpillatore,

Desideravo da tempo raccontarti la mia esperienza di vita in Ungheria che credo possa fornire spunti di riflessione sulla capacità di adattamento che hanno molte donne ai mutamenti storici e ai condizionamenti ambientali.
Il mio primo impatto col gentil sesso magiaro fu una pillolona rossa, formato gigante, dura da digerire. Fu quando il mio benestante zio, quando avevo 18 anni, mi presentò la sua fidanzata, di un anno più grande di me e di 20 anni più giovane di lui.
Era dura da accettare il fatto che, mentre io sudavo sette camicie per uscire con una qualsiasi compagna di scuola, una ragazza carina, magra e alta stava con un nerd “vecchietto” come mio zio. Con gli anni divenni più comprensivo. A parte il fatto che stanno ancora insieme, mi resi conto che lei è stata sempre vecchia dentro e mio zio, invece, un eterno bambino, tipo il personaggio di Panariello nel film “Notte prima degli esami- oggi”, quando interpreta quel padre immaturo sempre a caccia di donne.
Sicuramente non si trattava di amore, anche se una donna non ammetterà neanche sotto tortura una cosa del genere.
Di certo questa vicenda non ha contribuito a infondermi fiducia sulle “donne dell’est” che mi sembravano, a quel punto, esattamente come le descrivevano con “affetto” le donne nostrane.
Accantonai per anni l’idea di andarmi a cercare una ragazza in Europa orientale, anzi non prendevo proprio in considerazione la questione.
Mi arrangiavo come potevo nella mia città che non è Roma, ma Roma nord(e) (detto alla romana “meridionallo”).
Ho vissuto sempre tra via Veneto e Parioli. Potevo contare su scuole private, collegi svizzeri, licei a prevalenza femminile, il che mi aiutava molto a conoscere coetanee.
Avendo origini soprattutto friulane e tedesche, questo miscuglio fa di me un vero americano d’aspetto. Non che mi dispiaccia la cosa ma, chiaramente, in Paesi dove l’italiano gode ancora di una certa fama, con la mia fisionomia anglosassone parto svantaggiato.
Quando andavo in collegi svizzeri e scuole private, dovendo mantenere un certo contegno, sembravo uno dei ragazzi del film: l’attimo fuggente. La faccia pulita da bravo “ragazzo” ce l’ho ancora, pur avendo passato da un bel po’ i 40. Ho ancora tutti i capelli castani, peso forma, altezza 1.81 ( che oggi significa essere bassi). Quindi mi ritengo nella media, nulla di che. Questo per dirvi che, leggendo i vostri commenti e le vostre autodescrizioni, credo che almeno l’80% di voi potranno immedersimarsi col mio racconto. Chi più, chi meno.
Per farvela breve, la mia vita si volgeva a tappe noiose e borghesi senza grossi scossoni: liceo, università, master a Londra, stage, gavetta, contratto in azienda, settimane a “Covtina” con fidanzate che parlavano come Pilar Fogliati, pariole o del centro, non tante ne sempre belle.
La svolta ungherese fu quando non mi confermarono il contratto in azienda e così decisi di fare un’esperienza lavorativa in Ungheria dove mio zio aveva fatto investimenti di successo, negli anni ’90, che avevano fruttato bene.
Mi ritrovai per una selva oscura, che non è ciò che molti di voi penseranno, non avevo ancora iniziato a frequentare donne locali che tra l’altro usano depilarsi.
Ma ho scritto ciò perché vi pare che mio zio aveva investito a Budapest o in una ridente località sul Balaton? Manco per niente! Piuttosto in una piangente cittadina a 100 km a sud di Budapest.
Ma fui subito meravigliato di trovare in un posto così sperduto una tale quantità di belle donne. Scoprii subito, però, una realtà diversa da quella che mi aspettavo.

