10/09/19

Psicologa Cerca di Confutare le ''Bufale'' della Redpill


In passato ho dedicato un articolo intero a rispondere alle varie critiche che vengono fatte agli incel, alla Redpill e alla Teoria LMS, ma purtroppo si tratta di argomenti che vanno molto di moda e ognuno prova a dire la sua, per cui mi è impossibile stare a ribattere ad ogni stronzata che mi segnalano dal web.
Oggi però voglio spendere un po' di tempo e soffermarmi su un'intervista che alcuni follower continuano a segnalarmi e che è stata pubblicata sulla rivista Open in un articolo dal titolo "Chi sono gli incel e quali bufale sulla sessualità condizionano la loro vita".

Il pezzo è interessante non tanto per le argomentazioni in esso contenute, ma perché la protagonista è una psicologa che ha addirittura  "un master in aspetti medico-sociali della sessualità". Roba proprio potente insomma.

Come sapete io non ho molta stima degli psicologi. Anche ieri ho espresso il mio disappunto per l'affermazione di una docente di psicologia che indicava i videogiochi come causa principale del fatto che il 28% degli uomini tra i 18 e i 30 anni non ha una vita sessuale e faceva a mio avviso l'errore di confondere la causa con la conseguenza.

Vedi: Cause e Correlazioni


Voglio però precisare, a scanso di equivoci, che non ce l'ho con la categoria degli psicologi a prescindere. Molti psicologi e studenti di psicologia seguono il blog e sono persone molto serie e competenti, altri lettori frequentano psicologi e trovano generalmente conferma di quanto diciamo qui.


E' indubbio però che la psicologia è una materia che al giorno d'oggi è fortemente ideologizzata e ha una forte impronta progressista e troppo spesso capita di sentire dichiarazioni di illustri psicologi che sembrano più motivati a fare propaganda che a ricercare la verità nei problemi che sono chiamati ad analizzare. E' questa la cosa che veramente a me dà realmente fastidio, non certo la categoria degli psicologi.


Fatta questa premessa andiamo ad analizzare l'articolo di cui ho fatto cenno all'inizio.

La prima critica è rivolta alla teoria LMS. Secondo la dottoressa Nuzzolese:

"Apparire “belli”, avere un certo reddito e status sociale sono tutte conseguenze dell’avere cura di sé, essere intraprendenti e impegnarsi in qualcosa nella vita. Difficilmente si riesce ad attrarre se per primi abbiamo scarsa autostima."



Eh certo, è brutto chi non si cura. Una bella doccia, bei vestiti e un buon taglio di capelli fanno diventare Alvaro Vitali come Brad Pitt. La dottoressa non ha mai visto uomini curati, puliti e ben vestiti che nonostante ciò non sono attraenti, chissà in che mondo vive.

Quanto al fatto che ha status e soldi chi si impegna, ci si mette veramente poco a trovare controesempi di persone che sono diventate ricche e famose senza alcun impegno né merito. Eppure improvvisamente hanno avuto un enorme successo con le donne. A riprova che status e ricchezza non sono conseguenza, sono proprio causa. Nella vita non conta l'impegno, contano i risultati. Voi andreste con una brutta che mette un enorme impegno ad apparire bella o con una che è bella naturalmente e non fa nulla per esserlo? Domanda retorica.

Sul discorso autostima, i forum incel sono pieni di esperimenti sociali fatti con modelli che in chat tediano le donne con discorsi depressivi, autocommiserandosi e in genere cercando di apparire il più possibile come degli incredibili disagiati. Indovinate un po? Riescono benissimo a rimorchiare e a risultare attraenti, anche con l'autostima sotto i piedi. 

Io penso che già un'affermazione del genere basterebbe per bocciare l'articolo e dedicarsi ad altro. Ma andiamo avanti.

La dottoressa prosegue parlando delle teorie psico-evolutive alla base della redpill:

"la donna sarebbe portata a cercare nel partner delle caratteristiche che permettano di migliorare la specie, quindi delle garanzie sulla possibilità di avere una prole, portando avanti la generazione attraverso un miglioramento genetico.
Questo nell’interpretazione della redpill è relativo solo alla donna. In realtà quel che dicono gli studi è che questa tendenza esiste da entrambe le parti. Ma stando all’approccio psico-evoluzionista, nell’ipergamia chi dà importanza all’aspetto estetico nel valutare un potenziale partner è il mondo maschile"


Veramente le teorie redpill riconoscono che gli uomini guardano principalmente all'estetica ma non è vero che l'ipergamia esiste anche nel mondo maschile.
Infatti basta un po' di spirito critico: se gli uomini fossero ipergami, ogni uomo punterebbe alla migliore donna che riesce ad ottenere, scartando quelle di livello inferiore che rimarrebbero a disposizione degli uomini di valore progressivamente inferiore. Le donne non troverebbero uomini migliori di loro e si accontenterebbero di quelli del loro livello, quindi non esisterebbe un problema incel, oppure esisterebbero tante incel donne quanti uomini.

In pratica però, pur con qualche inesattezza, la psicologa riconosce che le teorie redpill hanno riconoscimento nel mondo accademico però poi prosegue:

"gli studi sono comunque relativi a un modello. Vuol dire che sto interpretando la realtà utilizzando un tipo di lente. Nel momento in cui cambio la lente, cambia anche la mia interpretazione della realtà. Qui parliamo di una delle tante interpretazioni di quelli che sono i meccanismi alla base dei rapporti umani"

 Ma che vuol dire questa cosa? Ti chiamano per dimostrare che la visione che i redpillati hanno delle dinamiche sociale è fuorviante e si basa su bufale e alla fine ammetti che invece essi si basano su teorie che hanno riconoscimento da parte dei tuoi colleghi psicologi. Non solo non le smentisci ma ammetti che è un punto di vista lecito che ha pari dignità di molti altri. Ma quelli che hanno pubblicato questo articolo si rendono conto dell'autogoal pazzesco?

Segue poi un'analisi demografica, volta a dimostrare che in Occidente ci sono più donne che uomini.
Premesso che trovo abbastanza preoccupante che una laureata non capisca che il maggior numero di donne è dovuto al fatto che la speranza di vita per le donne è maggiore e che quindi le donne in più sono principalmente ultraottantenni (poi c'è anche chi apprezza le mature, per carità), onestamente non vedo il senso di dimostrare che ci sono abbastanza donne per tutti, dal momento che questo è un punto a favore della redpill.
Se c'è una donna per ogni uomo e molti uomini rimangono senza donne significa che le donne pretendono di più di quanto offrono, che è appunto ciò che vogliono dimostrare i redpillati.


Passiamo poi ad un classico, e cioè la Soggettività della bellezza:
"Si nota quindi come all’interno della stessa comunità redpill non ci sia una congruenza di valutazioni. Se ci fosse un’oggettività della bellezza i voti convergerebbero in maniera quasi matematica"


Ma infatti è così. Nei vari forum, quando si danno i voti a qualcuno, c'è una distribuzione a campana dei voti. Qui sotto uno studio dell'università di Regensburg che ha coinvolto oltre mille studenti ai quali è stato chiesto di indicare i visi più attraenti. Tutti i voti convergono verso gli stessi due volti. Se la bellezza fosse soggettiva ogni volto avrebbe la stessa probabilità di risultare attraente.



 Vedi: la bellezza è soggettiva?

Si parla poi dell'effetto alone. La psicologa afferma che l'effetto alone vale anche al contrario e cioè che non solo la bellezza influenza la percezione della personalità, ma anche una bella personalità fa apparire più belli.

"Sono stati fatti esperimenti in cui si faceva vedere un video a degli studenti dove lo stesso professore appariva in una versione aggressiva e poco piacevole e una in cui appariva più disponibile e simpatico. Alla fine quando agli studenti veniva chiesto di valutare l’aspetto del professore i valori più alti corrispondevano alla versione in cui il docente aveva un comportamento gradevole."

