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22/12/18

La Parola ai Lettori: Essere Soli a Capodanno



Caro Redpillatore,

Natale e Capodanno per una persona sola sono fonte di tristezza, non è un caso che durante le feste aumentino i suicidi.
Una parentesi: ricordo a chi avesse questa idea che il suicidio è la peggiore scelta che una persona possa fare. Lo capisco solo per i malati terminali che sono comunque destinati a morire lostesso tra atroci sofferenze che gli dà la malattia, quindi, solo in quel caso, tanto vale andare in Svizzera e morire in maniera indolore.
Per un incel sano, il suicidio significherebbe darla vinta alla Natura che così avrebbe ottenuto due vantaggi in un colpo solo: la sicurezza che non vi riproduciate e nello stesso tempo non consumiate più risorse della terra. Le fighe non verseranno una sola lacrima per voi ma farete piangere le uniche, poche, persone che vi vogliono bene (genitori, ecc). Quindi è una cosa da NON fare.
Ci sono tante cose che un incel può fare anche senza amore e sesso. Ho preso il nome di "Henri de Toluose Lautrec" proprio per la sua frase "siamo brutti ma la vita è bella".

In ogni caso torniamo al motivo per cui sto scrivendo. L'articolo sui pranzi natalizi con i parenti ha toccato per me un tasto dolente. Vorrei rilanciare allora con un altro problema che puntualmente si ripete per gli Incel.... infatti dai primi di dicembre ogni persona sotto i 30 anni si sentirà ripetere:
"COSA FAI A CAPODANNO?"
E per l'incel il problema è dover trovare qualche festa a cui aggregarsi. Perché per motivi sociali DEVI fare qualcosa. Poi fino al 30 gennaio la domanda diventerà "cosa hai fatto a capodanno". Se rispondi "nulla" il tuo social proof (STATUS) diminuirà ancora.

Non è facile per gli incel trovare una festa: in genere a queste feste tra amici le fighe sono desiderate, le coppie sono accettate ma i maschi soli non li vogliono assolutamente vista l'altissima RATIO M/F che gli organizzatori cercavano disperatamente di abbassare. Quindi, per noi che eravamo un gruppo di maschi sfigati incel, era difficile trovare una festa, il più delle volte finivamo sparpagliati in feste in cui ci dicevano "ok, al massimo però tu ed un altro, quattro maschi sono troppi".
Sarei potuto rimanere a casa a dormire e fottermene ma avrei dato una delusione ai miei genitori, specialmente mia madre, che si preoccupava che non avessi vita sociale e soprattutto ragazze.

Io capodanni ne ho fatti qualcuno in feste medio grandi organizzate da amici di amici (erano tipo rave party in capannoni), feste in discoteca e imbarazzanti cene tra amici tutti accoppiati. Ovviamente sono sempre tornato a casa con le vescicole seminali piene e senza aver conosciuto nessuna nuova ragazza. Qualche volta addirittura sono stato perculato da fighe che, vista la mia bruttezza, fingevano di venirmi dietro per deridermi (giuro, è successo).
Io andavo a queste feste per dovere sociale. Sapevo che non mi sarei divertito, e quando ero lì contavo i minuti che mancavano ad un orario decente al quale avrei potuto andarmene senza apparire troppo sfigato.
Vivevo queste feste "in apnea".

Avete presente quando siete sott'acqua che vi manca l'aria e non vedete l'ora di riemergere, inoltre, sott'acqua i sensi sono ovattati, quello che vi interessa è solo uscirne.
E così io. Vivevo la situazione con distacco, pensando ai fatti miei, come quando a scuola non ti importa nulla del prof che spiega e aspetti solo che finisca.
Nei casi più fortunati mi mettevo a ballare e cioè soltanto quando la musica era techno o trance e a tutto volume e come luci c'erano soltanto la strobo meglio se anche la macchina del fumo. In quelle condizioni mi mettevo a ballare perché la strobo faceva sì che mi si vedesse "a fotogrammi" e non si vedesse quanto fossi ridicolo a muovermi; la macchina del fumo poi diminuiva ulteriormente la visibilità.
Ma c'è un capodanno che non dimenticherò mai. No, non  è un capodanno in cui ho rimorchiato. Quello non è successo.

Era un capodanno in cui ero già maggiorenne e patentato. Sarà stato un capodanno tra il 1998 e il 2002 (ma non il 2000, l'avrei ricordato).
Tutti i miei amici incel trovarono, separatamente e all'ultimo momento, una festa a cui andare e me la misero in quel posto. Rimasi senza festa dove andare; ma non volevo deludere i miei genitori (in particolare mia madre).

Allora verso le 22.30, vestito a festa (non in giacca e cravatta ma con una bella camicia e bei pantaloni, barba e capelli fatti) uscii in auto. Gironzolai un po' per la città come uno scemo, poi mi misi in un parcheggio vuoto ad ascoltare il megamix di Molella, a motore acceso, per non scaricare la batteria e per poter tenere il riscaldamento.
Verso le 3.30 me ne tornai a casa e andai a dormire.
A tutti raccontai di essere stato a una fantomatica festa di amici di amici in un casolare fuori città.
Nonostante abbia mentito a tutti gli altri, e' stato il capodanno più sincero con me stesso che abbia passato.

Henri de Toulouse-Lautrec

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21/12/18

La Parola ai Lettori: Un Fantasma Troppo Gentile


Salve Red,
Seguo il tuo blog da circa un anno e dopo aver letto gli articoli che trattano di esperienze personali, trovando molti punti di contatto con la mia esperienza di vita (in particolare nella serie "crudezze liceali"), ho deciso anche io di raccontarmi. Ci tengo a dire che a differenza di molti la mia storia ha un lieto fine, ma voglio ricordare che il mio problema è sempre stato soprattutto psicologico, in quanto ho una struttura facciale decente e una buona statura.
Mi scuso con i lettori già da ora se sarò lungo e un po' prolisso;

Mi chiamo Giovanni, ho 32 anni e un lavoro che mi fa vivere tranquillo. Vivo in un piccolissimo  paesino di montagna vicino a un centro di media grandezza nel nord Italia. Non sono mai stato eccessivamente brutto, ma alcune caratteristiche fisiche/psicologiche sono comunque state la ricetta per il disastro assoluto, almeno fino a un certo punto. Sono alto (1.90) ma con una struttura ossea molto esile (mia madre ha i polsi più grandi dei miei e in vita mia non ho mai visto un uomo che li avesse della mia stessa grandezza) e di conseguenza un fisico abbastanza ridicolo.

 In più ho avuto sempre la tendenza a ingrassare, quindi ti lascio immaginare che povertà di caratteristiche maschili il mio corpo avesse. La mia faccia è però decente, nonostante un nasone con pori dilatati posso dire di essere sul 6-6,5. Il problema più grande: essere sempre stato timido, remissivo, pauroso, buono e rispettoso degli altri/e. Ho fatto le scuole elementari e medie nel mio paesino con i miei buoni amici e, a parte qualche screzio, mai nessun problema. Ma già in quel momento covava in me la red pill: in classe, in prima fila, eravamo in quattro, due femmine e due maschi. Ovviamente le femmine passavano il tempo a fare chiasso, ma la "maestra" sosteneva fossimo noi maschi, quindi ci separò; in una fila di quattro banchi, a sinistra io, a destra il mio amico, e le femmine al centro (a fare chiasso). Non riuscivo a capacitarmi del fatto che noi maschi fossimo puniti "in quanto maschi", costretti a scontare le pene per qualcosa fatto da altri. Era come se le marachelle fatte dalle femmine fossero invisibili agli occhi DELLE docenti, mentre a noi maschi non era nemmeno concesso fiatare.

C'era una bambina più grande di me di un anno con la quale abitualmente battibeccavo, lei sosteneva l'assoluta "superiorità delle femmine" e diceva che quando sarebbe diventata grande le femmine avrebbero avuto il mondo in pugno (una profezia incontestabile, se guardiamo come va il mondo oggi), io cercavo di controbattere come potevo. Un giorno lei e una sua amica letteralmente mi tesero un agguato. Da dietro una porta mi fecero lo sgambetto, io caddi a terra e subito fui violentemente preso a calci dalle due, riportando la rottura del frenulo del labbro superiore e tante ammaccature. Il giorno dopo, a mia madre che venne a scuola a chiedere spiegazioni, fu detto che "erano mesi che tormentavo le  bambine e loro avevano solo cercato di difendersi". A distanza di tanti anni ancora considero quell'episodio ciò che mi ha iniziato ad aprirmi gli occhi nei confronti delle donne. I veri guai iniziarono al liceo. Io non ci volevo andare, ma mia madre mi iscrisse a forza perché voleva vantarsi di avere un figlio al liceo.