L’Ungheria, quanto ai rapporti col gentil sesso, ha avuto 5 fasi. La prima era quella della cortina di ferro, dei viaggi di Verdone per intenderci, dove però non bastava una sola penna biro per un amplesso, ma molto di più. Come possono testimoniare ex compagni di scuola di mio zio e di Carlo Verdone al Nazareno. Sono pure quasi coetanei (mio zio ha un anno di meno).
La seconda fase era quella della “post caduta del muro di Berlino” fino al trattato di Shenghen nel 1995, periodo nel quale vi era nei confronti dell’occidentale una sorta di timore reverenziale. Molti ungheresi erano convinti che gli italiani girassero tutti in Ferrari o quasi. Ed in effetti il divario economico tra noi e loro era ancora notevole. In quel periodo potete imaginarvi quanto fosse facile rimorchiare, c’è riuscito pure mio zio…
La terza fase corrispondeva a quella delle mie prime vacanze in Ungheria: l’epoca “trabant”, fino al 2008, perchè si vedevano ancora vetture dell’ex DDR e vecchie Lada, lo stipendio medio corrispondeva a circa 300 euro, ed il cambio col fiorino era molto favorevole. E’ inutile sottolinare che anche un turista se la poteva ancora giocare bene.
La quarta fase era quella in cui vivevo lì, dal 2009 in poi. Epoca in cui lo stipendio medio in fiorini era salito a una forbice corrispondente a 700-1200 euro, praticamente allineato con quello dei nostri precari e impiegati statali. Improvvisamente l’italiano non andava più di moda. Era considerato una sòla (fregatura), poco serio e inaffidabile. Altro che tempi in cui in un sondaggio si diceva che il 70% delle donne ungheresi avrebbe sposato un italiano!
E cominciavo a vedere scene tipo: buttafuori di un locale di Budapest che pestavano sulla neve, di notte, dei malcapitati turisti campani ripuliti nel portafogli, romani incazzati perché stavano all’ultimo giorno di vacanza ed erano andati in bianco e inveivano contro le passanti, altri che si rimproveravano a vicenda strategie di rimorchio errate.
La verità è che oggi, non si può più sperare di avere successo se tutta Budapest si riempie durante tutte le feste, soprattutto ad agosto, di turisti italiani maschi, che sembra di vedere un corpo d’Armata in libera uscita! Tra l’altro coi soldi contati…
Pochi riescono ormai. E’ una città simile a qualsiasi altra per il rimorchio pret a porter…
Quando ci vivi è ancora diverso invece, soprattutto in piccoli centri.
Una sera d’estate mio zio “Panariello”, con la scusa di prendere l’acqua nei supermercati notturni, si recò in una festa di piazza. Lo seguii di soppiatto. Lo ritrovai a ballare con una ragazza molto carina, bruna, alta 1.80. Gli feci: bubusettete! E la ragazza chiese a mio zio di ballare col “figlio”. Vista la malaparata, mio zio si ritirò e rimasi da solo con la ragazza. Mi sembrava disponibile, presi coraggio e la baciai. Andammo in una discoteca fino alle 4 del mattino con un po’ di amiche sue e un ingegnere svedese che si occupava dei caccia militari appena forniti dal Paese scandinavo all’ “invincibile” aeronautica magiara, visto che nella città c’è l’aeroporto militare. Un vero Ken biondo in cerca di barbie.
Arrivati al locale,uscì un bambinone ciccione alto due metri e pesante qualche quintale, invidioso dei soliti stranieri che gli fregavano le amiche, prese il malcapitato svedese e gli ficcò la testa per minuti interminabili dentro un cespuglio. A salvarlo dalla figuraccia furono le ragazze che lo dissuasero a suon di sganassoni. Una scena terrificante!
Una volta entrati in discoteca, una biondina meravigliosa mi chiese da dove venissi, quando risposi: Italia, mi disse che gli italiani sono grandi amatori. Praticamente un’offerta su un piatto d’argento. Ma mi ritrovai al collo le braccia della ragazza “picchiatrice” come a dire alla biondina: molla l’osso. E visto come aveva ridotto il gigante pupone, evitai di provocarla.
Anzi il giorno dopo le portai delle rose e notai che furono tutti sconvolti dal gesto. Non sono consueti gesti di galanteria da quelle parti. E dopo poco tempo mi ritrovai mezza cittadina intorno a farmi domande quasi fossi un’attrazione circense.
E per me sembrava tutto surreale. Provate a immaginarvi la stessa situazione in una località italiana, tipo il Circeo dove vado al mare: scende mio zio ad una festa patronale, al massimo balla con la vecchina arzilla, io lo seguo e ci provo con una ragazza che si offende perché ho osato rivolgerle la parola senza aver prenotato un’ udienza, poi arriva il ragazzo di colei e scappa la rissa, mentre una finta bionda mi da del maiale..
Perché in Italia è una lotta, le donne sono poche, quelle belle ancora meno. Non le trovi libere in una festa, e quando sono dall’8 in su: o fanno le veline o le modelle o le influenzer, per il resto sono tutte fidanzate. E se per miracolo ci fosse una bellissima ragazza libera, c’è una tale corsa che ti senti come uno dei milioni di spermatozoi che cercano di fecondare l’ovulo ma con molte meno chance di riuscire.
E questo perché la demografia in Ungheria è ancora sana, la piramide demografica è ancora a forma triangolare e non romboidale come in Italia dove nella fascia d’età 15-39 ci sono 276 mila uomini in più delle donne, al netto di altre centinaia di migliaia di immigrati. E questo aspetto lo noti nelle città ungheresi. Si vedono ragazze ovunque e non esiste una situazione, come in Italia, in cui vedi il sabato sera la solita squadretta di calcio in cui vi è una sola coppia e tutti gli altri maschi stanno a guardare. Succede più il contrario casomai!
Ho notato anche più facilità a trovare una donna che corrisponda alle aspetative di ciascuno: i pochi italiani che vivono a Kecskemét, la città in cui stavo, hanno una cosa in comune: stanno con donne esteticamente superiori a quelle che avrebbero trovato in Italia ed hanno una vita sentimentale vivace. Come se per tutti loro aumentasse, rispetto all’Italia, il punteggio estetico di un punto e mezzo. Sembra poco, ma se uno di 5 diventa un 6.5 gli cambia la vita, per non parlare di punteggi superiori. Ma anche un 4 può avere chanche perché c’è anche un discorso di mentalità. E concludo:
conobbi una ragazza di Budapest, sarebbe lunga spiegare come. Dico solo che corrispondeva, esteticamente, al mio ideale di donna. Mai avrei immaginato in vita mia una cosa del genere. Alta 1.88 e per me che sono appassionato di donne alte era il massimo. Molto ben proporzionata, gambe bellissime, capelli neri (tinti), carnagione chiara, occhi verdi e un sorriso dolce e furbetto, meraviglioso. Mi piaceva anche il suo portamento e come si muoveva, molto femminile e aggraziata.
Ed ho notato la differenza fra grandi città e piccoli centri. Mi ha fatto penare moltissimo. Ho provato a non fare lo zerbino, ma il divario estetico era troppo elevato.
