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Riflessioni sulla differenza di etichette nell’ecosistema Redpill italiano e anglofono

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Riflessioni sulla differenza di etichette nell’ecosistema Redpill italiano e anglofono

Ho notato che c’è una differenza tra come viene percepito il concetto di Redpill nell’ambiente italiano ed in quello anglofono. Mi sono avvicinato prima all’ambiente Redpill in lingua italiana, soprattutto leggendo il tuo sito, solo poi in lingua inglese, cercando poi video su Youtube che riguardassero gli stessi temi, ho trovato canali come Incel TV, FaceandLMS e Wheat Waffles, che trattano sì quegli argomenti, ma non si definiscono canali “Redpill”, bensì canali “Blackpill”, e molto spesso etichettano concetti che nell’ambiente italiano verrebbero definiti “Bluepillati”, come il “saperci fare”, “essere sicuri di sé”, “essere sé stessi”, come unico fattore rilevante per poter aver successo con la gran parte delle donne, o le varie tecniche PUA, sempre accompagnate dall’idea che con il giusto “game” chiunque può riuscire ad avere successo, come concetti “Redpillati”.

Questo dapprima mi ha lasciato perplesso, vedere etichettati come concetti redpillati concetti che io, prima di consultare materiale in lingua inglese, avrei velocemente etichettato come bluepillati, poi, dopo qualche video e la lettura dei sottostanti commenti, ho cominciato a capire il perché di questa discrepanza. Redpill nel mondo anglofono viene utilizzato come termine molto vago, per indicare genericamente quella che si considera essere una verità che non rispecchia la narrativa mainstream, benpensante, perbenista, politicamente corretta a priori e indipendentemente da ciò che suggeriscono i fatti, insomma, quello che viene solitamente definito Bluepill; il problema è che, rispetto a quella che è la visione mainstream condivisa dalla maggior parte della popolazione, e attivamente promossa dai media più influenti, ogni visione alternativa può essere presentata come una “Redpill”, una uscita dalla caverna di Platone, uno scostamento del velo di Maya, una apertura del vaso di Pandora o qualsiasi altra metafora si voglia utilizzare per esprimere il concetto. Da questo punto di vista, dire che i PUA o i promotori dell’automiglioramento mediante metodi improbabili (ad esempio PNL) hanno una loro “Redpill” non è così sbagliato, dopo tutto propongono delle idee che in qualche modo si discostano dalla narrativa mainstream (“Sii solo te stesso, non preoccuparti, con il tempo lei si accorgerà di che brava persona sei e della tua bella personalità e passerete il resto della vita assieme, felici e contenti”), e che, almeno a loro dire, fornirebbero una visione più chiara ed efficacie nell’ottenere risultati rispetto a quella di massa. Questo però, a conti fatti, non garantisce che questa supposta verità sia effettivamente “evidence based”, e quindi, per fare un gioco di parole, sia una “verità vera”, scientifica, o piuttosto una sorta di verità fideistica o per partito preso, “deve essere così perché sì, perché è giusto”, insomma la definizione di verità che solitamente hanno le persone fortemente religiose o fortemente idealiste.

Su quale base un insieme di concetti può essere definito una “Redpill”?

Effettivamente i concetti che vengono discussi all’interno del suo sito sono quelli che la comunità anglofona definisce come blackpillati, se dovessi trovare una sorta di coerenza tra le diverse definizioni, direi che, contrapposte alla visione mainstream (la Bluepill), ci sono non una, ma diverse visioni alternative, accumunate dal sostenere che quella visione che si discosta da quella mainstream sia quella vera, non adulterata dal politicamente corretto, dal perbenismo e dalle altre piaghe intellettuali che purtroppo attanagliano il dibattito intellettuale, che si pongono quindi come Redpill, ma essendo diverse, spesso contraddittorie tra loro, si possono definire “le Redpill”, perlomeno a detta di chi le propone. Continuando per questo sentiero, la Blackpill, o comunque quell’insieme di nozioni che mettono particolare risalto sul ruolo giocato dall’aspetto nelle interazioni relazionali, può essere vista come una delle tante Redpill che vengono proposte, ma i suoi contenuti hanno la caratteristica (per, estremamente importante) di essere “evidence based”, e di non presentare elementi di forte pensiero desiderante come avviene invece negli ambienti PUA, auto motivazionali o di self improvement.

