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Denatalità: Problema Economico o Culturale?

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Tra femminismo e crisi economica cosa incide di più sul calo delle nascite?

Caro Redpillatore,
prima di redpillarmi – ingenuamente – attribuivo la colpa del calo della natalità all’austerità, alla precarietà lavorativa, alla riduzione dei fondi per le politiche sociali, alla mancanza di asili nido e alle insufficienti politiche di sostegno alla maternità. Poi mi son reso conto che è tutta fuffa e che le cause dell’inverno demografico italiano sono ben più profonde, e soprattutto scomode agli occhi del pensiero unico arcobalenoso e politicamente corretto.

Dopo il “baby boom”, il primo crollo della natalità si è verificato nel corso degli anni ’70. Il maggior benessere dovuto al “miracolo economico” italiano ha senz’altro favorito la transizione verso un nuovo regime demografico. Tuttavia queste nuove dinamiche hanno trovato un impetuoso fattore propulsivo nel cambiamento di paradigma legato al nuovo ordine erotico: l’amore fisico è diventato un mero strumento di piacere individualista e materialista finalizzato ad alimentare quel consumismo delle emozioni di cui possono beneficiare – a piene mani – larga parte delle donne e una ristretta fetta di uomini.

Con l’insediarsi del nuovo ordine le istituzioni della vecchia società tradizionale sono state progressivamente smantellate. Il primo decisivo passo verso il consolidamento del nuovo paradigma è stato il referendum abrogativo sul divorzio (1974), che venne confermato con quasi il 60% dei voti (non è un caso se a votare prevalentemente per l’abrogazione furono le regioni dove meno aveva attecchito la rivoluzione sessantottina, vale a dire Veneto, Trentino e regioni del Sud Italia).

Il secondo crollo delle nascite si è verificato invece a partire dal 2009 e persiste tuttora. Quest’ultimo lungo decennio di innovazioni tecnologiche, che hanno portato l’ipergamia femminile a livelli estremi, in Italia è coinciso con una fase di stagnazione/recessione dell’economia.

Da qui la domanda: tra femminismo e crisi economica cosa incide di più sul calo delle nascite?
Prendendo in considerazione il PIL reale pro capite (vale a dire il PIL nominale depurato dagli effetti dell’inflazione e diviso per gli abitanti del Paese in questione) di Polonia, Bielorussia, Germania, Francia, Spagna e Italia, e ponendo come base 2006=100, viene fuori il seguente grafico.

Il PIL reale pro capite della Polonia, pur essendo ancora inferiore in valore assoluto a quello degli altri quattro membri UE, è cresciuto in maniera poderosa. Tra il 2006 e il 2020 è aumentato del 59%.

La Polonia si è giovata della nascita e della delocalizzazione di moltissime aziende che sono entrate a far parte dell’indotto dell’industria tedesca, dei fondi europei (in quanto la Polonia è un ricevitore netto di fondi UE) e della non adesione all’euro (ad esempio lo złoty polacco – tra il settembre 2008 e il febbraio 2009 – si è potuto svalutare del 30% rispetto all’euro, in risposta alla crisi economica globale). Tutto ciò ha fatto sì che i polacchi smettessero di emigrare all’estero. Oggi infatti il saldo migratorio della Polonia è molto vicino allo zero.

Nel medesimo periodo (2006-2020) mentre la Francia arrancava, la Germania cresceva ad un buon ritmo grazie al cambio vantaggioso e al dumping salariale. La Spagna e in particolar modo l’Italia, penalizzate dalle crescenti divergenze messe in moto dall’unione economica e monetaria, rimanevano intrappolate nelle maglie della recessione e delle politiche di austerity, tant’è che il PIL reale pro capite di un italiano del 2020 risulta inferiore del 13% rispetto a quello di un italiano del 2006.

Un caso a parte è la Bielorussia, che si distingue da un lato per il capitalismo di Stato di retaggio sovietico, e dall’altro per lo sviluppo di una discreta prosperità, di politiche socialmente orientate (infatti ha un basso tasso di disoccupazione) e dei primi germogli di una imprenditorialità privata. Negli ultimi 15 anni l’economia bielorussa ha prima sperimentato una robusta crescita e poi una fase recessiva, che sembra aver superato. Ad ogni modo, nel 2019 (stando ai dati della Banca Mondiale), il PIL pro capite – a parità di potere d’acquisto – di un bielorusso corrispondeva al: 58% di quello polacco, 47% di quello spagnolo, 44% di quello italiano, 40% di quello francese, 35% di quello tedesco.

Nonostante un andamento così eterogeneo delle economie, il calo delle nascite e la riduzione del tasso di fecondità non ha riguardato soltanto i Paesi occidentali in recessione.

La Germania sembra essere in controtendenza rispetto agli altri Paesi dell’Europa occidentale. Tuttavia nel corso degli anni ’10 ha potuto beneficiare di un notevole afflusso migratorio (sia dalla periferia dell’UE che dai Paesi extra-comunitari) che ne ha parzialmente risollevato la fecondità.

Malgrado un saldo migratorio meno corposo di quello tedesco ma quasi sempre positivo, Francia, Spagna e Italia hanno riportato una stabile discesa del tasso di fecondità.

La Polonia, nonostante la vigorosa crescita economica, non ha fatto registrare un boom delle nascite, e l’altalenante tasso di fecondità è rimasto nettamente al di sotto del livello di sostituzione (2,1), a dimostrazione che anche lì c’è qualcosa che non va. Per la Bielorussia si può fare un discorso analogo.

Il tasso di fecondità, a mio parere, può essere ritenuto un buon indicatore del grado di penetrazione del femminismo nelle strutture portanti di una società, tenendo comunque conto dell’impatto dei flussi migratori che tendono ad alterarlo in senso positivo quantomeno temporaneamente.

Se osserviamo il prossimo grafico notiamo che il tasso di fecondità dei Paesi europei è pesantemente “falsato” dall’apporto di nuove nascite da genitori non europei. Ci sono alcune eccezioni di rilievo: in particolar modo Polonia, Croazia e Paesi baltici.

Depurando (statisticamente parlando) il tasso di fecondità dalle nascite avvenute da coppie straniere, si ristabilirebbe il primato assoluto di Polonia e Bielorussia su Francia, Spagna, Germania e Italia.

Benché la Polonia sia un Paese piuttosto conservatore, al punto da aver approvato di recente una legge molto restrittiva sull’aborto, il suo tasso di fecondità – insufficiente a rimpiazzare i polacchi che invecchiano e muoiono – ci parla di una società più progressista e meno tradizionale di quanto si possa immaginare.