Risultati: raffiche di 3 e altre insufficienze assortite, ma  nonostante questo, per non so quale miracolo non fui mai bocciato. Il rapporto con i compagni/e è sempre stato altrettanto disastroso; a parte due persone fantastiche che ogni tanto sento ancora oggi, sono sempre stato preso di mira dai maschi con scherzi, bullismo, umiliazioni. Una volta uno di questi bulletti (più basso di me e grasso, ma forte e dominante), durante l'assemblea di istituto, mi prese per l'avambraccio e urlò agli altri "guardate quanto è piccolo il polso di questo ritardato" e tutti a ridere. Sul lato rapporti con le ragazze, proprio zero. Per  la popolazione femminile della scuola semplicemente non esistevo. Ho passato tantissimo tempo a chiedermi come mai non venissi mai calcolato o preso sul serio da nessuno/a nonostante fossi sempre buono e gentile. Una cosa mi rimase impressa delle ragazze in quel periodo; lo sguardo. Quando quelle poche volte parlavano con me, il loro sguardo sembrava quasi volermi schernire, prendermi in giro. Quando invece parlavano con/dei bellocci/bulli della scuola, avevano uno sguardo estasiato, sognante, ipnotizzato, gli occhi a cuoricino, come si suol dire.

Vedere certi animali quadrupedi, maleducati e ignoranti, avere successo con tutte le ragazze del mio istituto era un'umiliazione continua. Io comunque ci mettevo del mio; ero troppo timido anche solo per iniziare una conversazione. Notai una cosa; a differenza dei bellocci, io venivo chiamato sempre per cognome, quasi a voler mantenere le distanze. Tra gli episodi che ricordo con più amarezza: il gruppetto delle ragazze della mia classe aveva lasciato su un banco un foglio dove scrivevano le varie valutazioni che assegnavano ai maschi della classe.

Vedere il mio nome associato a bellezza 4 e intelligenza -10 fu una delle sensazioni più brutte che io ricordi di aver mai provato. Osservavo gli altri maschi e restavo basito; per loro era normale ciò che per me era assurdo, incomprensibile, lontano anni luce: parlavano, si abbracciavano, si baciavano e uscivano con le ragazze. Le uniche volte in cui le ragazze invece si rivolgevano a me era solo perché volevano in prestito qualcosa (io ovviamente ero sempre disponibile). La mia timidezza mi impediva di avere una vita sociale, e mi sono sempre rifigiato in fumetti e videogiochi. A un certo punto sono giunto alla conclusione che in fondo non era così male; mi ero rassegnato alla vita da subumano che il destino mi aveva incomprensibilmente assegnato. Arrivò l'università, e con lei anche una CO da 3 che fin da subito mi pressò per fidanzarsi con me. Cosa ho fatto, quindi? Ma certo che mi sono fidanzato! Uno che non aveva mai neanche abbracciato una donna, si ritrovava fidanzato. E da quel momento fu uno strazio continuo; non avevo una fidanzata ma un dio da adorare e a cui obbedire. È incredibile quanto le ragazze italiane siano diventate pretenziose! Se ci penso credo di aver ipogamato di almeno 2,5-3 punti.

Posso dire con certezza che quelli furono gli anni più brutti della mia vita. Ebbi anche un decadimento fisico e diventai sempre più grasso. Dopo due anni e mezzo, una specie di svolta. All'epoca (24 anni) lavoravo sporadicamente come cameriere e spesso rimanevo da solo con una collega normobruttina. Non ricordo bene come e perché successe, ma iniziammo una specie di relazione clandestina, uscendo e avendo rapporti dopo il lavoro. Andò avanti per qualche mese, finché la mia fidanzata si accorse di qualcosa e mi lasciò in malo modo. Io, senza dignità ma anche senza un briciolo di amore per me stesso, feci di tutto per riprendermela, spinto da non so cosa, e ci rimettemmo insieme. Persi ovviamente la mia "ragazza clandestina" , che peraltro me la face pagare cara facendomi soffrire come non mai. Non ho ancora parlato di sesso; vi voglio solo raccontare che dopo la "scoperta" iniziale persi qualsiasi interesse verso la mia lei, e i "rapporti" (mentre scrivo sto ridendo) erano uno ogni 2-3 mesi.

La mia vera compagna era p*rnhub. Fatto sta che dopo qualche altro mese di litigi, decisi di lasciarla definitivamente e cominciare a vivere come un eremita. Incredibile come non mi passava neanche per la testa di cercarmi una ragazza decente, sicuro del fatto che a nessuna potevo interessare, ma dopo essere stato un fantasma per 24 anni, quale fiducia potevo avere nelle mie (inesistenti) capacità attrattive? Passò qualche anno, mi laureai in ingegneria informatica con 110 e lode, iniziai subito a lavorare, ma rimasi a vivere con i miei.

Iniziai a correre e letteralmente smisi di mangiare. Persi talmente tanti kg che mio padre mi minacciò di cacciarmi di casa se non avessi iniziato a mangiare. Provate a immaginare un uomo alto un metro e novanta ma che pesa sessanta chili! In estate un gravissimo problema al ginocchio mi impedì di continuare a correre. Presi una cotta tremenda per una ragazza di media bellezza (per uno che mai aveva visto una femmina decente era come una dea dell'olimpo), che per me aveva la stessa considerazione che riservava ai vermi; nonostante questo, trovai il coraggio di farle la corte. Pali su pali, umiliazioni su umiliazioni; tirò fuori tutto il classico repertorio: ti vedo solo come un amico, è un periodo particolare, non sono pronta per una relazione... Due settimane dopo si fidanzò con un tipo basso, grasso, tutto tatuaggi e con una Maserati.

 Incassai e andai avanti. Decisi di dedicarmi esclusivamente a lavoro, sport e videogiochi. Non potendo correre, mi iscrissi in palestra per praticare bodybuilding puro, come mio zio ai suoi tempi. Tagliai i capelli secondo un taglio alla moda, dicendo addio alla mia ridicola coda di cavallo, mi feci crescere i baffetti. Iniziai anche a seguire una serie di diete mirate all'aumento della massa muscolare. Fu una specie di miracolo: in pochissimo tempo il mio corpo cambiò drasticamente, addirittura la mascella diventò molto più squadrata. In due anni diventai una specie di dio dell'olimpo; iniziai a uscire la sera, da solo e con amici, e incredibilmente presi coraggio, quel coraggio di flirtare che mi era sempre mancato. Cominciai ad avere successo con le donne, anche decisamente belle (7-7,5) e non mi capacitavo del perché, in fondo ero sempre io, solo con un corpo diverso rispetto a qualche anno prima. Ebbi di tutto; bionde, more, lisce, ricce, giovani e MILF. Erano loro a mostrare interesse verso di me, e inizialmente, ero talmente disorientato da questa novità che me ne lasciai sfuggire qualcuna, facendo davvero la figura del ritardato. Ricordo un episodio su tutti: una tipa da 7, a una festa in piscina, si avvicinò a me e mi disse con occhi allupati: "wow, sei grosso come un armadio e sicuramente sarai forte come un orso". Recuperai venti anni di vita in un nulla.

I continui successi mi diedero fiducia e mi aiutarono a cambiare il mio carattere da remissivo a dominante. La mia imponenza fisica mi dava fiducia e autostima. Finché incontrai LEI. La donna con la quale ora condivido la casa e la vita. Non siamo (e non saremo mai) sposati e non abbiamo (e non avremo mai) figli. E viviamo felici. Capisco che la mia storia può sembrare molto più "light" delle esperienze vissute da altri e raccontate su questo blog, ma vi assicuro che quando una persona é  molto sensibile anche esperienze apparentemente poco segnati lasciano cicatrici profonde. Ancora adesso porto rancore per alcuni episodi di umiliazioni subite che non ho avuto il coraggio di vendicare. Ancora adesso sono  complessato per la dimensione ridicola dei miei polsi, nonostante abbia un corpo magro e muscoloso. Quindi, dal basso della mia poca esperienza, mi sento di fornire due consigli a tutti:

1 - Non lasciatevi mai umiliare. Rispondete colpo su colpo. (ne va della vostra salute mentale)
2 - Andate in palestra. Ogni volta che potete.


Grazie a tutti per aver letto questo articolo.


