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Ragazze Tahitiane, Marinai e l’Esperimento Pitcairn

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L’Esperimento Pitcairn

E’ il Gennaio del 1790 e un gruppo di marinai inglesi ha appena messo piede sulle coste di un’isola disabitata e sperduta in mezzo all’Oceano Pacifico.
Siamo nell’età delle scoperte, ma il loro capitano Fletcher Christian non è un comune esploratore, e ancor meno comune è la nave che lo ha portato fin lì: si chiama Bounty e il suo equipaggio qualche mese prima si è reso responsabile del più famoso ammutinamento nella storia della marina inglese. Ma torniamo indietro di qualche anno.

Il Bounty lascia le coste dell’Inghilterra nel dicembre del 1787 sotto la guida del capitano William Bligh, 33enne. L’obiettivo della missione è raggiungere l’isola polinesiana di Tahiti per prelevare alcune piantine di una specie autoctona chiamata “albero del pane”, il cui frutto è destinato a diventare un economico sostentamento per gli schiavi delle colonie inglesi del Centro America.

La vita per l’equipaggio si fa molto dura, anche perché Bligh ha deciso di optare per la rotta più breve, cioè andare verso occidente e cercare di doppiare Capo Horn.
Un’impresa rischiosa, con basse probabilità di riuscita, che intrappola il Bounty in mezzo alle violenti correnti a sud della Terra del Fuoco per ben un mese, prima che il capitano decida di rinunciare e ordini all’equipaggio di ripiegare sul Capo di Buona Speranza.

Le Donne di Tahiti

Gli Ammutinati del Bounty - Lewis Milestone (1962)
Gli Ammutinati del Bounty – Lewis Milestone (1962)

Gli inglesi arrivano a Tahiti nell’Ottobre 1788 e trovano fin da subito un’accoglienza molto calorosa.
Una folla festante di indigeni si precipita a salutare i nuovi arrivati nella baia di Matavai e la sera viene organizzata una festa con musica e danze in onore degli ospiti.
All’equipaggio non pare vero di dover rimanere lì diversi mesi, il tempo necessario alla maturazione dei frutti, e durante questo periodo gli uomini si danno alla pazza gioia, soprattutto con le ragazze del posto.
Nella cultura tahitiana dell’epoca infatti le donne godono di piena libertà sessuale, gli uomini si scambiano regolarmente le mogli e rifiutare di entrare in intimità con loro è addirittura considerato offensivo. Anche gli inglesi finiscono quindi per beneficiare di questa usanza, totalmente opposta a quelle a cui sono abituati nella madrepatria.
Ogni marinaio ha almeno una donna ad intrattenerlo e gli ufficiali anche più di una in contemporanea.
Dai resoconti di viaggio emerge uno scenario edonistico, una vita molto facile e rilassata fatta di orge e di divertimenti.
I bianchi vengono considerati molto attraenti per via della loro pelle chiara, a prescindere dai lineamenti del volto.
Alcuni, come il Capitano Samuel Wallis che giunse nell’isola vent’anni prima, diventano addirittura vittime di persecuzioni erotiche da parte delle donne del posto.

Queste ultime vengono descritte dal capitano James Cook con le seguenti parole:

“Le donne delle classi alte hanno una statura superiore alla nostra media, quelle delle classi inferiori sono più piccole di noi. Nelle donne di alto rango il colorito è bruno, la pelle è liscia e morbida come seta. Il viso è di forma gradevole e spesso molto bello, occhi assai espressivi, che ora splendono, ora sembrano sciogliersi dalla
dolcezza. Dentature regolari e candide, alito mai sgradevole, movimenti graziosi e disinvolti. Esse sono straordinariamente pulite: si lavano dalla testa ai piedi tre volte al giorno, sotto le innumerevoli
cascate dell’isola, e ai pasti si lavano la bocca e le mani. Il loro viso non è mai imbronciato, mai abbuiato dal sospetto, i loro modi sono affabili e simpatici. Si comportano con la libertà di esseri che non pensano di dover stare in guardia contro qualcuno o qualcosa.
Generosissime l’una verso l’altra e con gli stranieri, dolci e gentili, non si offendono mai e non nutrono sentimenti di vendetta. Le braccia e le mani sono delicatamente formate, e, benché vadano in giro scalze, i piedi non sono ruvidi o sformati”.