Fa riferimento ad uno studio la cui fonte non è menzionata e che quindi non posso verificare, però lo do ugualmente per buono e mi trovo abbastanza d'accordo. Quello che però bisogna dire è che l'estetica è la prima cosa che valutiamo in una persona e che uno può benissimo essere scartato in base a quello, senza che l'altro si prenda il disturbo di andare ad approfondire la personalità. Nello studio in esame gli studenti sono costretti ad ascoltare il professore, ma nella realtà nessuno è costretto a interagire con una persona che trova esteticamente repellente. E infatti in genere non lo fa.

L'articolo si conclude facendo l'esempio di Nick Vujicic, che è senza gambe e braccia ma è riuscito ugualmente ad avere successo e trovarsi una moglie. La psicologa lo prende come esempio per smentire i redpillati, salvo poi contraddirsi precisando che si tratta di un caso più unico che raro e che appunto è famoso a livello mondiale e multimilionario.
In pratica quindi non è una smentita delle teorie redpill, ma l'ennesima conferma.



Però la morale è sempre la stessa: "gli incel non devono scassare le palle e devono migliorare loro stessi".


Nessun accenno al fatto che tale processo di automiglioramento non è richiesto alle donne, che invece possono starsene tranquillamente sedute a selezionare i maschi migliori anche se sono brutte e sovrappeso. Nessun accenno al fatto che quello incel "stranamente" è un fenomeno tutto al maschile, che non esistono donne incel perché le donne sono avvantaggiate in ambito sessuale.
Nessun accenno a ciò che questa situazione comporta a livello sociale.

Insomma, un articolo che si propone di smentire "le bufale" della redpill, che però si guarda bene dal menzionare i dati che ogni giorno vengono postati.
Ma visti i precedenti autogoal, forse in fondo è meglio così.





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24/08/19

Riflessioni sulla mia Vita Sentimentale




TL.DR Non sono incel né slayer, sono un mgtow ma solo per necessità, perché ho fatto un'analisi dei costi benefici e considerando il target di donna alla quale posso ambire con i miei livelli di LMS mi accorgo che è meglio stare  da solo. Poi racconto cazzi e mazzi sulla mia vita.

Incel o Slayer: cos'è il Redpillatore

In passato nel blog ho raccontato un po' la mia vita, sia in forma di racconto, come ad esempio le mie esperienze del liceo, sia attraverso singoli aneddoti autobiografici all'interno di articoli che parlavano genericamente di redpill.
Ho spiegato che la mia vita si può dividere sostanzialmente in due parti: quella pre-redpill in cui facevo parte della community pua e mi dedicavo allo studio e alla pratica dei metodi e quella post-redpill, più riflessiva e dedicata ad un'analisi più ragionata delle dinamiche sociali.
Non esiste un confine ben definito tra queste due fasi, dal momento che la mia fede nel cd."miglioramento personale" a scopo seduttivo ha cominciato a vacillare ben prima di venire a conoscenza del concetto di redpill, ma allo stesso tempo, anche dopo aver compreso le basi della redpill, non ho smesso subito e totalmente di approcciare ragazze.

Anche se penso che almeno questa tappa della mia vita sia abbastanza chiara, mi accorgo che molti fanno ancora fatica ad inquadrarmi sulla base della mia vita sentimentale e sessuale.
Molti mi additano come incel, un po' in malafede per screditare i miei pensieri (come se un concetto fosse valido o stupido a seconda della vita sessuale di chi lo esprime), un po' perché effettivamente quello degli incel è un argomento che tocco spesso.
Molti altri, all'opposto, provano rancore nei miei confronti e mi danno dello slayer o del finto incel perché parlo di tematiche incel senza esserlo, dal momento che ho avuto in passato relazioni a breve e lungo termine.
Il primo gruppo non capisce che quando si parla di dinamiche sociali è inevitabile parlare dei problemi che gli uomini hanno con le donne, visto che la maggior parte degli uomini li ha, il secondo gruppo invece è risentito perché mi crede una specie di autoproclamato leader degli incel, ma è un'etichetta che si sono inventati loro dal nulla, non certo io, che in questo blog mi limito solamente ad esprimere i miei pensieri e non voglio certo fare attivismo di alcun tipo. Gli appartenenti a questo secondo insieme inoltre non capiscono che uno slayer attrae facilmente e naturalmente, non ha certo bisogno di sbattersi tanto e umiliarsi prendendo centinaia di pali come ho fatto io.

E' però vero che non è semplice etichettarmi, perché effettivamente non si capisce bene cosa io voglia dalla vita e io stesso farei fatica a darmi un'etichetta. Non sono incel, non sono slayer ma non sono neanche il classico medioman impegnato in una relazione che fa il paggetto.
La definizione che più si avvicina al mio status è probabilmente quella di mgtow, ma come ben sapete io sono abbastanza critico nei confronti del fenomeno mgtow perché in genere i vari mgtow hanno con le donne un atteggiamento simile a quello della volpe con l'uva. Non riescono ad ottenerle e quindi dicono "non sei tu che non mi vuoi, sono io che vado per la mia strada". Abbastanza infantile. A mio avviso l'80% degli uomini non può permettersi veramente di definirsi mgtow.
D'altra parte però io di ragazze con un po' di impegno ne potrei trovare, quindi se non mi sbatto a cercarle di fatto sto facendo una scelta e la definizione di mgtow in teoria è calzante.
Per ovviare a questo terribile dilemma amletico penso che la cosa più pratica da fare sia suddividere i mgtow in più categorie: i mgtow per scelta, che potrebbero avere tranquillamente relazioni soddisfacenti con le donne ma preferiscono stare single (però trombano lo stesso, dettaglio fondamentale) e i mgtow per necessità, cioè quelli che possono avere donne, ma ciò che passa il convento non è granché, costa fatica e quindi conviene lasciar perdere.
Penso che questa seconda definizione sia quella che mi rappresenta di più (e riguarda la maggior parte dei mgtow).

Il mio Valore di Mercato

Partiamo da una premessa: nel momento in cui sto scrivendo questo articolo ho 33 anni. A questa età ormai gli uomini, anche i più sfigati, bene o male una donna la trovano. Perché dopo i 30 anni le donne crollano esteticamente, sentono il ticchettio dell'orologio biologico, capiscono che non ci sono uomini di valore abbastanza elevato per tutti e così si rassegnano e si accontentano (almeno alcune, molte preferiscono proprio stare single a vita piuttosto che fidanzarsi con un uomo che non sia di valore top). Insomma, le solite dinamiche di cui abbiamo parlato più volte. E' difficile parlare di incelness dopo i 30 anni, anche per chi è un brutto vero. E io non lo sono.  Dovrei rimediare ad un periodo di trascuratezza ma con un minimo di looksmaxing (fitness e look) sono perlomeno  in fascia 5-5.5, giudizio poi confermato da diversi utenti con cui sono più in confidenza.
Questo è sufficiente a farti trovare una ragazza dopo una certa età ma ovviamente ti mette nella posizione di essere sempre e comunque una seconda scelta.
E qui salta fuori il primo inghippo perché io non voglio essere la seconda scelta di nessuna.

Questo è il centro di tutto il contenuto di questo articolo. Se hai un valore di mercato nella media sei un ripiego e io non voglio fare da ripiego
Non voglio una che viene con me solamente perché il figo di turno non se la prende e la usa solo come sborratoio.
Non voglio passare il resto della mia vita con una che, mentre aspetta che mio figlio esca dall'asilo, cerca su facebook informazioni su quel belloccio conosciuto al mare anni prima o che, mentre io sprofondavo nella più tremenda solitudine, se ne stava in Erasmus a Valencia a farsi trombare da Ramon e a quel tempo non solo non avrebbe condiviso un briciolo della sua felicità con me, ma proprio non mi avrebbe neppure degnato di uno sguardo incrociandomi per strada.