Mi dava appuntamenti a vuoto, l’aspettavo per ore. Sembrava incuriosita, ma non interessata. Un giorno decisi di tornare a Kecskemèt, ma lei mi disse che se l’amavo veramente dovevo scendere dal treno. Peccato che dopo il treno delle 21, il successivo partiva alle 4 del mattino dalla malinconica stazione di Nugaty piena di ubriaconi. Dopo due ore insieme a girare per locali, la riaccompagnai a casa e tornai in stazione, spendendo un boato in taxi che a Budapest sono costosissimi. Aspettai il treno fino alle 4 del mattino con 5 gradi sotto zero. Risultato? Una bronchite di due settimane e 38 di febbre.
Ma una sera, finalmente, la mia “principessa” mi chiese di restare a casa sua poiché s’era fatto tardi. E scoprii che nella sua stanza aveva foto e poster molto romantici anche di principi azzurri e mi accorsi che dietro quella facciata da cinica mangiatrice di uomini era una donna fragile e cominciai a volerle bene sul serio. Mi faceva molta tenerezza.
Viveva in una modestissima villetta in periferia sud di Budapest, una casetta piccolissima nello stesso giardino dove c’era l’abitazione dei genitori.
Ero imbarazzato e preoccupato al risveglio. Credevo che i genitori si arrabbiassero, invece mi portarono pure il pranzo che però era immangiabile. Conobbi anche la sorella che è bellissima pure lei. Bionda tipo Sharone Stone, ma alta più di 1.80. Oggi sposata con un ricco francese che vive in Svizzera.
Mi sembrava di vivere un sogno,ma c’era il trucco e il risveglio fu brutto. Questa ragazza non mi aveva detto tutto. Mi raccontò delle cose solo dopo che ero già molto affezionato a lei. Era divorziata da un uomo ubriacone e violento che s’era fatto pure un po’ di carcere e che durante il matrimonio la picchiava. Avevano pure un figlio. Sono pure venuto a sapere che era stata con cani e porci, vecchi, bassi, brutti e che era stata pure in Italia…e per il mio orgoglio fu una mazzata tremenda: mi ero solo illuso…
Siamo stati insieme per anni lo stesso. Ma alla fine non mi ha fatto mai sentire unico né ho avuto fiducia in lei. E’ stata solo una mia debolezza. L’approccio è più facile ma poi tutte le difficoltà del raporto uomo-donna restano. Ma almeno in Ungheria la possibilità di giocartela con una superbella non è impossibile per un uomo medio, come in Italia. Le voglio ancora bene e la sento ancora (di nascosto dalla mia attuale compagna che non capirebbe). Ma è una ferita che non si rimarginerà mai.
Mi ci volle tempo per riprendermi, ma una volta che decisi di andare avanti, non dovetti aspettare i soliti secoli come a Roma, prima di trovare una nuova dolce compagnia.
Per esigenze di sintesi, il racconto di queste storie può apparire arido, in realtà non mi sono mai considerato un Don Giovanni né un PUA, anzi, non ne avrei neanche le caratteristiche e per carattere non sono portato ad avere storie di una notte. Capitò solo una volta in vita mia di conoscere una polacca che era disponibile la sera stessa che la incontrai, ma, tempo pochi giorni e mi ritrovai pure gli armadi pieni della sua roba a casa mia, ma questa è un’altra storia.
Tendo ad affezionarmi molto, mi piacciono più le donne che il sesso fine a se stesso. E quindi, da questo punto di vista, l’Ungheria potrebbe essere il paese ideale per persone come me, passionali e sentimentali o patetici come molti di voi penseranno. E la donna ungherese offre un tipo di bellezza alla quale è difficile rimanere indifferenti. Ti ci innamori spesso. Anzitutto non è una donna tipicamente slava, ma per metà ugrofinnica (quindi dello stesso ceppo di finlandesi e paesi baltici) e per metà magiara, più tutti i miscugli vari anche con il mondo asburgico/ tedesco. Sono spesso delle bamboline con una forma molto tondeggiante della testa che le rende ancora più gradevoli ed hanno meravigliosi occhi un po’ a mandorla pure se sono spesso azzurri.
Nelle grandi città possono sembrare fredde, ma solo perché diffidenti. Sono consapevoli della reputazione che hanno ancora all’estero e sanno cosa cercano gli stranieri da loro. Ma se vedono che le tratti con rispetto, che le fai sentire uniche e che non vai lì a fare il conquistatore, cambiano radicalmente. Basta invitarle in un bel locale di Vaci utca (la strada principale di Pest) a prendere un cocktail e possono diventare dolcisime. Nei piccoli centri è diverso. E’ veramente molto piacevole vedere che entri in bar, farmacie,negozi o semplicemente per strada e le ragazze ti sorridono. Il che non significa che ci stanno, come alcuni miei amici italiani che mi sono venuti a trovare, ritenevano. E’ che sono fatte così, sono semplici, spontanee e molto incuriosite dallo straniero che nei piccoli centri si contano sulle dita di una mano. Indubbiamente si parte con un vantaggio se con una donna si può cominciare a dialogare facilmente.
Quando si hanno relazioni serie con loro, ti accorgi subito che sembrano grate anche delle piccole attenzioni che gli dai e che le italiane, invece, danno per scontate. E ciò è molto appagante. La verità è che non sono donne viziate. Hanno una vita molto più dura, non hanno genitori che le viziano, né uomini che le trattano sempre con dolcezza. Possono apparire fredde perché in realtà sono molto concrete. Il periodo del divertimento per loro è molto breve.
Ma tra i cinque Paesi che conosco e che considero la top five della bellezza mondiale: Russia, Ucraina, Repubbica Ceca, Slovacchia e Ungheria, il Paese magiaro è senza dubbio il più complicato per cercare donne.
E quindi, in conclusione, non aspettatevi dall’Ungheria miracoli e gruppi di ragazze che vi vengono incontro urlanti appena atterrati in aeroporto.
E’ semplicemente un paese più tradizionale dove l’uomo ha ancora la possibità di scegliersi una donna invece di farsi scegliere, e dove è ancora stimato e apprezzato, salvo eccezioni. Le donne non mancano e la percentuale di belle è altissima rispetto al numero complessivo e quindi la possibilità di avere una vita sentimentale soddisfacente è più elevata che in Italia, ma non perchè sono strani loro, ma perché è avariata la situazione nei Paesi occidentali.
Queste sono semplicemente le mie impressioni e la mia esperienza, ma sono convinto ancora che l’Ungheria offrirà più opportunità dell’Italia finchè non si consoliderà la quinta e ultima fase che già è cominciata: quella della globalizzazione e dell’emulazione dell’occidente. E già si vedono le prime tristi avvisaglie: coppie miste che fino al 2011 erano inesitenti, musica rap, ragazze sempre con lo sguardo incollato sullo smartphone a fare le dive virtuali.. e ci sarà il solito schifo che consciamo….
Ringrazio molto il Redpillatore per lo spazio che mi ha concesso.
-Manuel-