Paul Gauguin-Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?(1897)
Paul Gauguin-Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (1897)

Insomma, in quell’isola dall’altra parte del mondo, questi umili volontari inglesi imbarcati solo per guadagnare qualche soldo trovano un vero e proprio paradiso terrestre. Non c’è quindi da stupirsi se nei decenni successivi saranno in molti gli europei attratti nell’isola per lasciarsi contagiare dal “Mal di Tahiti”. Fra i tanti, il pittore Paul Gauguin, che quasi un secolo dopo si trasferirà nell’arcipelago polinesiano per fare di quel luogo lo scenario dei suoi dipinti, rimanendo tuttavia un po’ deluso nel constatare che ormai l’isola si è francesizzata e che le usanze tradizionali sono quasi del tutto scomparse. 

L’Ammutinamento del Bounty

Rosso: rotta del Bounty pre ammutinamento. Giallo: rotta post ammutinamento. Verde: Rotta di Bligh

Dopo aver trascorso ben cinque mesi in un simile contesto idilliaco, gustando pesce e frutti tropicali in mezzo a donne disponibili e trattati da re, è facile supporre che l’idea di dover ritornare alla dura vita di prima fra gallette insipide e ritmi di lavoro massacranti, sotto le direttive di un superiore forse un po’ troppo zelante e per raggiungere un Paese in cui erano all’ultimo gradino della scala sociale,  non dovesse essere molto allettante.
Durante il viaggio di ritorno i marinai appaiono infatti molto insofferenti e ad un certo punto la tensione a bordo diventa così palpabile che l’ufficiale Christian si ribella al capitano e insieme ad altri membri dell’equipaggio decide per l’ammutinamento.
Le conseguenze di questa scelta sono pesanti, dal momento che per gli ammutinati c’è la pena di morte per impiccagione, ma il passo è ormai fatto e il capitano verrà abbandonato nell’Oceano a bordo di una piccola scialuppa, con solo il sestante e poche provviste.
Contro ogni speranza e nonostante la giovane età, probabilmente motivato da una forte sete di vendetta, Bligh riuscirà a sopravvivere navigando per due mesi con pochissimo cibo a disposizione, in mezzo a migliaia di chilometri di acque punteggiate da isole abitate da cannibali, prima di raggiungere la colonia olandese di Timor e denunciare l’accaduto.

Nel frattempo gli ammutinati sono ritornati a Tahiti, dove hanno scaricato alcuni uomini rimasti fedeli a Bligh ma che non potevano salire sulla scialuppa fin troppo piena.
Sanno però che Tahiti è il primo posto dove li verrebbero a cercare e così fanno salire a bordo le loro donne e altri uomini polinesiani, per poi ripartire alla ricerca di un’isola più sicura dove stabilirsi.

 

L’Isola di Pitcairn

l'isola di Pitcairn
l’isola di Pitcairn

La ricerca è dura e sembra senza fine: le isole che i fuggitivi trovano lungo la loro via sono inospitali, a volte prive di sufficiente vegetazione e acqua, altre volte abitate da popolazioni ostili.
Tutto sembra perduto quando finalmente si imbattono in un’isola non segnata dalle mappe.
In verità si tratta di un’isola già scoperta, Pitcairn. Nelle mappe ufficiali della marina inglese la sua posizione è però segnata con 160 miglia di errore e questo significa che è possibile imbattersi in essa solo per caso. Sembra il luogo perfetto per sfuggire alla giustizia inglese, anche perché Pitcairn non solo è disabitata, ma è persino ricca di selvaggina, frutta e fonti di acqua dolce, oltre ad avere una costa che difficilmente consente l’attracco alle navi.

I latitanti inglesi e i loro compagni di viaggio sbarcano e danno fuoco al Bounty per impedirne l’avvistamento alla marina inglese. E’ l’inizio di una nuova vita.
I coloni sono in tutto ventotto. Quindici uomini (nove inglesi e sei indigeni) e dodici donne, più una bambina. La convivenza però non è facile. Come si può mantenere l’ordine sociale in una piccola comunità che vive in un’isola sperduta senza un’autorità a garantire il rispetto delle leggi?
Qui arriva quella che per noi è la parte interessante dal punto di vista antropologico. Il numero di uomini infatti è superiore a quello delle donne e gli inglesi si spartiscono le donne mentre trattano come schiavi i polinesiani, che dopo un po’ si ribellano.
Dopo soli tre anni, a causa delle rivalità continue fra gli uomini, la maggior parte dell’equipaggio maschile si è già ammazzato a vicenda, in una sorta di meccanismo violento di autoregolazione innescato dallo squilibrio sociale che si era venuto a creare.

