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19/02/19

Ecco Come le Donne si Comportano con gli Uomini Belli

le donne guardano la bellezza
le donne guardano la bellezza

Le Donne Guardano la Bellezza?


Un saluto a tutti, sono l’autore dell’articolo qui postato “Un brutto vero al liceo”. Già da un po' di tempo volevo scrivere qualcosa sul tema anche se non sapevo bene come mettere insieme le idee, quindi…alla fine ho semplicemente deciso di scrivere quel che mi veniva in mente in piena libertà e buonanotte al secchio! ?

Volevo raccontare la mia esperienza e chiedervi delle vostre, (si, l’argomento mi incuriosisce) questo perché non so quanti di voi hanno o hanno avuto un amico veramente bello, il che ovviamente vi ha portato consciamente o inconsciamente a paragonare la sua vita “sentimentale” alla vostra. In quanto redpillato mi sono anche trovato alcune volte a dare consigli a bellocci blupillati che, ironia della sorte, comprendevano i comportamenti di tipe che frequentavano meno di quanto facessi io, giungendo a dar loro consigli che si sono poi rivelati utili.

Porto come esempio un paio di bellocci, il primo dei quali piuttosto clamoroso visto che parliamo di un 7,5-8 che (vi assicuro) vive una vera e propria realtà parallela rispetto anche ad un normaloide, figuriamoci un bruttino come me (sono un 5/5,5, lo riporto per dovere di cronaca). Ho ancora contatti con questo ragazzo, ma in passato e per diversi motivi/contesti ci siamo trovati a stretto contatto anche per periodi di tempo medio/lunghi e…ciò che ho visto mi lasciò proprio senza parole.

Parliamo di qualche anno fa, ho avuto anche modo di passare alcuni giorni con lui come suo ospite, mi faceva leggere le sue conversazioni, uscivamo insieme, davo un’occhiata al suo profilo facebook e vi assicuro che i suoi racconti (tutti veritieri, anche perché assistevo e leggevo conversazioni in prima persona) mi lasciarono a dir poco allibito. Ragazze che lo approcciavano dal vivo anche se stava praticamente immobile, molte delle quali arrivavano ad umiliarsi pur di avere una sua attenzione, ma umiliarsi sul serio, siamo abituati a vedere zerbini uomini, ma molti di noi magari non hanno mai visto una donnula diventare un essere strisciante in isteria da venerazione.

Insegnanti milf all’università, vigilesse che lo fermavano per provarci, addirittura in periodi diversi andò a letto anche con una donna ed una ragazza che erano madre e figlia, ovviamente senza che nessuna delle due sapesse dell’altra.  Un altro episodio che mi colpì tantissimo fu quello di una ragazza di un suo amico che ci provava in modo subdolo con lui, attenzioni che lui evitava accuratamente fin quando dovette allontanarla del tutto perché questa qui alla prima litigata con il ragazzo si offrì (in modo umiliante) di fargli un p****no pur di farci qualcosa. Tutti qui sappiamo che le donne cambiano completamente atteggiamento di fronte ad i bellocci, ma credetemi quando vi dico che trovarsi a stretto contatto con un bello vero ti fa assistere cose che altrimenti non vedresti mai, il livello di degrado a cui possono arrivare le femmine di fronte ad un alpha, atteggiamenti che non hanno nulla da invidiare agli zerbini maschi, forse anche peggiori.

Un altro episodio che mi colpì tantissimo fu quello di una ragazza con cui chiacchierò via facebook, i due si erano anche scambiati i numeri, si divertiva a mandarle qualche messaggio a sfondo erotico visto che lei (come tante altre) pendeva letteralmente dalle sue labbra. Un giorno si stufò di sentirla, smise di risponderle e dopo due giorni questa qui gli mandò un messaggio dicendo che era arrivata in mattinata nella sua Città per sperare di vederlo (stiamo parlando di tanti chilometri, si era presa un treno per inseguire questa speranza). Risposta di lui? Nessuna, non la pensò affatto, non le rispose nemmeno e alla fine questa qui riprese il treno nel pomeriggio per tornare a casa, qualcosa di allucinante.

In un’altra occasione (qui parliamo di un altro belloccio a cui diedi dei consigli), l’amico in questione mi spiegava come le ragazze veramente belle siano sempre isteriche e apparentemente piene di problemi mentali, gelose, sempre pronte a scattare per un nonnulla, piene di manie e menate varie. Ebbene mi disse che tra una tipa e l’altra ne aveva trovata una meno bella che gli sembrava molto più “normale” e ponderata nei suoi confronti, non si lasciava andare ad isterismi e avevano instaurato un rapporto di letto privo di impegni, ma piuttosto sano. Mi disse appunto che non si capacitava, perché le ragazze veramente belle gli davano tanti problemi ed una carina si comportava in modo totalmente diverso? Ovviamente da buon redpillato gli feci capire che lei si comportava così perché era lui ad avere il coltello dalla parte del manico, aveva un valore di mercato più alto di quello di lei sia dal punto di vista estetico che economico, poteva permettersi donne più belle di quanto lei non fosse, dunque la tipa carina si dava una “regolata” nel tentativo di non lasciarselo sfuggire. Rimase profondamente colpito dalla mia risposta (chiaramente più articolati di quella che ho riportato qui), sia lui che gli altri ragazzi presenti dopo una rapida riflessione si rese (anzi resero) conto che io avessi ragione, pensandoci a freddo mi disse senza mezze misure che il mio ragionamento (pura redpill) non faceva una piega, completamente concorde.

Ora veniamo al punto dolente…da buon normobruttino ho sempre faticato nel trovare donne, sappiamo benissimo come per noi sia difficile poter rimorchiare una pariestetica, (chiaramente prendendo in esame solo l’aspetto, se siete ricchi o avete uno status di nicchia il discorso cambia) figuriamoci una più bella di noi. I bluepillati si fanno tante beghe mentali pensando a come e dove migliorare, il saperci fare, il carattere e tutte quelle idiozie, ma dall’altro lato ci sono i belli veri, tipi che vivono quotidianamente una realtà che noi altri possiamo solo sognare e anzi, spesso abbiamo una visione delle donne estremamente romanzata, le vediamo come esseri “irraggiungibili”, non alla portata di un uomo, individui che mai si abbasserebbero a zerbinare quanto noi. Naturalmente ci sbagliamo, non sono alla NOSTRA portata, ma quando ci sta di mezzo un bello vero (io l’ho visto), le donne perdono ogni dignità come e forse anche peggio di noi.

E voi? Avete o avete mai avuto un amico bello vero? Se la risposta è si vi sarete sicuramente resi conto di quanto essi vivano su un diverso piano esistenziale, tutto è più facile, tutti si interessano a loro e gli danno attenzioni, feedback positivi a rotta di collo ed egoboost alle stelle. Io la vivo bene, nel senso che sono ormai consapevole, le cose stanno così e basta, ma immagino che molti altri normobruttini o peggio ancora i brutti veri, possano soffrirci davvero molto.

-Mario Rossi-

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07/01/19

Esperienze Sessuali dall'Erasmus - Spagna

Erasmus Spagna
Erasmus Spagna

Esperienze Sessuali dall'Erasmus - Spagna


Caro Redpillatore,


voglio raccontarti alcune esperienze personali che ritengo illuminanti per capire la natura femminile. Queste esperienze dimostrano come le donne siano colte da una rabbia viscerale quando vedono che un normaloide sta per ottenere sesso facile.
Queste esperienze fanno riferimento al mio Erasmus a Barcellona di circa 5 anni fa, avevo 22 anni. Tieni presente che io sono un normaloide tra il 6 e il 7 che nell'adolescenza non ha sfruttato appieno le sue potenzialità a causa della timidezza.

1) Conosco questa ragazza spagnola, non mi ricordo in che occasione. Lei è una ragazza sul 5, più grande di me e che starebbe per sposarsi. E' di buona compagnia e usciamo varie volte con comitive diverse, lei non sembra avere alcun interesse per me nè io lo avevo per lei. Diciamo che la consideravo quasi un'amica.
Un giorno, dopo una cena, stavo tornando al mio appartamento attraversando il centro della città, quando incontro la mia quasi-amica. Era in giro con una ragazza a me sconosciuta, sua amica, anche lei una 5. Decido di aggregarmi a loro e andiamo per locali. Capitiamo in un locale con musica dove si balla e io ballo un po' con lei un po' con la ragazza appena conosciuta.
Ad un certo punto mi faccio coraggio e bacio la ragazza appena conosciuta, che ci sta. Improvvisamente la mia quasi-amica sembra colpita da un fulmine. Sembra aver visto morire il suo gatto schiacciato da un tir. Da allegra che era, mette un muso tremendo e inizia a rompere per cambiare locale. Improvvisamente, visibilmente alterata, inizia a dire che doveva tornare subito a casa, nonostante fossero le 11 e 30, orario che in Spagna è considerato da cena.
Quella che ci stava era in macchina con lei quindi avrebbero dovuto tornare entrambe. Continua ad insistere incazzata, non si può più fare nulla e si porta via la nuova ragazza. Naturalmente dopo questo episodio, ho evitato accuratamente di rivedere la mia quasi-amica.

2) Tra le mie conoscenze in Erasmus c'era questa ragazza che organizzava eventi Erasmus Student Network (ESN). Anche lei bruttina, ogni tanto ci scambiavo quattro chiacchiere a tempo perso visto che lei prendeva il mio stesso autobus per andare all'università. Non sembrava interessata al sottoscritto, né io ero interessato a lei.
Un giorno l'organizzatrice ESN organizza un evento a cui avrebbero partecipato gli Erasmus di un'altra città spagnola. Ci vado e a questo evento conosco una brasiliana ed un suo amico. Chiacchieriamo un po' nel locale e poi tutti ci rechiamo nella discoteca. Qui si balla, io ballo con la brasiliana, anche qui provo a baciarla e lei ci sta. Limoniamo tutta la serata ma lei non accetta i miei inviti ad andare a casa mia.
Il giorno dopo prendo il solito autobus per andare in università ed incontro l'organizzatrice. Indovinate un po'? Era incazzata nera. Faccio per parlarci, lei risponde a monosillabi guardandomi in cagnesco. Faccio finta di non notarlo e continuo a chiacchierare come nulla fosse per tenermela buona per future feste, dopo un po' le passa l'incazzatura.