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18/12/18

La Parola ai Lettori: Quello che non Hai è Quel che non ti Manca - La Storia di Erasmo



Ciao Red,
sull’esempio di quello che hanno fatto altri, ti scrivo la mia storia.
Ha senz’altro alcuni punti di contatto con ciò che ho letto, e anzi devo dire che vi è molto di quelle storie in cui mi sono riconosciuto.
Tuttavia, almeno negli esiti finali, se ne discosta profondamente.

Ma andiamo con ordine.
Ho quarantacinque anni, un impiego che mi consente di vivere senza troppi problemi, pur non facendo di me un nababbo, e una casetta in campagna.
Sono nato a breve distanza dal luogo in cui attualmente vivo, un piccolo paese di provincia, il classico posto in cui tutti conoscono tutti.
Della mia infanzia conservo ricordi sostanzialmente positivi; la scuola, l’oratorio, la parrocchia: un tran tran senza sconvolgimenti di sorta. Date le dimensioni ridotte della comunità, le persone che frequentavo erano sempre le stesse, ritrovandole di volta in volta nei vari contesti di cui sopra.
Non sono mai stato bello: eccessivamente magro, scarsa igiene personale, con una fastidiosa voglia in faccia che, se non mi deturpava irrimediabilmente il viso (era molto piccola), di certo non mi faceva guadagnare punti.
Né alle elementari, né alle medie, tuttavia, ciò costituiva un particolare handicap, non essendo ancora preoccupato di piacere all’altro sesso. 

Le cose cambiarono quando cominciarono le superiori che dovetti frequentare nella cittadina accanto.
Nonostante non fosse certo una metropoli, non conoscevo nessuna o quasi delle persone che qui potevo incontrare, il che, se da un lato mi preoccupava, dall’altro mi incuriosiva non poco.
Le mie pulsioni sessuali, ovviamente, esplosero proprio in concomitanza con l’inizio di questa nuova esperienza.
In quella classe, ma dovrei dire in quella scuola, le ragazze erano decisamente la maggioranza, tanto che il rapporto maschi/femmine era a di 1 a 10 o poco più.
La frequentazione di così tante ragazze mi permise di prendere ben presto consapevolezza delle dinamiche del loro comportamento. Anche se –questo particolare emerge anche in alcuni racconti che ho letto- all’epoca i rapporti fra ragazzi e ragazze erano più sporadici e meno audaci di quanto non lo siano oggi e soprattutto le seconde erano decisamente meno spregiudicate.

I meccanismi di fondo, seppur meno evidenti –e volgari- erano però gli stessi. È la biologia, del resto.
La vita non mi ha riservato molti doni: un intelletto comune, una bellezza mediocre, capacità sociali che appena raggiungono la normalità.
Ma una cosa, una sola, me l’ha data: il pragmatismo, la capacità di capire rapidamente cosa posso e cosa non posso fare, senza lasciarmi andare ad inseguire chimere.

Fu così che compresi subito come nessuna delle ragazze che davvero mi piacevano fosse in realtà alla mia portata.
In compenso, mi feci forte dei numeri. Se era vero che le ragazze ipergamavano, e che i bellocci non dicevano di no neppure alle bruttine (le chiattone sono un fenomeno molto più recente… grazie McDonald!!!), ce ne erano alcune che anche loro scartavano; data l’abbondanza, potevano permetterselo.
Mi concentrai su di quelle, sino a che, tentativo, dopo tentativo, non ebbi successo.
La mia prima volta, curiosamente, non fu con una di loro. Accadde invece al mare, con una ragazza che conoscevo dall’infanzia; le nostre rispettive famiglie ci avevano portato da sempre nella stessa località balneare.

Non era affatto bella: piatta, apparecchio, un viso che avresti detto più che altro un grugno. Ma io non ero schizzinoso. Nemmeno lei, del resto.
Avevamo entrambi lo stesso problema: farlo per la prima volta. Ci accorgemmo che, se fosse stata con una persona conosciuta solo superficialmente, con la quale non ci fosse rischio di impegnarsi, sarebbe stato meglio per entrambi.
Con uno stratagemma riuscimmo ad avere tutto per noi l’appartamento dove lei soggiornava con la famiglia.
Lo facemmo rapidamente, nel letto dei suoi e, sebbene non fosse stata certo una grande performance amatoria, fu a suo modo indimenticabile. Avevo rotto un tabù, quello della verginità. 

In seguito mi sarei reso conto di come, in realtà, ciò non significasse nulla, ma il sentimento che provai di ritorno dalle vacanze, quello cioè di essere finalmente diventato UOMO, fu reale eccome.
Cominciai ad avere storie di breve durata con alcune delle mie coetanee, perlopiù compagne di scuola, le bruttine di cui parlavo.
Divenuto ventenne, la musica cambiò di poco. Risiedevo, per gli studi universitari, in una grande città, e la concorrenza si era fatta notevolmente più numerosa. Tuttavia, avevo maturato la capacità di sfruttare contesti di nicchia e riuscivo egualmente a rimediare qualche scopata.
Tutte ragazze brutte o mediocri, salva una o due miracolose eccezioni di ragazze da 6. Tutte storie che duravano al massimo pochi mesi.
Ironia della sorte, le interrompevo quasi sempre io, quando cioè loro cominciavano a pretendere “troppo”: di essere presentate ai genitori (o di presentarmi ai loro), di fare vacanze assieme, che io facessi loro regali, che non dimenticassi ricorrenze per me demenziali come il “mesiversario”, ecc…
Con l’andare del tempo e l’approssimarsi dei trenta, questo ultimo aspetto si acuì ulteriormente. 

Notai che le ragazze con cui riuscivo a concludere qualcosa cominciavano a essere più belle: mentre prima dovevo mendicare dalle cessette, ora potevo aspirare alle pariestetiche.
Tuttavia, il loro desiderio di “sistemarsi” e “sistemarMI” era sempre più percepibile; dovevo mentire, talvolta spudoratamente, per assecondare questo loro desiderio e, se poi rompevo la relazione, nonostante da persone di quell’età fosse lecito aspettarsi una reazione più “matura”, al contrario reagivano in malo modo, con scenate, urla, e vere e proprie persecuzioni al limite dello stalking.
Piano piano, andava maturando in me una strana consapevolezza.
Sempre più spesso, dopo aver fatto sesso con loro, in quel breve lasso di tempo, privo di pulsioni sessuali, che è il periodo refrattario, mi sembrava di essere momentaneamente lucido; come destato da un delirio nel quale, a breve, sarei ricaduto.
Allora le guardavo, stese al mio fianco e mi domandavo: ma chi è questa? E io, che ci faccio qui? Perché stiamo nello stesso letto? Né la consapevolezza di essermele appena scopate o l’endorfina che invadeva il mio corpo valevano a mitigare il mio disagio.
Il punto più basso lo raggiunsi quando una ragazza, dopo aver giurato e spergiurato di aver preso la pillola, mi informò che, stranamente, “aveva avuto un ritardo”: stava prendendo degli antibiotici, disse, e non sapeva (o almeno questo era quanto sosteneva lei) che neutralizzassero l’effetto degli anticoncezionali.
Trascorsi giorni orribili, bevendo come una spugna e imbottito di psicofarmaci. Smisi persino di andare al lavoro (che nel frattempo avevo trovato).
Non desideravo essere padre, e tantomeno del figlio di una donna che conoscevo a malapena e neanche mi piaceva. Non potevo nemmeno permetterlo un bambino, diavolo!
Un mattino mi telefonò e mi disse, quasi distrattamente, che c’era stato un errore: falso allarme.
Beh, Red, non so quale gioia porti con sé la nascita di un figlio (desiderato), ma il sollievo che diede a me apprendere che una simile prospettiva fosse scongiurata fu qualcosa di mitico, grandioso, praticamente un orgasmo multiplo.
Avendo inquadrato il soggetto, scelsi di liquidarla quanto prima. Avrebbe potuto anche stalkerarmi per un anno da mattina a sera, non me ne fregava niente.
Anzi, presi una decisione ancora più drastica: mi ritirai dal mercato. Per un bel po’ –mi dissi- delle donne non avrei voluto sentir parlare.
Ritornai allora alla masturbazione che, mi resi conto, non era poi così male: si poteva trovare piacere senza alcuna fatica, in ogni momento (o quasi!) del giorno e della notte. Bastava allungare una mano e il gioco era fatto: lecito, gratuito e, soprattutto, senza impegno.
Su consiglio di un collega, inoltre, presi a frequentare il mondo della prostituzione, che mi riservò grandi soddisfazioni. Bisognava saper scegliere, certo. Il sesso a pagamento, se si trova il luogo o la prostituta sbagliata, può essere veramente squallido e persino deprimente.


