10/06/18

Liberismo e Relazioni Uomo-Donna


Il dardeggiamento ad opera del capitalismo a nocumento dell’uomo medio


Il paradigma imperante nel nostro tempo è il neoliberismo contornato da turbo capitalismo e libera concorrenza. L’economico con la sua forza ha scavalcato il comparto politico e sta cannoneggiando anche il comparto societario. L’etica borghese, nonostante questo ceto fosse liberista, aveva nel suo seno quel conservatorismo sociale frutto sia della componente patriottica, se non nazionalista, ma soprattutto dell’influsso della religione.
Se tale etica era basata sul lavoro e professionalità, sull’impegno civile ed economico nella società, sulla famiglia sancita dal matrimonio monogamico-patriarcale e sulla religione che non faceva altro che confermare e sacralizzare tale aspetto; oggi vediamo una distruzione di tale etica borghese da parte di un capitalismo esacerbato volto alla distruzione della religione e della spiritualità (già in crisi da almeno 100 anni come sottolineato da diversi letterati e filosofi tra cui Nietzsche), del lavoro sempre più precario e concesso col contagocce e della famiglia.
Dall’antichità fino al XIX sec. il modello di famiglia dominante era stato quello patriarcale. Al vertice c’era un nonno, che malgrado i figli avessero superato da tempo la maggiore età ed avessero a loro volta fondato famiglie, imponeva lui le direttive nell’ambito della politica familiare e faceva di tutto per tenere unito il nucleo anche a causa della difficoltà della vita. Questa situazione faceva sì che si sviluppassero valori quali la solidarietà, il mutuo soccorso e l’affezione. Di certo non era un idillio ma almeno c’erano dei punti di riferimento ed un comune cammino da percorrere. Poi ci sono stati l’industrializzazione, le due guerre mondiali, la ricostruzione. I nuclei per la maggior parte contadini hanno cominciato a spostarsi in citta al fine di trovare un lavoro. Nacquero così la famiglie nucleari, tra gli anni ’60 e ’70 con la riforma del diritto di famiglia i coniugi ottennero pari poteri, vigé de iure e de facto l’uguaglianza. L’ultraliberismo basato su competitività e sulla concorrenza ha di certo inasprito le relazioni uomo-donna già sempre state conflittuali a causa della congenita diversità e difficoltà di comunicazione, esso non ha solo minato l’istituto famigliare ma anche le relazioni amorose.

Sicuramente l’estetica è sempre stata un buon biglietto da visita, ma oggi in un mondo sempre più al femminile, essa ha infettato l’uomo che per concorrere con gli altri uomini alla riproduzione ha accettato tale sfida, ponendosi come un competitore su di un campo rosa.
E’ inutile dire che da questa competitività viene esclusa una fetta di uomini. In un mondo patriarcale, dunque al maschile, la bellezza in un uomo contava sicuramente molto poco, bastava esser normali. I valori pregnanti erano la forza, il coraggio, la fierezza, l’onore, la capacità di assumersi dei rischi e delle responsabilità, l’essere una brava persona ed un lavoratore che portasse dei benefici alla società, anche se modesto almeno probo. Queste ed altre virtù, lodate nella società al maschile, facevano sì che gli uomini che le incarnassero, godessero di quella “preselezione” che aumentava il loro livello agli occhi delle donne, dando loro l’opportunità di unirsi a prescindere dal loro livello estetico. Al fine di constatare empiricamente tale assunto, basta recarsi in un paese in via di sviluppo o di terzo mondo per validare tali dinamiche.

Nell’ottica neoliberale i dogmi sono concorrenza e consumismo. Per quanto concerne il primo punto già abbiamo delineato un quadro in cui l’uomo medio sempre più schiacciato nel mondo attuale dal precariato, dall’abbassamento dei salari, dalla concorrenza di merci e lavoratori stranieri, dal progressismo e da un mondo in velocissimo cambiamento, deve affrontare inoltre, anche una schiera di “truppe dalla divisa rosa” sempre più pretenziose che fanno sentire il maschio sempre meno maschio e sempre più inadeguato. Oltre a cercare di resistere a questi nemici evanescenti ma aventi un effetto più che concreto nel nostro evo, l’uomo medio deve anche cercare di curarsi oltremodo, spesso, in maniera ridicola, rincorrendo una giovinezza che è in procinto di sfiorire tramite palestre, creme ed altri prodotti estetici, trapianti di capelli, tinture ed altri accorgimenti non propriamente virili per tentare, se tutto va bene, di impiantare il suo seme, di modesto valore genetico, in un “humus vulvico” di anch’esso modesto valore genetico ma credente di esser uscito da un himmleriano “Progetto Lebensborn”!
Qualora l’intento di trovare una decente puella andasse in porto, bisogna sempre stare in guardia alta al fine di bloccare i colpi della concorrenza, che anche se bloccati, subito di delinea un altro nemico: il Consumismo. Le relazioni oggigiorno si consumano in maniera sempre più fugace creando un vero e proprio “Effetto Scimmia”, in cui tale animale, personificazione della donna, aggrappatasi ad un ramo, lo mollerà appena ne avrà trovato un altro più robusto sul quale aggrapparsi. E’ alto il rischio di vedersi gettati nel pattume come un oggetto ben presto divenuto obsoleto, sostituito da un altro di generazione più nuova.

Se effettivamente è naturale che una donna cerchi quanto di meglio (nei limiti delle due possibilità) possa trovare sul mercato, c’è anche da sottolineare che la civilizzazione esiste da almeno 5000 anni in Europa e pare strano che nonostante ciò la “natura matrigna” basata sull’egoismo, sulla mors tua vita mea, sul calpestare gli altri abbia un ruolo ancora così forte nonostante millenni di civiltà. Tutta la cultura sull’amore romantico, sull’enfasi dell’affetto e sull’affinità spirituale probabilmente è stata un’arma ideologica per ammansire questo lato selvaggio della donna, oggettivamente legata più dell’uomo al mondo della natura (non a caso incapace di creare civiltà), che pare esser esploso con veemenza proprio nell’epoca dell’anarco-capitalismo e della deregolamentazione, sia economica che dei costumi.


10 giugno 2018
Mario Di Napoli


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