3) Solito evento in discoteca Erasmus. Abbordo una ragazza di non ricordo quale nazionalità. Le dico due cavolate all'orecchio e balliamo un po' insieme. Il ballo si fa sempre più coinvolgente tanto che mi avvicino pericolosamente a lei, i nostri visi saranno a 5 cm di distanza. All'improvviso arriva uno stormo di sue amiche che letteralmente la trascinano via per un braccio. Io la guardo incavolato. Lei mi guarda con uno sguardo che sembra dire "scusale" mentre viene trascinata.

Queste esperienze dimostrano come per le donne, che siano amiche o conoscenti, sia insopportabile la vista di un normaloide che sta per ottenere sesso senza aver attraversato il classico calvario del fidanzamento. Purtroppo queste sono state le volte che questo aspetto del femminile si è manifestato apertamente. Non voglio neanche pensare a quante volte sedicenti amiche e conoscenti hanno fatto di tutto per non farmi concludere con la ragazza di turno.
Non voglio pensare a tutte le volte che amiche hanno evitato di presentarmi altre amiche per paura che potesse nascere qualcosa, a tutte le volte che hanno parlato male di me una volta che me ne sono andato, a tutte le volte che hanno smesso di invitare la loro amica quando c'ero io, a tutte le volte che avrebbero potuto lasciarmi solo con la ragazza che mi piaceva e non l'hanno fatto di proposito. La realtà è che una donna prova una sofferenza tremenda quando un uomo di seconda scelta, riesce a godere di sesso facile, in quanto rischia di non essere più un futuro provider. Le altre donne faranno tutto quello che possono per boicottarvi e fare in modo che occasioni per fare sesso svaniscano nel nulla, non importa quanto dicono di esservi amiche.
Posso assicurarvi che tutte le volte che ci ho provato con una ragazza e vi erano altre ragazze di mezzo (che fossero mie o sue amiche) le cose sono andate SEMPRE male. Mentre qualche volta sono andate bene quando vi erano amici maschi di mezzo o meglio ancora nessuno. Potreste essere portati a pensare che lo facciano perché sono interessate a voi, fidatevi che non è questo il motivo.

Questo problema è tanto più forte quanto sembrate ragazzi bravi e seri. Sono sicuro al 100% che se uno spacciatore marocchino puzzolente si fosse trovato nelle situazioni sopra descritte le amiche non avrebbero mosso un dito, sia per paura, ma soprattutto perché lui non è materiale da essere sfruttato in relazione, quindi chissenefrega se l'amica lo soddisfa. Questo spiega anche perché a parità di bellezza è più facile trombare con look socialmente malvisti, ad esempio pieni di tatuaggi, piercing, creste ecc, infatti a quel punto non siete più materiale da relazione da "preservare".

Vedi: il Peacocking

Per il motivo sopracitato e tanti altri ho chiuso totalmente il capitolo ONS ( Avventure di una notte ndr.) e mi sono dedicato al sesso mercenario che, guarda caso, è disprezzatissimo dalle ragazze "perbene". Anche questo infatti rischia di far divertire troppo i futuri provider che devono essere tenuti a cuocere ben frustrati e affamati, in attesa che arrivi la "donna della loro vita" a sposarli. Per criticare il sesso mercenario naturalmente si nascondono dietro improbabili "sfruttamenti" o dietro a ipocondrie selettive, per cui le prostitute sono malate e il preservativo non basta, mentre la fidanzatina è sana come un pesce.

PS. Quando le donne fanno le moderne, dicono di essere a favore del sesso libero ecc ecc, il sesso libero a cui stanno facendo riferimento è quello tra loro e lo strafigo di turno, che non deve portare a nessuna svalutazione quando alla fine cercheranno un provider. Il sesso libero che intendono non comprende mai quello dei futuri provider che deve essere represso duramente, in qualsiasi modo. Anche se una donna a parole dice di essere favorevole alla prostituzione, basta metterla davanti all'immagine di un uomo che esce soddisfatto da un bordello per vederla incazzarsi come una belva. Mi viene in mente un'altra esperienza personale: un mio amico durante una serata raccontò di una sua esperienza con una escort. A questa serata era presente una nostra "amica" che si definiva libertina, moderna, femminista ecc... Indovinate un po'? Incazzatura con occhi iniettati di sangue.

-Anonimo 

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05/01/19

Esperienze Sessuali dall'Erasmus - Portogallo



Esperienze Sessuali dall'Erasmus - Portogallo

Ho fatto l'Erasmus nel 2013/14 e prima dell'Erasmus ho fatto il corso di lingua nel Paese straniero.
Sono partito in Erasmus che avevo avuto soltanto una ragazza per 2 annetti, più una baciata.
In un anno d'Erasmus ho fatto sesso con due ragazze più baciata una terza, quindi non ho avuto grandissimi risultati, ma meglio rispetto alla mia media italiana fino a quel momento.

 Quando stavo in Erasmus gran parte degli studenti-Erasmus facevano due cose: o rimanevano in gruppi di soli italiani/soli spagnoli/soli europei dell'est etc; o si affiliavamo alle associazioni ESN e stavano solo con studenti Erasmus e alcuni volontari parlando solo inglese.
Io invece andai a vivere in una residenza universitaria, nella facoltà iniziai a conoscere compagni di corso e vedermi con loro, in mensa andavo con portoghesi/brasiliani. Solo raramente partecipavo alle cose ESN e solo quando c'era qualcosa di interessante (botellon, visite ai musei, carnevale di Torres Vedras...).
In pratica vivevo come uno studente portoghese, e questo mi ha dato molto, se non altro mi ha fatto creare un legame con il Portogallo che vivo e coltivo anche adesso, dopo 2 anni, recandomi spesso lì e continuando a mantenere relazioni con persone conosciute là.
Invece quegli italiani che si vedevano tra loro andando sempre all'Hard Rock Cafè o a mangiare la pizza lamentandosi che non era come quella italiana (grazie al cazzo) non ci sono più tornati, non l'hanno minimamente interiorizzato. Molti non hanno neanche scelto d'andare in Portogallo e se fossero andati in Repubblica Ceca o in Francia sarebbe stato lo stesso.
Io sì, ho fatto l'Erasmus non per fare l'Erasmus, ma per andare in Portogallo, l'ho girato, l'ho vissuto, ne ho appreso benissimo la lingua (rispetto a molti altri che sanno dire soltanto olà, cerveja e boa noite) e l'ho interiorizzato.

Non ho frequentato molti italiani, però ho fatto i corsi di lingua per studenti Erasmus. Nel primo semestre eravamo poco uniti e non s'è mai usciti assieme. La classe del secondo semestre invece era unita e abbiamo fatto diverse uscite.
Ciò che ho notato e documentato si basa soprattutto su questa classe, che era piena di italiani/e con le quali c'era un rapporto d'amicizia. Si beveva un po' e io facevo domande.
Bene, gran parte di questi ragazzi/e erano fidanzati nei paesi d'origine. C'erano carini/e e bruttini/e. Tutti i ragazzi fidanzati meno uno (che peraltro era adottato) non hanno tradito, neanche quelli carini. Ce n'era uno, molto socialone, brillante, carino, e che ballava bene in disco, che aveva tantissime possibilità, ma non gli importava nulla e non ha tradito.
Le ragazze, invece, tutte, dalle carine alle bruttine, hanno tradito (percentuale di tradimenti 100%). Tutte, persino una che mi aveva colpito perché era molto seria e una delle poche che, come me, ha fatto l'Erasmus non solo per divertirsi e festeggiare, ma anche perché interessata alla cultura del luogo e per investire sul proprio futuro.
Tutte hanno tradito.

Detto questo, parlando più in generale, ho trovato davvero disdicevoli le spagnole, che sono molto volgari e arroganti. Una volta, verso la fine dell'Erasmus, incontrai per caso una spagnola che faceva un corso con me. Lei mi invitò a stare con il suo gruppo, composto da ragazze spagnole. Io accettai, anche se loro erano tutte tirate, mentre io ero vestito con la felpa col cappuccio come uno spacciatore. Le sue amiche mi trattarono abbastanza freddamente, e a un certo punto nacque una discussione perché un gruppo di queste spagnole volevano andare in una discoteca di musica raggaeton/africana. Due di esse, peraltro brutte, erano abbracciate a due neri orrendi spaccini che avevano appena conosciuto, e ricordo perfettamente che un nero cinse il fianco a una di esse e con la mano aperta le strizzò la figa, e lei sorrideva beata. La mia amica e altre due rifiutarono di andare con loro e finimmo in un bar a parlare tranquillamente; le altre 7-8 spagnole finirono in quella discoteca, dove divennero sicuramente prede di questi neri spaccini/spazzini (dato che scopano di solito turiste nordiche di mezza età ubriache, grasse e con la pelle ustionata dal sole).


In Conclusione:

In Erasmus un brutto migliora sensibilmente le proprie possibilità, ma non tanto per via dell'Erasmus, ma perché è in un altro contesto e conosce in media 10 nuove persone al giorno. L'Erasmus in sé non aiuta, ma è il cambiamento di contesto che fa aumentare le possibilità.
Però non cambia molto: un brutto che va pensando di scopare a nastro, specialmente se non ha neanche mai baciato una ragazza (come un mio amico) non acchiappa nulla. Per i bellocci invece è oro, un'opportunità da non lasciarsi scappare, sia se si intenda fare l'Erasmus seriamente (concedendosi scopate occasionali ogni tanto, ovvio), sia se si vuole andare solo per scopare e ubriacarsi.
Per le femmine invece è un sogno, come ogni altro contesto.

-Un Utente-

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03/01/19

Esperienze Sessuali dall'Erasmus - Croazia

erasmus croazia
erasmus croazia

Per la serie “Esperienze Erasmus”





Quando l’Erasmus riesce a trasformare un normie in un piccolo slayer


Ho deciso di raccontarvi l’esperienza del mio migliore amico Erasmus perché ritengo che possa ben esplicitare la mia opinione personale, secondo cui, a differenza della maggior parte dei post con argomento Erasmus sulla pagina Redpillatore, ritengo che questo tipo di esperienza all’estero può (sottolineo, può) migliorare la vita sessuale di un normie fornendogli nuove armi in più.