Questi sono gli effetti collaterali della società femminista/progressista: una volta che le donne hanno avuto accesso a uomini di valore elevato non saranno mai capaci di provare rispetto per gli uomini comuni, per i poveri stronzi da 5.5. Si metteranno con loro per praticità, per convenienza, per pressione sociale, ma si sentiranno sempre sminuite, degradate. Si sentiranno come se stessero facendo un favore al loro compagno e si comporteranno di conseguenza, soggiogandolo e dominandolo psicologicamente prima di separarsi da lui e distruggergli completamente la vita.
L'unico modo che l'uomo medio ha per riequilibrare un minimo le cose e sfuggire a tutto ciò è mettersi con una molto più brutta e, scusate, ma anche no.
La mia corrispondente femminile fa una vita da sogno, su tinder in pochi minuti organizza appuntamenti con uomini da 7 e io dovrei andare con una che non mi piace?

Parliamoci chiaro: una relazione che si basi sui compromessi, siano di tipo estetico o caratteriale, non sarà mai una buona relazione.

Però purtroppo per quasi tutti gli uomini è così, sono costretti a scendere a compromessi. I miei coetanei fanno quasi tutti una vita di merda. Molti sono già separati e pagano il mantenimento. Hanno figli che non vedono, oppure stanno con tipe che hanno figli da altri e li mantengono. Le loro compagne rompono i coglioni per ogni cosa. Non sono liberi di muoversi come vogliono, rientrare a che ora vogliono; viceversa sono costretti ad andare in luoghi in cui non vogliono andare, incontrare gente che non vogliono incontrare ecc.
Se hanno difficoltà a trovare lavoro (cosa già di per sè avvilente) la loro compagna rompe i coglioni, magari hanno mutui da pagare.
Insomma, quella che dovrebbe essere una bella esperienza assume tutti i connotati della peggiore schiavitù.

Devo riconoscere che quelli che se la passano meglio fra i trentenni sono gli incel storici (oppure ovviamente quelli di valore elevato). Continuano a non scopare come prima ma ormai se ne sono fatti una ragione. Lavorano e risparmiano soldi che sperperano in hobby e attività inutili per riempire la solitudine ma almeno non soffrono i problemi che hanno quelli fidanzati/conviventi.

Un altro aspetto da considerare è il fatto che io psicologicamente sono distante anni luce dalle mie coetanee. E' inevitabile che sia così dal momento che loro le esperienze se le sono fatte tutte, io invece mi sento come se mi mancasse una parte della vita. Avrei anche voglia di avere una relazione seria, stabile e duratura, ma come conclusione di un percorso di esperienze sessuali e sentimentali che mi avesse reso una persona matura. Cosa che però non c'è stata. E passare alla fase delle responsabilità senza aver sperimentato quella della spensieratezza e dell'esplorazione dei sentimenti è troppo stucchevole per me.
Lo so che alcuni di voi avranno da ridire, che mi obietterete che le esperienze che ho avuto io sono un sogno in confronto a quelle che avete avuto voi, ma io mi sento vuoto e incompleto, totalmente immaturo, che volete che vi dica.
Insomma, guardo ancora i film adolescenziali, l'altra sera ho recensito "Che ne sarà di noi" e nel guardarlo sono crepato dentro. Di che cazzo stiamo parlando?

C'é poi la questione "Scopare".

Per scopare avrei due opzioni free:
  • Illudere le trentenni di volere una relazione e invece chiavarle e sfancularle
  • Puntare alle ventenni

Per quanto riguarda il primo punto, non è roba per me. Lasciando perdere pipponi morali (anche se comunque stai giocando coi sentimenti di una persona, e ti senti sempre un po' una merda) penso che ci si muova in un campo minato.
Le trentenni libere sono mezze psicopatiche, rincoglionite, potenzialmente pericolose. Magari ti denunciano per stupro, magari si fanno ingravidare a tradimento, magari ti sputtanano o danneggiano in altri modi. Magari, magari. Ok, sarà forse troppo paranoico, ma lo vedete pure voi in che epoca ci troviamo. Per una scopata vale la pena?

Le ventenni. Eh, le ventenni. Facevo fatica a rimorchiarle a vent'anni, figuriamoci a 30. Il mondo è cambiato da quando uscivo di casa la sera e ci provavo a nastro usando i metodi pua. Ormai tutto si svolge online e io online, non mi vergogno di dirlo, sono letteralmente invisibile.

Dovrei rimettermi sul mercato, andare per locali, ma è più facile a dirsi che a farsi. La pretenziosità negli ultimi anni è salita in maniera vertiginosa e io sono psicologicamente abbattuto, depresso e purtroppo ormai ho perso tutta la gioia di interagire con le ragazze.

Le ragazze devono essere un qualcosa che si armonizza perfettamente con il resto della tua vita, non una scalata dell'Everest.
Sembra che ste cazzo di donne ti diano chissà cosa. Alla fine è solo una fessura puzzolente, della quale puoi fruire solo facendo fatica e che ti dà un piacere che dura poco. E per ciò devi pure penare.

Almeno fosse piacevole interagire con loro. Stupide, tremendamente frivole. A parte il sesso, tutto il resto, come diceva la famosa canzone, è noia!

Ad un certo punto, io dico, se ne andassero pure affanculo. Piuttosto che stare lì a perdere tempo a parlare di cazzate con tipe che magari neanche mi piacciono tanto e che a fine serata neppure me la danno, me ne sto a casa, mi faccio una sega, e mi guardo un film.

Ho passato i miei anni più belli impegnandomi per coltivare rapporti sani con le donne. Non mi è andata bene, amen, cosa posso farci. Rimane solo da ingerire la pillola rossa, accettare che le cose per la maggior parte degli uomini vanno così e cercare di tirare a campare come si può.
Ormai metà della mia vita se n'è andata, ed è volata in un lampo. La prossima metà se ne andrà ancora più velocemente (ovviamente ammesso che trascorra, magari domani esco di casa e un tir mi investe, tutto può succedere) quindi inutile affannarsi tanto.


La cosa buona è che, perlomeno, non ho problemi di salute o economici. Le uniche due cose peggiori di essere sfigato sono essere malato ed essere povero. Fortunatamente i miei almeno sono benestanti quindi non ho urgenze economiche e bene o male posso sbattermene le palle di lavorare.
Questo ad esempio è un vantaggio non da poco che ho in quanto single, perché se trovassi una ragazza dovrei per forza andare a lavorare e fare il wagecuck, pur non avendone bisogno.
In pratica per trovare una donna dovrei rinunciare ad una delle poche cose della mia vita che vanno bene.
Quando inizi a rassegnarti all'eventualità di non avere una famiglia e di non avere figli, se non altro ti togli il pensiero economico perché il tuo orizzonte temporale coincide con la tua morte e non devi preoccuparti del futuro di nessun altro a parte te stesso.

Ecco il quadretto idilliaco della mia esistenza, questa è l'analisi più onesta che posso fare sulla mia vita. Mi rendo conto che posso apparire come un cinico bastardo calcolatore, immaturo e infantile, ma questo è ciò che la vita mi ha reso ed è inutile girarci intorno.
Questo blog l'ho sempre basato su trasparenza e sincerità, quindi raccontare balle proprio quando entro nel personale non ha senso. No sincerità no party. E ovviamente non prendetemi d'esempio.


P.S. Abbiamo superato il limite dei 200 commenti quindi quelli successivi vengono oscurati. Per vederli dovete scorrere in basso e cliccare sopra "CARICA ALTRO". Potete comunque continuare a commentare normalmente dal momento che nel blog non c'è limite di commenti. Scusate per il disagio ma è una situazione rara (per ora un record :D)

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19/08/19

Film Redpillati: Che ne Sarà di Noi


Che ne Sarà di Noi

L'altra sera ho rivisto un vecchio film che per me ha un significato biografico un po' speciale, dal momento che i suoi protagonisti affrontano il passaggio tra l'adolescenza e il mondo adulto e uscì nelle sale cinematografiche proprio quando io avevo la loro età e stavo per finire l'ultimo anno di liceo.
Si tratta di "Che ne Sarà di Noi" di Giovanni Veronesi, e secondo me è abbastanza interessante dal punto di vista redpill, per cui ve ne volevo parlare.