A differenza della Polonia, cattolica e anti-russa, la Bielorussia è ortodossa e filo-russa, ma entrambi questi Paesi sono accomunati da un livello di conservatorismo che in Occidente possiamo solo sognare.
Le femministe bielorusse lamentano uno stigma sociale nei confronti delle donne single che ne limita le possibilità di ottenere aiuti statali rispetto alle donne sposate, le quali invece ricevono sostegno governativo e approvazione sociale (fonte). Nonostante ciò la situazione sta cambiando. Le madri single o non sposate sono in netto aumento rispetto alla fine dello scorso millennio (fonte). I matrimoni stanno diminuendo e, come evidenzia il seguente grafico, per ogni coppia che si sposa ci sono sempre più coppie che divorziano.


A conferma di ciò arriva anche la testimonianza di un mio coetaneo bielorusso. Alexander sostiene che la società in cui vive non è affatto così conservatrice come potrei aspettarmi!

“They are living in a cyberworld for sure” mi dice parlando delle ragazze bielorusse, anch’esse – seppur lontane anni luce dalle melanzane italiche – assuefatte alle continue attenzioni che ricevono sui social.

A questo punto torna utile avere come termine di paragone un Paese come l’Iran, saldamente ancorato ai valori della società tradizionale fin dalla rivoluzione khomeinista.

L’Iran presenta un alto indice di sviluppo umano e, come i Paesi europei precedentemente menzionati, ha già compiuto – a cavallo tra anni ’80 e ’90 – la transizione che segna il passaggio da un regime demografico tradizionale (caratterizzato da alta natalità e alta mortalità) ad uno moderno dove ai bassi tassi di natalità corrispondono contenuti tassi di mortalità.

Nonostante ciò, e malgrado le politiche di pianificazione familiare promosse dal governo nel periodo 1993-2010 (fonte), il tasso di fecondità iraniano non si è allontanato troppo dal livello di sostituzione e nel 2019 si attestava su 2,15 figli per donna.

La popolazione iraniana dovrebbe superare i 100 milioni entro il 2050 e stabilizzarsi su quel livello nei decenni successivi. Se la politica pronatalista, inaugurata nel 2010 dall’Ayatollah Ali Khamenei, dovesse riuscire nei suoi intenti, potrebbe verificarsi un ulteriore impulso alla crescita della popolazione.

Tale scenario – in un Paese dall’economia non particolarmente florida – pone logicamente delle sfide, come trovare un’occupazione alla forza lavoro in espansione o far fronte a risorse idriche sempre più scarse.

Naturalmente pure in Iran si sono ampiamente diffusi i moderni metodi di contraccezione che rendono possibile un efficace controllo delle nascite, anche perché compiuto il misfatto risulta difficile correre ai ripari attraverso soluzioni d’emergenza. In Iran infatti l’aborto è illegale ed è punito con pene che arrivano fino a 5 anni di reclusione.

Il divorzio non è proibito ma viene fortemente scoraggiato sia dall’Islam che dalla cultura iraniana. Inoltre la condizione della donna divorziata non è affatto incentivata, tant’è che sia sul piano economico che in relazione all’affidamento dei figli ne risulta decisamente svantaggiata.

A dispetto di tutto ciò il femminismo sta tentando di insinuarsi anche nelle pieghe della società iraniana. In che modo? Attraverso i social media!

Malgrado l’antiamericanismo di Teheran, Facebook è stato il primo social ad arrivare in Iran (nel gennaio 2018 contava 5,7 milioni di utenti), ma a farla da padrone assoluto è Instagram, con 24 milioni di utenti di cui il 45% donne (dati al gennaio 2018) (fonte).

Circa il 30% della popolazione iraniana – quella nella fascia più giovane – ormai utilizza Instagram, e non è un caso se “c’è stata una grande crescita dell’individualismo in Iran, specialmente tra le donne” – come ammette la sociologa iraniana Hamid Reza Jalaipour – che ha portato a un aumento dei divorzi del 150% tra il 2006 e il 2014 (fonte).

Insomma, la Guida Suprema Ali Khamenei ha trovato una bella gatta da pelare se vuol riportare sulla retta via il suo popolo.

Se per l’Iran si può nutrire ancora qualche speranza, per l’Italia non si può dire altrettanto.

La “piramide demografica” del (fu) Belpaese assumerà la forma di un cono gelato già nel 2050, ed entro la fine del secolo la popolazione italiana scenderà sotto i 40 milioni. Secondo uno studio pubblicato su “The Lancet” potrebbe addirittura dimezzarsi rispetto a oggi, mentre il PIL dovrebbe passare dal 9° al 25° posto del ranking mondiale (fonte).

Chiaramente più la proiezione è lontana nel tempo tanto minore è la sua attendibilità, ma le possibilità che l’Italia riesca ad invertire la tendenza negativa in atto appaiono del tutto irrisorie.

Avremo infrastrutture sovradimensionate rispetto alle reali esigenze della popolazione, avremo paesi, quartieri e città fantasma. Avremo una popolazione giovane meticcia o di origine del tutto straniera, e una popolazione vecchia di italica ascendenza. Anche per via di questa frattura sarà impossibile tener fede al patto generazionale tra giovani e vecchi.  Tra i vecchi avremo una prevalenza femminile. Le decrepite melanzane italiche cercheranno di integrare le magre entrate periodiche approfittando del reddito di qualche zerbino nostrano, magari anche più giovane e piacente di loro.

La pensione pubblica? Sarà un miraggio. Il welfare state novecentesco? Un lontano ricordo. E l’assistenza agli anziani? Beh, si attaccheranno al tram!

Per diversi Paesi dell’Europa occidentale sono state trovate forti associazioni statistiche tra dimensioni come la secolarizzazione, la debole moralità pubblica, l’accentuazione dell’autonomia individuale, il “postmaterialismo”, l’enfasi sull’eguaglianza di genere, l’emancipazione femminile, la tolleranza verso le deviazioni da una etica coniugale rigorosa (adulterio, sesso occasionale), la condiscendenza per i nuovi gruppi sessuali (LGBTQ+), da un lato, e una preferenza per la convivenza rispetto al matrimonio, la genitorialità ritardata, e la minore fertilità dall’altro (Lesthaeghe and Meekers, 1987; Lesthaeghe and Moors, 1995; Lesthaeghe and Surkyn, 2004). Queste associazioni statistiche si sono dimostrate robuste rispetto a variabili di controllo di tipo socioeconomico, come la partecipazione delle donne alla forza lavoro, il tipo di occupazione e l’istruzione.