Vorrei precisare che ho letto i vari post sull’Erasmus (ed in generale ho dialogato spesso di ciò) e sono consapevole che per un italiano con poche o zero esperienze e nella media estetica, partire per l’Erasmus “non preparato”, cioè 1) con uno infimo inglese 2) con gravi difficoltà nel far amicizia 3) gravissime mancanze nel relazionarsi con le donne: partire con questo tipo di percorso renderà la vostra esperienza Erasmus poco utile per il miglioramento delle vostre relazioni sociali. Mentre invece, e questo cercherò mettere in luce, se partite con un inglese scarso ma decente, siete un buon compagno di avventure (tanto più che in Erasmus si ricomincia da zero e se eravate il tipo meno “apprezzato” del vostro gruppo in Italia questo malus si annulla), e avete una discreta abilità non dico nel rimorchiare ma nel parlare e presentarsi alle donne, se avete tutte questa capacità “base” allora il vostro Erasmus potrebbe davvero rivelarsi proficuo per la vostra autostima e non solo.

La storia del mio amico slovacco Adam

Ho conosciuto Adam nel secondo semestre durante il mio Erasmus in una grande città di mare in Dalmazia (Croazia), lui si trovava già lì dal primo semestre e questo gli aveva già dato modo di essere conosciuto dagli altri studenti presenti fin dal primo semestre e ai vari locals.

Adam è un ragazzo nella norma estetica, azzardo un 6: 1,76 m, non grasso ma piuttosto fuori forma (pancia e muscoli flosci), con occhi e capelli neri assomigliava più ad un italiano del meridione che a uno slovacco. Studente nella media (di un corso che non fornisce alcun Status) e con poco Money poiché proveniva da una famiglia umile. Arrivato in Erasmus a 22 anni ancora vergine, ho scoperto in seguito che era considerato dagli altri compagni che lo conoscevano dal 1° semestre come un po’ uno sfigatello, a causa del suo scarso inglese e del suo starsene un po’ sulle sue.

Ma quando l’ho conosciuto io, cioè a fine febbraio, la sua parabola stava giusto per iniziare. Quando ci siamo presentati mi è sembrato subito un ragazzo molto simpatico, con cui era piacevole sia cazzeggiare che averlo come compare di rimorchio. Soprattutto fin dalle prime settimane del 2° semestre stava dimostrando di essere il ragazzo più noto fra tutti gli Erasmus, avevamo il nostro gruppetto misto (ragazzi, ragazze di varie nazionalità), del quale lui era il membro più attivo, ma variavamo incontrando le decine di altri gruppi e comunque c’era, come spesso in Erasmus, una sana mobilità di amicizie. Dopo meno di due mesi Adam, complice una mia etichetta, era diventato per tutti “the king of Erasmus”, e dunque anche chi non ci aveva mai parlato lo conosceva: lo status che si era creato era enorme.

Ci tengo a precisare che si era costruito uno status da solo, molti che erano lì dal semestre scorso erano rimasti noti o meno noti come nel 1° semestre. Intanto aveva raggiunto un livello buono di inglese nei mesi precedenti e lo status se lo era fatto grazie alla sua sfrenata voglia di uscire e ad una sua cosciente attività di public relation, ma tutto in salsa Erasmus: parlava, conosceva, includeva gente e si divertiva, non era certo uno snob o uno ragazzo noto che puntava su attività esclusive. Soprattutto, a suo dire, grazie al suo modo di farsi vedere in discoteca ballando davvero con tutti e facendo divertire tutti, si era fatto la nomea di uno con cui era super piacevole passare il tempo anche durante le varie gite. In disco ballava con tutte le nostre amiche del gruppo più le altre (ballava, non si strusciava come facciamo noi Italia solo per “appoggiarlo”: un’altra cosa che l’Erasmus ti insegna e che “dovresti” portarti a casa come nuova arma in dote).

Ovviamente fra balli con le ragazze e status aveva cominciato a rimorchiare. Io e lui abbiamo parlato molto coscientemente, e visto il nostro rapporto sono arrivato a raccontargli delle teorie redpill (quelle che mi trovano d’accordo) e lui le aveva immediatamente accettate. Sapeva che i bellocci rimorchiavano le ragazze più belle e in generale con più facilità. Ma si era reso conto che grazie al suo status adesso anche lui rimorchiava con una certa facilità. Grazie ai miei consigli stava anche migliorando il suo saperci fare (passando dal suo semplice “bere-ballare-limonare-forse sesso” al “ bere-ballare + provarci - instant-date e attività diurne per interessarle”).


Passando al raccolto.

In 10 mesi di Erasmus aveva perso la verginità ancora nella sua fase da sfigato (I semestre), mentre durante la sua fase da “king” (II semestre) era andato a letto con 5 ragazze tutte più o meno pari estetiche o qualcosa in più, di cui con due aveva avuto rapporti sessuali stabili (alcune settimane); in 10 mesi aveva poi ballato (intendo per più di 5 minuti e facendo divertire la tipa) con almeno 100 ragazze e aveva baciato almeno 30-40 ragazze e fra baci e balli si devono includere molte ragazze davvero belle. Sicuramente se avesse avuto 25-26 anni invece di 22 avremmo potuto raddoppiare il raccolto (ammesso che un 25enne mantenga tutta questa passione per le feste e le serate come un 22enne).

Alla fine di tutto poi, con molta coscienziosità, Adam aveva già capito (e ne discutevamo) che questo suo enorme capitale di esperienze doveva riconvertirlo nella sua vita da studente nel suo Paese. Già faceva piani per variare/alternare le sue amicizie una volta in Slovacchia se i suoi amici non avessero “riconosciuto” la sua trasformazione; già capiva che il bagaglio di esperienze di vita e con le ragazze maturato nei suoi 10 mesi di Erasmus se avesse tentato di raggiungerlo in Slovacchia, non non ce l’avrebbe fatta in meno 5 anni, e dunque, una volta tornato, il suo essere intraprendente e scafato (parlare di mille esperienze, popoli e luoghi diversi, sapersela cavare da solo, avere rimorchiato molto, lo status, ecc...) avrebbe dato un' immagine di sé positiva e una parte del suo status sarebbe stata da lui “ereditata” in Slovacchia.

Dopo 2 anni.

Adesso Adam è uno studente estremamente soddisfatto della sua vita sociale. Dopo l’Erasmus ha fatto parte di un gruppetto di amici di Bratislava (dove studia) dove riusciva ad esprimere la sua positività; la sua intraprendenza con le donne ha dato i suoi frutti poiché continuava a rimorchiare piuttosto bene; mentre adesso ha da qualche mese una ragazza che ci provava con lui da molto tempo e sono felici insieme. Insomma, è lecito dire che l’Erasmus ha dato una svolta in meglio alla vita di una ragazzo come tanti.

Concludo con una mia affermazione:

In Erasmus hai la possibilità di migliorare enormemente le tue skill sociali in pochi mesi, sta a te costruirti un bagaglio tanto grande, poiché circa un 20-30 % di ciò che eri in Erasmus lo sarai inconsapevolmente anche a casa.

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27/12/18

Esperienze Sessuali dall'Erasmus - Germania

Erasmus germania
Erasmus germania

Inauguro oggi il filone delle esperienze in Erasmus con questa breve analisi che un nostro utente ha deciso presentare al pubblico di questo blog e che riguarda il suo semestre in Germania e le opinioni che si è fatto.

Esperienze Sessuali dall'Erasmus



Ciao Red,
 non possiedo la tua abilità nella prosa quindi mi limiterò a riportare alcuni aneddoti e considerazioni personali, sentiti libero di riordinare il tutto e pubblicare ciò che ritieni interessante per te e per gli altri utenti.
Ho conosciuto tantissime tipologie di persone diverse in questo Erasmus, penso di poterle categorizzare in questo modo:

Donne
Esperienze Sesso Erasmus
Esperienze Sesso Erasmus

  • Single dal 3 al 4,5: sono quelle che vanno in Erasmus con l'idea di divertirsi e rimorchiare, magari non l'hanno mai fatto prima per mancanza di libertà o per paura dei giudizi altrui, comunque scopano con chiunque sia dal 6 in su, anche dal 5 quando sono ubriache in discoteca. Sono quelle che sono ritornate a casa con il Palmares più vasto
  • Single e fidanzate dal 5 al 6,5: Che abbiano un compagno poco importa, quasi tutte si sono concesse un paio di scappatelle con maschi dal 7 in su. Sono le ragazze comuni che vanno in Erasmus per ricercare indipendenza e per fare un'esperienza all'estero, condita con un paio di trombate ipergamando.
  • Fidanzate dal 7 in su: Si, perché nessuna di queste ragazze si è dichiarata single, inaccessibili e pronte a rifiutare in malo modo chiunque. Alcune sono tornate a casa illibate, la maggior parte si è concessa una scopata con un maschio dall'8 in su 
 


Veniamo agli uomini:

  • Incels: tantissimi, provenienti da ogni Paese, uomini abituati a stare soli, spesso vergini, sono venuti in Erasmus alla ricerca di una svolta sociale alla propria vita. Alcuni hanno passato l'intero semestre chiusi in appartamento a giocare a videogame senza praticamente mai uscire, alcuni hanno trovato dei gruppi di amici con cui uscire ma magari non hanno mai approcciato una donna a causa della presenza di maschi di valore superiore o perché pure le più cesse non se li filavano nella speranza di accaparrarsi un bel ragazzo. A questo gruppo aggiungo anche i TANTISSIMI maschi, soprattutto italiani, che sono venuti in Erasmus in Germania senza saper parlare una parola di Tedesco o di Inglese, incapaci di sostenere qualsivoglia conversazione con chiunque non fosse loro compaesano. Tempo buttato.
  • Normaloidi: Nuovi amici, serate internazionali, fiumi di alcool e qualche cessetta ubriaca rimorchiata in discoteca. Erasmus riassunto moooolto rapidamente
  • Presunti slayers: Categoria molto interessante, ho conosciuto ragazzi che declamavano numeri da pua tornarsene a casa con 1-2 cessette stese e l'onta di essere presi per il culo ogni giorno da chi come me non aveva grandi pretese ed è riuscito a divertirsi. Alcuni magari grazie a status e ricchezza riuscivano a rimorchiare nel loro Paese natale ma in Germania hanno trovato la fitta concorrenza di chi miete figa abitualmente. Oltretutto, grazie alla loro spacconaggine, spesso non si sono fatti nemmeno un amico, al di fuori di qualche minchione come loro. Erasmus passato ad ubriacarsi ad ogni festa e finire la serata segandosi.
  • Slayers: Ragazzi sopra al 7, studenti non Erasmus con status elevato, gente piena di soldi che ti invitava ad eventi esclusivi e chi più ne ha più ne metta. Alcuni di loro si vantavano di aver fatto sesso con OGNI ragazza Erasmus e non credo ci siano andati tanto lontani.

