Cultura e Società

Lo snobismo linguistico delle donne venete

In Veneto, la regione dove sono nato e cresciuto, le persone si esprimono in dialetto più che in altre parti d’Italia. Persino gli immigrati stranieri arrivati in Italia in età adulta, senza quindi aver frequentato le nostre scuole, qui spesso aggirano l’italiano e imparano direttamente il dialetto, sia per integrarsi suscitando l’orgoglio e la simpatia degli autoctoni [1] , sia perché il dialetto è appunto ciò che assorbono di più nel loro ambiente.

Il dibattito sulla conservazione del dialetto qui è sempre molto di attualità. Nei discorsi pubblici, il presidente della Regione Luca Zaia esalta spesso le radici culturali e linguistiche venete e sottolinea quanto sia importante tramandarle alle future generazioni, che piano piano stanno invece perdendo l’abitudine a utilizzare la parlata locale.

Se infatti fra i cd. “baby boomer”, quelli nati dal dopoguerra fino alla metà/fine degli anni ’60, il dialetto è trasversale a tutte le persone, indipendentemente dal loro livello di istruzione, e l’operaio, il vigile e il medico ti parlano in dialetto con la stessa naturalezza, nelle generazioni successive esso è stato progressivamente abbandonato dalle fasce più istruite e si è pesantemente italianizzato e ripulito anche fra quelle meno istruite.

Con chi non conosco io di solito parlo in italiano, perché il dialetto per certi versi lo vedo come un modo di sminuire il tuo interlocutore (“ti reputo così scemo e ignorante da non essere in grado di sostenere una conversazione in italiano”). Se quello mi risponde in dialetto, mi adatto.
Con gli amici parlo un po’ e un po’, di base italiano, ma a seconda dell’umore e del tono della conversazione capita spesso di usare in dialetto.
Esiste un’unica categoria con la quale non parlo mai dialetto: le donne.

Le donne parlano in dialetto in misura nettamente inferiore agli uomini. Difficile trovare una ragazza giovane o anche solo una donna di mezza età che trovi più spontaneo utilizzare il dialetto al posto dell’italiano. In quel caso è sicuramente una grezza bovarotta.
Le donne fanno perfino fatica a parlare in dialetto anche con persone molto vicine a loro, tanto che non è raro trovare coppie -anche giovani- in cui lui parla in dialetto e lei risponde in italiano. Ad esempio, anche nel famigerato video della ragazza che ruzzola giù per il dirupo in bicicletta (“Do vetu amore”), lui le parla un po’ in italiano e un po’ in dialetto e lei risponde esclusivamente in italiano.

Definisco questo fenomeno ipergamia linguistica o culturale, ovvero la tendenza delle donne a sposare usi, costumi o linguaggi che vengono percepiti di status superiore.

Le parole sono importanti (diceva Nanni Moretti in un famoso film), e se esse riflettono il nostro modo di pensare e di vedere il mondo, la loro scelta non può essere casuale. Tanto più nel caso delle donne che, come tutti sanno, parlano in continuazione. Le donne vanno dal parrucchiere e parlano, vanno a fare spese e parlano, vanno fuori con le amiche e parlano. Poi tornano a casa, richiamano le amiche e parlano, parlano, parlano. Deborah Tannen, docente di linguistica alla Georgetown University, ha stimato che in media le donne dicano circa 7000 parole al giorno, gli uomini solo 2000. Non stupisce che le donne riescano a spiccare maggiormente nell’apprendimento delle lingue, abilità che brilla in particolare nella professione dell’interprete, che è prevalentemente femminile.
Gli uomini parlano poco, e le ragioni evolutive sono facilmente comprensibili. Nella preistoria l’uomo stava intere giornate fuori a cacciare e lo doveva fare rigorosamente in silenzio, altrimenti le prede si spaventavano e gli toccava rientrare alla caverna a mani vuote.
Le donne invece passavano il tempo ad accudire i bambini e a stabilire legami raccontando storie.