Quindi – con buona pace delle femministe –  si può ragionevolmente affermare che, in un Paese demograficamente maturo (che abbia completato la transizione da un regime demografico tradizionale a uno di tipo moderno), la denatalità non dipende tanto dai fattori economici quanto dal grado di penetrazione del femminismo nella società e alla conseguente corruzione dei valori tradizionali.

Spero di aver fornito qualche interessante spunto di riflessione.

Freeman

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Alex Le Large
Alex Le Large
1 mese fa

Nei Paesi occidentali, è tutto già pianificato ai piani alti, secondo le regole del nuovo iperliberismo. L’uomo medio non serve più, nè a produrre (delocalizzato tutto), nè a riprodurre (altri operai non servono).

In Italia poi c’è una concomitanza di tutti i fattori possibili e immaginabili, a volte di segno opposto, che non esiste in nessun altro Paese:

-propaganda femminista e antimaschile (ipergamia, muro, fine fertilità)
-legislazione matrimonialista antimaschile (divorzio, affidamento, alimenti)
-welfare pubblico ormai inesistente (se non per le risorse)
-asili e articoli per l’infanzia costosissimi rispetto alla media europea
-accesso a lavoro stabile in età fertile sempre più difficile
-statalismo parassitario (nelle istituzioni e nelle scuole)
-mafia (l’unica a riprodursi togliendo risorse agli altri)
-edilizia sociale ormai scomparsa (quella rimanente solo per risorse)
-liberismo sfrenato con precarietà assoluta e salari ormai infimi.

Il tutto con mani e piedi legati da una UE che ha ormai decretato la nostra condanna a morte economica.

Solo le seguenti categorie si stanno riproducendo occupando il poco spazio rimasto (potete vederlo anche da conoscenze e profili fb):

-statali e burocrazia parassita (e loro discendenza)
-pochi tecnocrati high-skilled cosmopoliti (comunque a bassa natalità)
-mafia e rom (altissima natalità, per ampliare i ranghi)
-sottoproletariato import (altissima natalità, mantenuti dallo Stato).

Ci sarà una decrescita in stile Detroit, per chi non l’avesse mai vista.
Questo è il futuro dell’Italia, a meno di eventi clamorosi di cui dubito fortemente.

Non un mio problema in quanto fra 30-40 anni io non ci sarò più.
Gli altri si accomodino pure.

Last edited 1 mese fa by Alex Le Large
TitusLabienus
TitusLabienus
1 mese fa

Il problema di questo discorso è che si dà per scontato che una donna voglia un figlio sempre e comunque (un po’ come è successo alle nostre madri), che una vecchiaia passata “con i gatti” sia per loro un fallimento e che una donna con un figlio brutto e incel sia comunque più felice di una donna senza figli. In realtà le np hanno capito benissimo che un figlio ha senso solo se esce bello, altrimenti è una palla al piede a vita. Sì, anche alle donne sotto il 6, anche alle cesse da 3, non interessa fare un figlio con un pariestetico e poi passare la vita a cucinare per lui, stirargli gli abiti e fargli da serva se questo figlio, nato da un brutto, magari pure con uno stipendio medio-basso, altro non diventerà che un brutto studente di qualche Istituto Tecnico, cesso come la morte, incel e con tre amici di pari valore (cioè zero), sempre chiuso in camera davanti al pc tra videogiochi e porno, il cui unico successo nella vita sarà (se gli va bene) trovare un lavoro da programmatore a 1500 euro al mese e camperà in casa fino ai 50 anni, dove dovrà essere lavato e stirato. Chi è che vuole fare la madre di un figlio così? Magari mentre l’amica ha il Chad da 8 che si laurea alla Bocconi e si scopa la figlia di un industrialotto brianzolo che pure lo assume e compra l’appartamentino in Brera alla coppia felice? Fare un figlio per le donne è comunque una limitazione alla loro libertà, perché volenti o nolenti in Italia il lavoro di cura è ancora (almeno moralmente) sulle spalle della donna, quindi lo fanno solo se ne vale la pena. Altrimenti, meglio un gatto. Se non ti esce un chad, ma un incel da 4, che cosa lo hai fatto a fare? Non ti darà alcuna soddisfazione scolastica o sociale, non porterà a casa nessuna brava ragazza, non farete un matrimonio “da sogno” e te lo dovrai tenere in casa fino alla morte (tua), cucinandogli i pasti e lavandogli i vestiti. Non ne vale la pena. Il figlio è diventato un valore solo se può essere pubblicato su instacaz, se frequenterà le scuole giuste, se sarà una persona giusta. Se sei una cessa e non ce la fai a farti farcire da un chad e poi fare una vita instagrammabile, non ha senso farlo e allora tanto vale vivere da zitella con i gatti, tanto un lavoro da segretaria dimmerda a 1000 al mese ce l’hanno, o al limite pigliano il reddito di cittadinanza e posto sul cazzosello lo trovano sempre, perché un morto di figa disposto a dar loro una botta anche a 50 anni lo trovano di fisso. Siamo noi che pensiamo che avere un figlio sia un vero bisogno per le donne, perché in questo siamo influenzati dalle nostre madri, ma siamo davvero sicuri che le nostre madri se potessero tornare indietro e se avessero gli strumenti delle donne di oggi farebbero ancora i figli che hanno fatto e la vita che hanno fatto? Mia madre ha sposato mio padre quando aveva vent’anni e chiaramente è stato il suo primo e unico uomo. Era una contadinotta emiliana come tante (per gli standard dell’epoca), dalle foto sembra graziosa per gli standard di allora, oggi forse la chiameremmo semi-chiattona perché anche noi ci siamo abituati a standard altissimi (né esistono più le contadinotte sane). Non è che mio padre sia un adone. Io sono uscito di conseguenza. Non è che mio padre abbia mai fatto a mia madre le smelensaggini che oggi le np drogate di Maria de Filippi pretendono come diritto umano. Mio padre portava i soldi a casa ed era il capofamiglia. Non le faceva certamente le sorprese di compleanno o la portava al sushi. Mia madre ha sempre cucinato, pulito e badato a me. Io ovvio non sono Tommy, quindi non ho mai avuto amici che citofonassero per portarmi al mare con la bmw cabrio, ma ovvio ho sempre avuto 2-3 amici brutti e nerd. Nessuna compagnia festosa di figli di papà con le cerbiattine festose che ti chiedono di affacciarti al balcone. Nessuna sgridata per essere tornato troppo tardi per l’ennesima sera, per frequentare troppo le discoteche, niente padre che dice “lascialo stare, anche io ai suoi tempi…e come si chiama quella di questo mese? è la Benedetta?” “no papà, Benedetta è del mese scorso, ora vedo la Franci” “ma la Franci chi, la figlia del notaio?” e la mamma in un angolo che gongola “beh ma quando me la porti a conoscere, allora, questa Franci? me la ricordo bambina, già allora era così bella….”. Secondo voi, ho mai vissuto scene del genere? ovviamente no. Per questo io credo che parte della redpill sia anche riconoscere che -al di là dell’amore- anche le nostre madri ci disprezzano e avrebbero voluto il figlio chad e se potessero tornare indietro con gli strumenti di oggi, preferirebbero stare da sole con i gatti che non con noi. Maria de filipppi e le altre stronzate non le guardano solo le ventenni, ma soprattutto le casalinghe di Voghera dell’età delle nostre madri a cui in vecchiaia viene detto che tutti i loro valori, che tutto quello in cui hanno creduto nella loro vita, che tutta la loro vita è una solenne cagata e che in fondo tutto quello che hanno fatto nella loro vita è servire un uomo da cui hanno ricevuto poco più che grugniti, che le avrà scopate pure male e da cui hanno avuto un figlio inutile in questa società, fonte di imbarazzo e insoddisfazione. Come possono queste donne dire alle loro figlie e nipoti: dai, figlia 4, sposati il tuo pariestetico e poi facci due figli cessi e cucina e stira per loro tutta la vita, sai che soddisfazione ti porteranno quando avranno 30 anni, un lavoro mediocre, una vita mediocre, una macchina mediocre e saranno chiusi in camera a segarsi davanti ai porno, solo nella speranza che badi a te quando sarai vecchia (cosa non scontata). Le donne di oggi sanno benissimo che il figlio ha senso solo se è Chad, altrimenti non corrono il rischio di fare le serve a vita di un incel sfigato e di basso reddito. Ed è inutile agitare loro lo spauracchio della vecchiaia solitaria, tanto preferiscono morire sole che badate da un 4 che non ha fornito loro alcun ritorno social.

