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Esperienze Sessuali dall’Erasmus – Valencia

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Crudezze Erasmiane – Valencia

Ciao, vorrei condividere l’esperienza che ho vissuto durante l’Erasmus, stavolta raccontata dall’ottica del più basso gradino della scala gerarchica in quanto ad appeal. 

Non si tratterà, infatti, della classica lista della spesa con l’elenco numerato di tutte le esperienze accompagnate dai dettagli più salienti della preda, bensì del resoconto di una permanenza che è stata a dir poco devastante per la mia autostima, già di per sé piuttosto scarsa. 

Innanzitutto, premetto di non essere uno spettacolo da vedere, soprattutto a causa di uno strabismo piuttosto evidente, quindi se dovessi darmi una valutazione credo che, anche ad essere ottimista, difficilmente arriverei al 6. 

Inoltre, proprio a causa della mia bassa autostima, sicuramente ricollegabile all’aspetto fisico con cui non mi sono mai sentito in armonia, sono una persona estremamente, se non quasi patologicamente introversa e poco sicura di sé, il che mi impedisce di farmi avanti quando è il momento adatto e mi costringe a vivere ogni vicenda come uno spettatore, o al massimo da comparsa. 

Ho sempre avuto una visione abbastanza negativa, e nonostante gli innumerevoli discorsi e frasi fatte, con cui genitori e non hanno sempre provato a tirarmi su il morale e l’autostima, sono sempre rimasto della mia idea, ovvero che alla donna media piacciono solo determinati tipi di soggetti, dei quali io non faccio e mai farò parte, anche se, in fondo, ho sempre sperato invano di incontrare la mosca bianca che mi accettasse per come sono, e che guardasse oltre all’effimero aspetto esteriore e un carattere tutt’altro che dominante. 

Nonostante questa percezione piuttosto cinica e materialista della realtà, prima della partenza vedevo l’Erasmus come una sorta di occasione di riscatto, una specie di mondo parallelo dove anche il peggior emarginato avrebbe potuto trovare l’occasione per mettere il bimbo al calduccio. 

Immaginatevi quindi un quasi diciannovenne normo-brutto (sul 5/5,5), caricato dai vari discorsi di amici e conoscenti, della serie “fattele tutte” “come le spagnole non ce n’è” e via discorrendo, su un Ryanair per Valencia, rinomatissima città universitaria nonché La Mecca per gli addii al nubilato. 

Pensavo seriamente, durante quell’ora e poco più di volo, che in un ambiente del genere, con una quantità di mercanzia così grande, sarebbe arrivato davvero il mio momento, quando in realtà, alla fine della fiera, non fu così, perché rimpatriai uguale preciso a com’ero partito: vergine. 

Prima cosa di tutto, per chi non lo sapesse, l’Erasmus alle superiori non consiste una vacanza-studio come all’università, bensì in un tirocinio che rilascia ore valide come alternanza scuola-lavoro, che quindi porta via tempo ed energia, imponendo degli orari a volte scomodi. 

Per quanto riguarda questi ultimi sono stato piuttosto sfortunato, in quanto fui assegnato a un’azienda che opera nel settore turistico e che quindi ha una maggiore affluenza durante fine settimana, il che si traduce in più lavoro nei giorni in cui TUTTI i miei compagni riposavano e facevano bellamente i cazzi propri, ritrovandomi invece liberi i primi due giorni della settimana, ovvero i più morti. 

Perciò, per prima cosa, dovetti rinunciare alle serate in discoteca e al sabato sera insieme agli altri visto che sarebbe stato improponibile, a dire il vero il primo sabato provai a fare serata, finì che rientrammo alle 6 quando alle 9:30 dovevo essere a lavoro, per il resto vi lascio immaginare. 

Il che si è tradotto in una miriade di occasioni in meno rispetto ai miei compagni di viaggio, ma hey, d’altra parte lavoravo in ambito diportistico, e nei fine settimana facevamo feste a bordo con tanto di musica dal vivo, avrei potuto compensare con quelle, poi ero da solo, quindi in caso di figura di merda non lo avrebbe saputo nessuno. 

