01/05/20

Ragazze Tahitiane, Marinai e l'Esperimento Pitcairn

 

L'Esperimento Pitcairn

E' il Gennaio del 1790 e un gruppo di marinai inglesi ha appena messo piede sulle coste di un'isola disabitata e sperduta in mezzo all'Oceano Pacifico.
Siamo nell'età delle scoperte, ma il loro capitano Fletcher Christian non è un comune esploratore, e ancor meno comune è la nave che lo ha portato fin lì: si chiama Bounty e il suo equipaggio qualche mese prima si è reso responsabile del più famoso ammutinamento nella storia della marina inglese. Ma torniamo indietro di qualche anno.

Il Bounty lascia le coste dell'Inghilterra nel dicembre del 1787 sotto la guida del capitano William Bligh, 33enne. L'obiettivo della missione è raggiungere l'isola polinesiana di Tahiti per prelevare alcune piantine di una specie autoctona chiamata "albero del pane", il cui frutto è destinato a diventare un economico sostentamento per gli schiavi delle colonie inglesi del Centro America.

La vita per l'equipaggio si fa molto dura, anche perché Bligh ha deciso di optare per la rotta più breve, cioè andare verso occidente e cercare di doppiare Capo Horn.
Un'impresa rischiosa, con basse probabilità di riuscita, che intrappola il Bounty in mezzo alle violenti correnti a sud della Terra del Fuoco per ben un mese, prima che il capitano decida di rinunciare e ordini all'equipaggio di ripiegare sul Capo di Buona Speranza.


Le Donne di Tahiti


Gli Ammutinati del Bounty - Lewis Milestone (1962)
Gli Ammutinati del Bounty - Lewis Milestone (1962)


Gli inglesi arrivano a Tahiti nell'Ottobre 1788 e trovano fin da subito un'accoglienza molto calorosa.
Una folla festante di indigeni si precipita a salutare i nuovi arrivati nella baia di Matavai e la sera viene organizzata una festa con musica e danze in onore degli ospiti.
All'equipaggio non pare vero di dover rimanere lì diversi mesi, il tempo necessario alla maturazione dei frutti, e durante questo periodo gli uomini si danno alla pazza gioia, soprattutto con le ragazze del posto.
Nella cultura tahitiana dell'epoca infatti le donne godono di piena libertà sessuale, gli uomini si scambiano regolarmente le mogli e rifiutare di entrare in intimità con loro è addirittura considerato offensivo. Anche gli inglesi finiscono quindi per beneficiare di questa usanza, totalmente opposta a quelle a cui sono abituati nella madrepatria.
Ogni marinaio ha almeno una donna ad intrattenerlo e gli ufficiali anche più di una in contemporanea.
Dai resoconti di viaggio emerge uno scenario edonistico, una vita molto facile e rilassata fatta di orge e di divertimenti.
I bianchi vengono considerati molto attraenti per via della loro pelle chiara, a prescindere dai lineamenti del volto.
Alcuni, come il Capitano Samuel Wallis che giunse nell'isola vent'anni prima, diventano addirittura vittime di persecuzioni erotiche da parte delle donne del posto.


Queste ultime vengono descritte dal capitano James Cook con le seguenti parole:


"Le donne delle classi alte hanno una statura superiore alla nostra media, quelle delle classi inferiori sono più piccole di noi. Nelle donne di alto rango il colorito è bruno, la pelle è liscia e morbida come seta. Il viso è di forma gradevole e spesso molto bello, occhi assai espressivi, che ora splendono, ora sembrano sciogliersi dalla dolcezza. Dentature regolari e candide, alito mai sgradevole, movimenti graziosi e disinvolti. Esse sono straordinariamente pulite: si lavano dalla testa ai piedi tre volte al giorno, sotto le innumerevoli cascate dell’isola, e ai pasti si lavano la bocca e le mani. Il loro viso non è mai imbronciato, mai abbuiato dal sospetto, i loro modi sono affabili e simpatici. Si comportano con la libertà di esseri che non pensano di dover stare in guardia contro qualcuno o qualcosa. Generosissime l’una verso l’altra e con gli stranieri, dolci e gentili, non si offendono mai e non nutrono sentimenti di vendetta. Le braccia e le mani sono delicatamente formate, e, benché vadano in giro scalze, i piedi non sono ruvidi o sformati".



Paul Gauguin-Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?(1897)
Paul Gauguin-Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (1897)

Insomma, in quell'isola dall'altra parte del mondo, questi umili volontari inglesi imbarcati solo per guadagnare qualche soldo trovano un vero e proprio paradiso terrestre. Non c'è quindi da stupirsi se nei decenni successivi saranno in molti gli europei attratti nell'isola per lasciarsi contagiare dal "Mal di Tahiti". Fra i tanti, il pittore Paul Gauguin, che quasi un secolo dopo si trasferirà nell'arcipelago polinesiano per fare di quel luogo lo scenario dei suoi dipinti, rimanendo tuttavia un po' deluso nel constatare che ormai l'isola si è francesizzata e che le usanze tradizionali sono quasi del tutto scomparse. 