Il film ruota intorno alle vicende di tre amici liceali diciannovenni: Matteo (Silvio Muccino), Paolo (Giuseppe Sanfelice) e Manuel (Elio Germano).

I tre hanno appena svolto gli esami di maturità e stanno organizzando il loro viaggio post diploma.
Matteo persuade i suoi due amici ad andare in Grecia, nell'isola di Santorini, convincendoli che sarà un viaggio utile per tutti, un viaggio che li porterà ad evolversi spiritualmente. I due amici non sanno però che si tratta solo di un pretesto per celare il vero obiettivo di Matteo, e cioè raggiungere Carmen , la ragazza di cui Matteo si è invaghito, ma che lo vede solo come un piacevole passatempo, essendo lei un po' più grande di lui e interessata a  ragazzi più maturi.

Qui emerge un primo aspetto interessante in chiave redpill: il film infatti mostra un primo gioco di potere tra questa ragazza che ha un valore estremamente elevato, interpretata da Violante Placido, e quello che a conti fatti è il suo zerbino, un ragazzo perdutamente innamorato di lei, che arriva persino al punto di ingannare gli amici e prendere una nave pur di raggiungerla.
Le cose però si complicano ancora di più perché Carmen in Grecia è in compagnia di un ricco playboy trentenne, che a lei piace ma che, a differenza di Matteo, la considera solamente poco più che un oggetto sessuale.
Come voce narrante c'è anche "Cicalina", cioè Valentina (Katy Saunders), un'amica sedicenne di Matteo che, segretamente innamorata di lui, ha deciso di seguirlo nell'isola e di spiarlo a distanza per tutta la durata del viaggio, non riuscendo a trovare il coraggio di esporsi e dichiararsi a lui.

Assistiamo quindi, in perfetto stile redpill, alla classica gerarchia di potere basata non tanto sulla genuinità dei sentimenti quanto sul valore di mercato dei protagonisti.

Durante la traversata i 3 amici conoscono Bea e Monica, due gnocchette molto spigliate e un po' punkabbestia.

Le due accompagnano i ragazzi nell'isola e per una notte trovano loro anche una sistemazione. Tra Bea (Valeria Solarino) e Paolo nasce una specie di flirt e la parte in cui lei manifesta per la prima volta il suo interesse nei confronti dell'impacciatissimo ragazzo è di una crudezza disarmante, soprattutto considerando che il film ha già 15 anni.


Bea: "Allora?"
Paolo: "Allora che?"
Bea: "Allora, che vuoi fare adesso?"
Paolo: "Adesso devo andare a Milano, iscrivermi ad economia, insomma devo studiare"
Bea: "Ma ancora studiare?"
Paolo: "Scusami Bea, ma te che vuoi fare?"
Bea: "Voglio andare in Turchia, rasarmi i capelli a zero e perdermi. Nel mercato dell'argento di Instanbul."
Paolo: "In Turchia?"
Bea: "Sì, in Turchia"
Paolo: "E poi?"
Bea: " Poi voglio scopare. Poi torno a casa. Tanto i capelli mi son ricresciuti, d'argento son piena d'argento, scopare ho scopato. E allora sai che faccio? Trovo un bel ragazzo ricco, che magari si è fatto un culo così per studiare economia. Lo sposo e facciamo 3 bambini"

Praticamente Alpha fux/ Beta bux esplicitato nella maniera più cruda.

Nel frattempo Matteo nell'isola riesce a scovare Carmen, che però non è altrettanto entusiasta dell'incontro. Il dialogo tra i due che si ritrovano è tra il patetico e il grottesco e a poco valgono i tentativi di lui di nascondere goffamente di aver attraversato il Mediterraneo solo per la ragazza.

Il personaggio di Matteo è seduttivamente molto contrastante. Talvolta apparte infantile e pedante, altre volte se ne esce con qualche mossa intelligente, come far ingelosire Carmen con la complicità di Monica.
Ne viene fuori un interessante tira e molla che si conclude quando Matteo e i suoi amici una sera decidono di fare la bravata di entrare in diverse case dell'isola e tuffarsi nelle piscine sbeffeggiando i proprietari. Una delle piscine è proprio quella di Carmen, che dopo il bizzarro incontro decide di trascorrere il resto della nottata con Matteo e fare qualcosa di ancora più folle: tuffarsi da uno strampiombo di diverse decine di metri.
Segue la scena più intensa e coinvolgente del film, in cui Carmen corre fino alla cima del precipizio e si butta, invitando poi Matteo a seguirla. "Buttati amore mio". Attimi di terrore e poi il tuffo nel vuoto per raggiungere la sua biondina e fare l'amore all'alba. Buttati amore mio. MAI NOI.





Sullo sfondo rimane il personaggio di Manuel, che è quello esteticamente più bruttino dei 3 e ovviamente l'unico che nella vacanza non scoperà. Anzi finirà pure per essere corcato di botte, per non farsi mancare neanche una sfiga. Da notare però che Manuel, nella sublime interpretazione di Elio Germano (probabilmente uno dei migliori attori italiani contemporanei), è quello che fra i 3 ha la personalità più forte. Matteo è uno zerbino, Paolo è un timido e un debole mentre Manuel è il ribelle del gruppo. Eppure va a secco, a confermare la marginalità della personalità nel determinare l'attrattività.

Ognuno dei 3 però tornerà cambiato nella propria personalità rispetto alla partenza. Manuel diventerà più maturo e reponsabile, Paolo diventerà più sicuro e coraggioso e troverà il coraggio di ribellarsi ai genitori, mentre Matteo ingerirà la pillola rossa e imparerà una preziosa lezione sui sentimenti: la ragazza che lui ama alla follia e dalla quale non è riuscito a stare lontano, in realtà è molto diversa da come lui l'aveva idealizzata nella sua mente.


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09/08/19

Dimagrire è Difficile? L'Esperienza di Dimagrimento di un Utente

 

Un Utente Racconta la sua Esperienza di Dimagrimento

Buongiorno a tutti, redpillati!
Sono Gabriele, l’autore degli articoli sul testosterone e sull’alcol di qualche mese fa. Questo blog è più che altro incentrato sulle dinamiche sociali dei rapporti uomo-donna, e la maggior parte degli articoli scritti vertono su questo. Tuttavia, una gran parte della redpill riguarda anche il looksmaxing, ovvero il proprio miglioramento fisico, ottenuto con la chirurgia oppure con i metodi più classici come dieta e allenamento. Il Red infatti mi ha detto in un messaggio che voleva dedicare una sezione del blog al miglioramento fisico, scrivendo un paio di articoli, ma poi ha lasciato perdere. Quindi ho pensato che avrei potuto scrivere io qualche articolo a riguardo, descrivendo le strategie che io stesso ho utilizzato per perdere peso; e per dispensare qualche nozioncina medica che secondo me tutti dovrebbero sapere, visto che è sempre del nostro corpo che si parla.

Parlando brevemente della mia esperienza, a dicembre 2017 ho deciso di mettermi a dieta e di allenarmi e da allora avrò perso circa 25 chili, migliorando decisamente al contempo la mia massa muscolare. Per raggiungere questo risultato ho sfruttato le mie limitate conoscenze mediche, che volevo condividere qui sul blog. Su questo però non mi va di essere frainteso: non sono qui per fare il prete che dice cosa è giusto o cosa è sbagliato, e che cosa dovete o non dovete mangiare. Mangiatevi quello che vi pare. Visto che l’internet è un posto piuttosto aggressivo, non voglio che si scatenino flame del tipo “non sei nessuno per dire a me cosa devo mangiare e cosa no!!!11!1!1!!1” in un blog che non è nemmeno il mio. La mia intenzione è quella di condividere le mie considerazioni con persone che magari sono interessate all’argomento e avrebbero bisogno di qualche dritta; se non volete cambiare stile di vita e state bene così, a me va benissimo uguale. Poi non voglio nemmeno passare per un dottore, per un luminare, per un esperto del settore: non lo sono. Non ho né pretendo di avere l’autorevolezza o l’arroganza di dare consigli che “dovete seguire perché io so e voi no.” Questi sono i consigli che darei se un mio amico mi venisse a chiedere aiuto perché vuole dimagrire, niente di più. Detto questo, buona lettura!