Ad oggi quindi l’uomo parla giusto l’essenziale, per comunicare informazioni, dati e fatti. La donna parla per…parlare.
Puoi viaggiare in auto con un tuo amico in silenzio per decine e decine di km senza che nessuno dei due si senta a disagio, ma se lo fai con la tua ragazza c’è sicuramente qualcosa che non va.

La diglossia, ovvero la compresenza, all’interno di una singola comunità di parlanti, di due lingue differenziate è un fenomeno non solo veneto (e italiano), ma riguarda molte parti del mondo, dove in genere c’è una variante alta, data dalla lingua ufficiale, che è utilizzata nei contesti formali, a scuola, nei documenti scritti e che è percepita come più “corretta”, e parallelamente una variante bassa, volgare, più colloquiale.

La cosa curiosa è che ovunque le donne tendono a preferire la variante alta. Così come in Veneto le donne al dialetto rispondono in italiano, allo stesso modo in Africa preferiscono utilizzare il francese al posto dell’arabo o delle varie parlate locali, e nei Caraibi l’inglese e il francese anziché il creolo.

L’ipergamia linguistica riflette l’aspirazione della donna a un certo status sociale e la porta quindi ad adottare la lingua più prestigiosa, quella che può offrire maggiori vantaggi in termini di opportunità lavorative e accesso all’istruzione superiore.

Oltre che segno di educazione e status (perché tipica delle classi più istruite e influenti), la variante alta è anche un modo per esprimere un senso di identità culturale o di appartenenza a una comunità più ampia, più moderna e inclusiva, e questo diventa particolarmente rilevante quando l’uso della variante alta è associato a un senso di prestigio o di collegamento con la cultura dominante.

In conclusione, è interessante osservare come le differenze biologiche fra i sessi si traducano anche in diverse tendenze nel modo di esprimersi.
Sarà forse anche per questo che i nuovi bestiali fenomeni linguistici, come la creazione di ridicoli neologismi o l’adozione di simboli come lo schwa, che non hanno alcuna utilità se non appunto quella di apparire moderni e ostentare inclusività e superiorità morale, sono promossi principalmente da donne?

[1] Molti in Italia si sono fatti l’idea che il veneto sia razzista. In realtà il veneto non è più razzista di altri dal punto di vista biologico, ma è fortemente identitario dal punto di vista culturale.

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Frikkio
Frikkio
5 mesi fa

Le donne sembrano usare la comunicazione in modo diverso dagli uomini.
Infatti non riesco a leggere libri scritti da donne. I romanzi sono banali mentre i trattati o manuali non c’entrano mai il punto. In altre parole le donne chiacchierano anche quando scrivono libri

Pal Paolo
Pal Paolo
5 mesi fa

Alle donne non interessa assolutamente nulla delle tradizioni.
È questo il punto.
Alle donne interessa solo la “Real Life”, cioè risolvere problemi pratici quotidiani come trovare un uomo abbastanza ricco, avere dei figli, ecc.
Discorsi meno concreti come la difesa delle tradizioni e della Patria sono tipicamente maschili.
L’uomo è più portato all’astrazione: i grandi filosofi sono tutti maschi, anche quelli contemporanei.
Lo stiamo vivendo anche politicamente: l’Italia è comandata da una donna che a parole diceva di volere difendere tradizioni e italianità…invece sta solo riempiendo la penisola di clandestinità islamici che faranno sparire completamente l’italianità

Stevenson
Stevenson
5 mesi fa

Le napoletane usano parecchio il loro fastidioso dialetto…
Le venete bestemmiano quasi quanto i veneti: e se lo fanno in italiano é peggio.
In dialetto sembra un’intercalare folcloristica; in italiano diviene proprio volgare!