Con le giuste accortezze e un po’ di esperienza, però, si possono avere enormi soddisfazioni: le prostitute (ci tengo a precisarlo: quelle che ho frequentato io erano sempre delle professioniste, più facoltose di me, mai povere ragazze sfruttate!!!) sono belle, giovani e non pretendono nulla. O meglio, lo pretendono, certo, ma ti dicono subito quanto e cosa ti daranno in cambio. Perché, in fondo, questa è la vera differenza tra la prostituzione e un rapporto normale: la trasparenza.
Finalmente avevo trovato una sorta di equilibrio, ma mi sentivo sempre in uno stato di minorità, come se mi mancasse qualcosa; si approssimavano i quaranta e io non avevo una famiglia.
Un giorno ricordo che un collega, che da settimane arrivava al lavoro in uno stato pietoso, mi chiese di dormire da me. Poiché era (è) anche un amico e casa mia è abbastanza grande, dissi subito di sì.
Quella sera, dopo mangiato, ci mettemmo davanti al caminetto con una bicchiere di vino in mano e mi raccontò la sua storia.


Disse che alcuni anni prima era stato lasciato dalla moglie, che gli aveva dato due figli, e che –pertanto- aveva dovuto abbandonare la sua casa, nella quale si era peraltro insediato il nuovo “fidanzato” di lei. Si era dunque buttato in un’altra relazione, anch’essa con prole, che era appunto terminata pochi giorni prima. E al poveretto, della pur non miserabile paga (guadagnava circa 2.500 euro netti al mese), non rimaneva quasi nulla.
Lo consolai con parole di circostanza; avrei voluto dire altro, ma non sapevo cosa.


-Ma parliamo di te, disse lui ad un tratto, tu non ce l’hai una donna?
Gli dissi di no, essendo ormai trascorsi alcuni anni dall’ultima pseudorelazione che avevo avuto.
-Beh, mi disse, non disperare, prima o poi capiterà anche a te quella giusta.
Ricordo che risi, pensando scherzasse. Poi mi resi conto che era serissimo.
Pazzesco, mi dissi, quest’uomo è sul lastrico, distrutto proprio dalle sue relazioni, e commisera me che non ne ho una
-Considerando ciò che è successo a te, dissi ridendo, mi considero fortunato!
Il mio amico si fece serio.
-Se ragionassimo tutti così, l’umanità scomparirebbe…
Fu come un fulmine a ciel sereno. D’un tratto mi si aprì la mente e incominciai a guardare le cose sotto una nuova luce.
La ragione per cui avevo l'impressione che mi mancasse qualcosa apparve più chiara che mai.
Che io avessi una famiglia non era un bisogno mio, ma della la società.
E la società agiva su di me, attraverso quel senso di incompletezza, di inadeguatezza, di colpa persino, che non era giustificato da nulla, ma creato appositamente perché perseguissi fini che non erano i miei ma, appunto, i suoi.
La nostra società, quella che ci ha preceduto e, forse, quella che ci seguirà, in ogni tempo e luogo, hanno sempre agito così: instillando nell’uomo un bisogno in realtà inesistente.
L’idea che, per valere qualcosa, egli debba trovarsi un partner. Con il quale, poi, presumibilmente, riprodursi.
Marketing biologico, potremmo definirlo.
Se sei fidanzato sei un ganzo, sei il numero uno, o perlomeno non sei da meno degli altri. La donna è come il Rolex.
E, dopotutto, pensai, non è ciò che fa la natura? Indurre gli esseri viventi a riprodursi attraverso la pulsione sessuale?
Da quel giorno, cominciai a Pensare. Era come se avessi aperto gli occhi dopo un lungo sonno o, meglio, se li avessi aperti per la prima volta in vita mia. E come capita anche ai neonati, mi ci volle un poco prima che i contorni di tutte le cose, resi evidenti dalla luce, divenissero nitidi.
Cominciai a documentarmi, anche presso un amico che insegna antropologia, il quale, mi ha confessato, legge sempre con grande interesse la tua pagina (anzi, me l’ha fatta scoprire lui…).
Il fatto che l’orgasmo sia una sensazione così forte, la più intensa in natura, ha un significato biologico. Se non fosse tale, nessun individuo si imbarcherebbe nell’impresa di reperire un partner e riprodursi.
Nella specie umana, però, ciò non bastava, perché le nostre capacità cerebrali, che portano all’uso consapevole del nostro corpo, ci avrebbero consentito di aggirare l’ostacolo, sfogando le nostre pulsioni con l’autoerotismo o la prostituzione.
Ecco perché la società ha dovuto inventare un altro strumento per piegarci ai suoi scopi: il bisogno (fittizio) di una donna.
Il quale porta con sé un immancabile rovescio della medaglia: il marchio di infamia su coloro che non ne abbiano una.
Così, essere single (incel, diciamo pure), diventa un problema fondamentalmente perché tutti ti guardano come un fallito e perché tu stesso, vittima del medesimo inganno, ti consideri tale. Ti diffameranno, diranno che sei brutto, gay, che ti manca qualcosa... fino a quando, pur di farli tacere, tu non accetterai di metterti anche con la peggiore delle cesse e sorbirtela per anni.
Chi si masturbi o si rivolga alle prostitute non deve essere colpito da una sorte migliore, poiché, se tutti si limitassero a queste soluzioni (che sono le più logiche), la specie egualmente si estinguerebbe. Il fatto che sostativi come segaiolo e puttaniere, semanticamente, siano degli insulti la dice lunga.
Allora, sottobraccio alla tua domnula, magari con due pargoli al seguito, ti sentirai un dio, ostendando una felicità che in verità non hai.
Nella realtà, infatti, hai spesso a che fare con una stronza che ti comanda a bacchetta e ti ricatta con la prospettiva di mollarti e farti perdere, così, lo status acquisito.
E non è nemmeno, in fin dei conti, una questione di LMS.
Perché, se è vero che, quando lui è bellissimo e lei nella media, è il primo ad avere il coltello dalla parte del manico, tutto torna a capovolgersi con il tempo e, soprattutto, con i figli.
Anche Brad Pitt, del resto, è rimasto vittima del medesimo destino.
Tutti gli uomini con prole sanno che, nel momento in cui una culla fa il suo ingresso in casa, le cose cambiano drasticamente.
Da quel momento, non importa quanto tu sia bello o ricco, il coltello dalla parte del manico ce l’avrà lei. Ti può mandare sul lastrico a sua discrezione, ricattandoti, oltre che con la prospettiva di perdere il tuo patrimonio, anche attraverso l’affetto che provi verso i tuoi figli, dei quali rischi di essere privato da un giorno all’altro.
L’aspetto più estremo, parossistico di tutto ciò, è dato proprio dall’atteggiamento degli uomini “accoppiati”.

Che razza di titolo dovrebbe avere qualcuno come il mio amico, uno che si è fatto carico di umiliazioni e di debiti, oppure un altro che viva separato in casa con una cessetta, oltretutto privo o quasi di una vita sessuale, per dare lezioni a me? O anche al peggiore degli sfigati?
In un mondo razionale, nessuno.

Ma così non è: continuano a presentare sé stessi, nonostante tutto, come quelli che ce l'hanno fatta. E quand’anche –di fronte all’evidenza- non possano atteggiarsi a vincenti, si credono comunque migliori di chi una donna non  l’abbia, anche se, a differenza di loro, conserva ancora una casa, una dignità, un patrimonio e una vita degna di questo nome.


Ma non è nemmeno colpa loro: vittime della società, preda di un sortilegio che li porta a guardare la loro condizione come ancora invidiabile rispetto a quella di chi non abbia mai avuto una donna.
Se aprissero gli occhi, la realtà sarebbe troppo dura e la sofferenza immane. Ecco perché preferiscono, nonostante tutto, tenerli chiusi.

E così, di conseguenza, realizzai un’ulteriore, per me dirimente verità: la condizione degli incel è diffusa e assolutamente drammatica, ma il loro problema non è la mancanza una ragazza, quanto piuttosto l'illusione di averne bisogno.
La società, mentre oscilla fra la commiserazione e l’irrisione nei loro confronti, continua ad alimentare l’inganno che è causa –unica o principale- del loro dolore e senso di inadeguatezza.

Da un giorno all’altro, ero rinato.
Mi sembrava di volare, stampato sul volto un sorriso serafico, da statuetta del Buddha, che non sarei riuscito a togliermi neanche volendo.
La cosa ironica è che molti amici cominciarono a dire: “è innamorato…”, mentre era tutto il contrario. Di certe cazzate mi ero liberato, una volta per tutte, e mi sentivo veramente felice.
 