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Manuel
Manuel
4 mesi fa

Una piccola aggiunta al mio racconto. All’ epoca in cui si sono svolti fatti e misfatti ero già un’ ultra trentenne, anche se ho sempre dimostrato molto meno della mia età.
Quando conobbi la ragazza di Kecskemét, quella alta 1.80, avevo 33 anni, quasi 34 e lei ne aveva 25.
Quando invece conobbi la ragazza di Budapest, quella alta 1.88, ne avevo 36 e lei 22. Lei si era sposata a 18 anni con un figlio fatto a 17…
E 14 anni che ci separavano è stato il record di differenza d’ età che abbia mai avuto in vita mia con una donna.
Non che mi piacesse l’ idea. Ho sempre ritenuto complicato gestire situazioni simili e sapevo che non avrei riscosso ne popolarità ne approvazione per questa mia relazione, soprattutto nel mio ambiente famigliare e nella cerchia di amici.
Inoltre mi sono sempre sentito molto più a mio agio con le coetanee e ho avuto sempre attrazione per le donne più mature di me.
Non ho mai trovato neanche bello esteticamente ed eticamente un’ eccessiva differenza d’ età. Mai avrei creduto in vita mia che succedesse. Però poi non sono riuscito a resistere.
Anche se in Ungheria si possono avere molte occasioni con le over 35/40 enni che sono spesso divorziate e in quella fascia d’ età sono molto più numerose dei coetanei uomini.

Fabiolex
Fabiolex
4 mesi fa

Pensavo di leggere ben altra storia dal titolo e invece non so se il risultato è più triste, squallido o fantozziano o tutte le cose insieme.
L’autore è di ottima famiglia, se non ricco molto ma molto benestante, via Veneto, i Parioli, Cortina, i collegi svizzeri etc etc.
Dichiara pure 181 cm e tutti i capelli.
Risultato, da ragazzo in Italia non scopava quasi, se non delle cesse, emigra in Ungheria e alla fine rimedia una che l’ha preso da cani e porci (anche vecchi e brutti e figuriamoci in Italia che cosa avrà combinato la finta santarellina), con un marito carcerato che la menava e l’ha pure ingravidata.
Tutto questo portava il valore iniziale diei praticamente a zero.
E per una tipa del genere ha fatto pure pazzie oltre certamente a mantenerla, e nonostante la redpill continua a sentirla e le manca pure!!!!!
E sta tizia ora magari fa la escort di basso livello (visto che è in la con gli anni) in patria per mantenere il figlio del galeotto.
Ciliegina finale,l’autore ritorna in patria e si accompagna a un’italiana avanti con gli anni come lui, su cui però tace del suo livello estetico (sarà un boiler di sicuro).
Madonna che tristezza!!

enri
enri
4 mesi fa

Tutto questo, parioli compreso, per rimediare una che è stata con cani e porci. Bene.
Comunque da questo e altri cento racconti io capisco la solita cosa: è una questione statistica, legge del offerta e della domanda, un bene domandato va oltre il suo valore intrinseco se l offerta è poca e la domanda molta. Troppi uomini, validi, per poche donne valide. Qui una donna mediocre si crede una star sulla red carpet. Piena delle più assurde pretese. Perché i numeri la favoriscono, tutto qui . Al est c’è la coniugazione perfetta : qualità e quantità, e uomini educati e amabili, che qui avanzano, là mancano. Quindi si, quello che qui è un impresa quasi impossibile la è più che probabile.