Una volta fatti fuori i polinesiani, uno dei pochi superstiti di nome John Adams, evidentemente l’uomo più carismatico del gruppo, trova il modo di riappacificare i rapporti fra gli altri maschi rimasti e questo porta di nuovo un po’ di tranquillità sull’isola. In seguito alla morte degli ultimi ammutinati, Adams rimane l’ultimo uomo dell’isola e manda avanti la piccola comunità di dieci donne e ventitrè bambini ispirato dai principi della religione, istruendo gli abitanti con i testi trovati nel Bounty.
Quando nel 1814 una nave della marina inglese riscopre Pitcairn, nel Regno Unito rimangono tutti così colpiti dalla redenzione di questo fuorilegge e dalla sua capacità di creare e gestire una piccola ma prospera comunità di persone che vivono in pace, che gli perdonano il reato commesso e l’isola ottiene lo status ufficiale di colonia. Ancora oggi Pitcairn rimane abitata dai discendenti degli ammutinati del Bounty, testimonianza vivente di ciò che fu il sogno di libertà di Fletcher Christian e dei suoi compagni.

Per approfondire:

Wikipedia riguardo l’ammutinamento del Bounty

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Anonimo
Anonimo
5 mesi fa

La società Thaitiana sembrerebbe scuotere le fondamenta della Redpill: donne che non selezionano ma si comportano come maschi, concedendosi indiscriminatamente a tutti. Tanto che la situazione degenera (e l’equilibrio si rompe) solo quando entrano in contatto con gli occidentali…

Anonimo
Anonimo
5 mesi fa

Trovo che, molto più della vicenda del Pitcarin, sia la società thaitiana a essere interessante.
Normalmente la promiscuità è la condizione “naturale” cui fa seguito l’esclusione di una parte dei maschi dalla vita sessuale ed è, di conseguenza, ciò che determina la competizione fra loro.
Laggiù, invece, attraverso la promiscuità si garantiva una vita sessuale soddisfacente a tutti, belli e brutti.
La pace sociale che regnava a Tahiti ne era conseguenza diretta: avendo sesso gratuitamente e in abbondanza gli uomini non avevano motivo di lottare fra loro…
Un vero unicum, impossibile da reperire altrove e che poi sparì rapidamente a seguito dell’occidentalizzazione.
Sarebbe interessante capire attraverso quali meccanismi sociali i thaitiani fossero riusciti a realizzare questo portento.
Sarebbe forse la chiave per giungere a una società più giusta ?

Marco
Marco
5 mesi fa

Sembra un po'la storia di Romolo: riunì fuorilegge, assassini, diseredati, poveri. Non avevano modo di mandare avanti la loro discendenza, così si presero le Sabine. E da lì nacque la patria del Diritto e della Legge.

Anonimo
Anonimo
5 mesi fa

Questo fa capire molte cose.
Innanzitutto, la strenua difesa del privilegio. Costi quel costi.
Il mancato esercizio della sessualità, poi, nell'uomo, accompagnata da frustrazione, che porta alla degenerazione, in qualcosa di insalubre.
Mi fanno ridere quelli/quelle che dicono che il sesso non sia una necessità, che si può vivere lo stesso anche senza ecc…. In vero, la privazione sessuale, almeno nell'uomo, salvo negli asessuali, è paragonabile alla privazione di sonno, o all'isolamento totale: non si MUORE, ma qualcosa va in tilt, mostruosamente.
Se tutti gli uomini dell'isola avessero avuto pieno accesso alla sessualità, indistintamente, la gente della comunità non si sarebbe combattuta.

Anonimo
Anonimo
5 mesi fa

Mi viene difficile credere che le donne di tahiti erano libere sessualmente, forse lo erano solo con i marinai perche' li vedevano come superiori rispetto agli uomini tahitiani, infatti una caratteristica dell ipergamia della donna e' proprio quella di aprirsi sessualmente con uomini considerati superiori di status ed esteticamente.Magari questi marinai donavano qualcosa a queste donne, cibo, oggetti di bellezza ecc. Secondo me le tahitiane diventerano imorovvisamebte emancipate quando videro questi marinai provenienti da una nazione piu ricca e progredita e quindi ritorniamo sempre al concetto di ipergamia della donna che usa l uomo per ottenere privilegi, risorse e una vita agevole.

Anonimo
Anonimo
5 mesi fa

A mio parere, sempre che venga pubblicato, questo episodio non significa null'altro che l'uomo è un animale aggressivo.