Smascherati per quello che erano, il mio senso di inadeguatezza, di bisogno, il mio “dolore” si erano squagliati come neve al sole. Che sollievo!
Il pensiero di nuocere alle ragioni dell’Umanità non mi sfiorava. Di più: mi faceva sbellicare dalle risate.
Volevano tanto diventare madri? Ricorressero all’inseminazione artificiale. Caso mai mi fosse venuta la fantasia di contribuire coi miei geni all’evoluzione, nella peggiore delle ipotesi, avrei potuto fare una donazione alla banca del seme…
Avevo chiuso, definitivamente. E potevo cominciare a vivere per davvero.
Delle donne non mi preoccupai più. Se sentivo una pulsione, la soddisfacevo autonomamente o, di tanto in tanto, andando a trovare una delle mie “amiche a pagamento”.


Cominciai a viaggiare, a uscire tutte le sere, ero sempre su di giri. Anche al lavoro il mio rendimento aveva raggiunto livelli notevoli, e i miei superiori se ne accorsero, attribuendomi incarichi più importanti.
Sport, amici, musica, volontariato, non avevo mai una sera libera.
In parte per il passare degli anni, in parte –e soprattutto- grazie alla vita piena che avevo cominciato a vivere, devo dire che la pulsione sessuale si fece sempre più debole e controllabile, sino quasi a sparire. Potevo trascorrere mesi senza neppure masturbarmi e, meno mi masturbavo, più mi sembrava di essere forte, energico, dinamico, come non lo ero stato neppure a vent’anni.
Spesso incontravo vecchi compagni sposati e separati. I primi mi facevano compassione quasi più dei secondi. Ma non avevo cuore di aprire loro gli occhi: era troppo tardi.


Con chi non aveva ancora avuto figli, invece, il discorso era diverso: sentivo il dovere MORALE di dire loro la verità. Alcuni mi ascoltavano, altri mi deridevano. Vedendo come vivevo io, single e felice, però, devo dire che –forse per merito mio, forse per merito delle circostanze- alla fine la maggior parte di loro si convinceva.

Oggi ho quarantacinque anni, tanti amici, un cane, una cantina piena di buoni vini e un bel televisore.
La mia vita potrebbe durare ancora cent’anni o cento secondi; in entrambi i casi, non avrei nulla da obiettare né rimpiangere.
E così, a beneficio di chi vorrà leggere la mia storia, sempre che qualcuno mai la leggerà, mi permetto di concludere con un promemoria, quello sulla base del quale vivo la mia vita.

-       NON FARE SESSO
-       SE NON CI RIESCI, MASTURBATI,
-       SE NON TI BASTA, RICORRI A UNA PROSTITUTA
-       LA TUA VITA NON DIPENDE DALL’AVERE UNA DONNA: NON TI RENDERÀ PIÙ FELICE, PIÙ COMPLETO NÉ MIGLIORE, COSÌ COME NON LO FARÀ LA PATERNITÀ
-   NON STARE A SENTIRE CHI HA UNA FAMIGLIA E TI DECANTA LA SUA CONDIZIONE. È UN UOMO TRISTE, CHE, PIÙ O MENO CONSAPEVOLMENTE, CERCA SOLO DI TRASCINARTI NELLA SUA STESSA MISERIA.
-       QUELLO CHE NON HAI È QUEL CHE NON TI MANCA.

Erasmo


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30/11/18

La Parola ai Lettori: Da Brutto a Bello ma non è Bastato - il Racconto di un Utente


Grazie Bullismo! Marco si Racconta

Sulla scia di quei ragazzi che ultimamente si sono aperti sul blog per raccontare la propria storia, ho deciso di seguire anch’io l’esempio.

Ciò che ora vi racconterò però non vede la bruttezza nel ruolo di protagonista diretta.
O meglio, la bruttezza c'è, ma stavolta rappresenta una conseguenza (temporanea) e non la causa.

Ma partiamo dal principio, per comprendere meglio il tutto.

Fin dalla prima elementare, ero un bambino diverso dagli altri: non mi interessava giocare a pallone, guardare i cartoni animati, giocare con i soldatini o correre in bicicletta insieme ai miei coetanei.
Anzi, per meglio dire non mi interessava proprio socializzare ed avere legami con gli altri bambini.

Già a 3 anni leggevo libri e giornali, a 5 ascoltavo musica che nessuno s'immagina possa venire apprezzata da un bimbo di quell'età (nella fattispecie, mi divoravo gli album dei Pink Floyd e degli Alan Parsons Project, trascorrendo così pomeriggi interi) e soprattutto avevo una grande sete di conoscenza: oltre a leggere giornali, libri, riviste e ascoltare musica, le mie giornate erano scandite dalla consultazione approfondita di enciclopedie, atlanti e cartine geografiche.

Un bimbo prodigio? Purtroppo no, ero di fatto una sorta di alieno, un "diverso".
Apriti cielo: già dalla prima elementare, iniziò una forma di bullismo incentrata su epiteti come "handicappato" o "imbranato", sempre da parte degli altri maschi.
Ovviamente, ero anche escluso dai vari giochi di squadra e subivo continuamente scherzi più o meno pesanti nell’arco di quasi tutti i cinque anni di scuola elementare.

Ci mettevo del mio, sicuramente: la mia indole a stare in disparte, la tendenza all'introspezione ed al perseguimento di interessi, per così dire, alieni rispetto agli altri miei coetanei, di certo non ha aiutato.
Tuttavia, invece di essere quantomeno lasciato stare e rispettato nella mia peculiarità, la stragrande maggioranza degli altri bambini (maschi) mi tormentava quasi quotidianamente.

Radicalmente diversi invece i feedback da parte di insegnanti e femmine.
Essendo da esse ritenuto uno dei più belli della classe, le bambine mi portavano su un palmo di mano, mi invitavano a casa loro per trascorrere i pomeriggi ed ero fra i pochi ad avere quasi sempre la "fidanzatina" o comunque la compagna di classe che veniva da me a chiedere "Marco, mi vieni insieme?".

Le maestre pure mi veneravano, mi portavano in pompa magna, anche per il fatto che il mio rendimento scolastico era tre spanne sopra rispetto a quello degli altri: studiavo ed imparavo con passione, assorbendo tutto come una spugna.

Capitolo genitori: ero figlio unico (lo sono ancora) e mi volevano tanto, TROPPO bene.
Sempre ricoperto di attenzioni, magari anche un tantino viziato: un tipico caso di "helicopter parents", o genitori iperprotettivi.

Insomma, la mia infanzia fu caratterizzata da feedback decisamente contrastanti: venerato da genitori, insegnanti, adulti in generale e coetanee femmine (compresi complimenti sull'aspetto fisico), ma bullizzato, emarginato e vessato da parte degli altri maschi tranne 2-3 eccezioni: questa sparuta minoranza di ragazzini, difatti, teneva nei miei confronti un atteggiamento tutto sommato simile a quello del resto del mondo, a volte addirittura difendendomi dai bulletti.

Chissà, forse quegli aguzzini in erba rosicavano, vedendo che andavo molto meglio di loro a scuola ed ero pure venerato dalle stesse bambine che invece non li cagavano manco di striscio.
Fatto sta che da una parte, la mia infanzia è stata un inferno, mentre da quell'altra è stata un paradiso: da un estremo all'altro a seconda di soggetti e contesti.
Potete solo immaginare la confusione, il turbamento ed il danno che una cosa del genere può apportare al cervello immaturo di un bambino.

Alle medie più o meno si ripresentò il medesimo copione: buon rapporto con adulti, insegnanti e femmine (addirittura, con la vicina di casa mia coetanea, avevamo a quel tempo 12 anni, ebbi una specie di storia che andava molto vicino ad una relazione "adulta"), contrapposto al bullismo, all'emarginazione ed alle vessazioni ricevute dai coetanei maschi.
Ancora una volta, mai nulla che riguardasse l'aspetto fisico: mi davano ancora una volta dell'handicappato, dell'imbranato e stavolta anche del gay (eh sì, andando verso la prima adolescenza si aggiunse anche questo grazioso epiteto alla collezione).

Ma ora viene il bello, anzi il BRUTTO: già dalla prima superiore, tutta la confusione che avevo in testa e tutto quel marciume che mi veniva stato scagliato addosso arrivò a generare i suoi sporchi frutti.