Fu proprio durante una di queste feste che conobbi lei, la Stronza che rappresenta a pieno l’essenza di quel disastro che è stata la mia permanenza in Spagna da quel punto di vista. 

Era un sabato, giorno in cui mi aspettavano i turni più lunghi a causa del maggiore traffico di cui sopra, ma che bene o male riuscivo a reggere senza problemi: c’era la musica, l’alcol (a cui avevo praticamente libero accesso) e, soprattutto, passera in quantità industriale, di tutte le età e nazionalità, anche se per me erano generalmente piuttosto grandicelle. 

Tutte, tranne lei, seduta lì in un angolo insieme alla sua amica, con cui passava il tempo tra una chiacchiera e un sorso al suo mojito. 

Si stavano annoiando, lo avevano letteralmente scritto in faccia, molto probabilmente si sentivano fuori luogo a causa della loro differenza di età rispetto a tutti gli altri presenti, perciò, bando alla timidezza, decisi di farmi avanti, spinto anche dall’aiuto delle varie dosi di sangria corretta col gin alla fragola che, una dopo l’altra, mi ero gustato durante tutto l’arco del turno. 

Insomma, cominciammo a parlare e finii per stare tutto il tempo insieme a loro, ottenendo poi i contatti di Instagram di entrambe, ma lei mi aveva preso in particolar modo. 

Era del posto, anche se viveva in un quartiere di periferia a circa 20km dal centro, un po’ un problema per me, visto che il mio abbonamento ai mezzi non mi permetteva di coprire quella distanza limitandomi ai quartieri del centro, ma in qualche modo credo che sarei riuscito a risolvere. 

Cominciammo poi a scriverci spesso, finché, poco prima della fine della mia permanenza, non riuscii a fissarci un appuntamento. 

Avevo prenotato una moto d’acqua, inizialmente per me e basta, in modo da togliermi lo sfizio e la curiosità di sapere cosa provassero tutti quelli che mi sono visto sfrecciare intorno per tutto il mese. 

Subito dopo, però, pensai di invitare anche lei, in questo modo, dopo il giro in moto d’acqua, avremmo potuto passare il resto del pomeriggio insieme, e chissà… 

Lei accettò entusiasta la mia proposta, quindi stabilimmo dove e quando ed io, al settimo cielo, aspettai con ansia che arrivasse quel giorno 

Ovviamente non finì bene, perché lei non si presentò, e probabilmente se ne era addirittura dimenticata visto che, nel momento in cui le mandai un messaggio per chiederle a che punto fosse, questa mi rispose dicendomi di essere insieme alle sue amiche. 

Ed io che, pensando ad una cultura e una mentalità diversa dalla nostra, immaginavo di trovare ragazze più educate e rispettose delle nostre connazionali, povero i(nce)lluso… 

Messo un crocione su questa Stronza sfacciatissima, mi faccio il mio giro in jet ski, e poche sere dopo si presenta una nuova “occasione”. 

La nostra comitiva ne aveva incontrata e conosciuta un’altra, formata quasi completamente da ragazze (e un solo ragazzo), anche loro italiani. 

La prima uscita importante con entrambe le compagnie unite fu uno degli ultimi sabati sera, in discoteca, io ovviamente non c’ero, perché tornai a casa intorno alle 23 dopo un turno massacrante, quindi preferii andare a dormire, anche perché i miei compagni di stanza erano già usciti da un pezzo e non avevo voglia di prepararmi per poi uscire e perdere un’ora o due solo per cercarli. 

Perciò, mentre io dormivo, il resto della mia comitiva si stava lavorando le ragazze dell’altra, spianandosi la strada per la serata successiva, alla quale ero presente ma avevo a disposizione solo gli scarti del resto del gruppo, perciò dovetti ripiegare (o meglio, provare inutilmente a ripiegare) su una di esse, che a mio avviso non era niente male, tra l’altro. 