Per quanto riguarda le mie avventure.. torno a casa con 5 ragazze stese di cui solo una cessetta, le altre sul 6 e addirittura una 7 tedesca. Solo una chiavata e abbandonata, tutte le altre sono diventate scopamiche che ho ciclizzato a seconda di come mi andasse. Ho fatto della riservatezza una delle mie armi vincenti per accaparrarmi queste donne e potermici divertire durante tutto il semestre, nonostante ciò alcune sapevano del fatto che mi divertissi e se ne sbattevano totalmente, anzi ciò mi conferiva addirittura uno status maggiore. Soprattutto le italiane erano sensibili a questo status, ero l'unico ragazzo italiano che si divertiva con le straniere e una volta venuto alla luce ciò hanno mostrato tantissimo interesse verso di me, interesse glissato perché ero totalmente inebriato dalle prime gnocche estere della mia vita.


Il mio punto di forza principale è stato il fatto che io parli 4 lingue, di cui l'inglese e lo spagnolo a livello paragonabile ad un madrelingua. La prima mi ha permesso di farmi rapidamente molti amici tra gli studenti internazionali, il solo fatto di essere italiano e parlare inglese mi conferiva automaticamente status, ho perso il conto di quante volte mi sia sentito dire "come parli bene per essere italiano, come mai sai l'inglese se sei italiano?".  Lo spagnolo è stato utilissimo per farmi amica la comunità sudamericana, super numerosa e popolare in Germania, ero diventato praticamente uno di loro e potevo andare a tutte le feste più popolate di gnocca, dove ovviamente saper trangugiare litri di tequila e saper ballare latino erano skills fondamentali, ma visto che ho la dinamicità in pista di un palo e all'alcool ho sempre prediletto il fumo mi sono limitato a qualche rimorchio in area fumatori.

Un altro punto di forza è stato quello di non essere un coglione. Ho visto amici slayers perdere tutti i loro plates perché se la tiravano, perché calcavano troppo la mano sulle ragazze sentendosi legittimati dall'avere alternative, addirittura alcuni ubriachi hanno sbandierato in pubblico dettagli e nomi o pubblicare foto intime su instagram.. Le ragazze un attimo sveglie preferivano me, che alle feste mi comportavo come un normalissimo amico salvo poi portarmele in casa con una scusa e finire lì la festa.

E poi ovviamente, come in ogni nazione, le ragazze sono superficiali e guardano molto l'aspetto esteriore. Non ho un bel viso ma ho un corpo allenato e in un Paese dove l'obesità è dilagante aiuta molto. Oltretutto ho tratti del viso che all'estero sono apprezzati, così come i miei capelli lunghi (quasi assenti tra i ragazzi tedeschi)

Barba e un minimo di gusto nel vestire aiutano.
Questa è una mia rapida analisi, non so che altri elementi potrebbero interessarvi, magari qualche aneddoto su feste e rimorchi, sentitevi liberi di chiedere.

- Gore -

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23/12/18

Memorie di un Vecchio Redpillato


Memorie di un Vecchio Redpillato

Leggendo e partecipando a questo blog, è venuta anche a me la voglia di scrivere un pezzo della mia storia.
Spero che il mio contributo possa far riflettere e magari anche poter essere di aiuto a qualcuno di voi.

Come ho già scritto nei miei commenti, sono un uomo di 56 anni, single e senza figli. Quindi molto più “maturo” della maggior parte di voi che scrivete o che leggete queste pagine.
Invecchiare, non significa solo decadimento fisico. Significa anche smussare certi spigoli, fare pace con le vicende passate, vedere le cose sotto una luce diversa.

Sono nato nei primissimi anni '60, in un paesino del nord-ovest. Già da bambino, avevo un’indole solitaria, sensibile e forse un po’ incline alla depressione. Avevo una grande curiosità verso il mondo che mi circondava e verso la tecnologia. Le zone intorno al paese in cui vivevo e vivo tutt’ora, erano e sono ancora molto belle; pertanto sviluppai un grande amore verso la natura ed un conseguente bisogno di viverla, di esplorarla e data la mia “asocialità”, da solo.
Non ricordo di aver subito particolari episodi di bullismo o almeno, gli atti nei miei confronti da parte del prepotente di turno, non furono così traumatizzanti. Forse anche perché avevo un’altezza di poco superiore ai miei coetanei, ero un po’ in sovrappeso e più grosso di loro e pur avendo un’indole buona e tranquilla, spesso reagivo d’impulso (anche troppo…) alle provocazioni ricevute.

Avevo degli amici, ma non è che sentissi poi tutto questo bisogno di socialità. Non amavo il calcio e questo, in quell’epoca in cui si giocava a pallone praticamente sempre e ovunque, costituì senz’altro motivo di ulteriore isolamento.
Ma ero consapevole del fatto che fosse per me un bisogno e non una cosa subita.
Non ero un bel bambino, anche se oggettivamente non avevo nulla di particolarmente brutto; ero solo un po’ cicciotto, timido ed imbranato. Non particolarmente brillante a scuola.

Verso i 14 anni però, successe qualcosa dentro di me. Sotto la prepotente spinta ormonale, il mio corpo cominciò a cambiare e mi accorsi di quanto mi piacevano le ragazzine. Sapevo di essere esageratamente timido e capivo di non piacere loro, dato il mio evidente sovrappeso che mi rendeva ulteriormente goffo.
A 15 anni, sul finire dell’estate, con grande motivazione, decisi che era il momento di dimagrire. Volli farlo per me stesso e perché volevo tanto piacere anche io a qualche ragazza. Seguii una dieta che andava di moda all’epoca e incominciai a correre tutte le sere nelle strade vicino a casa. In quell’autunno ed inverno persi molti chili e mi ripresentai all’arrivo della successiva primavera, come un ragazzo nuovo di ormai 16 anni. Ero contento perché mi piacevo abbastanza, perché potevo indossare abiti senza dover camuffare la mia obesità. Credo che il mio punto di forza, fossero i capelli. Stiamo parlando, badate bene, di un’epoca molto diversa rispetto all’attuale, in cui tutto era più semplice e bastava poco a livello di immagine e abbigliamento, per essere notati. L’aspetto più eclatante di quell’epoca, a livello di relazioni amorose, era che tutti, anche i meno belli, potevano avere una ragazza pariestetica o giù di lì. E questo non era da poco…
Tornando alla mia storia, dopo il mio dimagrimento e looksmaxing ante litteram, in quella primavera-estate del 1978, mi apprestai a fare il mio nuovo ingresso nel mondo non ben sapendo quello che la mia trasformazione avrebbe comportato, soprattutto sulle ragazze, che mi attraevano sempre più.
Ricordo che mi dicevano somigliassi a Miguel Bosè, che in quegli anni faceva letteralmente impazzire le ragazze italiane (che ironia, rispetto ai suoi attuali gusti sessuali…!) Non credo di essere mai stato bello, però. Al massimo ho raggiunto credo, un 7 nel mio “massimo splendore”. Ma la mia timidezza non aveva fatto nel frattempo alcun progresso. Arrossivo subito e non avrei mai avuto il coraggio di affrontare una ragazza. E invece furono proprio le ragazze a fare approcci nei miei confronti. Ovunque, anche per la strada. A volte anche molto invasivi e che mi facevano sentire in grande imbarazzo ed ancora più imbranato… Non ero preparato a questo, anche se mi lusingava moltissimo. Gli amici mi invidiavano per questo apparente successo.
Certo, con il tempo imparai a vincere la timidezza, ma solo molto più tardi presi il coraggio di approcciare le ragazze che più mi piacevano e per le quali persi letteralmente la testa. Nel frattempo, finii così, per legarmi a normobruttine che mi avevano scelto loro grazie alla maggiore intraprendenza che hanno le brutte rispetto alle belle. Poche volte mi innamorai di queste cessette. Ma ci stavo perché le mie esigenze sessuali chiedevano espressione… Passai così vari anni, senza rimanere mai di fatto senza una ragazza, con la quale finivo sempre per starci ogni volta, per lungo tempo. Relazioni esclusive, a volte soffocanti e con poco spazio per frequentare i pochi amici che avevo. Il problema era che poi mi affezionavo molto alla ragazza di turno, al punto che quando mi mollavano, soffrivo come un cane. Ed allora tornavo a frequentare gli amici, anche in modo strumentale, per avere accesso a nuove ragazze.  

A 19 anni, cominciai lentamente, ma inesorabilmente a perdere i miei amati e bei capelli. Chi di voi ha provato questa cosa, conosce benissimo la sofferenza ed il disagio, anche fisico, che questo comporta. Per fortuna poi, nei primi anni 80 venne scoperto l’effetto ricrescita del minoxidil, che oltretutto era gratuito perché mutuabile! (inconcepibile oggi).
Riuscii così a conservare parte dei capelli ed un aspetto decente fino poco oltre i 30 anni. Ma solo dopo quest’età, cominciai ad avere relazioni con ragazze che mi piacevano davvero, grazie ad un’acquisita capacità di approcciare e forse anche di sedurre.
Ebbi molte relazioni, anche lunghe fino ai 47 anni, ma non mi sposai mai. La più lunga storia durò 10 anni, con convivenza non costante.