Nella fattispecie, mi lasciai andare fisicamente: non curavo minimamente vestiario e taglio di capelli, non mi lavavo i denti se non due volte a settimana e soprattutto ingrassai, con conseguenze anche a livello di armonia del viso.
Il grasso, difatti, mi si depositò generoso anche in faccia, arrivando a deformare i miei lineamenti di base.
A questo andava aggiunta una forma moderata di acne giovanile, per completare l'opera.

Insomma, da ragazzino belloccio mi ero di colpo trasformato in adolescente bruttino.
Di conseguenza, oltre al bullismo da parte maschile che continuava sempre sulla stessa falsariga (epiteti vari, scherzi piccoli e grandi), ora ero pure del tutto ignorato da parte delle ragazze, proprio in quel periodo così cruciale per la crescita di una persona.

Beh no, non proprio del tutto: in terza superiore ci fu una ragazza, compagna di classe, che mi veniva palesemente dietro.
Ma con tutto il marcio che avevo in testa, non colsi quell'occasione che poteva rappresentare la svolta di una vita: la rifiutai seccamente, convinto che mi stesse prendendo in giro (scoprii solamente in seguito che era sinceramente interessata, forse anche per il fatto che a sua volta era un po' trascurata e se vogliamo "imbruttita": di base era sul normaloide, ma con disagi personali vari che contribuivano alla sua trasandatezza).

Come reagii a questo inferno?
Buttandomi a capofitto sullo studio, sfruttando dunque appieno una parte delle mie risorse.
Oltre ovviamente a rifugiarmi sempre nel mio universo personale fatto di libri, musica, riviste, giornali, enciclopedie di ogni genere, film e serie TV.

Non andavo alla grande proprio in tutto: l'eccellenza la raggiungevo nelle materie umanistiche, soprattutto italiano, lingue straniere, storia e geografia, nonché in alcune discipline caratteristiche dell'indirizzo di studi (frequentavo un istituto tecnico), mentre faticavo parecchio in matematica e pure in informatica navigavo sulla sufficienza risicata.
Ma alla fine, nonostante bullismo, emarginazione ed invisibilità totale all'altro sesso (va comunque detto che ci avrò provato seriamente solo una volta), mi diplomai con quasi il massimo dei voti.

I danni comunque erano ormai stati fatti: sviluppai una forma piuttosto seria di sociofobia e trascorsi tutto il periodo dai 18 ai 30 anni chiuso in casa, buttandomi totalmente sullo studio universitario e sul lavoro.

Mettevo il naso fuori dalle mura domestiche solo per recarmi in ufficio, per andare in facoltà a dare gli esami e per viaggiare insieme ai parenti durante l'estate, senza praticamente avere rapporti umani degni di questo nome (anche sul posto di lavoro, i rapporti con colleghi e superiori si mantenevano su binari esclusivamente formali) ed ingrassando sempre di più.
Almeno però non mi trascuravo più su tutto il resto: avevo iniziato a lavarmi i denti 3 volte al giorno ed a curare il vestiario.

Ma restavo nettamente sovrappeso e con il viso che somigliava più a quello di un pesce palla che non ad un volto umano.
All'altro sesso restavo del tutto invisibile: né feedback positivi, né tantomeno feedback negativi veri e propri, in definitiva NON ESISTEVO.
E non ci provavo mai con nessuna.
Le mie uniche soddisfazioni derivavano ora dal cibo, dagli alcolici, dall'attività intellettuale e da quei viaggi con i parenti in giro per l'Europa e per il mondo, che vivevo letteralmente come "ore d'aria" nel contesto di un'esistenza generalmente da recluso.

Riuscii a laurearmi, anche se con diversi anni di ritardo dovuti anche al fatto che ero uno studente-lavoratore.
Poco dopo la laurea, avvenne il miracolo: così per caso, grazie ad una conoscenza in comune con i miei parenti, arrivò la vita sociale.
Questa persona mi trascinò nella sua comitiva, uscivamo tutti i weekend e non solo.
Da lì iniziò a svilupparsi intorno a me, nonostante la sociofobia, una rete fatta di amicizie e conoscenze che nascevano "a catena", arrivando ad un punto in cui ero a casa quasi solo per dormire e pranzare.
Da un estremo all'altro!

Piano piano, grazie alla legge dei grandi numeri attivata dalle continue conoscenze, arrivarono giocoforza anche i contatti con le donne: tutte quante presero l'iniziativa loro stesse, dato che io restavo comunque del tutto bloccato, non ci provavo mai con nessuna salvo una manciata di goffi tentativi in discoteca (con risultati prevedibili: pali, anche piuttosto crudi).

Il problema era che tutte queste ragazze non mi piacevano minimamente.
Solo 3 di esse mi attraevano almeno quel minimo sindacale, quindi non le rifiutai: con una di esse ebbi un'avventura occasionale, mentre con le altre due riuscii a costruire relazioni di media durata, interrotte sempre da me dato che ad un certo punto arrivavo a capire che anche queste erano pur sempre un compromesso, erano le meno peggio che mi si offrivano spontaneamente.

A 32 anni, una volta mollata la mia ultima ex, altra svolta: frustrato dal fatto che piacessi solamente a donne dalle quali non ero sinceramente attratto, venni a contatto con la redpill e compresi subito che avevo problemi estetici reali, per fortuna legati soprattutto al sovrappeso con conseguente alterazione dell'armonia facciale dovuta all'eccesso di grasso.
Soprattutto però, compresi il ruolo fondamentale dell’estetica nella società moderna.
Quella fu la molla.
Mi buttai dunque a capofitto sul looksmaxing, tagliando i ponti con tutta la rete sociale che mi ero costruito, allenandomi autisticamente in palestra 3 volte a settimana senza interagire con nessuno e facendo cardio nei giorni rimanenti, perseguendo al contempo una dieta ad hoc mirata alla riduzione massiccia non solo del peso corporeo, ma anche della massa grassa (ero arrivato circa al 25% di bodyfat, l'obiettivo finale era arrivare al 10-12% e perdere quasi 20kg).
Nel giro di due-tre anni, complici anche altri piccoli e grandi interventi, riuscii ad capovolgere nettamente il trend di peggioramento estetico iniziato fin dall'adolescenza.

Alla fine del percorso di looksmaxing, mi sottoposi a valutazione da parte di un gruppo (circa una ventina) di persone appartenenti all'universo dei forum e pagine redpill, fra cui lo stesso Redpillatore.
Non mostrai le mie foto precedenti, per non creare distorsioni nei giudizi.
La "sentenza" fu tutto sommato confortante: ricevetti una valutazione media fra il 6,5 ed il 7 tenendo conto della mia età.
In verità ci sono stati anche un 5,5 e due 8, ma la stragrande maggioranza (17 su 20), Redpillatore compreso, mi valutò chi 6,5 e chi 7.
Tale giudizio mi fu poi in un qualche modo confermato anche da tre chirurghi estetici e maxillofacciali, di cui uno considerato fra i top a livello nazionale: tutti quanti ribadirono che non ero assolutamente un caso chirurgico, che non presentavo alcun inestetismo tale da richiedere interventi a livello strutturale e che il mio viso era nel complesso armonico e gradevole.
Fenotipicamente, fui classificato sia dal Redpillatore che da altri come atlantomediterraneo "textbook".

Successivamente, ad alcuni di questi utenti sottoposi per dovere di cronaca anche le mie vecchie foto: stavolta il giudizio fu abbastanza impietoso, con una media fra il 5 ed il 5,5.
Insomma, a quanto pare avevo guadagnato un punto e mezzo o comunque, lasciando perdere i numeri e i voti, da bruttino sono diventato esteticamente gradevole.

Ora vi chiederete se il miglioramento estetico mi ha fatto svoltare, se sono rinato, se sono diventato uno slayer e amenità del genere.
Purtroppo, nulla di tutto ciò: gli strascichi a livello psico-relazionale derivanti dai traumi legati al bullismo continuano ad ingabbiarmi.
Resto un sociofobico vero che non riesce ad interagire col prossimo, inoltre, dato che avevo tagliato i ponti con tutti, sono tornato ad uscire di casa solo per recarmi al lavoro, per allenarmi in palestra (dove le mie uniche interazioni, in più di 5 anni di frequentazione, si limitano a "Ci alterniamo?", "Quante serie ti mancano?" ed a qualche saluto veloce in spogliatoio) e per viaggiare ogni tanto nel corso dei fine settimana, dove prendo la macchina e mi dirigo verso località di mare o città d'arte, soprattutto nei mesi estivi.
Insomma, non riesco a reinserirmi socialmente, sono tornato a vivere come un semi-recluso.