Purtroppo, però, non ci furono versi per me, ma nonostante ciò, un po’ per la disperazione portata dal pensiero di tornare a casa completamente all’asciutto, e un po’ per l’alto tasso alcolemico che avevo in circolo in quel momento, decisi di non darmi per vinto e di chiederle se le andava di farsi uno shot o una bevuta a mie spese e roba del genere, trasformarmi così in un meraviglioso zerbino, uno di quelli belli, con tante scritte e disegnini simpatici, scritte del tipo: BRAVO COGLIONE. 

Non andò… fosse stato quello il problema, tanto ormai ci avevo fatto l’abitudine, era diventata la routine di una vita, la cosa che però mi irritò fu il fatto che questa, poco prima che mi facessi avanti io, era letteralmente saltata addosso a un energumeno (molto peggiore di me a livello estetico) che le si era seduto accanto e l’aveva salutata appena…  

“Sono cose che capitano una volta nella vita” disse lei, beh certo, bella soddisfazione dev’essere, infilare la lingua in un cestino dell’umido a caso, giusto per vantarsi di essere andata con uno del posto. 

Cos’avrà avuto mai lui in più rispetto a me, tanto da renderlo qualcosa di unico che “capita una volta nella vita?” Ah, giusto, a me probabilmente, pur essendo nettamente più “gradevole” di lui, mancava quel tocco “esotico” che per la troietta itaGliana in vacanza fa sempre la differenza, mavaff… 

La mia avventura a Valencia si avvicinava al termine e, incassato anche questo duro colpo, qualche sera dopo mi si presentò l’ultimissima chance che, per un momento, pensai che mi avrebbe potuto concedere l’opportunità di tornare a casa con qualcosa da conservare e raccontare, e che avrebbe dato un po’ più di colore agli ultimi giorni di un’esperienza completamente a scala di grigi. 

Era la notte di San Juan, un evento in cui tutti si radunano in spiaggia intorno ad un falò aspettando, in compagnia di alcol e canne, l’arrivo della mezzanotte, momento in cui tutti i presenti in spiaggia si buttano in acqua, in massa, festeggiando l’inizio della stagione estiva. 

Partecipammo anche noi, trovandoci in spiaggia un’ora abbondante prima del tramonto, in modo da poterci organizzare a dovere con l’accensione del fuoco e con le buche dove imboscare gli alcolici (il cui consumo, in Spagna, è vietato all’aperto dopo una certa ora), prima che facesse buio. 

Fu proprio a partire da quel momento che la situazione cominciò “leggermente” a degenerare, appena dopo il tramonto eravamo già completamente distrutti ed io, volendo fare il bagno ed essendomi scordato di mettere i pantaloncini apposta sopra il costume, mi dovetti togliere i pantaloni e stare con il solo costume a slip. 

Ero l’unico senza pantaloncini, ma nonostante ciò, forse anche grazie alle svariate Desperados che mi ero scolato da inizio serata a quella parte, riuscii a non sentirmi in imbarazzo e a fregarmene completamente, per la prima e penso anche unica volta nella mia vita. 

Non speravo in niente quella sera, visto l’esito deludente delle settimane scorse, finché, allo scoccare della mezzanotte, non vengo raggiunto in acqua da una delle mie compagne di comitiva, che mi si avvinghia addosso come un polpo e cambia radicalmente ogni mio piano quella sera, visto che in quel momento mi si stava aprendo un mondo e, anche a causa dell’alcol, non stavo più capendo un emerito cazzo. 

Tornati al falò, ci sedemmo accanto e lei si avvicinò a tal punto da appoggiarsi a me, a quel punto la abbracciai, vedendo poi che ci stava.

Non ci stavo credendo, stava per succedere, era arrivato il momento di riscatto tanto atteso, il MIO momento, che valutando la situazione con quei pochi neuroni lucidi che mi erano rimasti, sarebbe stato semplicemente l’inizio di una serie di fasi che avrebbero potuto portarci da quel falò a un punto sperduto ed isolato, in quell’enormità che è la Playa Malvarrosa, io e lei, alticci e soprattutto SOLI, perciò mi feci coraggio e ci provai. 