Last edited 1 mese fa by TitusLabienus
KingDani
KingDani
1 mese fa

In Italia il tasso di sostituzione è sotto i 2,1 figli per donna da oltre 40 anni, con punte minime intorno alla metà dei ’90. La questione economica c’è ma oramai è chiaro che il motivo principale del calo delle nascite sono gli enormi problemi nel rapporto uomo/donna. Anche in Asia (Giappone, Cina, Corea del Sud) è così da decenni, ma almeno loro hanno avuto la decenza di non far diventare le loro società (almeno per il momento) un miscuglio multiculturale senza né arte né parte.
Per l’Occidente invece si ripete la storia di Roma; cività che hanno dato un contributo (anzi IL contributo) maggiore al Mondo in arte, scienza, cultura ecc…, che si vedono collassare sotto il peso del liberismo più sfrenato (di cui il femminismo è un tentacolo ma non l’unico). Roma aveva una popolazione di 1 milione di persone al suo culmine (la seconda a riuscirvi fu Londra nel 1800 tanto per capirci), l’impero antico più importante di sempre, e sappiamo tutti come è finito; uomini sempre più zerbini, svuotati di ogni virilità che pensavano solo a mangiare e divertirsi (vi ricorda qualcosa?), incapacità di difendere i confini (vi ricorda qualcosa?), barbari che iniziavano a scorrazzare liberamente per l’Impero quando fino a qualche decennio prima sarebbero stati presi a calci in culo (vi ricorda qualcosa?) e donne che aprivano le porte, e anche altro, agli invasori, in quanto veri uomini, a differenza degli smidollati cuck loro concittadini (vi ricorda qualcosa?).
Il 21° secolo per il bianco occidentale sarà quello che furono il 300-400 per l’uomo romano, ovvero la fine di tutto, pochi decenni per distruggere imperi millenari. Sui libri di Storia oggi si studia il collasso del più grande impero dell’antichità, in futuro il suicidio europeo sarà studiato in egual modo.

Brownstone
Brownstone
1 mese fa

Ma alla fine della fiera cosa hanno ottenuto queste femministe patetiche?
Legioni di donne arrivate a 40 anni e quindi oramai con ovuli vecchi e scaduti, TUTTE con cani o gatti, e quasi tutte fumatrici compulsive, e che dietro la facciata sorridente ostentata sui social sono invece distrutte dal rimpianto e dell’invidia verso le più lungimiranti che hanno procreato per tempo (di solito entro i 35 massimo).
Ne conosco diverse, e veramente fanno una pena infinita.
Una donna senza figli (ovviamente non parlo di chi non può averne per sterilità o altre patologie), è simbolo pieno ed indiscutibile di questa società occidentale in decadimento.

Last edited 1 mese fa by Brownstone
Nick the Quick
Nick the Quick
1 mese fa

Spunti interessanti che trascurano il piano in atto in questi mesi da parte degli amici di Bill Gates&Co. Il loro orizzonte è il 2030.

mario bianchi
mario bianchi
1 mese fa

Ho letto con vivo interesse l’articolo e i commenti – rispetto a questi ultimi ho apprezzato molto gli interventi di TitusLabieus e MarcoC.

Anche pensando alla mia storia personale, direi che in linea di massima oggi si fanno meno figli – ma ancor prima ci si sposa di meno e ci si separa molto di più – perché siamo diventati un po’ tutti egoisti. Quindi maschietti compresi.

La crisi economica
Io stesso anni fa ero convinto che il problema fosse quello, la mancanza di certezze, di tranquillità economica. Poi un amico imprenditore di una certa età, parlando proprio della mia situazione mi fece riflettere sul fatto che i nostri nonni e padri mica se la passavano bene, eppure si sposavano presto e figliavano. Una vita di stenti e privazioni? Almeno all’inizio era così, e magari pure dopo, ma nessuno (e NESSUNA) se ne lamentava.

Il (falso) femminismo
Ma dietro a questo fenomeno non c’è forse l’egoismo? Non c’è una “voce” che dice perennemente agli altri: < io, io, IO! >.