Anonimo gaudente
Anonimo gaudente
4 mesi fa

Ciao Manuel,
storia interessante la tua; ad ogni modo dubito che la stragrande maggioranza dei lettori possa immedesimarsi in te: intanto, non sei affatto basso: 181 è considerato basso solo dai flippati che popolano il forum dei brutti.
Hai capelli e lineamenti nordici, il che è bene perché capello biondo e occhio azzurro, a parità di altri fattori, sono un vantaggio.
Oltre a ciò sei decisamente ricco: vissuto fra Via Veneto e i Parioli, il che significa in immobili dal valore di milioni di euro, con vacanze a Covtina, dove l’italiano medio riesce a malapena a pagarsi lo skipass.
Quindi, sinceramente, non so quanto la tua esperienza possa fare testo.
Te lo dico senza offesa, ma per essere “gaudenti” (come me) in condizioni normali non basta e non serve andare in Ungheria. È sufficiente andare a puttane!!!
Ciao caro.

Osservatore Romano
Osservatore Romano
4 mesi fa

Mica per nulla è ungherese la più topa nuotatrice di ogni epoca: Zsuzsanna Jakabos.

Matmondo
Matmondo
4 mesi fa

Che storia triste, anche i pariolini belli piangono 🙁 mi spiace, in bocca al lupo.
Su Budapest cosa penso?
Mai stato ma QUALUNQUE POSTO È MEGLIO DELL’ITALIA PER UN UOMO, forse ad eccezione del Giappone.
Credo però che a Budapest, pur essendo una gnoccoland, vi siano troppi maschi italici affamati e ipogamanti in Italia che hanno un po’ sputtanato la piazza. L’articolo sembra confermare.
Comunque onore agli uomini ungheresi che menano terronetti e liberals bellocci svedesi a difesa della loro fauna, questo è alphismo, se qui ne avessimo metà i Cuck avrebbero il loro ben servito, di conseguenza l’egoboost delle cessette italiche scemerebbe e per l’appunto vedremmo meno squadre di calcio al pub dove solo uno è fidanzato.
Non sapevo che qui fossimo in così tanti uomini e poche donne.

Qxq
Qxq
4 mesi fa

Vogliamo il seguito della storia polacca

RedTaylor
RedTaylor
4 mesi fa

Ipergamare di 1.5 è fantascienza in Italia senza massiccio status o money. Domanda: Quanto hanno influito le politiche pro famiglia del governo? Le ungheresi tendono ad accasarsi giovani? E in quel caso quanta importanza danno all’età dell’uomo? Un quarantenne può trovarsi una ventenne?

Alberich
Alberich
4 mesi fa

I generale il racconto sulla situazione ungherese coincide con quello che ho letto/sentito su altri paesi dell’est. Banalmente “l’italiano” beccava in certi posti perchè era percepito come il “ricco” o come un “passaporto” per una vita migliore. Il tutto con il corollario di bere di meno dei maschi locali, di non menare e di lavarsi di più. Oggi, in quei paesi dove la situazione economica non è più così disastrosa oppure che sono entrati nella UE (quindi i loro cittadini possono muoversi più liberamente in Europa) il nostro appeal è calato parecchio. Aggiungiamo che l’atteggiamento del turista italiano medio (fare casino; muoversi in branco; atteggiarsi avendo i soldi contati in tasca; non parlare la lingua o la massimo un inglese maccheronico; arrivare lì pensando di essere entrati in un film porno) ci ha reso anche delle macchiette.

Cutlass
Cutlass
4 mesi fa

È una storia che ho letto da qualche altra parte quasi uguale, non ricordo dove. Probabilmente è di qualcuno che l ha avuta quasi identica alla Tua.Ne deduco che forse queste storie sono più o meno simili , come in un loop….
Grazie della testimonianza.

Guardando la situazione da un altra prospettiva :
forse l ‘ ideale è sposare una pro da 8, vivere insieme e farsi mantenere con i proventi del suo lavoro .Sarebbe una famiglia felice e senza timore di tradimenti sentimentali.

Paoletto
Paoletto
4 mesi fa

“Perché in Italia è una lotta, le donne sono poche, quelle belle ancora meno. Non le trovi libere in una festa, e quando sono dall’8 in su: o fanno le veline o le modelle o le influenzer, per il resto sono tutte fidanzate. E se per miracolo ci fosse una bellissima ragazza libera, c’è una tale corsa che ti senti come uno dei milioni di spermatozoi che cercano di fecondare l’ovulo ma con molte meno chance di riuscire.”