L'Ammutinamento del Bounty



Rosso: rotta del Bounty pre ammutinamento. Giallo: rotta post ammutinamento. Verde: Rotta di Bligh

Dopo aver trascorso ben cinque mesi in un simile contesto idilliaco, gustando pesce e frutti tropicali in mezzo a donne disponibili e trattati da re, è facile supporre che l'idea di dover ritornare alla dura vita di prima fra gallette insipide e ritmi di lavoro massacranti, sotto le direttive di un superiore forse un po' troppo zelante e per raggiungere un Paese in cui erano all'ultimo gradino della scala sociale,  non dovesse essere molto allettante.
Durante il viaggio di ritorno i marinai appaiono infatti molto insofferenti e ad un certo punto la tensione a bordo diventa così palpabile che l'ufficiale Christian si ribella al capitano e insieme ad altri membri dell'equipaggio decide per l'ammutinamento.
Le conseguenze di questa scelta sono pesanti, dal momento che per gli ammutinati c'è la pena di morte per impiccagione, ma il passo è ormai fatto e il capitano verrà abbandonato nell'Oceano a bordo di una piccola scialuppa, con solo il sestante e poche provviste.
Contro ogni speranza e nonostante la giovane età, probabilmente motivato da una forte sete di vendetta, Bligh riuscirà a sopravvivere navigando per due mesi con pochissimo cibo a disposizione, in mezzo a migliaia di chilometri di acque punteggiate da isole abitate da cannibali, prima di raggiungere la colonia olandese di Timor e denunciare l'accaduto.

Nel frattempo gli ammutinati sono ritornati a Tahiti, dove hanno scaricato alcuni uomini rimasti fedeli a Bligh ma che non potevano salire sulla scialuppa fin troppo piena.
Sanno però che Tahiti è il primo posto dove li verrebbero a cercare e così fanno salire a bordo le loro donne e altri uomini polinesiani, per poi ripartire alla ricerca di un'isola più sicura dove stabilirsi.

 

L'Isola di Pitcairn




l'isola di Pitcairn
l'isola di Pitcairn
La ricerca è dura e sembra senza fine: le isole che i fuggitivi trovano lungo la loro via sono inospitali, a volte prive di sufficiente vegetazione e acqua, altre volte abitate da popolazioni ostili.
Tutto sembra perduto quando finalmente si imbattono in un'isola non segnata dalle mappe.
In verità si tratta di un'isola già scoperta, Pitcairn. Nelle mappe ufficiali della marina inglese la sua posizione è però segnata con 160 miglia di errore e questo significa che è possibile imbattersi in essa solo per caso. Sembra il luogo perfetto per sfuggire alla giustizia inglese, anche perché Pitcairn non solo è disabitata, ma è persino ricca di selvaggina, frutta e fonti di acqua dolce, oltre ad avere una costa che difficilmente consente l'attracco alle navi.

I latitanti inglesi e i loro compagni di viaggio sbarcano e danno fuoco al Bounty per impedirne l'avvistamento alla marina inglese. E' l'inizio di una nuova vita.
I coloni sono in tutto ventotto. Quindici uomini (nove inglesi e sei indigeni) e dodici donne, più una bambina. La convivenza però non è facile. Come si può mantenere l'ordine sociale in una piccola comunità che vive in un'isola sperduta senza un'autorità a garantire il rispetto delle leggi?
Qui arriva quella che per noi è la parte interessante dal punto di vista antropologico. Il numero di uomini infatti è superiore a quello delle donne e gli inglesi si spartiscono le donne mentre trattano come schiavi i polinesiani, che dopo un po' si ribellano.
Dopo soli tre anni, a causa delle rivalità continue fra gli uomini, la maggior parte dell'equipaggio maschile si è già ammazzato a vicenda, in una sorta di meccanismo violento di autoregolazione innescato dallo squilibrio sociale che si era venuto a creare.


Una volta fatti fuori i polinesiani, uno dei pochi superstiti di nome John Adams, evidentemente l'uomo più carismatico del gruppo, trova il modo di riappacificare i rapporti fra gli altri maschi rimasti e questo porta di nuovo un po' di tranquillità sull'isola. In seguito alla morte degli ultimi ammutinati, Adams rimane l'ultimo uomo dell'isola e manda avanti la piccola comunità di dieci donne e ventitrè bambini ispirato dai principi della religione, istruendo gli abitanti con i testi trovati nel Bounty.
Quando nel 1814 una nave della marina inglese riscopre Pitcairn, nel Regno Unito rimangono tutti così colpiti dalla redenzione di questo fuorilegge e dalla sua capacità di creare e gestire una piccola ma prospera comunità di persone che vivono in pace, che gli perdonano il reato commesso e l'isola ottiene lo status ufficiale di colonia. Ancora oggi Pitcairn rimane abitata dai discendenti degli ammutinati del Bounty, testimonianza vivente di ciò che fu il sogno di libertà di Fletcher Christian e dei suoi compagni.

Per approfondire:

Wikipedia riguardo l'ammutinamento del Bounty


40 commenti:

  1. Sembra un po'la storia di Romolo: riunì fuorilegge, assassini, diseredati, poveri. Non avevano modo di mandare avanti la loro discendenza, così si presero le Sabine. E da lì nacque la patria del Diritto e della Legge.