Avvicinai lentamente la mia bocca alla sua e… no, non ci baciammo, perché una volta arrivati a pochi millimetri l’uno dall’altra, lei si accorse che la sua amica si era allontanata, quindi si alzò di scatto e cominciò a setacciare tutta la spiaggia per cercarla. 

E fu così che, invece di vagare insieme a lei per quella spiaggia barcollando mano nella mano, alla ricerca di un angolo dove appartarci, mi ritrovai a guardarla mentre si allontanava, senza di me, alla ricerca di tutt’altro rispetto a quello che avrei desiderato davvero in quel momento. 

Dentro di me tirai una bestemmia assurda che, se solo l’avessi detta a voce, avremmo visto San Juan cadere in mare insieme a tutti i vari fratelli e sorelle, una roba di un’entità e di una pesantezza tale che si sarebbe meritata dei complimenti anche dal Papa in persona. 

Finii quindi col coricarmi su ciò che rimaneva del mio asciugamano, parzialmente inabissato in quella sabbia finissima, provando a smaltire la sbornia e addormentandomi poco dopo. 
Al mio risveglio mi ritrovai accanto una compagna che, avvinghiata ad un Tommy recuperato non si sa dove, si stava facendo toccare e palpeggiare all’inverosimile, limonandoselo gelosamente nel frattempo. 

Al di là della scena a dir poco scioccante, non ho potuto fare a meno di notare la differenza tra i due a livello estetico, lei in quel caso ha ipergamato di 4 punti a dir poco. 

Quindi mi è venuto da chiedermi: come può un normo-brutto come me pensare, anche solo lontanamente, che ci sia speranza anche per lui quando gli standard di una ragazza uguale, se non addirittura peggiore di lui, sono così alti? 

Come ultima, ma non meno importante, racconto di questa scena che ricorderò finché campo: era un giorno della prima settimana, avevo appena staccato da lavoro, quindi decisi di passare il resto del pomeriggio al mare insieme ai miei compagni. 

Ci trovavamo accanto a tre ragazze, anch’esse italiane, tutte e tre in Topless. 

La cosa più buffa è che, dei cinque o sei che eravamo, le ho notate solo io, ed erano quasi attaccate a noi. 

Tra una chiacchiera e l’altra si fa una certa ora, e la maggior parte del gruppo rincasò, rimanemmo solo io e i miei compagni di stanza. 

I due decisero di andare a fare il bagno, mentre io preferii rimanere a prendere il sole poiché erano gli ultimissimi momenti della giornata in cui quest’ultimo si trovava ad un’altezza sufficiente. 

Pochi minuti dopo, due delle ragazze accanto a noi decisero di andarsene, mentre l’altra, a mio avviso la migliore, rispose loro dicendo di voler rimanere un altro po’, anche lei per prendere il sole. 

Non riuscivo a disincantarmi dal quel meraviglioso azzurro che colorava i suoi occhi, era in topless, sì, ma rimasi completamente indifferente a ciò, ero troppo concentrato su quegli occhi, che risaltavano come due zaffiri su quella pelle dall’abbronzatura perfetta. 

Al di là di tutto, sembrava un’occasione servita su un piatto d’argento, eravamo io e lei, entrambi soli, entrambi eravamo rimasti lì dov’eravamo per il solito motivo, e soprattutto entrambi parlavamo la stessa lingua, in poche parole, mancava soltanto la scusa per rompere il ghiaccio. 

Nella mia testa rimbombava la vocina che mi ha accompagnato per tutto l’arco di quel mese, che mi ripeteva in continuazione “lo que pasa en Valencia, se queda en Valencia”, in quel momento provai a darle retta per la prima volta, provando a pensare a una cazzatina che mi permettesse di avviare una conversazione 

Quella cazzata, però, non ebbi neanche il tempo di immaginarla anche solo lontanamente visto che, non appena mi venne una mezza idea riguardo al tentare un approccio, arrivò Javier (nome di fantasia), il suo stallone iberico che le saltò addosso cominciando a palpeggiarle le tette nude davanti a centinaia di altre persone che si trovavano in spiaggia in quel momento. 