Le rivoluzioni industrali
Perfettamente d’accordo, fare figli era spesso più un atto di necessità – forza lavoro che mi aiuterà e poi assisterà nella vecchiaia – che non un atto d’amore. Nel mondo post-agricolo e post-industriale anni ’70-’80 non è più indispensabile fare caterve di figli, inizia quindi ad emergere spontaneo l’egoismo personale, il tempo per me stesso, i denari investiti altrove. E ora la nuova rivoluzione digitale ci spinge ad essere ipercentrati su se stessi (d’accordo, le femmine lo sono 10 volte tanto), ma già la televisione degli ultimi 20 anni ha posto le basi per la dissoluzione dei valori. I social stanno solo fungendo da acceleratori dello sfacelo.

Il figlio che deve essere bello, altrimenti mai
Egoismo allo stato puro: il figlio concepito (in tutti i sensi) come atto egoistico, come trofeo da mostrare, come “future income”. Uno schifo immenso.

Il partner che deve avere LMS adeguati, altrimenti giammai
Ca va sans dire… vedasi punto precedente.

Mario
Mario
1 mese fa

Ci sono prove concrete che l Onu ha creato e promosso il femminismo e l indipendenza delle donne con il solo scopo di ridurre le nascite e distruggere la famiglia tradizionale.

Guido
Guido
1 mese fa

Uno dei migliori contributi di sempre a questo già eccezionale sito. L’origine piuttosto culturale che economica della natalità era già stata compresa, ma mai affrontata in modo così chiaro, già un secolo fa da Oswald Spengler, nel suo titanico “Il tramonto dell’Occidente”. Non è un caso se le politiche nataliste, pur esse stesse di successo limitato (il “culto della maschietta” stava già diffondendosi grazie ai film americani, per non parlare delle “ragazze ibseniane” di certa letteratura), furono attuate per la prima e ultima volta in Italia da un certo lettore e ammiratore di Spengler… Suggerisco comunque di dare una lettura veloce a un libro certamente datato ma non privo di spunti legati a questo articolo: https://www.bdl.servizirl.it/vufind/Record/BDL-OGGETTO-4320 (quest’altro è meno interessante, ma uno sguardo glielo si può dare lo stesso: https://www.bdl.servizirl.it/vufind/Record/BDL-OGGETTO-4481 ).

NinoFrassicadeiBalcani
NinoFrassicadeiBalcani
1 mese fa

Articolo interessante e da riproporre ciclicamente a tutti i finti economisti,sociologi, psicologi cucco-progressisti.
Sa tanto di “Benvenuti all’inferno” invece è la cruda realtà.
Ma tanto “andrà tutto bene” per l’italiota cuck/coomer medio che non fa nulla per migliorare la propria vita,se non perdere dignità e consapevolezza ogni giorno che passa sempre di più.
Grazie a Freeman per l’articolo e a Red per averlo proposto.

Antonio
Antonio
1 mese fa

Ho letto solo il titolo dell’articolo e posso già rispondere dicendo che il problema è culturale.

La colpa è ovviamente del secolarismo e della conseguente sostituzione della religione con vari culti (femminismo, post modernismo, relativismo, costruttivismo sociale, gretinismo, culto lgbt, misandria, vegetarismo, promozione della depravazione, vaccinismo, cultura della morte, nichilismo, politicamente corretto…)

Ogon Bat
Ogon Bat
1 mese fa

Articolo molto bello che presenta il problema della denatalità sotto una lente differenti dal solito mantra “i figli non servono più in una società post-industriale”. D’altronde è però innegabile che un tempo i figli servivano alla famiglia come forza lavoro e in tal senso contribuivano a sostenere i padri e le madri. In una società moderna in cui più o meno c’è abbondanza e si è “indipendenti da tutto” chi te lo fa fare di generare una creatura che è:

  • un impegno economico
  • un impegno personale (tempo libero addio)
  • da una certa età in poi una fonte di stress in quanto “incontrollabile”

Questo è il motivo principale per cui la demografia nelle economie avanzate arranca. Il dramma, però, sta nel fatto che non vi sia niente a frenare questa tendenza ma anzi, come illustrato nell’articolo, ci sono movimenti culturali che esasperano tutto quanto. In Iran si corre ai ripari, qui invece boh… green pass e stato di polizia per l’emergenza COVID mentre per l’emergenza denatalità… beh “my body my choice”.

Last edited 1 mese fa by Ogon Bat
Donald Trump, ou l'Optimisme
Donald Trump, ou l'Optimisme
1 mese fa

Ci sono a parer mio tre cose da tenere in considerazione, prima di abbandonarsi al catastrofismo.

Primo: l’attrito del tempo

Ad ogni singola azione corrisponde una reazione di pari forza, nella direzione opposta.
Non appena il naziprogressismo crederà d’aver cambiato la società, il pendolo tornerà indietro, sradicando “il progresso” e tornando ad uno stato di equilibrio naturale più consono alle nuove generazioni, irrimediabilmente più redpillate delle precendenti. La sinistra fascioarcobalenata è una di quelle anomalie storiche che imploderà sotto il peso della sua stessa assurdità dopo aver causato danni sopratutto a quei fessi che l’hanno supportata. La natalità riprenderà quando le cose inizieranno a riavere “senso” (in termini sopratutto socio-culturali).
Alcuni conoscenti arabi mi hanno detto che in tutto il mondo musulmano nelle moschee si celebra l’imminente crollo dell’Occidente… Dai tempi di Costantinopoli! In pratica da 600 anni!!! Nel frattempo fanno di tutto per ignorare il fatto che si sta diffondendo l’apostasia a ritmi vertiginosi. E così come noi crediamo che stiano implodendo il cristianesimo e la laicità, sempre più persone sono ormai certe che sarà l’islam a collassare per primo. Le libertà civiche occidentali distruggeranno anche il matrimonio islamico. Una volta distrutto il matrimonio, anche la natalità verrà ridimensionata.

Secondo : i cigni neri

L’imprevedibile accade più spesso di quello che si crede.
Quei farabutti che credevano che stampando moneta avrebbero controllato il mondo intero, adesso devono vedersela con le criptovalute e l’acquisto sempre più diffuso di metalli preziosi.
Non appena i plutocrati crederanno di avere tutto e tutti in pugno, si accorgeranno che più stringono la presa, più le cose scivolano loro di mano a tutti i livelli. E’ quando credi d’aver convinto tutti, che inizia il dissenso destinato a distruggerti. Lo stesso dicasi della censura. Ogni censura, crea milioni di domande. Se qualcosa viene censurato, vuol dire che la verità aveva già iniziato a diffondersi.