Manuel
Manuel
5 mesi fa

In effetti, ora che ci penso, mi ricordo un’altro video divertente di un paio di anni fa, di un noto blog veneto, in cui si vedeva la reazione di uomini veneti quando le proprie ragazze, per scherzo, gli dicevano di essere incinte. Le donne parlavano in italiano anche se con un accento dialettale, per gli uomini ci volevano spesso i sottotitoli perché alcune espressioni erano incomprensibili.
L’ultima donna che ho sentito parlare dialetto friulano era mia nonna.
Nei paesi del nord Africa mi ricordo che le ragazze che salivano negli aerei per andare a vivere o studiare all’estero parlavano solo francese.
Sarebbe un peccato perdere queste diversità linguistiche. Mi vengono in mente i discorsi di Pasolini sull’ omologazione e sulla perdita di identità di molte realtà locali che si identificavano anche nel proprio dialetto.
La domanda che mi faccio a questo punto è: quanto durerà ancora la possibilità di sentire il dialetto veneto autentico se a parlarlo sono solo alcuni uomini? Si arrenderanno pure loro? Saranno costretti pure loro a cedere per opportunismo?
Ma questi sono pure i danni provocati dal globalismo culturale, da un certo stile di vita che viene continuamente reclamizzato e a cui le donne sono spesso soggette in quanto più influenzabili.

Utente dissidente
Utente dissidente
5 mesi fa

Al sud non noto una differenza di utilizzo del dialetto in base al genere ma in base all’estrazione sociale di appartenenza

FrankColombo
FrankColombo
5 mesi fa

Sono nato e cresciuto in un paesetto della provincia di pordenone al confine appunto con il Veneto. Sottoscrivo tutto ciò che dice questo interessantissimo articolo, ed è un fenomeno che noto da sempre.Seppur in friuli in questa terra si parla(va) dialetto veneto (precisamente dialetto veneto variante orientale liventina) e sottoscrivo tutto ciò che ha detto il redpillatore. Sono del ’92 e dei miei coscritti maschi il 50% lo parla. Le mie coscritte forse un 10% lo parla. Il 100% dei nostri genitori (nati negli anni 50 e soprattutto 60) parlano in dialetto veneto liventino. Le ragazze lo capiscono ovviamente ma nessuna lo parla..per assurdo un mio ex compagno di classe albanese che fa l’idraulico lo ha imparato e lo usa fluentemente. Diciamo che l’unica cosa che non hai scritto è che la prima mattanza del dialetto l’han fatta le mamme degli anni 80 e 90 (forse gia ’70?) Genitori che parlavano in veneto tra loro però la mamma si rivolgeva al piccolo in italiano. Il papà anche se parla in veneto al bambino ma la mamma gli parla in italiano stai sicuro che al 100% il bambino parlerà solo in italiano. Non per niente si dice “lingua madre”. È proprio vero che nelle donne esiste pure l’ipergamia linguistica. Io in famiglia uso il dialetto e fuori l’italiano di default appunto perchè tra la mia generazione è ormai desueto. Però se capita che mi parlano in dialetto ovviamente rispondo in dialetto, per me il dialetto è una figata lo dico senza vergogna, la cosa buffa che mi fa riflettere è che sono l’ultimo in famiglia che sa esprimersi in dialetto (le mie cugine del 2006 e 2008 ovviamente non lo parlano) le mie fidanzate parlavano anche loro tutte in italiano, se avrò un figlio parlerà anche lui solo in italiano, il che significa che il dialetto veneto liventino morirà con me, me lo porterò nella tomba. Con tutti i modi di dire esclamazioni proverbi eccetera. Ad alcuni di voi i dialetti faranno schifo ma volenti o nolenti è una ricchezza culturale

Last edited 5 mesi fa by FrankColombo
Alex Le Large
Alex Le Large
5 mesi fa

Mah…a parte che in questo argomento non trovo spunti significativi ai fini della redpill, non è certo una novità che le donne preferiscano l’italiano. Accade per il veneto (che notoriamente ha una forte radicazione territoriale e identitaria) così per qualsiasi altro dialetto, che sia settentrionale o meridionale.

Le donne a dire fra di loro “sai, tesoro, io così e io colà”, mentre gli uomini a parlare in aramaico.

E ‘ solo un’affettazione ipocrita (come tipico delle donne) per apparire meglio agli occhi delle competitrici e della società.

Così come il parlare in dialetto per gli uomini è una forma per controllare il branco da parte degli elementi alfa (che sono quelli che spiccano nel gruppo avendo sempre la parola e l’approvazione), e per tenere alla larga elementi “estranei” che potrebbero invadere il loro harem.