Prendi 15 uomini e 12 donne di oggi mettendoli su un'isola deserta e alla fine otterrai sempre un uomo e x donne: alle donne sta bene la poligamia dell'uomo rimasto, essendo quello di più alto valore (quindi continuano a ipogamare).
Non per niente Maometto che non era affatto coglione nel suo ideale paradiso dei guerrieri prevede 1 uomo (poligamo) con un plotone di donne (ipergamiche -non che le donne non siano aggressive, anzi, ma alla fine sopravviverebbero le più razionali).

Unutente
Unutente
5 mesi fa

Personalmente credo che passare da "una donna per ognuno e tutti felici" a "le voglio tutte per me" sia un attimo.
Anche le società tradizionali si basavano su regole da far rispettare, altrimenti sarebbero andate allo sfascio e anche in quelle società esisteva una parte di insoddisfatti, perché se è vero che ognuno aveva la propria donna, è anche vero che chi, ad esempio, per avvenenza, avrebbe potuto averne 10, perché doveva essere contento di una sola?
Sull'isola credo sia accaduta una cosa simile, tant'è vero che a forza di scannarsi uno con altro, rimasero in tre, potendo vivere teoricamente in pace, invece no, restarono in due e poi solo uno.
Fa parte della natura umana desiderare sempre di più e in modo esclusivo.

Feltrino
Feltrino
5 mesi fa

Mi è venuta in mente la frase di un rapper "Eva prese la mela perchè sapeva aveva capito che se era proibito c'era di meglio del paradiso"
Questa storia è l'ennesima prova di come le donne sono pronte ad abbandonare tutto quello che hanno che magari dà pace, tranquillità e sicurezza per puntare a qualcosa che loro RITENGONO più grande. Il bello è che in questa ricerca disperata di grandezza spesso incappano in uomini che le maltrattano ma che per qualche cortocircuito continuano a frequentare. Fa ridere come alla fine hanno pure il coraggio di lamentarsi

Gino
Gino
5 mesi fa

Ma alla fine dei conti quello che conta è che il redpillatissimo John Adams si sarà tolto sicuramente qualche soddisfazione, ma non essendosi "piegato" né ad assecondare l'ipergamia, né alla competizione sfrenata con gli altri uomini è quello che ha salvato la pellaccia. Profonda stima per lui e impariamo.

Anonimo
Anonimo
5 mesi fa

Sarebbe interessante avere anche delle conclusioni oltre al racconto perché stante così com'è quest'articolo sembra smentire la redpill piuttosto che confermarla. Perché non ci sono stupri documentati sull'isola? O guerre o conflitti fra i maschi? Mi risulta difficile credere che non ci siano stati uomini ritenuti 'sperma migliore' di altri anche in quel paradiso terrestre (e non si sia generata frustrazione quindi nel venire scartati).

Anonimo
Anonimo
5 mesi fa

@aninomo 10:19
mi pare che sopra qualche risposta la trovi.
Ho trovato, comunque, nel blog "cosa attrae una donna in un uomo: la teoria LMS" un interessante intervento di un anonimo 20 novembre 2019 ore 15:19 . Non confondiamo l'evoluzione con l'evoluzionismo: ovvero non confondiamo la LMS con l'ipergamia. La LMS è un fatto in questa società occidentale e l'ipergamia è la sua spiegazione. L'ipergamia produce effetti diversi a seconda di ciò che una società pone sotto i suoi riflettori.

Anonimo
Anonimo
14 giorni fa

Secondo me, se tutti dismettessimo l’uso di certi termini in senso dispregiativo (del tipo troia, puttana, zoccola ecc.) intese per etichettare in maniera dispregiativa, la donna che si concede liberamente a chi le capita a random (magari al primo appuntamento), libereremmo questo tipo di donne qua, da un antico tabù ultracattolico che le tiene confinate in una monogamia che non fa davvero parte della loro natura, e che le obbliga ad un pudore sessuale imposto. Non potete immaginare, quante mie conoscenze femminili (con alcune sono andato a letto, e io sono un 5) mi hanno confidato di desiderare una vita sessuale più libertina, e di non poterla avere per paura di <<cosa direbbe la gente>>. Quante BoccaDiRosa (citando De André) uscirebbero insospettabillmente (e rispettabilmente) allo scoperto colmando quel vuoto masturbatorio che c è tra noi e le IPERGAMICHE (le TROIE vere). Questa piccola accortezza nei confronti delle donne, potrebbe rivelarsi un gran vantaggio nei nostri confronti