Avere una donna, è sempre stato per me un imperativo.
Ovviamente, la mia vita non è stata fatta di sole relazioni amorose. E l’estetica, dopo i 32/34 anni, ha smesso di essere così importante per me. Ho sempre lavorato, mi sono laureato lavorando, ho coltivato i miei hobby, ho letto abbastanza, viaggiato (soprattutto per lavoro).
Per indole, non ho neanche oggi molti amici ed al di là del lavoro, passo molto tempo da solo. Faccio molte cose ed ho interessi vari, tra cui leggere.

Le mie potenziali “prede”, oggi sarebbero donne ormai sfatte, zitelle inacidite, che mi levano di fatto ogni voglia di approcciarle.
Ma credo di essere un uomo abbastanza sereno e “moderatamente felice”.

Mi rattrista molto leggere dai vostri racconti, di come è diventata cinica e spietata la realtà dei rapporti interpersonali che vivono i giovani come voi. Il fenomeno degli incel mi fa provare rabbia per come sia, dalle attuali folli dinamiche sociali, impedito ad un ragazzo di avere esperienze amorose. Quando ero ragazzo io, tutti, come ho scritto, potevano avere con un minimo di intraprendenza e capacità sociali, una ragazza quantomeno con lo stesso grado estetico, a beneficio della propria autostima e a un carattere in formazione. Poi, il non poter avere ciò che tanto si desidera, cioè un’esperienza amorosa, fa si che questa assuma un’importanza enorme, più di quanto valga in realtà.
Il mio intervento, di uomo ormai maturo, vuole anche trasmettere il più lucido punto di vista che si ha quando gli ormoni calano ed il desiderio scende, rispetto l’importanza delle relazioni amorose.
Ho avuto tante donne sia belle (poche) che normaloidi/ bruttine (molte). Ed oggi sono solo, ma sereno di esserlo.
Ma sapete una cosa?
Non rimpiango o ricordo con particolare nostalgia, nessuna delle donne con cui sono stato.
Alcune di quelle bellissime che tanto mi attraevano da ragazzo e che magari mi hanno rifiutato, sono oggi dei mostri obesi e petulanti, divenute un’autentica croce per colui che se l’è prese. I miei amici e conoscenti sono quasi tutti ormai separati, con una moglie a cui sono costretti a passare gli alimenti ed una vita devastata…
Questo non vuole sminuire il vostro desiderio di avere una ragazza, perché è naturale che così sia.
E’ in fondo una specie di riflessione tra me e me.
Sicuramente, se fossi stato meno influenzato dalla mia “voglia di ragazza”, una voglia cieca e che non sentiva ragioni, avrei perso meno tempo a disperarmi per le storie finite con ragazze di scarso valore e realizzato molte più cose a livello professionale e personale.
Per finire, cari ragazzi, avessi una bacchetta magica, vorrei comunque tanto regalarvi la possibilità di vivere almeno una volta il piacere di avere la ragazza che vi piace, perché è importante che ciò avvenga nell’età in cui la natura stessa ha voluto che ciò accadesse.
Per la “presa di coscienza” ci sarebbe poi tempo…
Un grandissimo abbraccio

Old Red

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22/12/18

Essere Soli a Capodanno



Caro Redpillatore,

Natale e Capodanno per una persona sola sono fonte di tristezza, non è un caso che durante le feste aumentino i suicidi.
Una parentesi: ricordo a chi avesse questa idea che il suicidio è la peggiore scelta che una persona possa fare. Lo capisco solo per i malati terminali che sono comunque destinati a morire lostesso tra atroci sofferenze che gli dà la malattia, quindi, solo in quel caso, tanto vale andare in Svizzera e morire in maniera indolore.
Per un incel sano, il suicidio significherebbe darla vinta alla Natura che così avrebbe ottenuto due vantaggi in un colpo solo: la sicurezza che non vi riproduciate e nello stesso tempo non consumiate più risorse della terra. Le fighe non verseranno una sola lacrima per voi ma farete piangere le uniche, poche, persone che vi vogliono bene (genitori, ecc). Quindi è una cosa da NON fare.
Ci sono tante cose che un incel può fare anche senza amore e sesso. Ho preso il nome di "Henri de Toluose Lautrec" proprio per la sua frase "siamo brutti ma la vita è bella".

In ogni caso torniamo al motivo per cui sto scrivendo. L'articolo sui pranzi natalizi con i parenti ha toccato per me un tasto dolente. Vorrei rilanciare allora con un altro problema che puntualmente si ripete per gli Incel.... infatti dai primi di dicembre ogni persona sotto i 30 anni si sentirà ripetere:
"COSA FAI A CAPODANNO?"
E per l'incel il problema è dover trovare qualche festa a cui aggregarsi. Perché per motivi sociali DEVI fare qualcosa. Poi fino al 30 gennaio la domanda diventerà "cosa hai fatto a capodanno". Se rispondi "nulla" il tuo social proof (STATUS) diminuirà ancora.

Non è facile per gli incel trovare una festa: in genere a queste feste tra amici le fighe sono desiderate, le coppie sono accettate ma i maschi soli non li vogliono assolutamente vista l'altissima RATIO M/F che gli organizzatori cercavano disperatamente di abbassare. Quindi, per noi che eravamo un gruppo di maschi sfigati incel, era difficile trovare una festa, il più delle volte finivamo sparpagliati in feste in cui ci dicevano "ok, al massimo però tu ed un altro, quattro maschi sono troppi".
Sarei potuto rimanere a casa a dormire e fottermene ma avrei dato una delusione ai miei genitori, specialmente mia madre, che si preoccupava che non avessi vita sociale e soprattutto ragazze.

Io capodanni ne ho fatti qualcuno in feste medio grandi organizzate da amici di amici (erano tipo rave party in capannoni), feste in discoteca e imbarazzanti cene tra amici tutti accoppiati. Ovviamente sono sempre tornato a casa con le vescicole seminali piene e senza aver conosciuto nessuna nuova ragazza. Qualche volta addirittura sono stato perculato da fighe che, vista la mia bruttezza, fingevano di venirmi dietro per deridermi (giuro, è successo).
Io andavo a queste feste per dovere sociale. Sapevo che non mi sarei divertito, e quando ero lì contavo i minuti che mancavano ad un orario decente al quale avrei potuto andarmene senza apparire troppo sfigato.
Vivevo queste feste "in apnea".

Avete presente quando siete sott'acqua che vi manca l'aria e non vedete l'ora di riemergere, inoltre, sott'acqua i sensi sono ovattati, quello che vi interessa è solo uscirne.
E così io. Vivevo la situazione con distacco, pensando ai fatti miei, come quando a scuola non ti importa nulla del prof che spiega e aspetti solo che finisca.
Nei casi più fortunati mi mettevo a ballare e cioè soltanto quando la musica era techno o trance e a tutto volume e come luci c'erano soltanto la strobo meglio se anche la macchina del fumo. In quelle condizioni mi mettevo a ballare perché la strobo faceva sì che mi si vedesse "a fotogrammi" e non si vedesse quanto fossi ridicolo a muovermi; la macchina del fumo poi diminuiva ulteriormente la visibilità.
Ma c'è un capodanno che non dimenticherò mai. No, non  è un capodanno in cui ho rimorchiato. Quello non è successo.

Era un capodanno in cui ero già maggiorenne e patentato. Sarà stato un capodanno tra il 1998 e il 2002 (ma non il 2000, l'avrei ricordato).
Tutti i miei amici incel trovarono, separatamente e all'ultimo momento, una festa a cui andare e me la misero in quel posto. Rimasi senza festa dove andare; ma non volevo deludere i miei genitori (in particolare mia madre).

Allora verso le 22.30, vestito a festa (non in giacca e cravatta ma con una bella camicia e bei pantaloni, barba e capelli fatti) uscii in auto. Gironzolai un po' per la città come uno scemo, poi mi misi in un parcheggio vuoto ad ascoltare il megamix di Molella, a motore acceso, per non scaricare la batteria e per poter tenere il riscaldamento.
Verso le 3.30 me ne tornai a casa e andai a dormire.
A tutti raccontai di essere stato a una fantomatica festa di amici di amici in un casolare fuori città.
Nonostante abbia mentito a tutti gli altri, e' stato il capodanno più sincero con me stesso che abbia passato.

Henri de Toulouse-Lautrec

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21/12/18

Un Fantasma Troppo Gentile


Salve Red,
Seguo il tuo blog da circa un anno e dopo aver letto gli articoli che trattano di esperienze personali, trovando molti punti di contatto con la mia esperienza di vita (in particolare nella serie "crudezze liceali"), ho deciso anche io di raccontarmi. Ci tengo a dire che a differenza di molti la mia storia ha un lieto fine, ma voglio ricordare che il mio problema è sempre stato soprattutto psicologico, in quanto ho una struttura facciale decente e una buona statura.
Mi scuso con i lettori già da ora se sarò lungo e un po' prolisso;

Mi chiamo Giovanni, ho 32 anni e un lavoro che mi fa vivere tranquillo. Vivo in un piccolissimo  paesino di montagna vicino a un centro di media grandezza nel nord Italia. Non sono mai stato eccessivamente brutto, ma alcune caratteristiche fisiche/psicologiche sono comunque state la ricetta per il disastro assoluto, almeno fino a un certo punto. Sono alto (1.90) ma con una struttura ossea molto esile (mia madre ha i polsi più grandi dei miei e in vita mia non ho mai visto un uomo che li avesse della mia stessa grandezza) e di conseguenza un fisico abbastanza ridicolo.