Io direi che se si assume che per definire un insieme di concetti una “Redpill” questi debbano in qualche modo differire dalla visione che ha la massa (i “normies”) di un determinato argomento, che viene continuamente calata dall’alto e promossa, o talvolta imposta, dai media mainstream, allora può avere senso definire sistemi di idee come le tecniche PUA come redpill; se invece si assume che una Redpill, per dirsi tale, debba essere vera nell’accezione scientifica del termine, ovvero essere basata su dei fatti e trovare riscontro nella realtà, allora si può dire che alcuni sistemi di idee che nel mondo anglofono vengono etichettati come redpill in effetti non lo sono, del tutto o anche solo parzialmente, e che probabilmente, delle varie sedicenti pillole rosse in circolazione, quello che nel mondo anglofono viene definito Blackpill è, fino a prova contraria, il sistema di idee più evidence based, le altre sono “false redpill”, o redpill fortemente tinte di azzurro (a tal proposito, ho letto il contributo di un utente Reddit che, in un suo commento, ha parlato di “Purplepill” per descrivere la condizione di alcune persone che magari sono per certi versi disilluse verso certi temi, ad esempio perché escono da un divorzio con una gold digger, o da relazioni in cui sono stati pesantemente sfruttati, o magari hanno un amico “Chad” con una personalità pessima che però ha un enorme successo, mentre loro, nonostante i loro sforzi di comportarsi bene, ottengono poco o nulla, ma poi se ne escono con frasi decisamente bluepillate).

Se proprio dovessi dare una etichetta per i contenuti che ho trovato nel suo sito, e che, almeno al momento, rispecchiano le mie conclusioni su determinate questioni, alla luce delle evidenze, tenendo conto delle varie definizioni già esistenti nei diversi ecosistemi della androsfera, italiano e anglofono, e volendo trovare un punto di incontro tra le varie definizioni, definirei la Redpill proposta dal suo sito come una pillola di un rosso molto scuro, amaranto, non caratterizzata però dall’estremo alone di pessimismo e senso di disfatta assoluta che caratterizza alcuni canali Blackpill anglofoni (ho notato che molti non parlano minimamente di looksmaxing, nemmeno di tipo chirurgico, anche quando il problema sarebbe risolvibile in maniera abbastanza facile, porterebbe ad un netto miglioramento dell’immagine complessiva, magari senza spendere troppo, e in cui in generale a volte sembra che si faccia a gara a chi è il più senza speranza. Il suo approccio lo definirei invece, il più delle volte, severo ma giusto.

Per completezza vorrei inoltre specificare che, a mio parere, un insieme di idee può essere più o meno bluepillato a seconda delle proprie caratteristiche, dire che un ragazzo esteticamente gradevole, anche se non top, ha dei margini di miglioramento delle proprie potenzialità relazionali a seconda di quello che è il modo in cui “se la gioca”, della sua personalità o dalla sua bravura nel mettere in risalto i suoi valori MS (senza però farlo in maniera antipatica o pacchiana) può avere un senso, e penso possa essere etichettata anche come idea “Redpillata”, dire che qualsiasi ragazzo, indipendentemente dal suo aspetto, può ambire a qualsiasi tipologia di ragazza, se solo riesce a sembrare abbastanza self confident, genuino nelle interazioni e con un “game” appropriato, è con tutta probabilità una emerita stronzata, che viene portata avanti o in buona fede, per cercare di dare speranza a chi non ne ha molta, o in cattiva fede, per cercare di guadagnarci sopra. Insomma, in contesto e gli elementi che caratterizzano il caso nello specifico non possono essere ignorati.