Tutti e due meccanismi meschini, almeno per me che parlo in italiano in tutti gli ambiti, formali e informali. .

Per il resto, non vedo assolutamente spunti interessanti in chiave redpill, del resto il mio pensiero dopo la “svolta” l’ho già espresso.

Last edited 5 mesi fa by Alex Le Large
Claudio
Claudio
5 mesi fa

Sono della Puglia (che ha due aree linguistiche nettamente distinte: quella barese-foggiana che sconfina su nel Molise; quella salentina, che prosegue giù in Calabria-Sicilia); anche qui le DD si regolano come le venete (parlando dialetto si sentirebbero “popolane”).
Mi piacciono praticamente tutti i dialetti d’Italia (apprezzo l’identitarietà); ho frequentato l’Istria per decenni e lì mi hanno sempre parlato in (istro)veneto (simpatico).
A proposito di diglossia: ho avuto una breve esperienza in Francia, dove, in ambito amicale-familiare, non capivo praticamente niente, perché tutti usano il gergo o slang (argot, diverso dal dialetto perché manca la variabilità regionale).

Frankenstein
Frankenstein
5 mesi fa

…preferisco (di molto) i suoni della giungla che il dialetto veneto …

Last edited 5 mesi fa by Frankenstein
Pal Paolo
Pal Paolo
5 mesi fa

Tutte le mie parenti venete mi parlano in veneto e non c’è verso di farle parlare in italiano.
Il contesto socio-culturale è quello della campagna veneta.
A volte sono loro che fanno quasi fatica a comprendermi (io conosco solo l’italiano, nessun dialetto)

Boucaneer
Boucaneer
5 mesi fa

Mi sovviene una domanda: e che dire della passione tutta veneta per i nomi esotici tipica dei ceti popolari e dei relativi ambienti ruralissimi? I quali poi danno luogo a abbinamenti coloritissimi tipo (nomi e cognomi di fantasia, eventuali riferimenti a perosne reali sono da intendersi come puramente casuali): Brian Ballarin; Thomas Trevisiol; Ketty Buziol; Kevin Perissinotto; Denis Bacchin; Sandy Carrer; Emy Casagrande; Kristopher De Pieri; Ester Brusalon; e l’immancabilissimo KKKKKKKKKristiaaaaaaan!!! XD XD XD XD
LLLLOOOOOOOOLLLLLL!!!!!!
Ora, sapendo quanto sia pesante l’influenza della madre nella scelta dei nomi dei figli/e (e le venete sembrano avere un’insana passione per tali nomi esotici che mi sovviene il dubbio che ci si sgrillettino pure mentre li pronunciano) mi chiedo quale possa essere l’attrattiva che una Marta/Cinzia di Maserada su Piave provi per tali nomi che, presi singolarmente possono suonare bene, ma affiancati ai tipici cognomi veneti creano degli effetti sonori non esattamente orecchiabili.

PS: ho sorvolato ma non mi sono affatto dimenticato di nomi italiani/italianeggianti altrettanto popolari in veneto, dove però pullula di “h”, “k”, “j” qua e là.
Alcuni esempi: Jessica, Samntha, Deborah, Mirko…

Detox
Detox
5 mesi fa

Non centra nulla con l’articolo ma volevo far una domanda a chiunque voglia rispondermi.
Se tu sei giovane e non troppo bello ci sono dei lavori senza particolari titoli di studio che ti conferiscono status all’interno del luogo in cui ti trovi come l’animatore da villaggio, il dj della discoteca, il barista ecc. Ma se sei over 30-40 quali sono i mestieri alla portata di tutti che “aiutano” anche chi non ha L e M? Vorrei risposte da persone che ne abbiano esperienza diretta nel senso proprio che facciano quello di mestiere.
Per esempio se uno fa la guardia giurata o il carabiniere, avendo un maggiore valore di “sicurezza” e una qualche autorità che lo porta a essere armato e quindi potenzialmente pericoloso influisce in qualche modo e su quale tipo di ragazza? Vorrei risposte da gente del settore se è possibile.
Se uno fa lavori in ospedale ma non è un chirurgo strapagato ha qualche agevolazione?
Non potendo contare su L e M, magari si può lavorare sullo status, ma vorrei capire quali tipi di lavori possono aiutare anche chi non ha L o M.
Quali lavori vi hanno dato qualche punto in più che se aveste fatto altro non avreste avuto?