Beh, a dir la verità qualcosa è cambiato.
Prima non ricevevo il minimo sguardo femminile mentre ero in giro, nemmeno per sbaglio.
Ora invece, di tanto in tanto, qualcuna pure carina butta occhiate interessate.
Prima ricevevo sporadici approcci femminili solamente in contesti sociali.
Ora invece mi è capitato un approccio a freddo sotto casa da parte di una tipa, con una scusa banale, quasi in stile PUA, più un secondo approccio sempre diretto ma non del tutto "a freddo", da parte di una cameriera in un ristorante di Riccione.
Entrambe erano più che decenti esteticamente, la seconda forse arrivava al 6,5/7 (dunque una mia pariestetica, in base ai giudizi ricevuti).
Capitolo social: prima zero match e visualizzati senza risposta in serie, a meno di non scendere molto in basso sia a livello estetico che umano.
Ora invece, se provo a mettermi su Tinder, ottengo un numero di match superiore alla media sia per la mia realtà geografica, sia in rapporto ai like da parte mia, anche e soprattutto con donne di aspetto gradevole (mettendola sempre in numeretti, fra il 6 ed il 7).

Ma non riesco a sfruttare queste occasioni, scappo via come Speedy Gonzalez, mi defilo fantozzianamente, prigioniero dei complessi che mi porto dietro fin da quand'ero bambino.
Con i match ottenuti sui social nemmeno provo a chattarci, oppure quelle poche volte che sono riuscito a sbloccarmi, una volta che si arrivava ad approfondire la conversazione e magari parlare di incontrarsi dal vivo, troncavo tutto e toglievo il match (addirittura, una volta ho persino bloccato una normaloide che su Lovoo mi stava mandando spontaneamente foto intime).

Ma al di là del sesso e delle donne che alla fine non mi interessano poi più di tanto, resto soprattutto senza una vita sociale degna di questo nome, senza più amici, senza praticamente interagire con anima viva, prigioniero della sociofobia che nemmeno un aspetto da 6,5/7 "certificato" dai redpillati riesce a sconfiggere: in definitiva, continuo ad essere convinto che il mondo mi odia, quando in realtà mi si lascia semplicemente in pace, della serie vivi e lascia vivere, il tutto condito qua e là da qualche occasionale feedback positivo come spiegavo poco fa.
Senza contare il fatto che money e status, così importanti alla mia età (ora ho quasi 38 anni, anche se ne dimostro 8-10 di meno), sono a livelli ridicoli, soprattutto lo status.
Come money invece mi darei un onesto e ben mediocre 5 scarso, classico lavoretto da impiegatino part-time.
Le soddisfazioni arrivano sempre da quelle attività intellettuali che mi hanno gratificato fin dai primi anni di vita: musica e lettura, a cui ora si è aggiunta l'attività fisica.

Dalla mia storia si può trarre qualche insegnamento:

1) Il bullismo è una grave piaga sociale che, in certi casi, può arrivare a devastare un'intera esistenza e compromettere a 360° la vita socio-relazionale di un individuo.
2) I complessi derivati da certi traumi infantili e adolescenziali (vedi appunto bullismo) possono essere talmente forti da rendere nei fatti infruttuoso anche un ottimo percorso di looksmaxing.
3) Per compensare davvero una sociofobia di grado moderato/grave, occorre passare nettamente la soglia del 7.

Si può notare come questi 3 punti siano uno il corollario dell'altro, partendo dal punto 1) che è chiaramente l'origine di tutto.

Ora, che prospettive ho?
Mi resta solo l'aspetto fisico come consolazione personale fine a sè stessa, dato che tutto ciò che non rientra nell'estetica mi blocca a livelli invalidanti.
Sono redpillato ed ho aperto un po' gli occhi, pur condividendo al 100% solamente i concetti di base: teoria LMS ed ipergamia (certe derive e spin-off estremi, noti genericamente come "blackpill", non mi trovano invece per nulla d'accordo).
La speranza che le cose, prima o poi, comincino ad cambiare ancora mi resta, sebbene mi renda conto del fatto che l'ipergamia stia ormai assumendo contorni paradossali e non vorrei che, in un futuro niente affatto lontano, persino i normocarini come me vengano considerati "brutti" e trattati di conseguenza.
La chiave di tutto sta nel riuscire in qualche modo a sbloccarmi e reinserirmi socialmente nonostante l'età ormai avanzata, magari con un altro “miracolo” tipo quello capitatomi ormai 10 anni fa, lasciandomi definitivamente alle spalle complessi e traumi vari: indubbiamente più facile a dirsi che a farsi.

Concludo questa lunga storia, per contrasto, con una battutina molto sintetica, se vogliamo ironica ma che riassume tutto quanto:
GRAZIE BULLISMO!!


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27/11/18

La Parola ai Lettori: ''Sono Redpillato da una Vita'' - la Storia di Giovanni

''Sono Redpillato da una Vita": la Storia di Giovanni

Ciao Red e grazie mille per aver dato la possibilità di raccontarsi ad una persona che ti stima e ti apprezza da sempre, che legge sempre il tuo blog e ha avuto l’onore di averti conosciuto ( anche se solo online ) prima che tutto questo venisse messo in piedi.

Mi chiamerò con il nome fittizio di Giovanni e dividerò la mia storia in vari paragrafi.


PREMESSA:


Sono un ragazzo di 28 anni che fino ai 19-20 anni si aggirava su un 4 scarso. Era in tutti i sensi considerabile come un brutto vero doc: acne pesantissima tanto da sembrare una malattia ( ero praticamente un appestato nel vero senso della parola, minimo 50 brufoli in faccia.. da lì il “simpatico” soprannome che mi veniva dato, ovvero “vulcano”, nel senso di pus pronto a fuoriuscire come una colata di lava ), magrezza eccessiva che faceva risultare una struttura cranica ( specialmente nella parte inferiore del viso ) molto asimmetrica e debole ( non so bene come spiegare, ma la poca mandibola mi crea un triplo mento e una faccia da ebete se faccio espressioni strane o sorrido ). Ci mettevo molto anche del mio con una scarsa igiene personale e trascuratezza fatta di: capelli lunghi tenuti spettinatissimi e sempre unti, vestiti osceni comprati secondo i gusti di mamma, una bella montatura di occhiali che non guasta mai e infine anche dettagli extrafisici parecchio invalidanti come una postura stranissima e un modo ridicolo di coordinare il muovere mani e braccia durante una semplice camminata e una difficoltà enorme ad articolare bene una frase, praticamente balbuzie cronica e parlantina talmente veloce e incomprensibile che spesso mi richiedevano di ripetere 2 volte. Praticamente ero lo stereotipo del nerd, ma che non si cagava di striscio le cose nerd lol. Accendevo la Play Station per giocare a FIFA o PES e il PC lo usavo solo per farmi le seghe o stalkerare le tipe su messenger. Dopo i 20 sono migliorato molto e la comunità Redpill mi ha certificato come essere umanoide doc che si aggira sul 6/6+: mi compravo i vestiti io, una barba folta e lunga in un colpo solo mi risolveva il problema della poca acne residua e della struttura cranica ignobile, usavo spesso lenti a contatto, tagliavo i capelli regolarmente e la mia voce ben articolata e profonda per alcune tipe sarebbe addirittura stato un punto di forza.

CRUDEZZE LICEALI:


Io avevo già fin da bambino il sentore di essere un cesso subumano, ma tutto sommato alle elementari e alle medie me ne sbattevo le palle… il vero inferno sarebbe poi arrivato negli anni del liceo linguistico, in un bellissimo istituto dove c’è un 70% di donne e un 30% di uomini ( nella mia classe eravamo 4 penemuniti e 20 vaginomunite che variavano dal cesso alla carina ). Ora sinceramente non sto a fare come Red ed altri e a dare un senso narrativo agli anni liceali, semplicemente perché non c’è molto da narrare: solo umiliazioni, zero percorso di crescita e zero esperienze con l’altro sesso. Al massimo vi riporto un breve elenco di crudezze subite:

•         Caricature di me sottoforma di un disegno che somigliava vagamente ad un water con un brufoli con tanto di nome e cognome e classe, che venne appeso alla bacheca scolastica

•         Primi 3 anni in classe passati da emarginato,nei quali venivano organizzate gag stupidissime per deridermi, tipo una che periodicamente si avvicinava a me dicendo “Giovanni ciao” ridendomi in faccia mentre le altre sghignazzavano

•       Quando venivano cambiate le disposizioni dei banchi, la tipa a cui venivo messo vicino si guardava con le altre e si mettevano a ridere

•         Pedinamenti vari per il corridoio a ricreazione con tipe di altre classi che sentivo sghignazzare

•         CO che ti dice apertamente in faccia che fai schifo, tipo che ti dice: “Giovanni alzati in piedi ti devo guardare meglio… sì, mi sai che creperai vergine”

•         A discapito di una vita scolastica senza amici, avevo un gruppetto storico con cui uscire la sera e con cui ero integrato. Era composto da ragazzi normali e carini, ma era comunque il classico gruppo di sfigatelli che non andavano a procacciarsi la figa come scopo della loro esistenza. Tutto sommato anche li crudezze a non finire. Ogni tanto si formavano gruppetti anche con ragazze che a turno si passavano tutti i miei amici, ci si fidanzavano e io sempre a bocca asciutta. Una volta mi ricordo che mi ero preso una cotta tremenda per questa biondina molto carina con il cuore che mi pompava a mille ogni volta che la vedevo. Cercavo di parlarci in continuazione, poi boom, il mio amico belloccio torna dalle vacanze con i genitori e si mettono insieme. Ferito nell’orgoglio, decido di umiliarmi ancora di più e supplico il mio amico di lasciarmela quando si sarebbero lasciati e lui tipo incredulo. Quando avvenne, lei si limitò ad appendere alla panchina di un parco un foglio con la scritta “Giovanni figo” a mo di presa per il deretano.