 In più ho avuto sempre la tendenza a ingrassare, quindi ti lascio immaginare che povertà di caratteristiche maschili il mio corpo avesse. La mia faccia è però decente, nonostante un nasone con pori dilatati posso dire di essere sul 6-6,5. Il problema più grande: essere sempre stato timido, remissivo, pauroso, buono e rispettoso degli altri/e. Ho fatto le scuole elementari e medie nel mio paesino con i miei buoni amici e, a parte qualche screzio, mai nessun problema. Ma già in quel momento covava in me la red pill: in classe, in prima fila, eravamo in quattro, due femmine e due maschi. Ovviamente le femmine passavano il tempo a fare chiasso, ma la "maestra" sosteneva fossimo noi maschi, quindi ci separò; in una fila di quattro banchi, a sinistra io, a destra il mio amico, e le femmine al centro (a fare chiasso). Non riuscivo a capacitarmi del fatto che noi maschi fossimo puniti "in quanto maschi", costretti a scontare le pene per qualcosa fatto da altri. Era come se le marachelle fatte dalle femmine fossero invisibili agli occhi DELLE docenti, mentre a noi maschi non era nemmeno concesso fiatare.

C'era una bambina più grande di me di un anno con la quale abitualmente battibeccavo, lei sosteneva l'assoluta "superiorità delle femmine" e diceva che quando sarebbe diventata grande le femmine avrebbero avuto il mondo in pugno (una profezia incontestabile, se guardiamo come va il mondo oggi), io cercavo di controbattere come potevo. Un giorno lei e una sua amica letteralmente mi tesero un agguato. Da dietro una porta mi fecero lo sgambetto, io caddi a terra e subito fui violentemente preso a calci dalle due, riportando la rottura del frenulo del labbro superiore e tante ammaccature. Il giorno dopo, a mia madre che venne a scuola a chiedere spiegazioni, fu detto che "erano mesi che tormentavo le  bambine e loro avevano solo cercato di difendersi". A distanza di tanti anni ancora considero quell'episodio ciò che mi ha iniziato ad aprirmi gli occhi nei confronti delle donne. I veri guai iniziarono al liceo. Io non ci volevo andare, ma mia madre mi iscrisse a forza perché voleva vantarsi di avere un figlio al liceo.

Risultati: raffiche di 3 e altre insufficienze assortite, ma  nonostante questo, per non so quale miracolo non fui mai bocciato. Il rapporto con i compagni/e è sempre stato altrettanto disastroso; a parte due persone fantastiche che ogni tanto sento ancora oggi, sono sempre stato preso di mira dai maschi con scherzi, bullismo, umiliazioni. Una volta uno di questi bulletti (più basso di me e grasso, ma forte e dominante), durante l'assemblea di istituto, mi prese per l'avambraccio e urlò agli altri "guardate quanto è piccolo il polso di questo ritardato" e tutti a ridere. Sul lato rapporti con le ragazze, proprio zero. Per  la popolazione femminile della scuola semplicemente non esistevo. Ho passato tantissimo tempo a chiedermi come mai non venissi mai calcolato o preso sul serio da nessuno/a nonostante fossi sempre buono e gentile. Una cosa mi rimase impressa delle ragazze in quel periodo; lo sguardo. Quando quelle poche volte parlavano con me, il loro sguardo sembrava quasi volermi schernire, prendermi in giro. Quando invece parlavano con/dei bellocci/bulli della scuola, avevano uno sguardo estasiato, sognante, ipnotizzato, gli occhi a cuoricino, come si suol dire.

Vedere certi animali quadrupedi, maleducati e ignoranti, avere successo con tutte le ragazze del mio istituto era un'umiliazione continua. Io comunque ci mettevo del mio; ero troppo timido anche solo per iniziare una conversazione. Notai una cosa; a differenza dei bellocci, io venivo chiamato sempre per cognome, quasi a voler mantenere le distanze. Tra gli episodi che ricordo con più amarezza: il gruppetto delle ragazze della mia classe aveva lasciato su un banco un foglio dove scrivevano le varie valutazioni che assegnavano ai maschi della classe.

Vedere il mio nome associato a bellezza 4 e intelligenza -10 fu una delle sensazioni più brutte che io ricordi di aver mai provato. Osservavo gli altri maschi e restavo basito; per loro era normale ciò che per me era assurdo, incomprensibile, lontano anni luce: parlavano, si abbracciavano, si baciavano e uscivano con le ragazze. Le uniche volte in cui le ragazze invece si rivolgevano a me era solo perché volevano in prestito qualcosa (io ovviamente ero sempre disponibile). La mia timidezza mi impediva di avere una vita sociale, e mi sono sempre rifigiato in fumetti e videogiochi. A un certo punto sono giunto alla conclusione che in fondo non era così male; mi ero rassegnato alla vita da subumano che il destino mi aveva incomprensibilmente assegnato. Arrivò l'università, e con lei anche una CO da 3 che fin da subito mi pressò per fidanzarsi con me. Cosa ho fatto, quindi? Ma certo che mi sono fidanzato! Uno che non aveva mai neanche abbracciato una donna, si ritrovava fidanzato. E da quel momento fu uno strazio continuo; non avevo una fidanzata ma un dio da adorare e a cui obbedire. È incredibile quanto le ragazze italiane siano diventate pretenziose! Se ci penso credo di aver ipogamato di almeno 2,5-3 punti.

Posso dire con certezza che quelli furono gli anni più brutti della mia vita. Ebbi anche un decadimento fisico e diventai sempre più grasso. Dopo due anni e mezzo, una specie di svolta. All'epoca (24 anni) lavoravo sporadicamente come cameriere e spesso rimanevo da solo con una collega normobruttina. Non ricordo bene come e perché successe, ma iniziammo una specie di relazione clandestina, uscendo e avendo rapporti dopo il lavoro. Andò avanti per qualche mese, finché la mia fidanzata si accorse di qualcosa e mi lasciò in malo modo. Io, senza dignità ma anche senza un briciolo di amore per me stesso, feci di tutto per riprendermela, spinto da non so cosa, e ci rimettemmo insieme. Persi ovviamente la mia "ragazza clandestina" , che peraltro me la face pagare cara facendomi soffrire come non mai. Non ho ancora parlato di sesso; vi voglio solo raccontare che dopo la "scoperta" iniziale persi qualsiasi interesse verso la mia lei, e i "rapporti" (mentre scrivo sto ridendo) erano uno ogni 2-3 mesi.

La mia vera compagna era p*rnhub. Fatto sta che dopo qualche altro mese di litigi, decisi di lasciarla definitivamente e cominciare a vivere come un eremita. Incredibile come non mi passava neanche per la testa di cercarmi una ragazza decente, sicuro del fatto che a nessuna potevo interessare, ma dopo essere stato un fantasma per 24 anni, quale fiducia potevo avere nelle mie (inesistenti) capacità attrattive? Passò qualche anno, mi laureai in ingegneria informatica con 110 e lode, iniziai subito a lavorare, ma rimasi a vivere con i miei.

Iniziai a correre e letteralmente smisi di mangiare. Persi talmente tanti kg che mio padre mi minacciò di cacciarmi di casa se non avessi iniziato a mangiare. Provate a immaginare un uomo alto un metro e novanta ma che pesa sessanta chili! In estate un gravissimo problema al ginocchio mi impedì di continuare a correre. Presi una cotta tremenda per una ragazza di media bellezza (per uno che mai aveva visto una femmina decente era come una dea dell'olimpo), che per me aveva la stessa considerazione che riservava ai vermi; nonostante questo, trovai il coraggio di farle la corte. Pali su pali, umiliazioni su umiliazioni; tirò fuori tutto il classico repertorio: ti vedo solo come un amico, è un periodo particolare, non sono pronta per una relazione... Due settimane dopo si fidanzò con un tipo basso, grasso, tutto tatuaggi e con una Maserati.

 Incassai e andai avanti. Decisi di dedicarmi esclusivamente a lavoro, sport e videogiochi. Non potendo correre, mi iscrissi in palestra per praticare bodybuilding puro, come mio zio ai suoi tempi. Tagliai i capelli secondo un taglio alla moda, dicendo addio alla mia ridicola coda di cavallo, mi feci crescere i baffetti. Iniziai anche a seguire una serie di diete mirate all'aumento della massa muscolare. Fu una specie di miracolo: in pochissimo tempo il mio corpo cambiò drasticamente, addirittura la mascella diventò molto più squadrata. In due anni diventai una specie di dio dell'olimpo; iniziai a uscire la sera, da solo e con amici, e incredibilmente presi coraggio, quel coraggio di flirtare che mi era sempre mancato. Cominciai ad avere successo con le donne, anche decisamente belle (7-7,5) e non mi capacitavo del perché, in fondo ero sempre io, solo con un corpo diverso rispetto a qualche anno prima. Ebbi di tutto; bionde, more, lisce, ricce, giovani e MILF. Erano loro a mostrare interesse verso di me, e inizialmente, ero talmente disorientato da questa novità che me ne lasciai sfuggire qualcuna, facendo davvero la figura del ritardato. Ricordo un episodio su tutti: una tipa da 7, a una festa in piscina, si avvicinò a me e mi disse con occhi allupati: "wow, sei grosso come un armadio e sicuramente sarai forte come un orso". Recuperai venti anni di vita in un nulla.

I continui successi mi diedero fiducia e mi aiutarono a cambiare il mio carattere da remissivo a dominante. La mia imponenza fisica mi dava fiducia e autostima. Finché incontrai LEI. La donna con la quale ora condivido la casa e la vita. Non siamo (e non saremo mai) sposati e non abbiamo (e non avremo mai) figli. E viviamo felici. Capisco che la mia storia può sembrare molto più "light" delle esperienze vissute da altri e raccontate su questo blog, ma vi assicuro che quando una persona é  molto sensibile anche esperienze apparentemente poco segnati lasciano cicatrici profonde. Ancora adesso porto rancore per alcuni episodi di umiliazioni subite che non ho avuto il coraggio di vendicare. Ancora adesso sono  complessato per la dimensione ridicola dei miei polsi, nonostante abbia un corpo magro e muscoloso. Quindi, dal basso della mia poca esperienza, mi sento di fornire due consigli a tutti:

1 - Non lasciatevi mai umiliare. Rispondete colpo su colpo. (ne va della vostra salute mentale)
2 - Andate in palestra. Ogni volta che potete.


Grazie a tutti per aver letto questo articolo.


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18/12/18

Quello che non Hai è Quel che non ti Manca: La Storia di Erasmo



Ciao Red,
sull’esempio di quello che hanno fatto altri, ti scrivo la mia storia.
Ha senz’altro alcuni punti di contatto con ciò che ho letto, e anzi devo dire che vi è molto di quelle storie in cui mi sono riconosciuto.
Tuttavia, almeno negli esiti finali, se ne discosta profondamente.