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  2. Questo fa capire molte cose.
    Innanzitutto, la strenua difesa del privilegio. Costi quel costi.
    Il mancato esercizio della sessualità, poi, nell'uomo, accompagnata da frustrazione, che porta alla degenerazione, in qualcosa di insalubre.
    Mi fanno ridere quelli/quelle che dicono che il sesso non sia una necessità, che si può vivere lo stesso anche senza ecc.... In vero, la privazione sessuale, almeno nell'uomo, salvo negli asessuali, è paragonabile alla privazione di sonno, o all'isolamento totale: non si MUORE, ma qualcosa va in tilt, mostruosamente.
    Se tutti gli uomini dell'isola avessero avuto pieno accesso alla sessualità, indistintamente, la gente della comunità non si sarebbe combattuta.

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  3. Mi viene difficile credere che le donne di tahiti erano libere sessualmente, forse lo erano solo con i marinai perche' li vedevano come superiori rispetto agli uomini tahitiani, infatti una caratteristica dell ipergamia della donna e' proprio quella di aprirsi sessualmente con uomini considerati superiori di status ed esteticamente.Magari questi marinai donavano qualcosa a queste donne, cibo, oggetti di bellezza ecc. Secondo me le tahitiane diventerano imorovvisamebte emancipate quando videro questi marinai provenienti da una nazione piu ricca e progredita e quindi ritorniamo sempre al concetto di ipergamia della donna che usa l uomo per ottenere privilegi, risorse e una vita agevole.

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    1. Le testimonianze sulla promiscuità delle tahitiane sono molte, anche antecedenti all'arrivo degli inglesi. Il capitano Bligh ad esempio racconta che la moglie del sovrano dell'isola andava a letto sia con lui che con il servo.
      Però certo, anche io penso che un qualche ruolo lo abbia avuto il fatto che gli inglesi erano più progrediti e quindi avevano più status agli occhi delle indigene.

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  4. La società Thaitiana sembrerebbe scuotere le fondamenta della Redpill: donne che non selezionano ma si comportano come maschi, concedendosi indiscriminatamente a tutti. Tanto che la situazione degenera (e l’equilibrio si rompe) solo quando entrano in contatto con gli occidentali...

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    1. Non penso che non selezionassero, ma semplicemente che vivendo in un ambiente circoscritto c'era un maggior senso di comunità e una pressione sociale tale da ridurre almeno in parte l'ipergamia sfrenata. Ma non penso proprio che il sovrano dell'isola fosse appetibile per le donne tanto quanto un comune pescatore. Un minimo di disuguaglianza sociale e sessuale c'era sempre, anche se ben lontana da quella a cui siamoa abituati.

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    2. Probabile, ma resta il fatto che, in quella società, il sesso non fosse una “merce pregiata” come lo è nella nostra, dal momento che era alla portata di tutti.
      Il tratto saliente è che mentre, di solito, le società che contrastano l’ipergamia sono monogame (anzi la monogamia è il principale strumento di contrasto), qui la promiscuità (che solitamente va a braccetto con l’ipergamia) era diffusa...

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    3. "scuotere le fondamenta della redpill": tutt'altro, dimostra come la donna si pieghi alla cultura, e alla moda della comunità (rientra in pratica nella variabile S). Nelle sette orgiastiche, ad esempio, le donne si concedano a tutti, perché così facendo soddisfano le aspettative del capo, dimostrando in realtà di essere ipergamiche, ma attraverso la promiscuità.
      In una setta satanica, per esempio, non mi meraviglierei se le donne scopassero con tutti gli adepti, ma no perché provano attrazione per essi, ma perché sono esaltate ed eccitate al pensiero di essere in quel momento la puttana del diavolo.

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    4. concordo con anonimo 19:41
      così come si può ingannare la falena nella notte, allo stesso modo si può ingannare l'ipergamia nella sessualità.
      La falena è sensibile alla luce così come l'ipergamia è sensibile al prestigio sociale (fattore S).
      Quindi, (e i fatti storici thaitiani sono lì a dimostrarlo) gli effetti dell'ipergamia sono contrastabili anche attraverso un'opportuna mentalità comunitaria condivisa (senza mettere in atto, cioè, attacchi diretti all'ipergamia, ma mettendo in atto, invece, una sorta di mossa jujitsu che, accettando giusto l'ipergamia, riesca in vero a trarne vantaggio, indirettamente)
      Cosicché, in una società dove l'assistenza sessuale gratuita venisse magari esaltata, incoraggiata, e sinceramente premiata da tutti, con tanto di onorificenze istituzionali, ci sarebbero con tutta probabilità donne eccezionali, che si darebbero volentieri ai 'bisognosi', col tipico zelo femminile che le contraddistingue quando si tratta di fare qualcosa che la società esalti.

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    5. No ragazzi, non ci siamo capiti.

      Sia le donne che gli uomini, ovviamente, sono influenzati dalla società e, di conseguenza, tengono i comportamenti che vengono premiati.
      Questo vale a Tahiti, in Italia, in USA, ovunque...

      La differenza però è che, mentre nella nostra società le donne sono ipergamiche e, di conseguenza, la
      promiscuità le porta a concedersi solo ai migliori, nella società thaitiana accade l’esatto contrario: dalla promiscuità nascono opportunità per tutti.