Le definizioni hanno la loro importanza, ma la cosa fondamentale sono i contenuti

Tutto sommato, si tratta di una questione di definizioni, a me poco importa se un determinato concetto viene etichettato come “Redpillato” o “Blackpillato”, o in qualche altro modo, l’importante è che sia basato su dei fatti misurabili, preferibilmente studi scientifici condotti rigorosamente, o che sia un concetto perlomeno ragionevole. Se i dati indicano che le ragazze hanno la tendenza a scartare a priori ragazzi più bassi di loro come potenziali partner, e questa tendenza diventa ancora più robusta quando la selezione avviene nelle dating app, questo è un dato di fatto, un fenomeno, semplicemente se ne prende atto, non ci si chiede “questa è una idea bluepillata, redpillata o blackpillata?”. Non ha senso, se è così, è così punto e basta. Altrimenti si cade nello stesso errore in cui cadono coloro che, per motivi religiosi, politici o etici, negano la fondatezza della teoria dell’evoluzione biologica o i fatti stessi alla base di essa, fino a sostenere che i fossili siano dei falsi o che la similarità nel corredo genetico di specie filogeneticamente vicine sia un caso o una storiella inventata dagli scienziati per ingannare la gente con i loro paroloni complessi, quando le ideologie non dovrebbero precedere i fatti, ma semmai fondarsi su essi, adattarsi a ciò che dicono le evidenze. Se una cosa funziona in un certo modo, funziona in quel modo, e tanti saluti.

Arrivato a questa conclusione, poco mi cambia se quei contenuti che nell’ambiente italiano vengono definiti redpillati in ambiente anglofono verrebbero definiti come blackpillati, né è così rilevante se alcune idee che in contesto anglofono verrebbero definite redpillate, come tecniche PUA o cercare di aumentare la propria autostima in modi improbabili, nella comunità Redpill italiana verrebbero inserite nel grande calderone delle idee bluepillate. Sono etichette, possono essere utili per le ricerche online, per avere una idea approssimativa del materiale con cui si ha a che fare, ma non rappresentano la sostanza. Alla fine, la differenza fondamentale, per chi cerca di utilizzare il metodo scientifico per costruirsi una visione del mondo che sia il più possibile “vera”, è che i concetti siano basati sui fatto o meno, “evidence based”, o che siano, in mancanza di evidenze chiare, perlomeno ragionevoli, plausibili, e non totalmente campati per aria, fondati sulle proprie speranze o sulla negazione di ciò che non ci piace.

Il Redpillatore Risponde

Dopo venti e passa anni dall’uscita di Matrix si è ormai fatto un uso smodato della metafora della pillola rossa, non solo nel contesto delle dinamiche sociali ma anche in svariati altri settori.
Il dibattito su Redpill/Bluepill/Blackpill ritorna sempre ciclicamente e, come hai già intuito anche tu, è piuttosto sterile.
Io nel blog propongo la mia visione della redpill, basata sui dati oggettivi, sulle mie esperienze e sul confronto con le esperienze degli altri.

Penso che il mio blog sia più equilibrato della maggior parte dei blog/forum/siti della manosfera americana i quali principalmente hanno due limiti:
– I “redpillati” americani hanno generalmente dietro un interesse economico, per cui è chiaro che spingano molto sulla parte comportamentale sopravvalutando il cd. saperci fare. Sono generalmente dei PUA che hanno capito che ormai l’etichetta di PUA è bruciata e quindi si riciclano dietro a quella molto più spendibile di redpill.
– I “blackpillati” americani sono no profit, ma sono esclusivamente incel, sguazzano nella più profonda depressione e comprensibilmente vedono tutto nero, anche se spesso concretamente non hanno mai provato a relazionarsi con donne dal vivo e a fare analisi critica dei propri comportamenti.

Il mio punto di vista invece è quello di uno che non è incel, che ha letto e sperimentato per anni ogni genere di materiale e che ha vissuto sulla propria pelle certe dinamiche, rielaborandole infine secondo il proprio spirito critico e le evidenze oggettive.

Come ogni blog anche questo ha un taglio estremamente personale, quindi talvolta posso dire anche cose imprecise o discutibili, ma penso che i pilastri del blog che ho elencato nell’articolo introduttivo siano basi di ragionamento solide che anche la maggioranza dei cd. redpillati e blackpillati americani condividerebbe.

Alla fine comunque, come hai già detto, contano poco le etichette. Ciò che conta è che il blog aiuti la comprensione dei fenomeni, dia valore e sia un interessante spunto di riflessione e, perché no, un’occasione per fare gruppo.

Ciao e a presto!

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Brack.83
Brack.83
3 mesi fa

“Alla fine comunque, come hai già detto, contano poco le etichette. Ciò che conta è che il blog aiuti la comprensione dei fenomeni, dia valore e sia un interessante spunto di riflessione e, perché no, un’occasione per fare gruppo.”