Ma andiamo con ordine.
Ho quarantacinque anni, un impiego che mi consente di vivere senza troppi problemi, pur non facendo di me un nababbo, e una casetta in campagna.
Sono nato a breve distanza dal luogo in cui attualmente vivo, un piccolo paese di provincia, il classico posto in cui tutti conoscono tutti.
Della mia infanzia conservo ricordi sostanzialmente positivi; la scuola, l’oratorio, la parrocchia: un tran tran senza sconvolgimenti di sorta. Date le dimensioni ridotte della comunità, le persone che frequentavo erano sempre le stesse, ritrovandole di volta in volta nei vari contesti di cui sopra.
Non sono mai stato bello: eccessivamente magro, scarsa igiene personale, con una fastidiosa voglia in faccia che, se non mi deturpava irrimediabilmente il viso (era molto piccola), di certo non mi faceva guadagnare punti.
Né alle elementari, né alle medie, tuttavia, ciò costituiva un particolare handicap, non essendo ancora preoccupato di piacere all’altro sesso. 

Le cose cambiarono quando cominciarono le superiori che dovetti frequentare nella cittadina accanto.
Nonostante non fosse certo una metropoli, non conoscevo nessuna o quasi delle persone che qui potevo incontrare, il che, se da un lato mi preoccupava, dall’altro mi incuriosiva non poco.
Le mie pulsioni sessuali, ovviamente, esplosero proprio in concomitanza con l’inizio di questa nuova esperienza.
In quella classe, ma dovrei dire in quella scuola, le ragazze erano decisamente la maggioranza, tanto che il rapporto maschi/femmine era a di 1 a 10 o poco più.
La frequentazione di così tante ragazze mi permise di prendere ben presto consapevolezza delle dinamiche del loro comportamento. Anche se –questo particolare emerge anche in alcuni racconti che ho letto- all’epoca i rapporti fra ragazzi e ragazze erano più sporadici e meno audaci di quanto non lo siano oggi e soprattutto le seconde erano decisamente meno spregiudicate.

I meccanismi di fondo, seppur meno evidenti –e volgari- erano però gli stessi. È la biologia, del resto.
La vita non mi ha riservato molti doni: un intelletto comune, una bellezza mediocre, capacità sociali che appena raggiungono la normalità.
Ma una cosa, una sola, me l’ha data: il pragmatismo, la capacità di capire rapidamente cosa posso e cosa non posso fare, senza lasciarmi andare ad inseguire chimere.

Fu così che compresi subito come nessuna delle ragazze che davvero mi piacevano fosse in realtà alla mia portata.
In compenso, mi feci forte dei numeri. Se era vero che le ragazze ipergamavano, e che i bellocci non dicevano di no neppure alle bruttine (le chiattone sono un fenomeno molto più recente… grazie McDonald!!!), ce ne erano alcune che anche loro scartavano; data l’abbondanza, potevano permetterselo.
Mi concentrai su di quelle, sino a che, tentativo, dopo tentativo, non ebbi successo.
La mia prima volta, curiosamente, non fu con una di loro. Accadde invece al mare, con una ragazza che conoscevo dall’infanzia; le nostre rispettive famiglie ci avevano portato da sempre nella stessa località balneare.

Non era affatto bella: piatta, apparecchio, un viso che avresti detto più che altro un grugno. Ma io non ero schizzinoso. Nemmeno lei, del resto.
Avevamo entrambi lo stesso problema: farlo per la prima volta. Ci accorgemmo che, se fosse stata con una persona conosciuta solo superficialmente, con la quale non ci fosse rischio di impegnarsi, sarebbe stato meglio per entrambi.
Con uno stratagemma riuscimmo ad avere tutto per noi l’appartamento dove lei soggiornava con la famiglia.
Lo facemmo rapidamente, nel letto dei suoi e, sebbene non fosse stata certo una grande performance amatoria, fu a suo modo indimenticabile. Avevo rotto un tabù, quello della verginità. 

In seguito mi sarei reso conto di come, in realtà, ciò non significasse nulla, ma il sentimento che provai di ritorno dalle vacanze, quello cioè di essere finalmente diventato UOMO, fu reale eccome.
Cominciai ad avere storie di breve durata con alcune delle mie coetanee, perlopiù compagne di scuola, le bruttine di cui parlavo.
Divenuto ventenne, la musica cambiò di poco. Risiedevo, per gli studi universitari, in una grande città, e la concorrenza si era fatta notevolmente più numerosa. Tuttavia, avevo maturato la capacità di sfruttare contesti di nicchia e riuscivo egualmente a rimediare qualche scopata.
Tutte ragazze brutte o mediocri, salva una o due miracolose eccezioni di ragazze da 6. Tutte storie che duravano al massimo pochi mesi.
Ironia della sorte, le interrompevo quasi sempre io, quando cioè loro cominciavano a pretendere “troppo”: di essere presentate ai genitori (o di presentarmi ai loro), di fare vacanze assieme, che io facessi loro regali, che non dimenticassi ricorrenze per me demenziali come il “mesiversario”, ecc…
Con l’andare del tempo e l’approssimarsi dei trenta, questo ultimo aspetto si acuì ulteriormente. 

Notai che le ragazze con cui riuscivo a concludere qualcosa cominciavano a essere più belle: mentre prima dovevo mendicare dalle cessette, ora potevo aspirare alle pariestetiche.
Tuttavia, il loro desiderio di “sistemarsi” e “sistemarMI” era sempre più percepibile; dovevo mentire, talvolta spudoratamente, per assecondare questo loro desiderio e, se poi rompevo la relazione, nonostante da persone di quell’età fosse lecito aspettarsi una reazione più “matura”, al contrario reagivano in malo modo, con scenate, urla, e vere e proprie persecuzioni al limite dello stalking.
Piano piano, andava maturando in me una strana consapevolezza.
Sempre più spesso, dopo aver fatto sesso con loro, in quel breve lasso di tempo, privo di pulsioni sessuali, che è il periodo refrattario, mi sembrava di essere momentaneamente lucido; come destato da un delirio nel quale, a breve, sarei ricaduto.
Allora le guardavo, stese al mio fianco e mi domandavo: ma chi è questa? E io, che ci faccio qui? Perché stiamo nello stesso letto? Né la consapevolezza di essermele appena scopate o l’endorfina che invadeva il mio corpo valevano a mitigare il mio disagio.
Il punto più basso lo raggiunsi quando una ragazza, dopo aver giurato e spergiurato di aver preso la pillola, mi informò che, stranamente, “aveva avuto un ritardo”: stava prendendo degli antibiotici, disse, e non sapeva (o almeno questo era quanto sosteneva lei) che neutralizzassero l’effetto degli anticoncezionali.
Trascorsi giorni orribili, bevendo come una spugna e imbottito di psicofarmaci. Smisi persino di andare al lavoro (che nel frattempo avevo trovato).
Non desideravo essere padre, e tantomeno del figlio di una donna che conoscevo a malapena e neanche mi piaceva. Non potevo nemmeno permetterlo un bambino, diavolo!
Un mattino mi telefonò e mi disse, quasi distrattamente, che c’era stato un errore: falso allarme.
Beh, Red, non so quale gioia porti con sé la nascita di un figlio (desiderato), ma il sollievo che diede a me apprendere che una simile prospettiva fosse scongiurata fu qualcosa di mitico, grandioso, praticamente un orgasmo multiplo.
Avendo inquadrato il soggetto, scelsi di liquidarla quanto prima. Avrebbe potuto anche stalkerarmi per un anno da mattina a sera, non me ne fregava niente.
Anzi, presi una decisione ancora più drastica: mi ritirai dal mercato. Per un bel po’ –mi dissi- delle donne non avrei voluto sentir parlare.
Ritornai allora alla masturbazione che, mi resi conto, non era poi così male: si poteva trovare piacere senza alcuna fatica, in ogni momento (o quasi!) del giorno e della notte. Bastava allungare una mano e il gioco era fatto: lecito, gratuito e, soprattutto, senza impegno.
Su consiglio di un collega, inoltre, presi a frequentare il mondo della prostituzione, che mi riservò grandi soddisfazioni. Bisognava saper scegliere, certo. Il sesso a pagamento, se si trova il luogo o la prostituta sbagliata, può essere veramente squallido e persino deprimente.


Con le giuste accortezze e un po’ di esperienza, però, si possono avere enormi soddisfazioni: le prostitute (ci tengo a precisarlo: quelle che ho frequentato io erano sempre delle professioniste, più facoltose di me, mai povere ragazze sfruttate!!!) sono belle, giovani e non pretendono nulla. O meglio, lo pretendono, certo, ma ti dicono subito quanto e cosa ti daranno in cambio. Perché, in fondo, questa è la vera differenza tra la prostituzione e un rapporto normale: la trasparenza.
Finalmente avevo trovato una sorta di equilibrio, ma mi sentivo sempre in uno stato di minorità, come se mi mancasse qualcosa; si approssimavano i quaranta e io non avevo una famiglia.
Un giorno ricordo che un collega, che da settimane arrivava al lavoro in uno stato pietoso, mi chiese di dormire da me. Poiché era (è) anche un amico e casa mia è abbastanza grande, dissi subito di sì.
Quella sera, dopo mangiato, ci mettemmo davanti al caminetto con una bicchiere di vino in mano e mi raccontò la sua storia.


Disse che alcuni anni prima era stato lasciato dalla moglie, che gli aveva dato due figli, e che –pertanto- aveva dovuto abbandonare la sua casa, nella quale si era peraltro insediato il nuovo “fidanzato” di lei. Si era dunque buttato in un’altra relazione, anch’essa con prole, che era appunto terminata pochi giorni prima. E al poveretto, della pur non miserabile paga (guadagnava circa 2.500 euro netti al mese), non rimaneva quasi nulla.
Lo consolai con parole di circostanza; avrei voluto dire altro, ma non sapevo cosa.