Mi voltai dalla parte opposta, non tanto per l’invidia (che c’era, e non posso negarlo), ma per la scena in sé per sé, visto che questi due si stavano toccando in pubblico in una maniera più che spinta, senza pudore alcuno, come se fossero stati a casa loro, sdraiati sul divano o sul letto.  

Chissà se lei si sarebbe prestata a simili porcate in pubblico se solo la location e il soggetto fossero stati diversi, ovvero se in quel momento si fosse trovata, anziché sul litorale valenciano, su quello toscano o sulla riviera romagnola e, soprattutto, se il soggetto in questione fosse stato un suo connazionale, beh… personalmente, ho i miei dubbi. 

La stessa ragazza che laggiù se ne stava in topless tutta impettita, me la immagino “a casa sua”, mentre va al mare col costume intero o in due pezzi con la parte inferiore rigorosamente coperta da un pareo, fulminando con occhiate maligne chiunque si azzardi ad apprezzare, anche solo di sfuggita, le sue forme. 

Insomma, chiusa questa parentesi, voglio concludere con un consiglio per tutti i miei pari estetici in procinto di intraprendere questa esperienza: NON partite con quell’obiettivo, cercate di prendere la cosa come un’opportunità di crescita personale e per investire su voi stessi e sul vostro bagaglio culturale. 

Cogliete le occasioni di un’avventura solo se vi capitano, in caso contrario non provate a crearvele, sarà solo inutile, perché finirete per annullarvi alla ricerca di un amplesso a cui non arriverete mai, sprecando solo energia, tempo prezioso e magari anche soldi inutilmente, rientrando poi in patria insoddisfatti e con un forte senso di incompletezza. 

Pure io, inizialmente, partii con quell’obiettivo, immaginandomi di approdare in un mondo da fiaba dove chiunque potesse trovare la propria felicità, finché poi, proprio quel mondo che immaginavo come qualcosa di incantato, non mi ha sbattuto in faccia la cruda realtà, proprio quella realtà dalla quale all’inizio credevo di scappare, ritorcendomela contro col doppio della sua potenza distruttrice. 

Perché alla fine hai ragione Red, l’Erasmus non fa altro che amplificare ciò che di base offrono il quotidiano e la sua routine. 

Quello che la vita quotidiana vi fa capire, in maniera pacata e gentile, l’Erasmus non farà altro che ripeterlo, con l’unica differenza che quest’ultimo, invece di rivolgersi a voi in maniera educata, lo farà in modo diretto, schietto e farcito di parolacce e insulti

Se la vita vi ha sempre dato zero, lo stesso farà anche l’Erasmus, e il suo non sarà uno zero “normale”, bensì scritto in grassetto, sottolineato e con caratteri cubitali colorati di rosso fiammante. 

In molti sostengono di aver lasciato un pezzo di cuore in quest’avventura… Beh, per quanto riguarda il sottoscritto, l’unica cosa che questa crudezza a lungo termine è stata in grado di portarsi via è stato quel briciolo di fiducia che mi era rimasta nei confronti dell’altro sesso, insieme a una fetta abbondante della mia, già di per sé carente, autostima. 

Saluti carissimo

-A- 

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Osservatore Romano
Osservatore Romano
3 mesi fa

Fare le cose in gruppo è la ricetta del disastro: porti a spasso con te i termini di paragone, i concorrenti, l’effetto alone al contrario.