      Molti “redpillati” sposano una visione conservatrice della società in cui, tramite la monogamia, si dia un’opportunità a tutti.
      Qui accade il CONTRARIO: le opportunità sessuali scaturiscono dalla promiscuità...

      Magari fosse possibile esportare quel modello!!!

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    6. a me sembra tutto chiaro, già una volta scrissi che in ambito erotico le donne non sono che pecore che seguono il gregge, nel senso che sono sensibilissime all'approvazione sociale in generale. Pertanto, sì, tutto-sommato condivido con anonimo 19.41 il suo pensiero. E l'errore delle femministe è proprio questo, dare per scontato che anche noi uomini, in ambito erotico, lo siamo, sbagliandosi, o meglio funziona fino a un certo punto, senza però stravolgere più di tanto; il fallimento del body-positive ne è un esempio.
      Per contrastare l'ipergamia, sì, oltre a una società conservatrice è possibile anche pensare ad altre forme di società. Tuttavia quest'ultime si devono reggere su una cultura di massa dominante e omologata per funzionare, e la cosa non la vedo facilissima in una collettività fatta di milioni di persone, a differenza per esempio di un'isoletta che non so quante persone possa ospitare.
      Esattamente come il comunismo economico, ad esempio, anche il comunismo erotico è certamente possibile, ma elettivamente in collettività piccole, dove in linea teorica è possibile conoscersi quasi tutti, ma in una collettività più ampia abbiamo la massificazione, e il pensiero univoco lo si ottiene quasi sempre per imposizione, con la dittatura, esattamente il contrario di un comunismo pacificamente riconosciuto e approvato.
      Comunque, per non farsi soccombere dall'ipergamia, oltre alle società conservatrici, e a quelle 'erotico-comuniste', è possibile pensare anche a società, non so, social-liberali, ma questo è un altro discorso e rischierei di andare fuori tema.

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    7. Concordo con Anonimo 22.11,

      Al di là del desiderio di omologazione, che certamente troviamo fra le donne, il dato saliente di questa storia è che la promiscuità femminile, che in qualunque società determina la tendenza delle donne a volersi accoppiare solo con gli alpha, qui avesse conseguenze opposte.
      Scopavano praticamente tutti.
      È questo che stupisce per davvero, e non è nemmeno spiegabile con le dimensioni della comunità dei Polinesiani: per quanto fossero pochi, erano pur sempre un ‘popolo’ (Tahiti contava migliaia di abitanti...).
      E d’altra parte abbiamo comunitá anche minuscole dove la promiscuità porta quale unica conseguenza l’esaltazione dell’ipergamia, con conseguente riduzione delle opportunità sessuali per i meno dotati in LMS.
      C’è poco da fare: è una contraddizione evidente.
      La causa, a mio avviso, è da rintracciarsi nel fatto che, sin dalla pubertà, il sesso fosse considerato una cosa normale, comune.
      Insomma, non una merce rara e di valore.
      Questo faceva si che le persone la considerassero come una semplice abitudine e di conseguenza abbattessero il concetto stesso di potere sessuale.
      Da questo punto di vista la società polinesiana era ben più evoluta (nel senso, neutro, di più distante dallo ‘stato di natura’) di quanto non lo sia quella occidentale.
      Da noi la monogamia è lo strumento per evitare le conseguenze nefaste dell’ipergamia.
      E che le donne siano ipergame, in natura, è un dato di fatto.
      Il modello occidentale, però, non nega (e anzi sottointende) il grande valore insito nella vagina.
      È, d’altra parte, qualcosa di ancestrale perché è esattamente esaltando la vagina che si inducono i maschi a lottare fra loro per conquistarla.
      Il modello polinesiano, invece, è più radicale -è innaturale- perché, ben lungi dall’esaltarla, banalizza la vagina, educando le donne a concedersi più o meno a tutti. In questo modo la promiscuità non è più causa di Incellitudine...
      Penso che questo fosse possibile anche per la natura della Polinesia. Un’ambiente incontaminato, privo di minacce serie, che offriva spontaneamente risorse naturali sufficienti alla sopravvivenza di tutti.
      Per questo diventava anche superfluo che i membri delle generazioni successive fossero selezionati per essere più forti, il che invece è tipico delle comunità che vivono in condizioni avverse, dove sopravvivere e procacciarsi il cibo richiedono doti fisiche non comuni.

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    8. @Mark
      E' solo una contraddizione apparente! Non c'è nessuna contraddizione.
      Se non si parte dall'assunto che l'ipergamia non è legata necessariamente alla LMS, ma alla riproduzione e alla protezione (in senso lato), allora si cade giocoforza in equivoci.
      Se in una società X, riproduzione e protezione vengono massimamente garantite attraverso la promiscuità (o piuttosto il comunismo erotico), allora vedrai le donne concedersi a tutti!
      Ora, nella società occidentale, riproduzione e protezione, si chiudono nell'individualismo selvaggio, e le donne tenderanno ad accoppiarsi coi soliti noti, perché in grado di garantire riproduzione e protezione, massimamente.
      Una volta feci l'esempio del latte.
      Vedi un uomo e una donna bere un bicchiere di latte, e pensi che facciano la stessa cosa.
      Inoltre vieni a sapere che quella donna ha sempre dichiarato che il latte non le piaceva, e che la scienza lo aveva pure dimostrato. E allora, giustamente, ti chiedi: "ma qui non torna proprio niente!"
      Salvo poi scoprire che l'uomo lo faceva sì per suo proprio gusto, mentre la donna, invece, lo faceva perché in quel periodo andava di moda berlo.
      E allora, a questo punto, tutto ti torna.
      La promiscuità nella donna non è, in genere, il fine ma il mezzo!
      Negli uomini invece la promiscuità è proprio il fine, no il mezzo.
      Spero di essermi spiegato.