Terzo: ciò che si espande alla svelta, collassa alla svelta

Tutti temono che la Cina ad un certo punto controllerà il mondo intero… Mentre è più probabile che si sgonfierà sotto il peso della sua stessa espansione.
Il motivo per il quale l’impero Romano è durato tanto, è che gli ci volle un millenio per consolidarsi. La Cina moderna si espanderà per i prossimi cinquant’anni e probabilmente scoppierà dall’interno davanti agli occhi dei nostri nipoti. Le dinamiche saranno simili a quelle dell’Occidente: gli uomini smetteranno di lavorare e le donne di fare figli, lo stato erogherà più diritti per invogliarli a rientrare nel teatrino della società pagliacco-socialistoide e da quel punto il poi, sarà tutto in declino anche per loro. I cinesi di 20-30 anni che ho conosciuto (sopratutto in ambito lavorativo) sono blackpillati e mgtow. In qualche modo sanno di aver subito il lavaggio del cervello in salsa marxista e il patriottismo che proclamano è quindi artificiale. Alcuni di loro mi hanno detto che non vogliono avere figli e TUTTI mi hanno detto che non vogliono sposarsi. La ragioni sono essenzialmente due:
1) Tutti hanno un amico che si è suicidato per il troppo lavoro o che è finito in galera per problemi di tasse/burocrazia
2) ipergamia assolutamente fuori controllo con milioni di incels con status di burakumin

Rimango dell’idea che ogni singolo giorno, stiamo vivendo nell’epoca d’oro della nostra civiltà, quasiasi questa sia e indipendentemente dal periodo storico. Non c’è niente di cui avere davvero paura.

Last edited 1 mese fa by Donald Trump, ou l'Optimisme
Ben
Ben
1 mese fa

Nei cosiddetti paesi in via di sviluppo, soprattutto nelle aree rurali, si figlia molto, in posti dove lo stato sociale è assente o estremamente limitato i figli sono la ‘pensione’ fonte di reddito quando non si sarà più in grado di lavorare. Nella nostra società assistiamo invece ad un doppio paradosso: da un lato abbiamo l’edonismo delle nuove generazioni che se la vogliono spassare e vedono la maternità come un ostacolo, dall’altro i genitori che spesso con le loro pensioni mantengono i loro figli adulti costretti dalla crisi in una situazione di dis- o sottoccupazione. Due storture che contribuiscono a rendere disfunzionale la nostra società e che porteranno alla sua rovina od alla sostituzione

RivoltaControLaPoliandria
RivoltaControLaPoliandria
1 mese fa

Ottimo articolo e analisi, complimenti.

Sergio
Sergio
14 giorni fa

Tra l’altro gli antiabortisti stanno confermandosi i rottami subumani di un passato da seppellire: da quando l’aborto non è più clandestino i casi sono drasticamente diminuiti e oggi si ricorre meno che in altre epoche all’aborto, in ogni caso mai utilizzato come strumento anticoncezionale.

Emanuele
Emanuele
1 mese fa

Ottimo articolo, come sempre. Del resto c’è un vecchio detto: le società nascono e fioriscono patriarcali ma poi declinano femministe. Lo vedo da vicino dove vivo, da qualche anno sono arrivate a vivere un 3/4 femministe e da quando ci sono loro è un continuo di dispetti, angherie, soprusi, zizzania ecc.
Se parli male del mondo femminista ho notato che si offendono subito a morte.
Qualcuno citava la scomparsa del cattolicesimo come concausa; penso che abbia ragione. Quando un tempo la nostra nazione era profondamente cattolica e la Chiesa molto più presente; certe derive non esistevano; culturalmente eravamo più “barricati” verso certe mode.

Boucaneer
Boucaneer
1 mese fa

Articolo molto bello e intellettualmente divertente, soprattutto nell’impietosa (ma veritiera) proiezione finale.
Ho sempre pensato che la crisi economica non centrasse nulla con la denatalità: si guardino sia gli immigrati (che vivono in 20 in un appartamento e che continuano a figliare come topi); si guardino anche i nostri nonni (che cagavano nella latrina posta in prossimità del letamaio e si pulivano il culo con le foglie di pannocchia, altro che arredobagno) e nonostante questo non mancavano di scodellare 6-7 figli per donna.
Non che sia un fan di quei tempi e di quelle culture, ma era per ribadire l’assoluta falsità del “non si fanno figli per la crisi”: non si fanno figli PERCHE’ NON SI VUOLE FARE FIGLI. E questo vale per ambo i sessi a onor del vero, non è che le donne siano tutte delle instacazzatrici e gli uomini invece dei catto-fascistoni animati dal “Dio, Patria e Famiglia”.

Però un punto poco chiaro nell’articolo c’è secondo me, e gradirei moltissimo avere dei riscontri (sia tecnico-economico-statistici che anche di opinione/esperienza personale) da parte di chi leggerà il mio commento:
la cosa che non mi torna è che “il PIL reale pro capite di un italiano del 2020 risulta inferiore del 13% rispetto a quello di un italiano del 2006 (cit.)”.
Ora, il pil pro capite è una mera statistica, ma è comunque un buon indicatore del livello di sviluppo di un paese.
Tuttavia mi ricordo che nel 2006 la società era ancora relativamente “anni ’90”, cioè gli operai giravano con le utilitarie.
Adesso anche la donna delle pulizie si può permettere il suv e la vacanzetta ai tropici. Tutti vanno a mangiare pesce crudo. E molte aziende SERIE lamentano la mancanza di candidati. Cioè secondo me quel “-13%” assomiglia molto ad un “+26%”.