Di mio posso dire che da quando ho conosciuto il blog del Redpillatore, dove ci sono arrivato cercando informazioni in Google, relative alla veridicità di Playlover e che colgo l’occasione di ringraziare, perchè Red mi ha fatto risparmiare migliaia di euro. Posso dire che pensieri Redipillati li avevo già a 18-20 anni, ma il blog di Red mi ha aiutato molto nella comprensione e nell’unire i puntini in determinati concetti e situazioni vissute che all’epoca non comprendevo a pieno, influenzate anche dalla Blupill gratuita di conscenti e amici. Purtroppo 20 anni fa il blog non c’era ancora, ma ci fosse stato, forse mi sarei risparmiato parecchie miserie.

Last edited 3 mesi fa by Brack.83
silvio
silvio
3 mesi fa

La redplill nasce in USA e già per questo dovrebbe essere analizzata diversamente da gran parte del resto del mondo. In USA se non hai un certo tenore di vita (che dev’essere più alto della media italiana) si finisce a vivere quasi in stile bagdad; in pratica l’operaio della “fiat” catapultato in USA vivrebbe come uno in rdc minimo (500€/mese); molto male, scuole statali più che scarse e neppure la sanità sufficientemente dignitosa (assistenza sanitaria minima). Se finisce male li portano via i figli e finisce (moglie e figli maggiorenni compresi) a dormire in macchina in mezzo ai tossici.
Il fattore M è molto più importante rispetto all’italia e il concetto di muro lì è molto più sentito perché se la donna non è economicamente ok, beh……vedi sopra.

Nell’Europa i socialisti governano da anni. In italia il socialismo è una metastasi ormai diffusa; lo stato con la vasta gamma di sussidi, sgravi, detrazioni, servizi pubblici gratuiti (ancor più per chi ha isee basso) è diventato provider sostituendo il beta provider medio. A meno che la donna lavori, perché mai dovrebbe (persino con scarsa capacità economica e due figli) cercare un medioman da 1300€ quando lo stato tra una cosa e l’altra gli mette 800€ in tasca e gli da accesso ai servizi? Allo stato non deve darla, non deve fedeltà, ecc; gli deve solo due carte. Ecco spiegato il fenomeno incel. Il beta ora non più provider ma beta-contribuente è quindi provider indirettamente, e le signorine vedono che le loro sorelle maggiori, le loro zie e le loro madri avendo pur preso randellate da ogni direzione (carosello) sono cadute in piedi con casa popolare, reddito, servizi gentilmente offerti dallo stato. Queste non avranno nessun interesse ad inculcare alle loro figlie, sorelle minori e nipoti un comportamento responsabile sul cercarsi un uomo che sia considerabile “buon padre di famiglia” capace di dare un buon livello di vita alla famiglia, istruzione e sanità decente a lei e la prole. Quì L conta molto piu di M (a meno che non è ricco, ma allora non si parla più di medioman) perché loro cercano ciò che gli manca: se a M provvede lo stato, allora lei si preoccuperà di soddisfare la fame di L.
Nei paesi liberali o peveri cercheranno M perché con la bellezza non mangi, non ti curi e i figli passano il tempo a fumare colla in qualche casa dei divertimenti.

Last edited 3 mesi fa by silvio
KingDani
KingDani
3 mesi fa

Nel 2007 uscì un famoso film, “Non è un paese per vecchi”. Beh gli Usa non sono un paese per poveri. Se sei “skillato” (come dicono quelli che parlano bene) allora è di sicuro un paese di maggiori opportunità, con stipendi che oramai hanno doppiato/triplicato e oltre quelli europei (anche se con zone da costo-vita proibitivo), e con una facilità di cambio lavoro che non ha eguali.
Se sei però uno dei tanti medioman allora l’Europa, e anche l’Italia, pur con tutti i difetti di sto mondo, sono ancora una garanzia, sebbene anche qui oramai la povertà sia aumentata moltissimo, ma almeno chiamare l’ambulanza non ti costa ancora 5K.