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    9. "Il modello polinesiano, invece, è più radicale -è innaturale- perché, ben lungi dall’esaltarla, banalizza la vagina, educando le donne a concedersi più o meno a tutti. In questo modo la promiscuità non è più causa di Incellitudine..."
      Si concedevano a tutti ok. Ma il punto è: le donne con chi provavano orgasmi, o più orgasmi, con il "big jim" della situazione così come il leader della situazione, o col Plinio Fernando della situazione?
      Anche le prostitute, qui da noi, vanno con tutti, ma per denaro, no per libidine.
      E nel mondo thaitiano le donne andavano con tutti, per ragioni culturali, non credo proprio per ragioni di libidine.
      La donna libidinosa e in calore disponibile per tutti i maschi è una nostra fantasia sessuale, tutta maschile, che si materializza nel porno.

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    10. @anonimo 19:03 2 maggio

      Nella donna, secondo gli studi di alcuni autori, l'orgasmo contribuisce alla ritenzione dello sperma, e più orgasmi si hanno meglio è; al contrario, l'assenza di orgasmo tende per default ad espellerlo anche in misura del 35%.

      Le donne, poi, secondo tali autori tenderebbero a tradire nel periodo dell'ovulazione più favorevoli con uomini cui provano attrazione e a raggiungere con essi uno più orgasmi.

      Insomma, la natura è più furba di noi, la donna tende sempre alla qualità, o direttamente, o indirettamente, in base al contesto in cui si trova.
      L'uomo, invece, tende sempre alla quantità.

      Come dice Odifreddi le donne sono "ossimoricamente monogame e adulterine".

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    11. @Anonimi vari.

      Ha ragione Mark.

      Nella società Polinesiana la promiscuità non si accompagnava all'ipergamia femminile.
      E questo è un fatto.
      Non ha molto senso chiedersi se lo facessero per loro diletto o per convenzione sociale.
      Sicuramente le due cose coesistevano; come coesistono sempre.
      La gran parte dei desideri umani, d'altra parte, è indotta dal contesto sociale.
      Sicuramente era una pratica accettata, ma che lo facessero per forza è un falso storico. I documenti dell'epoca parlano anzi di una grande spontanietà; tale da lasciare interdetti gli Europei.

      La ragione della loro promiscuità è insieme evolutiva ed educativa.
      Quella evolutiva è stata espressa benissimo da Mark: non hai bisogno di selezione naturale in un contesto di risorse pressoché illimitate e spontanee (la Polinesia ha mari pescosi, vegetazione lussureggiante che offre frutti di ogni tipo, acqua potabile, ecc...).
      Al contrario, era molto utile mantenere la pace sociale: se ci si fa la guerra su di un'isola molto piccola ben presto la popolazione si estingue... dunque era fondamentale che tutti avessero appagamento sessuale che, anche a livello biochimico, riduce l'aggressività.

      Sul piano educativo, la letteratura scientifica e storica ci dice che i polinesiani erano iniziati al sesso da giovanissimi ed erano abituati a considerarlo appunto una cosa normale, poco più che un gioco.
      Qualcosa di simile, nel regno animale, a quanto accade fra i Bonobo (la specie più vicina all'homo sapiens), che fanno sesso continuamente, tutti con tutti.

      In conclusione, nella società Thaitiana il sesso non è, come nella nostra, un bene prezioso o un veicolo di validazione.
      Al contrario, si tratta di un mero lubrificante sociale privo di un valore intrinsecamente elevato.
      E grazie a questo, vivevano in pace.

      Non è un caso che, invece, i conflitti siano nati proprio su Pitcarin dove, evidentemente, gli europei erano poco propensi ad accettare che le loro donne si concedessero ad altri.

      Ci troviamo di fronte a uno dei pochi casi in cui il motto "fate l'amore non fate la guerra" (che generalmente disprezzo...) risulta assolutamente vero.

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    12. @anonimo 09.40
      confondi la selezione sessuale con la selezione naturale. Un inghippo che portò in confusione lo stesso Darwin.

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    13. "Nella società Polinesiana la promiscuità non si accompagnava all'ipergamia femminile.
      E questo è un fatto."

      Perché dai per scontato che ipergamia significhi per forza di cose non promiscuità.
      Anche le femmine bonobo sono ipergamiche, ma lo sono indirettamente, e solo i bonobo maschi migliori, e più in salute, si riproducono, e cioè quelli con i testicoli in genere più grandi. La competizione la fanno gli spermatozoi, e solo lo spermatozoo appartenente al bonobo migliore feconda la femmina.
      Anche negli essere umani accade qualcosa di simile, ma non così perfettamente come avviene nei bonobo, siamo una via di mezzo tra gorilla, scimpanzé, e bonobo, ed è in questa via di mezzo che l'ipergamia agisce.