Rick
Rick
1 mese fa

“La Polonia si è giovata della nascita e della delocalizzazione di moltissime aziende che sono entrate a far parte dell’indotto dell’industria tedesca, dei fondi europei (in quanto la Polonia è un ricevitore netto di fondi UE) e della non adesione all’euro (ad esempio lo złoty polacco – tra il settembre 2008 e il febbraio 2009 – si è potuto svalutare del 30% rispetto all’euro, in risposta alla crisi economica globale).” Qualcuno mi può spiegare in parole semplici che significa ? Sono una sega in economia 🙁 .

ragazza
ragazza
1 mese fa

Io credo che il femminismo esasperato sia solo in parte causa della denatalità.
La causa principale è l’individualismo e la paura di sobbarcarsi i sacrifici ( economici e non )che i figli comportano.
Per quanto mi riguarda, io mi reputo una femminista di tipo moderato e contenta della mia vita. Sei mesi fa, però, sono rimasta incinta ( non era programmato: all’inizio ho avuto una paura folle e la tentazione di correre ad abortire. Poi l’idea di avere un bambino dentro a poco a poco non mi è dispiaciuta affatto. Mi piacevano anche i piccoli cambiamenti fisici che si sono palesati dopo le prime settimane
Purtroppo dopo tre mesi e mezzo ho perso il bambino. A parte il dolore, però, questa “esperienza “ mi ha fatto meglio capire che cosa io voglio davvero.
Banalmente e antiquatamente: bambini, non solo realizzazione nel lavoro.

Cutlass
Cutlass
1 mese fa

La decadenza del mondo occidentale va di pari passo con la sua de cristianizzazione.
La famiglia era concepita come una unione carnale, emozionale e spirituale cioè voluta ubbidendo al comando”crescete e moltiplicatevi” dato da Dio. La perdita della sua componente spirituale ha portato l’uomo ad essere il Dio di se stesso quindi a perdere tutte le caratteristiche spirituali e morali ad essa legati che vincolavano la famiglia come sacra e inviolabile. Tutto ciò è stato causato anche dalla corruzione di parte della chiesa e alla eccessiva ricerca del piacere egoistico che non ne è più limitato, e di conseguenza si hanno le chiese vuote, e per sopperire al bisogno di spiritualità che molti hanno c ‘è maggior seguito di religioni orientali ed esoteriche incentrate su se stessi anziché sugli altri ;lo stato che distrugge la famiglia sconvolgendo gli antichi rapporti tra uomo e donna creando disparità di trattamento e di diritto ne dà quindi il colpo di grazia perché la famiglia viene vista solo come una unione contrattuale perdendo la dignità che la ha sempre contraddistinta, di conseguenza: promiscuità tradimenti ed altro tutto basato sul dio denaro e sul godimento individuale al grido di la vita è una sola. I figli non sono più visti come una benedizione da Dio ma come un soddisfacimento personale e poiché la loro educazione è impegnativa spesso sono surclassati dagli animali domestici di più facile gestione che sopperiscono non al bisogno di dare amore ma al desiderio di dominanza, di essere il Dio di qualcuno. La soluzione la vedo in un ritorno ad una cristianità vissuta con spiritualità che dà forza alla famiglia e di conseguenza rende più forte la società a cui appartiene.
Sto delirando? Forse per alcuni si, ma sono sicuro per tanti altri no.

Rob
Rob
1 mese fa

Articolo che lascia trapelare un evidente conservatorismo miope e fine a se stesso. Secondo quale principio la decrescita demografica sarebbe una “tendenza negativa” in un mondo gravemente sovrappopolato che scoppia di esseri umani? Ma dove vivete? La storia della sostenibilità delle pensioni non è un motivo valido per giustificare l esistenza di un sistema cancerogeno che necessita di una crescita economica e demografica infinita per sostenersi.

Enrico
Enrico
1 mese fa

Questi discorsi da fine del mondo lasciano sempre il tempo che trovano, se uno studia la storia vede che fasi di crollo demografico ci sono sempre state, forse sono il vero spartiacque storico-sociale, tra un epoca e l’altra; certo per chi vivrà questo periodo sparti acque(cioè noi), saranno tempi difficili, ma questo mi ricorda un detto cinese “Che tu possa vivere in tempi interessanti”, ma che in realtà è una maledizione, nel senso che i tempi interessanti per i cinesi, sono quelli di guerra e cambiamenti sociali, dove succede il fini mondo, mentre quelli poco “interessanti”, sono quelli di pace e prosperità, dove appunto non succede niente di “interessante”. L’unico vero problema di oggi, rispetto al passato sono questa massa di immigrati, che inevitabilmente altererà il tessuto sociale-economico, non portando un vero giovamento alla qualità della vita, anzi peggiorandola e quindi creando una tensione sociale, che si sta già vedendo in molti paesi europei a fortissima presenza straniera, perché gli immigrati nonostante tutta questa retorica, servono solo come esercito di riserva di marxiana memoria, per abbassare gli stupendi e quindi la qualità della vita degli autoctoni; che tra l’altro in questi tempi di robotizzazione e meccanizzazione non servono neanche più tutte queste braccia per lavorare e inoltre non è vero che gli immigrati contribuiscono cosi tanto alla ripresa demografica, perché almeno quelli africani sono quasi tutti maschi e già dalla seconda generazione fanno meno figli; ma per questo bisogna ringraziare la sinistra pro-immigrazione, che per rovinare la vita alle persone è sempre in prima linea.Comunque tralasciando la polemica politica, dare la colpa solo alle donne per il crollo della demografia è ridicolo, perché tutte le donne e dico tutte ad un certo punto (superati i trentanni), vogliono almeno un figlio, forse anche due, ma non trovano tanti maschietti disposti, perché anche i maschi come le donne, stanno dietro ai social o pseudo divertimenti vari, tra l’altro basterebbero tra i 1,6 e 1,8 figli per donna per mettere un freno alla crisi demografica, per quanto riguarda la piramide demografica negativa, da una parte stiamo assistendo ad un allungarsi della giovinezza, anche per la fertilità femminile, oggi le donne possono avere figli anche a quarantanni inoltrati; dall’altro con un peggioramento socio-economico delle persone, non avremo una terza età cosi lunga, insomma probabilmente si tornerà a morire entro i 70 anni, almeno per i più poveri.Il problema della crisi demografica per me vanno ricercate in questa bolla di finto benessere da fine era, che colpisce uomini e donne, dove si è raggiunto l’apice di benessere e si sta già ricadendo in una sorta di nuovo-medioevo di precarietà e povertà, già fra una ventina di anni quando la generazione del boom economico sarà ormai quasi estinta, insieme alle loro pensioni, che sono quelle che sovvenzionano la vita di figli e nipoti, nati da metà anni settanta in poi, ci sarà poco tempo per giocare sui social e la maggioranza delle persone faranno quello che hanno sempre fatto nei milleni passati, cioè torneranno a fare i proletari nel senso etimologico del termine, per quanto riguarda gli immigrati, seguiterà ad esserci uno scambio tra i paesi europei, ma per quelli extra-europei, vi invito a vedere il modello danese, che per me sarà seguito anche dagli altri stati, invece nei paesi dove c’è una forte presenza di immigrazione extra-europea, vi consiglio di andare a leggere quello che hanno scritto i militari francese a Macron (in Uk e Svezia la situazione non è molto migliore), basta un peggioramento dell’economia europea e si potrebbe arrivare a situazioni catastrofiche, del resto ormai la miccia è già accesa e diversi stati europei sono una polveriera.In Italia, quando questo modello sociale, fatto di statalismo stile Grecia, con migliaia di statali salterà e quindi la sinistra perderà il suo bacino di voti, c’è da sperare solo che non vedremo sorgere in Italia, qualche nuovo movimento che si rifarà al fascismo mussoliniano, perché all’Italia ne è già bastato uno.