Non avresti potuto utilizzare parole migliori per descrivere quella che è la situazione attuale in Italia (ma non solo, visto che anche in altri paesi è così se non addirittura peggio). La maggior parte delle volte che esco vedo quasi solo uomini (persino nei passeggini mi sembra di vedere quasi sempre maschietti), le ragazze carine sono poche mentre le fighe vere si vedono ogni morte di papa, a meno di non andare in contesti fuori dalla norma tipo sfilate di moda, serate o eventi particolari ed esclusivi (mi verrebbe da dire le feste di Terrazza “Sentimento”), tutte cose che al momento causa covid sono pure sospese. Per non parlare poi delle app di dating, che sono un coacervo di disagiate e scappate di casa under 6, molte delle quali oltre i 30 ma con pretese da modelle ventenni. Mi domando come possano non capire che il loro valore di mercato è quello che è. In più, quelle rare volte che ci si imbatte in ragazze da 7 o più, o sono lì solo per raccattare followers oppure cercano il modello di turno, ragion per cui matchare e combinarci qualcosa richiede l’allineamento delle stelle.

Quando penso che, da maschio normaloide quale ahimè sono, devo destreggiarmi in questo mare e fare le fatiche di ercole per combinare qualcosa con l’altro sesso, che sia una relazione o semplice divertimento, mi viene quasi da piangere e si radica sempre più in me la convinzione che me ne starò da olo ancora molto a lungo.

Max
Max
4 mesi fa

Tutto molto interessante, come sempre quando leggo articoli del red e di forbiti e attenti colleghi del gruppo, Pensate che anche in Russia ci sarà la deriva della globalizzazione e dell’emulazione occidentale?

Alberto
Alberto
4 mesi fa

L’Ungheria era già il più avanzato dei paesi dell’Est quando ci andai una trentina di anni fa. Penso che ora sia allo stesso livello dell’Italia se non di più. La parte più divertente della storia è stato il trattamento riservato ai soliti tamarri italiani (guarda caso campani e laziali) che sono ancora fermi agli anni 70 e pensano di andare lì a scopare con due lire. Dovrebbero essere pestati anche qua e sottoposti ad evirazione almeno cessano di riprodursi. Il resto l’ho trovato piuttosto squallido. Un uomo di quel livello (se è vero come si descrive) dovrebbe avere ben altre possibilità. E poi mi donando: in tutto questo dove è la redpill?

Alex Le Large
Alex Le Large
4 mesi fa

Bell’articolo, sono interessanti e di lezione anche anche le storie di LMS alti quando non sono PUA da quattro soldi. Fermo restando che “LMS + fattore alpha percepito / triade oscura” è imperativo categorico sia da noi che in Ungheria, questo articolo ci insegna quanto siano pretenziose le nostre donne, ma non è questo il problema: è che lo sono senza averne le qualità (per motivi già descritti in altro articolo).

Fra l’altro un conoscente meridionale si lamentava del fatto che al Sud Italia (a suo dire) aumenta a dismisura la forbice pretenziosità / bellezza. E’ una cosa che mi sembra di notare, in effetti. In pratica se la tirano già le cozze di 1,55 con il culo basso, le tette piccole e i fianchi appesi, che sono grande maggioranza; le poche ragazze carine si sentono praticamente degli assegni circolari, quelle veramente belle sono delle specie di rarissimi totem riservati al potere.

Oltre al fatto che, sempre a suo dire, le meridionali sono ancora più attaccate, per motivi di differete situazione economica, alla trade LMS, e solo in chiave di formazione di famiglia. Non saprei, cerco conferne da voi.

Quanto alla differenza di bellezza fra italiane e donne dell’Est (e all’assurda pretenziosità inversamente proporzionale alle doti delle prime), ho avuto modo di assistere a due concorsi aziendali di bellezza: uno in una piccola azienda polacca nel settore idraulico (era online su Youtube, non ricordo dove) ed uno, dal vivo, in un’azienda campana di prodotti per la pubblica amminstrazione. Le prime erano DAVVERO belle ragazze. le seconde erano normalissime tipe tirate, tagliate, ricucite, gonfiate e impiastrate per la gara di ipergamia col trucco sotto.

Insomma, ottimo articolo comunque.

black wolf
black wolf
4 mesi fa

grazie del tuo interessante resoconto magiaro. posso chiederti se hai imparato la lingua? nel mio breve soggiorno da quelle parti sono sempre stato stato in piccole cittadine e in villaggi sperduti nella pianura, ma tutti questi sorrisi non me li ricordo, anzi mi sono rimasti impressi un paio di episodi di scortesia di più di una persona che stava dietro lo sportello.. tengo a precisare che ero da solo, non in una ciurma di italioti, mi sono sempre comportato educatamente e con rispetto e soprattutto non ero lì “a caccia”. poi ho incontrato tante persone gentili, non lo posso negare, ma quasi mai particolarmente calorose o accoglienti… ma immagino la mia impressione avrebbe potuto cambiare se fossi rimasto lì a lungo come hai fatto tu.