Detox
Detox
5 mesi fa

Oddio dipende.
Per esempio credo che a Napoli dopo il successo di Gomorra il napoletano sia maggiormente associato a status e malavita (cosa che accadeva anche prima ma ora in un modo più figo) quindi magari almeno fra le ragazze giovani immagino venga utilizzato di più. Il fatto è che a parte il raro caso del film Faccia D’Angelo non ci sono veneti famosi che parlano in veneto. I rapper del veneto magari ogni tanto qualche parola ce la mettono ma a parte il caso di Herman Medrano che del dialetto veneto ne ha fatto la propria cifra stilistica (che comunque ha un personaggio un po alla Caparezza dei poveri ma meno interessante) i vari rapper veneti stile bad boy da Nitro a Nex Cassel a Jamil se ne guardano bene dal parlare veneto per un disco intero.
E anche gli stand up comedian da Balasso a Tommaso Faoro a Sofia Gottardi non è che proprio non vedano l’ora di fare un intero spettacolo in veneto quindi manca proprio la voglia di associare status alla lingua.
Chi c’è di Veneto famoso con status? Tinto Brass, uno che magari il veneto ce lo mette anche nei film ma sembra un boomer solo a pronunciarne il nome e non è molto femminista come tipo di messaggi che manda quindi le ragazze che potrebbero parlare veneto un po le respinge.
Dipende da voi e da quanto associate il dialetto a qualcosa di intrigante.
Io personalmente non sarei atratto da donne che parlano in veneto e ancora meno di quelle che parlano friulano stretto che è meno sexy ancora.
Comunque credo che i dialetti veri andranno persi più che altro perchè se non c’è un contesto in cui diventa consuetudine usarli spontaneamente anche fra i giovani non ci sarà più motivo per usarli.

Andrea
Andrea
4 mesi fa

devo dirti che questo è uno dei pochissimi casi in cui approvo la scelta femminile di prediligere la lingua al dialetto. nella mia regione (non specifico quale per evitare disquisizioni campanilistiche) il dialetto è spesso usato per esprimere emozioni forti, rabbia in primis. si parla in dialetto per minacce fisiche o verbali, per mandare a quel paese la gente per ironia amara con sottofondo comico o grottesco: ciò è accompagnato ovviamente da volgarità più o meno accentuate che pare toccare vertici notevoli proprio nel mio capoluogo di regione; accompagnato poi da un accento molto duro, maschile ed un po’ triviale non è proprio il massimo della grazia nelle bocche femminili

Paradiso Perduto
Paradiso Perduto
5 mesi fa

Il mese dell’anno in cui le donne parlano di meno?
Febbraio!

toronto
toronto
5 mesi fa

Il fatto è che la donna deve essere social, per lo meno fino ad una certa età, per questioni di ipergamia certo e per non essere additata dalle amiche come “sfigata” senza pretendenti, che non esce mai di casa.

Va da se quindi che l’uso dell’italiano, alla stregua dell’inglese, possa essere percepito da lei, come una modalità di espressione più generalista del dialetto che rappresenta quest’ultimo, la parlata di una nicchia di popolazione.

Renso
Renso
2 mesi fa

El veneto el ze vołudamente considarà “baso” za da l’insenjamento scoła. In realtà el ze na łengua nòbiłe.
So’l posto de łaoro par “integrarse” anca łe toze pì zóvene łe se adegua a’l dòparo de ła łengua mare e, fato stran, łe ze bone de parlarlo!

germano mosconi
germano mosconi
3 mesi fa

A xe sa la seconda olta che te ciamo, Barcaro, e xe inutile che te me mandi el bocia, che dopo diese minuti va ia, e xe tuto roto come prima, Dio Cxn !
E se entro doman sabato, va bene, no te si vegnuo a giustarme chea sea, a te ve a finire male con mi Barcaro Dio Cxne !
Dio lazzarone, te megha roto i coioni Dio Boia !

pino
pino
4 mesi fa

se cucca nel veneto?