MarcoC
MarcoC
1 mese fa

Questo articolo ha il merito di andare oltre la fuffa a senso unico della mancanza di lavoro, degli asili nido, dei permessi di maternità/paternità, che ormai impesta il dibattito politico italiano.

Quello dove va a farfalle è nella convizione che le uniche cause della denatalità sono il femminismo, il progressismo, la corruzione dei valori tradizionali, e in generale tutto ciò che sta a sinistra.

Questo denota una miopia storica grande un albergo a parco della vittoria. E’ focalizzarsi (per malizia o per oggettiva incapacità di analisi) su un unico elemento trascurando il quadro generale per portare acqua al proprio mulino.
La denatalità è l’effetto ultimo di quella grande rivoluzione, tecnologica prima e sociale poi, avvenuta nel 1800 chiamata rivoluzione industriale. Nel giro di 2 secoli siamo passati da una società agricola che produceva essenzialmente beni di prima necessità, a una società post-industriale e digitale che produce per lo più beni non essenziali e vende servizi.
In questo cambio di paradigma, le grandi famiglie di una volta non hanno più ragion d’essere perchè nella vecchia società agricola i figli erano forza lavoro a costo zero. Braccia extra buone per dissodare i campi e aiutare nelle faccende di casa. In un’epoca in cui il 90% dei lavori si svolge in solitaria davanti a uno schermo, non c’è più ragione di mettere al mondo 12 figli, ma anche solo 3 o 4.

E poi la miniaturizzazione dei dispositivi (un computer nel 1955 occupava un padiglione, non il pamo della mano), l’arrivo delle reti a fibra ottica, la delocalizzazione delle produzioni in Oriente con conseguente abbattimento dei costi e l’arrivo sul mercato di devices a prezzi irrisori (nel 1998 un PC costava 3 milioni e mezzo, non 299€), e ancora prima la diffusione delle automobili grazie al boom economico, gli aerei, i viaggi low-cost.
Siamo passati da una società in cui la tua vita iniziava e finiva nel quartiere dove eri nato e dove avevi pochissime distrazioni, se non lavorare, mangiare, figliare, a una in cui la tua vita si articola su tutto il globo e in cui ci si occupa di altro che non sia solo assolvere ai bisogni primari.

Sono la scienza e la tecnologia che plasmano la storia, muovono i popoli, indirizzano la società e i costumi.
Come l’estrazione dei metalli dai loro ossidi ha permesso la costruzione delle prime armi decretando la fine dell’età della pietra e dando il via alle grandi guerre dell’età antica combattute con spade, elmi, scudi.
O l’invenzione della stampa litografica (Gutenberg) che ha portato alla nascita del libro per come lo conosciamo oggi, e alla fine degli amanuensi medievali.
O l’invenzione della macchina a vapore, che ha portato grandi masse di persone a spostarsi dalle campagne per trasferirsi nei sobborghi, all’ascesa della borghesia a discapito dell’aristocrazia, e alla nascita di una nuova classe sociale che fino ad allora non esisteva e che Marx chiamò “classe operaia”.
E’ la società nel suo complesso ad essersi evoluta. Se oggi vuoi fare l’artista, non puoi pensare di farlo con le stesse tempistiche e modalità con cui faceva l’artista Leonardo alla corte dei Medici a Firenze. E non è colpa di nessuno, nè delle femministe, nè del PD, nè dei nasoni, nè di fantomatiche forze oscure che tramano nella stanza dei bottoni per affossare l’occidente.
E’ una visione semplicistica che va bene per i memes, ma la storia è un’altra cosa. E la storia non si narra con l’iconografia del buono e del cattivo, della vittima e del carnefice, del “noi” contrapposto al “loro” che sono la causa di tutti i nostri mali e che se non esistessero staremmo tutti meglio. Questa si chiama demagogia, è stata usata in passato con esiti tragici, ed è usata tutt’oggi per fare politica di infimo livello. 

Un altro punto a cui non si fa mai cenno in queste fanta-analisi campate in aria, è la perdita di autorità della Chiesa, che da guida spirituale che accompagnava tutte le scelte di vita del singolo, oggi è ridotta a mera formalità da espletare il giorno di Natale. Vestiti bene e coi capelli appena fatti dal parrucchiere. Erano il peccato mortale e la promessa del premio da raggiungere dopo la morte, che tenevano a freno i comportamenti più individualisti, edonisti ed autodistruttivi, ma anche di questo guarda caso non si fa mai cenno in queste analisi pseudostoriche.
Negli anni ho letto fiumi di parole sui costumi delle donne e la corruzione dell’occidente, ma non ho mai letto un rigo, che sia uno, sulla decadenza della Chiesa e la riscrittura dei valori spirituali riadattati ai desideri terreni del singolo.

E’ una analisi parziale, miope, falsata, di fenomeni che interessano la società su più livelli e che si snodano su un arco temporale di secoli.

La sinistra mondiale ha la colpa di aver dimenticato le sue radici per abbracciare le istanze dell’èlite, di essersi messa dalla parte di queste fantomatiche “minoranze oppresse” inventandosi inutili battaglie da salotto, ma con la denatalità c’entra davvero poco.
E’ il benessere economico diffuso che porta alla denatalità, è fisiologico. Casomai sono i popoli extraeuropei che fanno troppi figli, introducendo ulteriore inutile biomassa in un pianeta già fin troppo sovraffollato. Sono loro che dovrebbero darsi una regolata, perchè la Terra non è in grado di sostenere 8 miliardi di persone.
Se è un articolo fatto per triggerare le femministe, ok, va benissimo, non è la prima volta che si pubblicano post e articoli per provocare una intera categoria, ma se l’obiettivo è fare una analisi lucida, oggettiva, di ampio raggio, non è questa la via.