In ambito redpill forse la loro visione è meno “pura”, e annacquata da blupill, perché basata sul “volere è potere”, e sul fatto che se sei in una certa condizione di “sfigataggine” (che siano soldi o donne) è fondamentalmente solo colpa tua.
Qui siamo più pragmatici e disincantati probabilmente, della serie se nasci a Scampia con un QI di 80 avoja a puntare sull’automiglioramento.

Antonio
Antonio
3 mesi fa

Un’ attitudine molto bluepillata è quella della cieca fiducia in ciò che viene etichettato come scienza. E mi pare che l’autore debba redpillarsi a riguardo.

Pietro
Pietro
3 mesi fa

A mio avviso quello che distingue la blupill dalla redpill non è il fatto di essere una visione alternativa, ma quello di essere vera, cioè basata sui fatti. Invece considero blackpill quelle distorisioni della realtà in termini pessimistici. Ad esempio io considero redpillato uno che ha analizzato bene le dinamiche sociali (come questo sito) ma che veda una possibile soluzione nel ritorno della monogamia. Invece vedo come blackpillato chi è totalmente sfiduciato e dice “tanto le donne ti tradiranno sempre, l’unica soluzione solo le prostitute ecc…”. Però il blackpillato non ha evidenze dalla sua parte perché, ad esempio, in società tradizionali e con una cultura più rigida anche le donne si comportano in maniera morigerata naturalmente (vuoi perché sono molto gregarie per natura). Io stesso, vivendo in un posto dove sotto certi aspetti sembra di vivere come 100 anni fa (donne a casa, famiglie numerose ecc…) vedo questo nelle ragazzine: cioè che non si sognano nemmeno di essere promiscue, ma hanno l’idea di sposarsi giovani. Quindi per me la blackpill è una visione distorta della realtà, che ha per base qualcosa di vero ma che è stato appunto distorto e estremizzato

Scatola
Scatola
3 mesi fa

Scusate se faccio la lezione di storia.
Il motivo per cui ci si è spostati da red a black è solo perché i mgtow e i pua si sono appropriati del termine “redpill”.
Visto che per gli incel, i suddetti sono blupillati, e visto che il problema sociale sottolineato dagli incel veniva visto come irreversibile, col tempo è venuto naturale passare a chiamare la redpill incel come blackpill.
Quindi, senza fare i pignoli su certi dettagli, quella che il redpillatore chiama redpill è la blackpill.
Veramente, non ci sono altre capriole mentali da fare.

Henri de Toulouse-Lautrec
Henri de Toulouse-Lautrec
21 ore fa

Redpillatore, per curiosità, quando ti relazioni con le donne, fai il finto bluepillato come me?
Io ho una sorta di doppia personalità, nella vita reale non dico che faccio il finto bluepillato perché non ci riuscirei ma quando qualcuno tira fuori concetti assimilabili o che si avvicinano alla redpill faccio il finto tonto o mi tiro fuori dalla discussione; sul forum invece, sotto copertura di un nick e VPN straniera, tiro fuori il mio vero pensiero.
Giusto per non fare terra bruciata tra le donne che ho intorno, moglie compresa.

Alex Le Large
Alex Le Large
3 mesi fa

“…a me poco importa se un determinato concetto viene etichettato come “Redpillato” o “Blackpillato”, o in qualche altro modo, l’importante è che sia basato su dei fatti misurabili”
————————-
Questo è il sunto di come dovrebbe essere in realtà idealmente il mondo Redpill. Sei un incellone? Benvenuto, qui nessuno ti sfotterà. Sei un medioman insoddisfatto? Tranquillo, bene o male lo siamo tutti. Sei un alpha razionale? Dicci di più e dacci dosi di vita reale.

Invece, essendo l’Italia il Paese dei campanili e dei soggetti che vanno a messa nella chiesa sottostante (bulli di paese, contado e pigri notabili di stirpe), si finisce sempre per dividere la gente fra sfigati e non, come il sabato sera al bar dello sport in piazza.

La Redpill dovrebbe insegnare a tutti ad avere un approccio razionale e disincantato (di qui molte accuse di blackpillismo, ma come già detto dall’autore sono decisamente tinte di blu). Purtroppo non è così.