Pietro Franchi
Pietro Franchi
5 mesi fa

Da Napoletano rido nel pensare che ci sia qualcuno che parli più in dialetto di noi… Pardon, Lingua. Anche se ammetto che di medici che parlano in napoletano non ne ho trovati. Ma ormai il Napoletano ha travalicato i confini e siamo capaci di parlare anche in quel modo a Londra o Parigi non riuscendo a capire perché i nostri interlocutori non ci riescano a capire. Tuttavia, noto anche io che le donne oggi parlano maggiormente in Italiano rispetto agli Uomini

Le Giovani però

Staremo a vedere se è una questione di Generazione oppure di Età e quando saranno anche loro svaccate non inizieranno pure loro a parlare in Napoletano

Ovviamente l’80% delle ragazze qui è una Scimmia che sa a stento scrivere il suo nome e parla per grugniti (il dialetto del Napoletano parlato in quell’area)

Quelle che parlano in Italiano sono semplicemente le Figlie del Papy che vanno in Uni

daniel
daniel
5 mesi fa

Credo che dipenda anche dall’ambiente sociale. Sono stato in Veneto 3 anni, zona di Rovigo.
I maschi parlavano molto in Italiano, soprattutto in ambito universitario, in Veneto facevano qualche battitina al massimo.
Le donne invece parlavano molto più spesso il dialetto, soprattutto quelle che vogliono in qualche modo sentirsi superiori dagli altri italiani che non sono veneti. Mediamente è più il sesso femminile ad avere questi atteggiamenti e non sempre.. i ragazzi mi sembravano molto più alla mano(ipergamia magari in questo senso, a parità di curriculum la donna se la tira di più, anche nei normalissimi rapporti sociali).
Usano il Veneto quelle che vogliono escludere qualcuno appena arrivato dalle discussioni (quando parlano in certe campagne vicino Baricetta, Villadose o zone simili è difficile capire che ca cchio dicono).
Detto questo, quelle universitarie e giovani le ho trovate comunque mille volte più socievoli e aperte al dialogo con estranei, anche in un treno o per la strada, rispetto a emiliane oppure piemontesi, per esempio. Infinitamente più facile conoscerle. Le anziane venete invece(40+) le trovo mediamente molto antipatiche, insopportabili a volte, tirchie anche nel fare un favore, grette e si sentono dio in terra. Senza generalizzare questa è stata la mia impressione, in tutto il tempo che sono stato lì.

Martino90
Martino90
5 mesi fa

Da Veneto come sono pure io concordo del tutto!

Last edited 5 mesi fa by Martino90
Purple Guy RiverTravo
Purple Guy RiverTravo
5 mesi fa

Pensa a me che ho 20 anni e devo ancora imparare quello della mia zona ?

Vanguld
Vanguld
5 mesi fa

Comunque sia non c’è niente da fare: le venete le adoro, m’attizzano che è una meraviglia!

Veneto
Veneto
5 mesi fa

Non sono completamente d accordo con quanto hai scritto …io da Veneto ho invece notato che negli ultimi 10 anni sono proprio le d a tornare a parlare Veneto e mi sono chiesto perché …alcune indubbiamente per scelta politica (non solo quelle a destra ma spesso pure quelle a sx per ‘sentirsi anche linguisticamente e comunicativamente vicino agli strati bassi della popolazione che si vogliono rappresentare’) altre ‘perché fa moda’ (ricordiamo che qui la maggioranza dei blogger di maggior successo parlano Veneto quindi anche le d blogger si stanno adeguando ..) ed in ogni caso come hai ricordato il sentimento identitario in Veneto è molto forte. Detto questo io fin da ragazzo ho trovato le d che mi parlano in dialetto respingenti e tuttora lo trovo tuttaltro che affascinante (mi è capitato pure recentemente con una bella ragazza laureata e con un buon lavoro ma che parla con una cantilena dialettale fortissima e per notarla io che pure sono Veneto…)

Luca
Luca
5 mesi fa

Ennesimo post originale ed interessante, complimenti