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    14. Ragazzi, mi pare che qui si abbiano le idee un po’confuse: l’ipergamia è l’attitudine delle donne a concedersi solo ai migliori uomini.
      Nel momento in cui la donna si concede a tutti, è evidente che l’ipergamia non c’è più.
      Può anche darsi che, poi, le polinesiane preferissero sposare il capotribù, ma intanto sessualmente si concedevano a tutti.
      Di conseguenza i maschi avevano tutti una vita sessuale soddisfacente.

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    15. @Mark

      tua madre è tahitiana che la sai così lunga?
      a Tahiti non ci sono gay o donne cesse?

      come ha sottolineato un altro utente: quando scopare è alla portata di tutti senza diventare matti smette di essere un problema e si può pensare ad altro

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    16. @mark
      "l’ipergamia è l’attitudine delle donne a concedersi solo ai migliori uomini."

      L'assunto da te esposto, non dico che sia scorretto, meriterebbe però, a mio avviso, di essere rivisto.

      Conseguentemente, potremmo magari rivisitarlo in un ottica più generale, ed eventualmente riformularlo in questi termini:

      l'ipergamia è l'indole della donna orientato al possibile raggiungimento di un'ottimale fecondazione e al possibile ottenimento del massimo sostegno (in senso ampio del termine) in un DETERMINATO CONTESTO.
      Con ciò dunque, non è automatico che la donna
      tenderà ad accoppiarsi sempre col CHAD o con il Top della situazione - e che tenderà a scartare tutti gli altri - ma che in ragione del contesto in cui si trova avrà interesse che i suoi figli siano del CHAD o del Top, e,
      possibilmente, no degli altri.
      Il che significa tante cose: ad esempio (come nella società tahitiana forse, chissà) che una donna potrebbe avere interesse, d'istinto (e no per calcolo), ad accoppiarsi con tutti gli uomini, se ciò dovesse garantire il massimo sostegno nell'ipotetico ambiente in cui si trova, laddove nel periodo fertile sarebbe naturalmente propensa ad accoppiarsi d'istinto con i migliori, non senza dimenticare la funzione dell'orgasmo femminile nell'incrementare le possibilità di fecondazione, che con molta probabilità, nella circostanza, verrebbe vissuto più frequentemente col Chad e/o con gli altri uomini al Top.
      Questo naturalmente è il mio pensiero, poi ognuno è libero di condividerlo, rifiutarlo, o perfezionarlo.

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    17. @Anonimo 6 maggio 23:06

      Mia madre non è tahitiana, però mi ha insegnato a leggere.
      E che le polinesiane si concedessero a tutti, oltre a essere cosa nota, è anche scritto sull’articolo.

      @Anonimo delle 23:05

      Nella specie umana esiste l’estro nascosto; di conseguenza quando una donna si accoppia non sa se sia fertile oppure no.
      Per questa ragione l’ipergamia le porta a non concedersi se non ai maschi alpha; viceversa correrebbero il rischio di essere fecondata da un beta.

      Questo accade in natura, e nella stragrande maggioranza delle società, ma non in quella Polinesiana (di un tempo, oggi si sono occidentalizzati).
      L’anomalia è dunque evidente e si può spiegare come ho proposto io (e mi pare che di obiezioni nel merito non ce ne siano state).
      La società non aveva bisogno di particolare selezione naturale, date le condizioni ambientali molto favorevoli che rendevano disponibile cibo per tutti in abbondanza.
      Al contrario, era di vitale importanza evitare i conflitti. E per questo era meglio avere meno selezione naturale ma uomini appagati e pacifici.

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    18. @mark
      "Mia madre non è tahitiana, però mi ha insegnato a leggere.
      E che le polinesiane si concedessero a tutti, oltre a essere cosa nota, è anche scritto sull’articolo"

      Nessuno ha contestato il tuo discorso. La tua tesi non è scorretta, ma forse (dico forse) meriterebbe un approfondimento. Concedersi a tutti per via delle condizioni ambientali favorevoli, così come per via delle garanzie vantaggiose in termini di pace, coglie in pieno uno dei capisaldi dell'ipergamia: sostegno (in senso lato), ovverosia salvaguardia e sopravvivenza sia della donna sia della prole.
      Nessuno contesta che si concedessero a tutti. Sorge semmai spontanea qualche domanda: le donne, con chi provavano orgasmi più intensi?
      Nel periodo fertile, inconsciamente, con chi si accoppiavano più volentieri?

      Se per te sono domandi superflue, ok, rispetto il tuo pensiero, ma in un ottica ipergamica mi sembrano perfettamente sensate, perché la loro risposta svellerebbe, a mio parere, il secondo caposaldo dell'ipergamia, ossia la tendenza a riprodurre soggetti più sani e di maggiore valore.