In questo articolo pensavo di analizzare tre domande a cui tutti vogliamo dare una risposta se stiamo per metterci a dieta, ovvero:

1.    Dimagrire è difficile?
2.    Dimagrire dipende dalla mia volontà?
3.    Come faccio a dimagrire?

 
Purtroppo volendo essere preciso e completo, scriverò il solito articolo lungo eterno… Sono logorroico, portate pazienza :D


Dimagrire è difficile?

Bè, in realtà no, dimagrire non è una cosa difficile. A meno di soffrire di problemi di salute molto seri, tutti noi lo possiamo fare, perché si tratta semplicemente di ingerire meno calorie di quante ne vengono consumate. Basta mangiare un po’ meno e un po’ meglio, e allo stesso tempo fare un po’ più di attività fisica, e si dimagrisce sicuro. Posso portare il mio esempio: ho iniziato ad abbuffarmi un po’ di meno per il primo mese, poi ho comprato i pesi e per un paio di mesi mi sono allenato in camera mia, un paio di volte a settimana. Dopo un po’ mi sono iscritto in palestra, andando anche lì un paio di volte alla settimana, poi ho lasciato perdere perché era di una noia mortale, e in autunno mi sono iscritto a un corso di arrampicata sportiva, in cui ci si allenava una volta alla settimana. Non ho fatto niente di speciale né di sovrumano, non mi sono costretto a una dieta da monastero né mi sono spaccato di fatica durante allenamenti giornalieri. Niente di tutto questo. Eppure ho perso un sacco di peso lo stesso. Facciamo un esempio numerico: l’uomo tipo ha bisogno di 2000 calorie di energia al giorno. Se siete in una situazione di perfetto equilibrio, basta perdere 100 calorie al giorno (che sono una miseria: equivalgono a un bicchiere di Coca cola o a 30 grammi di pasta) e in un anno perdereste 4-5 chili di puro grasso.
Il concetto che voglio far passare è che dimagrire non è una cosa difficile, che richiede chissà quale “segreto”. Non serve essere in grado di guidare una multinazionale, o di progettare un razzo. Il problema vero, il problema grave, o quantomeno quello che per me è il vero scoglio da superare, è l’immensa pazienza che serve per arrivare all’obbiettivo. Mettiamo che dobbiate perdere sui 10 chili: andando al ritmo di 100 calorie al giorno, significa stare a dieta per due anni, che sono tanti. Il problema è che più il tempo passa più il peso delle rinunce culinarie si fa sentire, perché magari ci si vorrebbe concedere quel pezzo di torta “ma no perché sono a dieta”. E più ci si avvicina all’obbiettivo, più inizia a salire l’ansia che magari ci si bloccherà prima del peso voluto, o che magari anche dopo tanta fatica non sarà un risultato duraturo. Insomma, non è che sarà difficile perché ci sono da fare cose difficili. Però bisogna mettere in conto che saranno necessarie molta pazienza e resistenza, e anche molta costanza per non perdersi per strada, e dopo un tempo più o meno lungo le cose inizieranno a farsi logoranti e snervanti.

Però c’è anche da considerare il lato bello della medaglia: riuscire a dimagrire dà una soddisfazione incredibile. Il guardarsi allo specchio, il riuscire a mettere vestiti dimenticati nell’armadio da anni, persone che non ti vedono da un po’ e sono sorpresi di quanto tu sia dimagrito e stia meglio, sono soddisfazioni e gratificazioni IMMENSE. Sono quei momenti in cui pensi “santa minchia, mi sono scassato e sforzato tanto, sono logorato dall’impegno e dal tempo che ci ho messo ma ne è veramente valsa la pena”. Il fatto è che dimagrire non è una di quelle attività che richiedono poco impegno e danno gratificazione immediata… Non si tratta di mettere a posto la propria stanza e dopo un’ora - o un intero pomeriggio, parlando della mia di stanza - pensare “oh che ben ho fatto un bel lavoro, sono soddisfatto”. Oh, no. Si tratta di penare per mesi e mesi e mesi rinunciando a cibi che si vorrebbero mangiare (magari mentre gli altri te li mangiano davanti) e andando in palestra o in piscina per faticare quando sarebbe molto più bello starsene a casa in panciolle a fare una mazza. Ma una volta raggiunto l’obiettivo, la soddisfazione sarà enorme. Mesi o anni di rinunce ampiamente ripagati. Parlando per me, ne è assolutamente valsa la pena, e lo rifarei altre dieci volte. Quindi, se vi va di mettervi a dieta, fatelo: la vostra vita cambierà decisamente in meglio e la fatica sarà ampiamente ripagata.


Dimagrire dipende dalla mia volontà?

Si può fare questa domanda in un’altra maniera: se qualcuno è grasso, si può dire che è “colpa sua”? Secondo me, no, per entrambe le domande. Perdere peso è una cosa che va ben al di là della nostra volontà, non si tratta di “deciderlo” come si decide che cosa si mangia una sera. Ogni tanto ci penso, guardando le persone ben oltre il peso forma che vedo in giro. Si parla tanto di fat acceptance, di “grasso è bello”, ma c’è qualcuna di queste persone che non vorrebbe essere più magra? Quanti di noi non sarebbero molto più felici e contenti se fossero più magri? Siamo onesti: essere grassi o grassocci è proprio brutto. Significa prima di tutto vergognarsi sempre e comunque del proprio fisico e non sentirsi mai “a posto”, soprattutto quando si frequentano altre persone percepite come “migliori”. Significa sentirsi a disagio se in qualche situazione bisogna stare a torso nudo, oppure significa comprare i vestiti più con lo scopo di nascondere la panza o i fianchi anziché cercare qualcosa che ci piace davvero. Penso che chi ci sia passato capisca di cosa sto parlando… È una schifezza.
Eppure, dato che è tanto facile dimagrire, perché non siamo tutti magri? Chi di noi non vorrebbe un fisico più tonico, più muscoloso, più attraente? D’altronde, penso anche a me stesso durante gli anni dell’adolescenza e prima di mettermi a dieta: ho sempre “voluto” essere più magro, eppure non mi sono mai messo a dieta. Sapevo che sarei stato meglio con me stesso, che avrei potuto rimorchiare di più, che sarebbe stato meglio anche in termini di salute, eppure non l’ho mai fatto. Perché? Tra l’altro, nel “momento” in cui ho deciso di mettermi a dieta, non è successo nulla di speciale: nessuna epifania, nessuna analisi del sangue portatrice di disgrazie, niente di niente: stavo semplicemente passeggiando per Trieste e uno dei tanti pensieri qualunque che affollano la mente è stato: “bon, da oggi in poi mangerò di meno” e così è successo. Non è stata una decisione. Non è che io abbia “voluto” mettermi a dieta: mi è scattato qualcosa dentro che prima non avevo, ho avuto DAVVERO voglia di cambiare e mi sono comportato di conseguenza adattandomi ai nuovi pensieri che avevo in testa.