Ma d’altronde l’italiano medio è pecora, che ci vogliamo fare? Giusto un blog 😁

black wolf
black wolf
3 mesi fa

Prima di tutto hai avuto la sfortuna di andare in uno dei posti peggiori in Spagna, in quanto Valencia è strapiena di italiani tutto l’anno. A parte questo, le spagnole, pur essendo in media molto più simpatiche e più belle delle italiane, non sono necessariamente più facili. In ogni caso la cosa più importante, e che condivido pienamente, è la conclusione a cui sei saggiamente arrivato e che vale non solo per l’Erasmus: quando si viaggia non ha alcun senso “andare a caccia” (o addirittura intraprendere il viaggio per quello), perchè si perde solo tempo e soldi e soprattutto ci si perde l’esperienza di conoscere un posto nuovo, i suoi luoghi, la gastronomia locale, le atmosfere etc. Questa esperienza costituisce il vero piacere del viaggiare, mentre invece sprecare tempo ed energie quando si è all’estero, sperando di avere più successo con le donne che in patria è inutile se non pericoloso… nel migliore dei casi si rimarrà delusi, nel peggiore si verrà truffati, derubati, rapinati o si verrà coinvolti in risse rimediando sonore botte.

Last edited 3 mesi fa by black wolf
Mario Rossi
Mario Rossi
3 mesi fa

Non so come dirtelo senza apparire brutale, ma se soffri di uno strabismo evidente sei sul 4 (forse nemmeno) altro che 5,5. Ti conviene iniziare a pensare fin da oggi alle pro di domani a meno che tu non raggiunga M e S così alti da sopperire all’aspetto. Ad ogni modo meglio se pensi in negativo e ti comporti di conseguenza, visto che nell’anno domini 2021 le possibilità che tu riesca a trovare una mosca bianca si aggirano intorno all1%.

Last edited 3 mesi fa by Mario Rossi
Razionale
Razionale
3 mesi fa

“Avvicinai lentamente la mia bocca alla sua e… no, non ci baciammo, perché una volta arrivati a pochi millimetri l’uno dall’altra, lei si accorse che la sua amica si era allontanata, quindi si alzò di scatto e cominciò a setacciare tutta la spiaggia per cercarla.”

Credi veramente che sia stato casuale?
E se la cosa è stata veramente casuale è chiaro che le piacevi talmente poco che nemmeno è tornata sui suoi passi in seguito.

Collinare Apatico
Collinare Apatico
3 mesi fa

Mi è sorto un dubbio riguardo alla condivisione delle esperienze Erasmus: lo scopo sarebbe ragionarci teoricamente sopra e basta oppure l’intento sarebbe anche quello di orientare i giovanissimi presenti sul sito? Perchè non credo che molti giovani oltre a me che ho ancora un anno per organizzare un erasmus ( covid permettendo) siano presenti sul sito, magari mi sbaglio.

Alberto
Alberto
3 mesi fa

Quando viaggiano io, circa 30 anni fa, avevo successo con le ragazze del posto mentre le connazionali manco mi degnavano. Ma si trattava dell’Est Europa…

Manuel
Manuel
3 mesi fa

L’ ho trovato un racconto interessante e molto ben scritto.
Dimostra la difficoltà che, aldilà di ciò che si dice, hanno i ragazzi anche nel 2020.
Anche la differenza di opportunità tra uomini e donne è impressionante.
Io che ho passato i quarant’anni, ero dell’ idea che, per i ragazzi d’ oggi, fosse molto più facile. Invece leggo le stesse difficoltà della mia generazione e ne rimango sorpreso.
Eppure ci sono persone, anche in questo blog, tuoi coetanei, che raccontano di averne a centinaia di opportunità.
E infatti pure io credevo che fra tutti i social che ci sono e le ragazze che mi sembrano 30 volte più disponibili delle 20enni della mia generazione fosse molto più facile oggi.
In giro vedo ragazze che escono con cani e porci e con bananoni multicolor spesso oggettivamente brutti.
Come quando studiavo a Londra e le opportunità non mancavano, ma poi le donne sembravano tutte multiproprietà in comodato d’ uso e non mi piaceva neanche quello.
Forse l’ approccio a freddo come hai fatto tu è sempre difficile. Probabilmente coi social avresti meno difficoltà, chissà. Io non sono iscritto a nulla, ma anche qui raccontano che tutti trovano con quel metodo…boh…
Comunque mi è piaciuto l’ articolo.

Last edited 3 mesi fa by Manuel