      La selezione naturale seleziona sì le persone sane, ma no le persone più sane o di maggiore valore. Quest'ultima cosa la fa la selezione sessuale. E' per questo ad esempio che nei pavoni le code sono così grandi. La selezione naturale, da sola, non le avrebbe mai prodotte. La selezione naturale e la selezione sessuale non vanno confuse - in ogni caso lo stesso Darwin in un primo momento fu spiazzato per poi capire la situazione.

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  5. A mio parere, sempre che venga pubblicato, questo episodio non significa null'altro che l'uomo è un animale aggressivo.

    Prendi 15 uomini e 12 donne di oggi mettendoli su un'isola deserta e alla fine otterrai sempre un uomo e x donne: alle donne sta bene la poligamia dell'uomo rimasto, essendo quello di più alto valore (quindi continuano a ipogamare).
    Non per niente Maometto che non era affatto coglione nel suo ideale paradiso dei guerrieri prevede 1 uomo (poligamo) con un plotone di donne (ipergamiche -non che le donne non siano aggressive, anzi, ma alla fine sopravviverebbero le più razionali).

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    1. Però è anche l'incapacità di soddisfare i bisogni primari che alimenta l'aggressività.

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    2. Questo però accade quando sono su Pitcarin, dove, tralasciando i Polinesiani, gli occidentali evidentemente non vedevano di buon occhio che la loro donna si concedesse ad altri.
      Mentre stavano a Tahiti, invece, tutti scopavano con tutte in piena armonia...
      È stata l’occidentalizzazione che li ha rovinati.

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    3. errata corrige: "continuano a IPERgamare"

      l'incapacità di soddisfare i bisogni primari aumenta in un ambiente limitato che preclude sfoghi alternativi: preso atto della propria incellitidine molti si tuffano nei videogame, nello sport compulsivo, nella droga ecc.

      anche la privacy è un bisogno (in effetti viene tolto come punizione, ad esempio in prigione) che su un'isoletta è impossibile da soddisfare

      l'aggressività deriva maggiormente da un'ambiente ristretto (vedi carcere) rispetto alla privazione sessuale: quest'ultima tuttavia è tanto più grave e pesante e evidente in un mondo come il nostro dove ogni altro bisogno primario è a portata di mano e quasi tutto il pianeta è territorio esplorabile

      non serve spiegare perchè il Covid-19 peggiorerà tutto: la femmina psicologicamente deficitaria calcolerà che se deve rischiare la vita tanto vale farlo con un maschio di valore selezionato accuratamente tramite screening online, ecc.

      faccio umilmente notare che nemmeno l'AIDS ha fermato il cazzosello, quindi...

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    4. @Anonimo_01mag2020_1922:
      Il paradiso prevede che l'uomo riveda le sue mogli terrene (al massimo quattro) ed u numero non precisato (la tradizione dice 72) Huri (#01) che sono donne giovani e belle sempre vergini, non hanno mestruazioni e non possono né concepire né generare.

      Dal punto di vista militare beh si era intelligente perché hai guerrieri pronti a tutto e la morte non li spaventa...che dire un misto di blue-pill sulla religione e red-pill sul desiderio di sesso poligamico dell'uomo carico di testosterone.


      #01: https://it.wikipedia.org/wiki/Huri

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  6. Personalmente credo che passare da "una donna per ognuno e tutti felici" a "le voglio tutte per me" sia un attimo.
    Anche le società tradizionali si basavano su regole da far rispettare, altrimenti sarebbero andate allo sfascio e anche in quelle società esisteva una parte di insoddisfatti, perché se è vero che ognuno aveva la propria donna, è anche vero che chi, ad esempio, per avvenenza, avrebbe potuto averne 10, perché doveva essere contento di una sola?
    Sull'isola credo sia accaduta una cosa simile, tant'è vero che a forza di scannarsi uno con altro, rimasero in tre, potendo vivere teoricamente in pace, invece no, restarono in due e poi solo uno.
    Fa parte della natura umana desiderare sempre di più e in modo esclusivo.

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    1. Sono d'accordo con te !!
      Beh 15uomini e 12donne se si scopa tutti in libertà alla sera dopo il lavoro sull'isola tre aspettano il loro turno e ci si diverte un po' tutti :-) .
      Si i problemi saranno nati quando qualcuno degli uomini inglesi ha voluto essere egoista ed averle tutte per se :-( .
      Notare invece che quello rimasto ora che non aveva più rivali ha dovuto usare il terrore ancestrale della religione che per me è la blue-pillata assoluta inventata dall'uomo ma devo riconoscere ha avuto il suo perchè nei secoli passati...in ultimo sinceramente secondo me ne potremmo fare a meno.

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    2. 15uomini e 12donne poteva ancora funzionare in quanto alla sera comunque una vagina per tutti quanti c'era e volendo parlando proprio in termini di "fisiologia biologica" potrebbe esserci un 15 versus 12*3 :-) .

      Invece una società del tipo 15uomini e 3donne avremmo avuto degli scontri se uno non era paziente da apsettare il proprio turno per il sesso.

      Una distopia personale invece sarebbe finire sull'isola io con altri 14uomini (di cui 3 belli e bastardi inside e 9 zerbini) e poi altre tre donne italiote.