Il fatto è che, secondo me, dimagrire è una cosa molto più profonda del semplice mangiare di meno. Significa cambiare abitudini, stile di vita, anche il comportamento che abbiamo verso noi stessi e verso il nostro corpo, e queste sono cose che vanno ben al di là del semplice “lo voglio, quindi lo faccio”. È una cosa che ha implicazioni molto profonde a livello della nostra personalità e della percezione che abbiamo di noi stessi. D’altronde, io stesso mi sono trasformato psicologicamente in questi mesi di dieta: se prima non mi ponevo nessun limite nel mangiare e ingurgitavo quantità di cibo assurde, adesso per il mio peso e altezza (92kg per 1,95 cm) mangio davvero poco: a pranzo solo un primo e nemmeno tanto abbondante. Allo stesso modo, prima ero di una pigrizia stratosferica: ho passato interi anni a non fare nessuno sport, di nessun tipo, mentre adesso ne pratico diversi e penso di praticarne altrettanti nei prossimi tempi. Sono passato dall’essere la classica pappamolla-mezzasega con il fiatone dopo due piani di scale, ad essere un tipo ben più sportivo della media, e questo alla fine non sento di averlo deciso io, ma ho spontaneamente sviluppato sempre più interesse e curiosità verso gli sport e ho agito di conseguenza.
A questo proposito, c’è un’altra considerazione da fare: io sono convinto che ognuno di noi abbia la propria “droga personale”, ovvero quel piacere immediato e a buon mercato a cui non riusciremo mai a rinunciare del tutto e che sfruttiamo per stare un po’ meglio se le cose non vanno granché. C’è chi ha bisogno di fumare per rilassarsi, chi magari per distrarsi dalle situazioni esce a bere, chi invece ha a tutti i costi bisogno di compagnia. Ognuno è diverso in questo. Io semplicemente ho un dannato bisogno di mangiare. Se sto male per qualcosa, se sono triste, mangiare mi fa stare immediatamente meglio. Non ho mai bevuto né fumato, ma ci sono dei periodi in cui, anche se sono a dieta, non riesco a resistere a cibi che avrei rifiutato magari una settimana prima. Diciamo che ognuno di noi ha bisogno di quello “sfogo” e per molte persone questo sfogo è il cibo ed è del tutto involontario.
Per riassumere, sono convinto che cibo, psicologia ed emotività siano profondamente legate, in maniera tanto forte che la nostra volontà di superficie è assolutamente irrilevante. È come voler smettere di fumare: per cambiare certe abitudini così radicate, magari da decenni, ci deve essere una profonda trasformazione emotiva, a un salto evolutivo della persona che abbandona una vecchia concezione di se stessa per adottarne una completamente nuova, anche molto inaspettata. Può anche significare superare certi blocchi emotivi che magari ci si trascina dietro da molto tempo, anche dall’adolescenza. Significa anche cambiare drasticamente opinione di se stessi: prima per me il mio corpo era una cosa inutile, che cercavo di nascondere il più possibile perché non mi piaceva affatto. Invece adesso è diventato uno strumento da curare e da trattare con i guanti perché so che può darmi molte soddisfazioni in sport che mi piacciono, come ad esempio l’alpinismo o il pugilato.
Quindi se volete dimagrire ma non vi sentite ancora pronti, oppure sentite di non avere veramente voglia ma ve lo dite lo stesso perché “dovete” farlo, vi direi di occuparvi delle vostre questioni emotive irrisolte, che magari sono lì bloccate da anni. Sia perché è una cosa che fa bene a prescindere e fa evolvere e maturare emotivamente, sia perché vi può sbloccare dal punto di vista fisico e della dieta, dandovi i risultati che aspettate da tempo.




Come faccio a dimagrire?

Questa è la domanda più succosa, e quella su cui c’è da approfondire di più. Cosa significa “dimagrire”? Perdere peso? No, alla fine a pochi piacciono gli uomini o le donne pelle e ossa. Semplicemente, penso che per la maggior parte di noi “voler dimagrire” si traduca in “voglio avere un fisico più attraente”. E un “fisico attraente” spesso equivale a un fisico in buona salute, perché biologicamente siamo attratti da ciò che ci ricorda qualcosa di salutare, che indica buoni geni sottostanti. Questa è una cosa già trattata nel blog, ad esempio, gli addominali in vista sono attraenti (negli uomini) perché equivalgono a un fisico in buona salute dal punto di vista del sistema immunitario e del testosterone.
Questa premessa serve per sottolineare come ci siano due modi di dimagrire, uno giusto, e uno sbagliato. Partiamo da quello sbagliato: smettere di mangiare, o mangiare molto meno del necessario. Non ha nessun senso per due motivi. Primo, il vostro corpo inizierà a farvi venire sempre più fame fino al momento in cui vi dovrete arrendere e mangerete quanto non avete mangiato e anche di più, in una specie di spirale di digiuno-abbuffate che vi farà essere più grassi di prima. Secondo, il mangiare poco porta a una perdita muscolare, non di grasso, perché il corpo preferisce sacrificare la muscolatura piuttosto che il grasso. In passato, quando la presenza di cibo poteva mancare per via di carestie o quant’altro, il corpo doveva resistere il più a lungo possibile senza cibo quindi teneva il grasso come riserva e sacrificava la muscolatura perché consuma molto anche nei momenti di riposo. Quindi, se pensate di poter perdere peso così, non ha molto senso perché il vostro corpo sarà meno sano e più sofferente di prima, e quindi meno attraente di conseguenza. A non mangiare ci si fa solamente del male da soli.

Qual è invece il modo giusto per dimagrire? Si tratta di fare attività fisica anaerobica (pesi e macchine, principalmente) in modo che la muscolatura - o la cosiddetta massa magra - aumenti, e quindi di conseguenza aumenti anche il metabolismo basale del nostro corpo, che sono le calorie consumate dal corpo semplicemente per mantenersi. In questo modo il corpo diventerà più sano per via della maggiore attività fisica e dell’incremento muscolare, e quindi più attraente. A questo va aggiunta ovviamente una dieta dimagrante per diminuire le calorie ingerite e per cambiare le abitudini sbagliate riguardo al cibo, e dell’attività aerobica tipo la corsa o il nuoto, non tanto per dimagrire ma per migliorare l’efficienza del sistema cardiocircolatorio e rendere più efficace l’allenamento di tipo anaerobico.
A parte tutti i discorsi pratici sulle varie tecniche (che dieta seguire, come allenarsi, che esercizi fare, eccetera) ci sono altri due argomenti di cui volevo discutere sul come dimagrire, ovvero la soddisfazione e la gradualità. Li vedo spesso sottovalutati, se non assenti, quando si parla di dimagrimento o di allenamento.
La prima cosa, che io reputo in assoluto la più importante base per l’eventuale successo o fallimento del dimagrimento, è la soddisfazione. Per quanto tempo si può resistere e dimagrire, con una dieta che non soddisfa? Molto poco, a mio parere, forse qualche mese, e dopo si tornerà a mangiare tanto quanto prima. Alla fine il cibo non è un semplice introdurre calorie nel nostro corpo, ma è una cosa fortemente emotiva, che dà piacere, che dà soddisfazione, che fa stare meglio, che ci rende felici. Si mangia molto più spesso per piacere, per voglia di mangiare quel particolare cibo, che perché abbiamo effettivamente fame. Va da sé che rinunciare a una cosa così importante per noi, è difficile. Ridurre la dieta a mangiare fagioli in umido e insalata e pasta in bianco, non può essere soddisfacente, e non vedo come possa durare a lungo, a meno di non avere una volontà di acciaio. Per questo trovo che la cosa migliore sia intervenire sulla quantità, piuttosto che sul cosa si mangia: ad esempio, c’è un particolare cibo a cui non si vuole rinunciare? Basta non rinunciarci, ma mangiarne di meno e magari mangiarlo dopo un allenamento, così il metabolismo aumentato lo brucerà più in fretta. Si tratta di vedere a quali alimenti si può rinunciare senza molti problemi e tagliare quelli, mentre invece gli alimenti “prediletti” non vanno tolti ma limitati, se molto calorici. Lo stesso discorso vale per l’allenamento: trovo inutile fissarsi su uno sport che non piace e praticarlo perché “so che fa dimagrire”, perché dopo un po’ lo si manderà al diavolo e passerà la voglia di fare anche altri sport.