Bene o male comunque, come carro bestiame Italia che arriva sempre per ultimo, siamo messi meglio (ancora per poco) di Paesi “locomotiva” come gli USA dove il sistema neoliberista estremo -con buona pace dei suoi sostenitori- non solo ti lascia solo, ma ti butta letteralmente in mezzo a una strada armi alla mano (non è uno scherzo, guardate come vengono eseguiti lì gli sfratti).

Gli USA sono l’ultimo posto dove un medioman senza la bellezza di un Brad Pitt oppure il cinismo di un Bezos potrebbe sopravvivere. Del resto a un Paese che ti impone di pagare migliaia di euro per curarti, non frega nulla della tua vita, figuriamoci dei problemi relazionali di un medioman.

E lì non si parla di problemi di figa, andate a vedervi Kensignton Avenue a Philadelphia o Venice Beach a Los Angeles. Si parla di sopravvivenza dell’uomo medio.

Ah, dimenticavo che i vari MeToo, BLM ecc. sono prodotti made in USA, quindi per voi maschi bianchi cis etero sono cazzi, se non avete un conto a sei zeri abbondanti.

Altro che ottimismo a stelle e strisce e altre menate. Il “sogno americano” esiste solo per chi sa vendere meglio se stesso e le proprie vaccate, il resto è un incubo ad occhi aperti. I vari fenomeni tipo Elliott Rodger, Columbine ecc, stanno lì a dimostrarlo.

Last edited 3 mesi fa by Alex Le Large
MarcoC
MarcoC
3 mesi fa

La distanza che separa la redpill italiana da quella americana, è legata anche al contesto sociale in cui è nata (oltre al fatto, come spiegato, che molti redpillati yankee che pascolano su youtube, altro non sono che dei coach che si fanno pagare profumatamente per le loro consulenze, quindi inevitabilmente un pizzico di pillola blu ce la infilano dentro).
Negli Stati Uniti l’ascensore sociale è estremamente mobile, sono la patria del mito americano del self-made man, di Henry Ford e di Napoleon Hill. Think and Grow Rich, capostipite del self-help, è stato scritto nel 1937, ben prima di qualsiasi matrix, internet, pillola e sistema di radiodiffusione televisivo. Anthony Robbins, un altro noto motivatore americano, ha cominciato il suo lavoro negli anni ’80, anche lui ben prima di matrix e della diffusione massiccia di internet.
E’ una nazione dove la competizione è fortissima e si crede molto nel self-improvement. A cominciare dall’ambito economico e personale, non solo sessuale. Sono tutti convinti che col giusto lavoro puoi diventare un VIP o un miliardario che gira in Limousine, anche se l’americano medio è alla terza ipoteca sulla casa, ed è pieno di debiti fino alle orecchie (i più diffusi sono quelli per l’auto e il college, mentre noi italiani ci indebitiamo più spesso per l’iphone, la vacanza e il TV OLED ultimo modello).
In generale negli USA c’è l’idea che se ti fai il culo quadrato, puoi diventare qualcuno nella vita. Come è successo a quelli che partendo da un garage, nel giro di qualche anno son diventati miliardari proprietari di aziende quotate in borsa.

In Italia invece l’ascensore sociale è bloccato: se nasci ricco resti ricco, se nasci povero resti povero. E se perdi il lavoro, non trovi altre 5 aziende in giornata pronte ad assumerti. Ti attendono anni di contratti sottopagati, agenzie interinali, disoccupazione, e da qualche anno il rdc. In Italia è difficile ascendere socialmente, ma è facilissimo precipitare.
A questo si somma il fatto che l’ambiente italiano è molto provinciale, il miglioramento e il successo nella vita sono fonte di invidia e vengono boicottati, la chirurgia estetica per l’uomo è tutt’ora un tabù, e il 30enne medio italiano è un cane al guinzaglio con lo stesso testosterone e competitività di un 90enne.
Insomma, in Italia si può dire che il tuo destino è pressochè stabilito alla nascita. Se nasci con un L scarso in una famiglia monoreddito, e con la ciliegina sulla torta di un ambiente stagnante che anzichè supportarti e aiutarti, boicotta ogni tuo slancio verso l’alto, sai che giocherai la partita della vita in hard mode.
Questo insieme di elementi porta la redpill americana ad essere intrinsecamente più dinamica e speranzosa, e quella italiana a essere più improntata all’immobilismo e al catastrofismo.