-Ma parliamo di te, disse lui ad un tratto, tu non ce l’hai una donna?
Gli dissi di no, essendo ormai trascorsi alcuni anni dall’ultima pseudorelazione che avevo avuto.
-Beh, mi disse, non disperare, prima o poi capiterà anche a te quella giusta.
Ricordo che risi, pensando scherzasse. Poi mi resi conto che era serissimo.
Pazzesco, mi dissi, quest’uomo è sul lastrico, distrutto proprio dalle sue relazioni, e commisera me che non ne ho una
-Considerando ciò che è successo a te, dissi ridendo, mi considero fortunato!
Il mio amico si fece serio.
-Se ragionassimo tutti così, l’umanità scomparirebbe…
Fu come un fulmine a ciel sereno. D’un tratto mi si aprì la mente e incominciai a guardare le cose sotto una nuova luce.
La ragione per cui avevo l'impressione che mi mancasse qualcosa apparve più chiara che mai.
Che io avessi una famiglia non era un bisogno mio, ma della la società.
E la società agiva su di me, attraverso quel senso di incompletezza, di inadeguatezza, di colpa persino, che non era giustificato da nulla, ma creato appositamente perché perseguissi fini che non erano i miei ma, appunto, i suoi.
La nostra società, quella che ci ha preceduto e, forse, quella che ci seguirà, in ogni tempo e luogo, hanno sempre agito così: instillando nell’uomo un bisogno in realtà inesistente.
L’idea che, per valere qualcosa, egli debba trovarsi un partner. Con il quale, poi, presumibilmente, riprodursi.
Marketing biologico, potremmo definirlo.
Se sei fidanzato sei un ganzo, sei il numero uno, o perlomeno non sei da meno degli altri. La donna è come il Rolex.
E, dopotutto, pensai, non è ciò che fa la natura? Indurre gli esseri viventi a riprodursi attraverso la pulsione sessuale?
Da quel giorno, cominciai a Pensare. Era come se avessi aperto gli occhi dopo un lungo sonno o, meglio, se li avessi aperti per la prima volta in vita mia. E come capita anche ai neonati, mi ci volle un poco prima che i contorni di tutte le cose, resi evidenti dalla luce, divenissero nitidi.
Cominciai a documentarmi, anche presso un amico che insegna antropologia, il quale, mi ha confessato, legge sempre con grande interesse la tua pagina (anzi, me l’ha fatta scoprire lui…).
Il fatto che l’orgasmo sia una sensazione così forte, la più intensa in natura, ha un significato biologico. Se non fosse tale, nessun individuo si imbarcherebbe nell’impresa di reperire un partner e riprodursi.
Nella specie umana, però, ciò non bastava, perché le nostre capacità cerebrali, che portano all’uso consapevole del nostro corpo, ci avrebbero consentito di aggirare l’ostacolo, sfogando le nostre pulsioni con l’autoerotismo o la prostituzione.
Ecco perché la società ha dovuto inventare un altro strumento per piegarci ai suoi scopi: il bisogno (fittizio) di una donna.
Il quale porta con sé un immancabile rovescio della medaglia: il marchio di infamia su coloro che non ne abbiano una.
Così, essere single (incel, diciamo pure), diventa un problema fondamentalmente perché tutti ti guardano come un fallito e perché tu stesso, vittima del medesimo inganno, ti consideri tale. Ti diffameranno, diranno che sei brutto, gay, che ti manca qualcosa... fino a quando, pur di farli tacere, tu non accetterai di metterti anche con la peggiore delle cesse e sorbirtela per anni.
Chi si masturbi o si rivolga alle prostitute non deve essere colpito da una sorte migliore, poiché, se tutti si limitassero a queste soluzioni (che sono le più logiche), la specie egualmente si estinguerebbe. Il fatto che sostativi come segaiolo e puttaniere, semanticamente, siano degli insulti la dice lunga.
Allora, sottobraccio alla tua domnula, magari con due pargoli al seguito, ti sentirai un dio, ostendando una felicità che in verità non hai.
Nella realtà, infatti, hai spesso a che fare con una stronza che ti comanda a bacchetta e ti ricatta con la prospettiva di mollarti e farti perdere, così, lo status acquisito.
E non è nemmeno, in fin dei conti, una questione di LMS.
Perché, se è vero che, quando lui è bellissimo e lei nella media, è il primo ad avere il coltello dalla parte del manico, tutto torna a capovolgersi con il tempo e, soprattutto, con i figli.
Anche Brad Pitt, del resto, è rimasto vittima del medesimo destino.
Tutti gli uomini con prole sanno che, nel momento in cui una culla fa il suo ingresso in casa, le cose cambiano drasticamente.
Da quel momento, non importa quanto tu sia bello o ricco, il coltello dalla parte del manico ce l’avrà lei. Ti può mandare sul lastrico a sua discrezione, ricattandoti, oltre che con la prospettiva di perdere il tuo patrimonio, anche attraverso l’affetto che provi verso i tuoi figli, dei quali rischi di essere privato da un giorno all’altro.
L’aspetto più estremo, parossistico di tutto ciò, è dato proprio dall’atteggiamento degli uomini “accoppiati”.

Che razza di titolo dovrebbe avere qualcuno come il mio amico, uno che si è fatto carico di umiliazioni e di debiti, oppure un altro che viva separato in casa con una cessetta, oltretutto privo o quasi di una vita sessuale, per dare lezioni a me? O anche al peggiore degli sfigati?
In un mondo razionale, nessuno.

Ma così non è: continuano a presentare sé stessi, nonostante tutto, come quelli che ce l'hanno fatta. E quand’anche –di fronte all’evidenza- non possano atteggiarsi a vincenti, si credono comunque migliori di chi una donna non  l’abbia, anche se, a differenza di loro, conserva ancora una casa, una dignità, un patrimonio e una vita degna di questo nome.


Ma non è nemmeno colpa loro: vittime della società, preda di un sortilegio che li porta a guardare la loro condizione come ancora invidiabile rispetto a quella di chi non abbia mai avuto una donna.
Se aprissero gli occhi, la realtà sarebbe troppo dura e la sofferenza immane. Ecco perché preferiscono, nonostante tutto, tenerli chiusi.

E così, di conseguenza, realizzai un’ulteriore, per me dirimente verità: la condizione degli incel è diffusa e assolutamente drammatica, ma il loro problema non è la mancanza una ragazza, quanto piuttosto l'illusione di averne bisogno.
La società, mentre oscilla fra la commiserazione e l’irrisione nei loro confronti, continua ad alimentare l’inganno che è causa –unica o principale- del loro dolore e senso di inadeguatezza.

Da un giorno all’altro, ero rinato.
Mi sembrava di volare, stampato sul volto un sorriso serafico, da statuetta del Buddha, che non sarei riuscito a togliermi neanche volendo.
La cosa ironica è che molti amici cominciarono a dire: “è innamorato…”, mentre era tutto il contrario. Di certe cazzate mi ero liberato, una volta per tutte, e mi sentivo veramente felice.
 
Smascherati per quello che erano, il mio senso di inadeguatezza, di bisogno, il mio “dolore” si erano squagliati come neve al sole. Che sollievo!
Il pensiero di nuocere alle ragioni dell’Umanità non mi sfiorava. Di più: mi faceva sbellicare dalle risate.
Volevano tanto diventare madri? Ricorressero all’inseminazione artificiale. Caso mai mi fosse venuta la fantasia di contribuire coi miei geni all’evoluzione, nella peggiore delle ipotesi, avrei potuto fare una donazione alla banca del seme…
Avevo chiuso, definitivamente. E potevo cominciare a vivere per davvero.
Delle donne non mi preoccupai più. Se sentivo una pulsione, la soddisfacevo autonomamente o, di tanto in tanto, andando a trovare una delle mie “amiche a pagamento”.


Cominciai a viaggiare, a uscire tutte le sere, ero sempre su di giri. Anche al lavoro il mio rendimento aveva raggiunto livelli notevoli, e i miei superiori se ne accorsero, attribuendomi incarichi più importanti.
Sport, amici, musica, volontariato, non avevo mai una sera libera.
In parte per il passare degli anni, in parte –e soprattutto- grazie alla vita piena che avevo cominciato a vivere, devo dire che la pulsione sessuale si fece sempre più debole e controllabile, sino quasi a sparire. Potevo trascorrere mesi senza neppure masturbarmi e, meno mi masturbavo, più mi sembrava di essere forte, energico, dinamico, come non lo ero stato neppure a vent’anni.
Spesso incontravo vecchi compagni sposati e separati. I primi mi facevano compassione quasi più dei secondi. Ma non avevo cuore di aprire loro gli occhi: era troppo tardi.


Con chi non aveva ancora avuto figli, invece, il discorso era diverso: sentivo il dovere MORALE di dire loro la verità. Alcuni mi ascoltavano, altri mi deridevano. Vedendo come vivevo io, single e felice, però, devo dire che –forse per merito mio, forse per merito delle circostanze- alla fine la maggior parte di loro si convinceva.

Oggi ho quarantacinque anni, tanti amici, un cane, una cantina piena di buoni vini e un bel televisore.
La mia vita potrebbe durare ancora cent’anni o cento secondi; in entrambi i casi, non avrei nulla da obiettare né rimpiangere.
E così, a beneficio di chi vorrà leggere la mia storia, sempre che qualcuno mai la leggerà, mi permetto di concludere con un promemoria, quello sulla base del quale vivo la mia vita.

-       NON FARE SESSO
-       SE NON CI RIESCI, MASTURBATI,
-       SE NON TI BASTA, RICORRI A UNA PROSTITUTA
-       LA TUA VITA NON DIPENDE DALL’AVERE UNA DONNA: NON TI RENDERÀ PIÙ FELICE, PIÙ COMPLETO NÉ MIGLIORE, COSÌ COME NON LO FARÀ LA PATERNITÀ
-   NON STARE A SENTIRE CHI HA UNA FAMIGLIA E TI DECANTA LA SUA CONDIZIONE. È UN UOMO TRISTE, CHE, PIÙ O MENO CONSAPEVOLMENTE, CERCA SOLO DI TRASCINARTI NELLA SUA STESSA MISERIA.
-       QUELLO CHE NON HAI È QUEL CHE NON TI MANCA.

Erasmo


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