Last edited 4 mesi fa by black wolf
vonMoltke
vonMoltke
4 mesi fa

Ungheria, paese verso il quale provo un’inspiegabile (e tutt’ora inspiegata) attrazione simile all’innamoramento sin dalla prima adolescenza. Non ho mai avuto una ragazza ungherese, i pochi ungheresi che ho conosciuto non mi hanno fatto una bella impressione, eppure… la lingua ha un suono magico, ho persino cercato tre volte di impararla (non fatelo, se non ci dovete vivere: non è possibile), e Budapest, oh, Budapest… Io odio le metropoli, e le città in generale. Eppure, dopo aver visto (e vissuto) in un buon numero di esse, da Madrid a Vladivostok, ce ne sono tre in cui sceglierei di vivere senza paura: Riga, San Pietroburgo, e Budapest. C’è un’atmosfera, un qualcosa che respiro e che mi fa sognare. Insomma, se rinasco col cazzo che vado a perdere tempo a Londra. Ungherese, e appartamento a Budapest.

Last edited 4 mesi fa by vonMoltke
Unutente
Unutente
4 mesi fa

Bella testimonianza e molto ben scritta. In sostanza conferma, ció che chi più, chi meno, abbiamo vissuto e/o osservato mediamente all’estero. Maggiore facilitá di successo per gli italiani, a parte quelli che, in stile Pio e Amedeo, rovinano la reputazione.
Come secondo me, al contrario, le italiane all’estero fanno più fatica e spesso si trasformano in donne decisamente più “sportive”.

Urhen
Urhen
4 mesi fa

@Manuel domanda personale OT: la tua attuale compagna non sa che chatti con la tua ex, ma almeno sa che frequenti questo blog?
E se si, lei cosa ne pensa?

Sultano di Costantinopoli
Sultano di Costantinopoli
4 mesi fa

Di ungheresi ho conosciuto solo Chiara di Notte (che meriterebbe un romanzo a parte), la pornostar che mi ha insegnato a leccare le passere (conosciuta un mio breve soggiorno di lavoro a Budapest quando già era passata a fare la top-escort) e una escort locale (che dal vivo non era la modella della foto, a cena pareva la versione femminile del fanfarone italico e nel dopo cena, tolti tacchi e vestitini, mi fece l’impressione di una Citroen Pallas quando le idropneumatiche abbassano l’assetto…).

La mia esperienza non è quindi numericamente tale da poter contraddire l’autore.
Da un punto di vista intellettuale, a parte l’ultima, le altre due hanno rivelato non solo un livello estetico, ma anche uno spessore culturale ed una consistenza sentimentale ben superiori alla media italiana. Per quanto riguarda l’estetica invece, sarei propenso a ritenere che il benessere abbia rovinato le ungheresi, a giudicare dalla quantità di ragazze con buona genetica ma pessima forma fisica viste in giro per la loro capitale, ma forse sono troppo selettivo (del resto nemmeno l’autore pare scherzare in merito qualità estetica attesa…).
Mi limito a rilevare l’effetto involontariamente comico che l’autore, parlando della realtà italiana, ottiene associando alla normalità dettagli come il “master a Londra”, la “gavetta in azienda” e l’ingresso nell’alta società.
Io ho sacrificato letteralmente tutto nella prima metà della mia vita per raggiungere obiettivi simili, senza riuscirci. E, come direbbero i concittadini dell’autore, “ancora sto a rosicà…”

Per la verità non ho provato l’ingresso nel mondo degli affari romano, ma in quello milanese. Ero ancora dalla parte giusta dei vent’anni, mi ero appena laureato in ingegneria (non banalmente prendendo il massimo dei voti all’esame finale, cosa alla portata relativamente di molti, anzi troppi, ma conseguendo il massimo praticamente in ogni esame, come solo un paio riuscivano a fare per anno accademico) ed aspiravo a poter “fare gavetta” in una società di consulenza per poi ambire ad un MBA (lo so: ero parecchio bluepillato!).
Solo così (pensavo ingenuamente) avrei fatto il mio ingresso nell’alta società, laddove avrei trovato veri soldi e vera figa. Pensavo che essere stato non nel 5 percento (come si dice qui in riferimento alla gnocca), ma credo nel 0.5 percento del top da un punto di vista dello studio (prima che ingegneria, come altre facoltà, venisse semplificata e ridotta ad un post-liceo per permettere alle ragazze di frequentarla con profitto, la normalità era abbandonare al primo anno, la “normobravura” finire fuoricorso, la bravura laurearsi in corso e l’eccezionalità farlo con lode) mi avrebbe permesso di “trasportare” l’eccellenza anche nel mondo del lavoro.

Invece i fighetti milanesi (la stessa cricca che dopo il 2011 ha mandato con Monti a gambe all’aria la nazione fingendo di salvarla) non mi diedero nemmanco la chance di entrare nel “mondo di sopra”. Provai con la più rinomata società di consulenza (“prendono solo i laureati in corso e con il massimo”, si diceva), passai (e ce la facemmo solo in due su venti di quella “elite” già scremata) il GMAT (chissà se c’è ancora…), ma non passai il colloquio orale (ancora oggi mi chiedo cosa mai dovessi aver detto di così sbagliato…).
Sì, avrei potuto riprovare altrove, ma io non sono uomo da compromessi (né con le donne, né con il lavoro): o il top o niente. D’altronde, avevo dato per un quarto di secolo di vita il massimo di me stesso (mai una distrazione, mai un tentennamento, mai uno svago: ripensandoci, la mia dedizione allo studio aveva qualcosa di fanatico, per non dire di patologico, che può essere spiegato solo nella prospettiva di un’infatuazione per “la fica, la fica, la fica” da raggiungere per mezzo dell’eccellenza sociale)  ed il massimo pretendevo in cambio (non avendo praticamente mai fallito un colpo). Capivo già allora che facendo l’ingegnere “normale” avrei potuto fare solo da beta-provider per una normocarina e che la società di consulenza poteva essere l’unico trampolino di lancio per chi volesse unire le competenze tecniche da ingegnere con quelle finanziarie che aspiravo ad apprendere ai vari mitologici master dopo qualche anno di “gavetta” nei posti dove si fa esperienza davvero di primo livello (“lavorare ad ogni costo” sapevo mi avrebbe portato lontano dall’obiettivo).