      Non ho mai sopportato la violenza e la trovo un tabù ancestrale ma dubito che le mie proteste di avere almeno una scopata a settimana avrebbero trovato un solo altro voto oltre al mio.

      Miii che incubo...spero di dormire bene stanotte :-) .

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    3. Ex nerd,

      una scopata settimanale? Ma chi? Dove? In che film?
      L’uomo sposato medio se la vede una volta al mese è fortunato.
      L’unico modo di chiavare così tanto, a meno di essere Leonardo Di Caprio, è andare a puttane. Diciamocelo...

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    4. @Anonimo_02mag2020_1745:
      Intendevo la scopata settimanale nello scenario da incubo Isola di Pitcairn con tre donne + 9zerbini+io+3bell_e_bastardi.

      In un'ottica di cooperativa per sopravvivere sarebbe naturale tra uomini normali "pretendere" almeno una scopata a settimana o dico male ?

      Beh quello che descrivi tu e che sento da colleghi ed amici mi fa desistere appunto da avere una LTR perché mi rifiuto di dormire con una str@@@a che chiude le gambe dopo magari solo il primo figlio sempre che lo vuole....perchè ho letto su un altro forum che il fatto che le donne debbano diventare mamme è sol oretaggio della clutura patriarcale.

      Che dire, altra conferma sul fatto che avere una LTR è una fregatura.
      Beh una volta a settimana sevirebbero almeno trecento euri io per fortuna in media ad una volta alla settimana nel periodo pre-quarantena ci arrivavo.
      Le escort in appartamento me le concedevo in media ogni due mesi.

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  7. Mi è venuta in mente la frase di un rapper "Eva prese la mela perchè sapeva aveva capito che se era proibito c'era di meglio del paradiso"
    Questa storia è l'ennesima prova di come le donne sono pronte ad abbandonare tutto quello che hanno che magari dà pace, tranquillità e sicurezza per puntare a qualcosa che loro RITENGONO più grande. Il bello è che in questa ricerca disperata di grandezza spesso incappano in uomini che le maltrattano ma che per qualche cortocircuito continuano a frequentare. Fa ridere come alla fine hanno pure il coraggio di lamentarsi

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  8. Ma alla fine dei conti quello che conta è che il redpillatissimo John Adams si sarà tolto sicuramente qualche soddisfazione, ma non essendosi "piegato" né ad assecondare l'ipergamia, né alla competizione sfrenata con gli altri uomini è quello che ha salvato la pellaccia. Profonda stima per lui e impariamo.

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    1. Intanto John Adams nell'isola avrà sicuramente fatto fuori qualcuno o tramato contro qualcuno per rimanere l'ultimo uomo adulto presente. Alla fine aveva un harem, penso non avesse nostalgia dell'Inghilterra. Comunque sono anche io dell'idea che le donne accettano la poligamia dell'uomo migliore spartendoselo tra loro,la loro vera natura è questa, che è stata corretta da secoli di cultura, religioni, imposizioni sociali. Ora che tutti valori morali sono saltati stiamo tornando dopo millenni a questo tipo di rapporto che sotto sotto non vuole ammettere nessuno.

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    2. Esatto.
      Che poi è come funzionano i branchi di animali: POCHISSIMI maschi alfa in competizione tra LORO che ingravidano TUTTE le femmine mentre quelle guardano.

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  9. Trovo che, molto più della vicenda del Pitcarin, sia la società thaitiana a essere interessante.
    Normalmente la promiscuità è la condizione “naturale” cui fa seguito l’esclusione di una parte dei maschi dalla vita sessuale ed è, di conseguenza, ciò che determina la competizione fra loro.
    Laggiù, invece, attraverso la promiscuità si garantiva una vita sessuale soddisfacente a tutti, belli e brutti.
    La pace sociale che regnava a Tahiti ne era conseguenza diretta: avendo sesso gratuitamente e in abbondanza gli uomini non avevano motivo di lottare fra loro...
    Un vero unicum, impossibile da reperire altrove e che poi sparì rapidamente a seguito dell’occidentalizzazione.
    Sarebbe interessante capire attraverso quali meccanismi sociali i thaitiani fossero riusciti a realizzare questo portento.
    Sarebbe forse la chiave per giungere a una società più giusta ?

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  10. Sarebbe interessante avere anche delle conclusioni oltre al racconto perché stante così com'è quest'articolo sembra smentire la redpill piuttosto che confermarla. Perché non ci sono stupri documentati sull'isola? O guerre o conflitti fra i maschi? Mi risulta difficile credere che non ci siano stati uomini ritenuti 'sperma migliore' di altri anche in quel paradiso terrestre (e non si sia generata frustrazione quindi nel venire scartati).

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  11. @aninomo 10:19
    mi pare che sopra qualche risposta la trovi.
    Ho trovato, comunque, nel blog "cosa attrae una donna in un uomo: la teoria LMS" un interessante intervento di un anonimo 20 novembre 2019 ore 15:19 . Non confondiamo l'evoluzione con l'evoluzionismo: ovvero non confondiamo la LMS con l'ipergamia. La LMS è un fatto in questa società occidentale e l'ipergamia è la sua spiegazione. L'ipergamia produce effetti diversi a seconda di ciò che una società pone sotto i suoi riflettori.

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