 Se invece uno sport piace e dà soddisfazione, anche se si sarà stanchi si avrà voglia dopo qualche giorno di allenarsi di nuovo. Per farla breve, una dieta e degli sport soddisfacenti e gratificanti, si faranno con molta meno fatica e dopo qualche tempo diventeranno un’abitudine, anziché una continua imposizione verso cui prima o poi si svilupperà un rigetto.
La seconda cosa importante invece è la gradualità, che non significa semplicemente allenarsi un po’ di più la volta successiva. Il fatto è che dieta e allenamento sono abitudini estremamente radicate che hanno bisogno di molto tempo, anche per cambiare di poco, e quindi ci vuole molta pazienza e soprattutto il non voler fare le cose di fretta. Vi faccio il mio esempio: adesso a meno di periodi particolari, mangio poco e soprattutto mangio per fame, ma non ho raggiunto queste abitudini all’istante, ci ho messo mesi e mesi. Prima ho tagliato le mega abbuffate, poi ho cercato di mangiare i carboidrati a pranzo e non a cena, poi ho tagliato i succhi di frutta, poi le cazzatelle comprate al supermercato, poi ho cercato di mangiare più per fame che per voglia di mangiare. Stessa cosa per lo sport. Ho iniziato con lo stretching e con i pesi, e per qualche mese ho fatto solo quello. Poi ho iniziato ad andare in piscina, ogni tanto, poi ho iniziato arrampicata sportiva una volta alla settimana. Dopo più di un anno ho iniziato ad andare a correre. Tutto in un lasso di tempo molto prolungato. Se avessi iniziato a fare tutto subito quando ancora il mio grado di allenamento era nullo, avrei lasciato perdere all’istante. Il mio consiglio è quello di fare le cose gradualmente e soprattutto con naturalezza: se ce la si sente di tagliare su qualche cibo, lo si fa, altrimenti no. Se ce la si sente di allenarsi, lo si fa, altrimenti se ci si sente stanchi o non ancora all’altezza di quella prestazione fisica, no. Abitudini così potenti si possono cambiare, ma appunto servono la soddisfazione e la gratificazione per essere convinti che ne valga la pena di cambiarla, e serve anche la gradualità perché sia il cervello che il fisico devono avere il tempo di adattarsi a nuovi equilibri decisamente molto diversi da quelli di prima.

Se avete qualche domanda, fatemela pure e cercherò di rispondervi ^^
Buona giornata!
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06/08/19

Incel e Redpillato NON sono Sinonimi

 

Incel e Redpillato: il Significato


A scrivere questo articolo mi sento un po' come un insegnante di sostegno per bambini con difficoltà, ma che ci posso fare.
Sono ormai anni che ripetiamo sempre gli stessi concetti relativi alla redpill e al mondo incel, temi che ormai hanno persino avuto rilevanza mediatica internazionale, ma devo mio malgrado constatare come molti non abbiano ancora chiara la differenza tra i termini base.
Diciamolo e spieghiamolo quindi di nuovo una volta per tutte: Incel e Redpillato non sono sinonimi.
Noto che molti continuano ad usare questi termini a sproposito, risultando invero piuttosto ridicoli, e sicuramente fastidiosi, soprattutto quando il loro utilizzo viene fatto in post che vorrebbero essere critici nei confronti della tematica incel.
Come si può pretendere di avere autorevolezza in una discussione quando non si capisce neppure il significato dei termini che si usano?

Facciamo un po' di chiarezza:

Incel

E' un uomo involontariamente celibe o, per dirlo in maniera più terra terra, uno sfigato. Essere incel è una condizione che una persona subisce suo malgrado a causa della sua scarsa attrattività, che è determinata da fattori spesso difficilmente modificabili.
Non si sceglie di essere incel, non è un'ideologia o una subcultura come molti cercano di farla passare.

Vedi: Essere Incel non è un'ideologia o una subcultura

Questo è importante sottolinearlo perché si cerca continuamente di passare il messaggio che uno scelga di essere sfigato, come se ci fosse qualche vantaggio in tutto ciò. In giro per il web ho visto pure una "Guida per Incel Pentiti", che già il titolo è uno stupro alla lingua. Che cavolo vuol dire incel pentito? Mi pento di essere basso e pelato e di fare schifo alle donne? "Oh cavolo, grazie di avermi fatto capire che essere un cesso non è la soluzione ai miei problemi, ora sono pentito e da domani scelgo di essere attraente". Deliri allo stato puro.

Possiamo fare una concessione e dire al limite che un incel è uno sfigato consapevole di esserlo, mentre molti sfigati continuano per vergogna a negare agli altri e persino a se stessi la propria condizione. Questo però a mio avviso è moralmente un punto a favore degli incel, che almeno hanno la maturità di riconoscere i propri limiti, a differenza di molti cessi sfigati che vanno in giro per il web a prendere le distanze dal mondo incel ergendosi a superiori ma risultando solamente patetici.

Redpillato

E' un uomo onestamente intellettuale che cerca di guardare la realtà per quella che è e non per come gliela vogliono proporre, e ha il coraggio di accettare anche scomode verità.
Quali linee di pensiero caratterizzano una persona come "redpillato"?
In verità è un argomento dibattuto. Io posso provare a dire la mia opinione. Secondo me un redpillato, per essere tale deve essere a conoscenza delle nozioni base di psicologia evoluzionistica e comprendere che gli esseri umani prima di tutto sono animali, i cui comportamenti sono stati plasmati da millenni di evoluzione. Un redpillato deve essere in grado di comprendere che l'evoluzione ha tracciato profonde differenze tra uomini e donne, che si manifestano chiaramente nei loro comportamenti sessuali.
Per me se uno capisce il concetto di ipergamia , di valore di mercato e di conseguenza di potere sessuale, si può già benissimo definire redpillato.

Dalle due definizioni appena date appare chiaro perché gli Incel e i Redpillati non sono la stessa cosa.
Molti incel non sono per nulla redpillati (vedi l'esempio sopra dei vari sfigati stupidi che pensano che disprezzare gli incel sia una strategia valida per distrarre gli altri dal fatto che sono sfigati) e molti redpillati non sono incel, anzi talvolta hanno abbondanza di donne.

Questo blog tratta anche l'argomento incel ma non è un blog incel, è un blog redpill. E' sicuramente seguito da molti incel, ma fra i lettori ci sono anche bellocci pieni di donne, uomini sposati, donne, o molti altri ragazzi che stanno nel mezzo e hanno avuto le loro esperienze pur incontrando le classiche difficoltà di chi non ha un valore di mercato top. Io ad esempio appartengo a questo ultimo gruppo. Primo bacio a sedici anni, prima trombata a 17, prima storiella a 19. Ho avuto le mie esperienze però ho preso una caterva di pali e la vita con le donne non è mai stata facile per me. Non sono incel eppure sono redpillato.

Spesso i redpillati vengono etichettati come incel anche se non lo sono. I loro detrattori pensano di riuscire in questo modo a sminuire i concetti redpill ma è un giochetto che francamente ha stancato. Le discussioni si vincono con le argomentazioni e non cercando di alterare la realtà.



Questa subdola strategia, che fa leva sul senso di vergogna, ha poi avuto come conseguenza il fatto che molti sono di fatto redpillati, ma hanno paura di esporsi per essere etichettati come incel.
 
Ma in conclusione, al di là di fraintendimenti terminologici, una cosa è certa: essere incel oppure no non cambia nulla ai fini della bontà dei concetti redpill.
Un concetto valido è tale indipendentemente dalla bocca di chi lo pronuncia e non saranno certo questi viscidi tentativi di censura ad ostacolare la diffusione della redpill.