E così fuggii dalla realtà diventando “papa Borgia” su Escortforum e poi sultano (come sono ancora ora, sia qua, sia su gnoccatravel). Nella vita vera, dopo dieci anni bui praticamente persi, ora “vivo sopportabilmente”, rifugiato (fino a quando potrò) nell’ovattato mondo accademico (sempre ahimé più inquinato di aziendalismo). E frattanto me la spasso con i soldi di papà e le fighe a pagamento, fra alpinismo facile in solitaria nel weekend e cazzeggio culturale nelle pause di lavoro (come ora).

Perché racconto questo? Non per vantarmi o compiangermi (d’altronde, anche l’autore dice che il suo fino non è quello…). Solo per dire che, pur presuntuosamente ritenendomi sopra la norma per molti fattori (non tutti merito mio), vedo solo con il cannocchiale la “normalità” di questo(a?) Manuel(a). Da come chiama “normale” il proprio privilegio potrebbe davvero essere una donna…
Nei momenti di modestia mi dicevo che chi ce l’ha fatta è stato più bravo di me. In quelli di superbia, solo più fortunato. Quando ci penso bene, però, dico semplicemente: “è più vecchio”. E’ stato dalla mia generazione in poi, infatti, che ai giovani è venuta a mancare la corrispondenza fra merito di studio e posizione sociale.
Vedo sempre più ragazzi anche più bravi e volonterosi di me avere condizioni lavorative ancora più sfortunate. Mentre la generazione che si erge a “matura”, “competente” ed “esperta” mantiene quelle posizioni conquistate con molto meno sforzo di quanto non sarebbe necessario oggi. E a prescindere dal merito e dalle qualità.

Ecco quindi che a chi mi dice “fatti curare” in riferimento ai problemi psichici e relazionali che negli ultimi 15 anni sono inevitabilmente sorti (tutti conseguenza l’uno dell’altro: la delusione lavorativa mi ha dato la consapevolezza di non poter accedere alla “bellezza alta e nova” delle modelle, tale “redpill” mi ha fatto focalizzare sulle escort, il bisogno, soprattutto mentale, di escort mi ha fatto vivere virtualmente su escortforum, lì ho conosciuto chiara di notte, ex-modella ed ex-escort che, dopo aver rappresentato la prima bellezza ad essere stata affascinata da me, si è rivelata la prima annunciatrice della misandria a base di amazzoni ed eliminazione del maschio, la rottura con chiara mi ha fatto tornare nel mondo dove di anno in anno ho visto realizzarsi la narrazione antimaschile a tutti i livelli, da quello culturale a quello giudiziario, da quello economico a quello quotidiano, e lo stress per tutto ciò ha distrutto – a furia di bombardamento mediatico e isolamento sociale – quel poco di autostima e di concentrazione che mi era rimasto e che sarebbe comunque stato necessario per un minimo di carriera anche in ambito accademico), rispondo con un rabbioso “no!”

La mia malattia si chiama ingiustizia sociale e generazionale. E la cura può essere solo la rivoluzione.
Ecco perché non accetto alcun invito alla moderazione. E’ troppo grave quanto successo a me e soprattutto agli altri più giovani di me. Il tempo della vita non ritorna. Ci sono è stata rubata non solo la giovinezza (nella speranza vana) ma anche (ora) l’età adulta (nel precariato e nel femminismo che ci rendono la vita invivibile). Nessuno potrà “riparare il danno”. Anche tornasse in terra Cristo, non avrebbe il potere di far tornare indietro il tempo. E allora l’unica cosa che desidero è che la generazione che ha fatto il danno paghi con la vita. Ecco perché non ho alcuna empatia per i vecchietti che muoiono soffocati di covid o che vengono qui a fare i paparini per dirci come sarebbe buono e giusto vivere e amare.
Sono un esaltato? Un violento? Un odiatore? Beh, senza l’odio, l’entusiasmo le fake news i patrioti risorgimentali non avrebbero cacciato gli austriaci (anzi, austro-ungarici, per stare in tema) e fatto l’Italia. Ogni rivoluzione è un atto di violenza.

P.S.
“Un odio giovane, puro, assoluto, è un bene troppo prezioso per essere dissipato. Noi ti insegneremo a curarlo e ad utilizzarlo bene” – libera citazione dalla “Caduta degli Dei”, dedicata a chi può oppormi come argomento solo il comandamento odierno “non odiare”.