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29/07/19

Perché i Giovani Uomini non hanno più Voglia di Lavorare


"Non ho Voglia di Lavorare"

Caro Redpillatore (scusami ma non conosco il tuo vero nome), ti scrivo di nuovo, ma questa volta per chiederti se puoi inviarmi l'articolo che hai scritto qualche settimana fa in cui parlavi della storia usando un personaggio immaginario chiamato Giuseppino . Vorrei inviarlo ai miei amici e condividerlo perché sono sicuro che interesserebbe a molti. Beh, ti posso dire che siamo in molti a rispecchiarci in quel personaggio. Io stesso ad esempio, sono figlio di dentisti , i miei genitori hanno delle cliniche e buoni introiti, ma non mi sono mai sentito motivato a diventare anch'io un dottore di successo.
 Probabilmente , anzi , sicuramente ha influito anche il fatto che non ho mai scopato in Italia, quindi ad un certo punto ho deciso che la mia vita dovesse prendere un'altra direzione, quella di non voler fare sacrifici per avere uno status sociale, guadagnare ancora più soldi e forse sperare di scopare. Certo non sono un modello, ma nemmeno tante mie coetanee nella media lo erano, però loro al contrario mio erano altamente pretenziose e presuntuose, mentre io mi sarei accontentato anche di una ragazza della mia bellezza pur di fare la mia sborrata quotidiana. Io sono alto ,175, corporatura magro tonico, viso abbastanza regolare , ma questo non è mai bastato per farmi scopare , poi a questo si è aggiunto il fatto che sono stato sempre una persona un po' riservata e leggermente introversa; oggi all'età di 36 anni, posso dire di essere ancora convinto di aver fatto la scelta giusta, cioè quella di non aver voluto intraprendere le orme dei miei genitori , portare avanti una piccola azienda con dipendenti, laurearmi, studiare duramente, fare sacrifici e guadagnare ancora più soldi; ho preferito scegliere la via più facile, quella di vivere con l'affitto di due appartamenti di proprietà dei miei genitori e di passare il tempo a fare le cose che mi piacciono PER ME STESSO.  E poi l'idea di dover fare sacrifici e guadagnare soldi, anche tanti, per poi doverli magari dare ad una donna che avrebbe approfittato di me e del fatto che avevo bisogno di  scopare, mi dava troppo fastidio. 
Ad un certo punto ho iniziato a ragionare in questo modo: se le donne non mi hanno mai dato niente, né la dose di figa che spettava da giovane, le esperienze sessuali, il presunto affetto o infatuazione ecc ecc.. perché dovrei dare qualcosa in cambio a questa società che discrimina la sessualità del maschio e mette le donne sul piedistallo.  Io non voglio dare niente a questa società. Sono sicuro che se fossi nato 80 anni fa, probabilmente avrei avuto più esperienze sessuali , magari quando c'era il patriarcato e anche la prostituzione in Italia era legale. Ne sono sicuro, perché ho scoperto che anche mio padre da giovane ha avuto diverse donne e fidanzamenti, scopava più di me, e ti posso assicurare che non è di certo un bell'uomo. Io comunque, anche non essendo soddisfatto di questa società è di come è collocato il maschio all'interno dal punto di vista sessuale e dei rapporti con la donna, posso dire di prendermi le mie piccole soddisfazioni, vado spesso a prostitute, anche tanti miei amici lo fanno, e l'unico modo per scopare in Italia se non si hanno BMS (BEAUTY, MONEY E STATUS). Spero che un giorno venga decriminalizzato il sex work,  noi uomini meritiamo una società dove possiamo liberamente andare a prostitute e pagarle il giusto, magari anche poco, senza che le donne abbiamo tutto questo potere sessuale e valore biologico, sono sicuro che un giorno accadrà, mi piace pensare ad una società come quella descritta da Huxley nel romanzo "Il nuovo mondo", ad un punto del capitolo afferma: "La vita si svolge infatti in una routine di lavoro leggero e privo di difficoltà, seguito da notti di vita sociale e sessuale sfrenata. Nessuno ha mai fatto esperienza di desiderio insoddisfatto, di bisogno, di frustrazione, di malinconia o anche solo di malattia. Tutto ciò che costa fatica, infatti, non vale neppure la pena di essere inseguito: per esempio, la donna desiderata (nel raro caso in cui non si conceda immediatamente) può essere sostituita da dozzine d’altre.  La scienza farmacologica ha fatto tali passi da gigante che a tutti è garantita giovinezza e bellezza fisica fino alla morte..."
E' tutto, spero di continuare a leggere altri tuoi articoli interessanti in futuro.
un abbraccio 

-lettera firmata-

Il Redpillatore Risponde: 

Ciao, la storia di Giuseppino a cui fai riferimento si trova in questo articolo.
Devo ribadire però che non si tratta di un personaggio immaginario, ma di un utente reale del blog che ha adottato una filosofia di vita a mio parere molto valida.

Detto questo, ti ringrazio per avermi raccontato la tua storia, che ti assicuro è molto più comune di quanto tu creda.
La mancanza di voglia di lavorare che hanno le nuove generazioni è un tema sempre molto di attualità, ma penso che i media e le istituzioni continuino ad affrontarlo dal punto di vista sbagliato, rifiutandosi di cogliere la vera essenza del problema.
Tutti continuano a fare analisi tecniche e giuridiche sul mercato del lavoro in Italia, cercando di capire come si sia inceppato il meccanismo e come si possano ricomporre i pezzi del sistema, ma si dimenticano che i lavoratori non sono parti meccaniche, non sono numeri, ma sono persone, e come tali hanno bisogni, desideri, ambizioni.

Quando io dico che c'è una massa di potenziali lavoratori rappresentati dai giovani uomini che non ha più stimoli a lavorare semplicemente perché non ha accesso al sesso e si vede negata la possibilità di farsi una famiglia a causa del libertinismo dilagante, vengo preso come un pazzo delirante.
Ma io non cambio idea, e leggo e ascolto sempre più racconti come il tuo che rafforzano la mia convinzione. Molti giovani uomini magari in pubblico non lo vogliono ammettere - e del resto in zone come la provincia padana ad esempio c'è un culto del lavoro così esasperato che si fa più bella figura a definirsi coprofagi che a dire che non si ha voglia di lavorare- e preferiscono dire che "non trovano", ma la verità è che quando hai un tetto sopra la testa, cibo in pancia e una connessione internet le motivazioni per sbatterti prima a cercare un lavoro e poi a faticare sono pari a zero, specialmente se sei un po' depresso perché non hai una vita sessuale-sentimentale e sai perfettamente che la situazione non si risolverà prendendo semplicemente uno stipendio.


Queste problematiche, d'altro canto, non toccano le donne.
La donna è fortemente motivata a realizzarsi professionalmente. Da una parte ha un forte complesso di inferiorità nei confronti dell'uomo da superare, dall'altra ha intorno a sè una società che continua a ripeterle che "lei vale" e la stimola a dare sempre di più.

Ha la convinzione (errata) che facendo carriera aumenterà la propria attrattività e potrà ambire a uomini di valore di mercato più elevato, soddisfando così la sua ipergamia. E per finire, avendo ovviamente una vita sessuale da godersi, le fa molto comodo uno stipendio per andare a vivere da sola.

Vedi: Quanto Costa Andare a Vivere da Soli?

La donna d'altra parte, si scontra con altri problemi: dedicandosi a carriera e libertinismo spesso si ritrova a oltre 30 anni frustrata perché non è riuscita a farsi una famiglia e va in depressione.
Nel Regno Unito negli ultimi 10 anni c'è stata un'impennata di donne 40enni che congelano i propri ovuli, quasi sempre tipe che per dedicarsi alla carriera si dimenticano del proprio orologio biologico e ad un certo punto si ritrovano fuori tempo massimo.


Questa è la bellezza della società progressista. Hanno voluto l'emancipazione della donna, la libertà sessuale e tutto il resto? Ecco i risultati: generazioni di uomini che non vogliono lavorare perché depressi e di donne depresse perché vogliono lavorare.

Mi dispiace solo per quegli uomini che purtroppo non hanno un'agiatezza economica famigliare alle spalle e sono costretti a lavorare per mantenersi.
Magari devono passare per quel cancro che è la selezione del personale (risorse umane), spesso in mano a qualche femminista esaltata che ti nega il lavoro anche solo perché ha visto su fb che hai like alla pagina di Salvini, magari si ritrovano condividere l'ambiente lavorativo o peggio a prendere ordini da donne, e la loro situazione depressiva peggiora ancora di più. Questa sì che si può chiamare violenza.

Ciao, e grazie di seguirmi! 
 
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