Potrei andare avanti per ore a cercare di ricordare altre cose ma non ne ho voglia, ma volevo solo fare una piccola puntualizzazione: io penso seriamente di esserci nato redpillato, per lo meno per quanto riguarda il fattore L: sono un cesso, punto; se fai cagare specialmente di faccia non c’è niente da fare ed è meglio lasciare perdere, la personalità veniva soffocata completamente dalle umiliazioni, ma tanto non mi fregava molto di farla emergere perché tanto peggio di così... Su M riflettevo poco perché a 16 anni sinceramente la cosa non mi toccava molto, ma su una cosa importante come S penso di averci riflettuto poco all’epoca: ho vissuto in pieno l’epoca truzzi e davo per scontato che avevano molte ragazze dietro perché erano belli, quando in realtà erano dei normaloidi che cavalcavano solamente l’onda delle mode idiote dell’epoca e, a rivederne qualcuno di loro oggi, li posso considerare miei pariestetici ( con il triplo della mia esperienza sessuale e sentimentale, ma vabbè quella è un’altra storia ). Sottovalutavo di parecchio quella S, ma per fortuna l’approdo sul buon vecchio forum dei brutti mi illuminò gli ultimi dettagli di una verità scomoda che mi era già sbocciata nell’animo, e solo chi nasce con queste problematiche può capire certe cose fin da subito.

INIZIO UNIVERSITA’ FINO AI GIORNI NOSTRI


… Già, l’approdo sul forum dei brutti. Chi non ha mai scritto “sono brutto come faccio?” su Google. Il motore di ricerca ti indirizza verso una sfilza di forum blupillati tipo Amando o Fobiasociale, ma per caso trovai il nostro forum e ne rimasi folgorato: mi sentivo a casa, non ero solo e potevo condividere storie, esperienze e soprattutto veniva ammessa una verità che molti là fuori spesso negavano. Lo slogan “conta solo il bel faccino” può sembrare apparentemente stupido e superficiale, ma nessuno là fuori come i membri del forum avevano ben chiaro il concetto, ovvero che basta qualche centimetro di struttura cranio-facciale di scarsa qualità per rovinarti la vita.



Avvenne il lookmaxing di cui già vi parlai e una volta decente iniziarono le prime avventure serie con le vaginomunite:


•      A 19 anni primo bacio e sesso con una metallara conosciuta su FB che aveva il vizio di curarsi poco ed essere poco femminile ed infatti la sfottevano, ma aveva un potenziale enorme: culo e fisico da paura. Finisce dopo 4 mesi con me distrutto: prima esperienza sentimentale in tarda età e sensazione di sconforto totale, mentre sta qua con i suoi 17 anni aveva già cambiato 4 ragazzi.

•       Tra i 21 e i 22 una situazione paradossale ed incredibile: esco con una tipa 4 volte che era venuta dalle mie parti per venire a trovare i nonni , ma in realtà abitava in Svizzera e tornò là con la promessa di risentirci. Un mese dopo mi butto all’avventura nelle chat di dating e al primo colpo becco sta ragazzina sul 6,5, ci esco, concludo e ci fidanziamo. Euforia a mille: stavo gestendo due ragazze che mi piacevano contemporaneamente senza che nessuna sapesse dell’altra. Peccato che poi la mia solita inesperienza mi ha portato a sensi di colpa strazianti dopo qualche settimana ( cose che le donne non sono in grado di provare ), così su due piedi mollo quella vicina senza un motivo valido e quella in Svizzera nel giro di qualche mese si trova un ragazzo della zona. Sono un genio.

•        A 23 una tizia a caso mi propone di conoscere una sua fantomatica amica via FB carina, perché “doveva dimenticarsi l’ex”. Usciamo, ci fidanziamo ma ci vediamo poco perché siamo lontani ed io ero molto concentrato sulla tesi di laurea ( sono sempre andato forte negli studi ). Avevo capito subito che tirava brutta aria e c’era qualcosa di strano, ma finché me la dava ed ero occupato mentalmente con altro mi facevo i cazzi miei. Mi laureo e poi indago più a fondo: ero un diversivo per dimenticare il suo ex con cui scopava ancora e un tizio di cui era innamorata da parecchio. Io nemmeno le piacevo tanto esteticamente, ero ovviamente il solito coglione che si era affezionato molto e ci lasciammo in malo modo.

•         Recentemente mi stavo affezionando ad una pazzoide che si era appena mollata col ragazzo e aveva voglia di scoparsi mezzo mondo. Dopo essermene staccato emotivamente con difficoltà, la tizia è sparita dalla circolazione e ho scoperto che convive con un avvocato. Bella lì, tu che fino a 5 mesi fa facevi il servizio civile direi che hai fatto bingo.



Nel mentre di queste esperienze, avvenivano umiliazioni tipo il venir scartati dopo il primo appuntamento perché “sei diverso dalle foto”, senza nemmeno la possibilità di potersi mettere in gioco seriamente ( da che pulpito poi, pure loro dal vivo perdevano 1 punto buono ). Ma il discorso pretenziosità, ipergamia e scarsa importanza della personalità sono argomenti che conoscete se leggete il blog. Le tipe che ci erano state con me sostanzialmente erano delle mie sottoestetiche non cessissime che apprezzavano il mio viso che è abbastanza particolare, ma di certo per un buon 70% delle donne sono o un normaloide o un cesso. Ah è vero, per le femmine spesso le due parole hanno lo stesso significato.


LMS AI MINIMI STORICI E PROBLEMI DI SALUTE

Attualmente problemi di salute vari hanno ridotto il mio potenziale di LMS ai minimi storici: praticamente non guido più da un po’ e ho difficoltà a trovar lavoro ( non entro nei dettagli perché sono affari miei molto personali ). L’ideale per trovarsi una donna alla dei soglia dei 28 anni, no? Specialmente adesso che la gente inizia a pianificarsi un futuro e un fattore come M diventa fondamentale e le donne laureande sui 23-24 anni sentono l’irrefrenabile bisogno di andare a scrocco dal cuck che piglia uno stipendio fisso e gli paga vacanze, cene, aperitivi e sto cazzo. Uso tinder ogni tanto per cazzeggio, ma potete immaginare come va a finire solitamente la cosa per gli under 7. Nel frattempo i miei amici storici hanno terminato gli studi, hanno trovato lavoro e hanno fonti mensili di reddito più o meno decenti con una automobile sotto il culo e posso constatare che MAGICAMENTE quelli che alla mia età in gioventù erano kv o incellini che trovavano una ragazzetta che ci stava per un bacino e basta, sono TUTTI in ltr che durano ormai da parecchi anni, soddisfano i loro bisogni sessuali e condividono il loro tempo con l’amorevole creatura angelica al loro fianco che in adolescenza li avrebbe derisi, mentre si faceva farcire dal chad truzzo di turno. Spero di riprendermi al più presto dai miei problemi, così potrò finalmente anche io avere l’onore di scendere a compromessi con questa società infame e materialista e trovare la mia principessa azzurra che attendeva solo la mia venuta a cavallo. Se gliela faccio in tempi brevi, non penso sarà difficilissimo trovare la mia cessetta con cui condividere la routine giornaliera. Ormai non mi ritengo più un brutto ragazzo e so benissimo che i miei problemi attuali sono M ed S. Per la cronaca ovviamente i miei amici in ltr sono quasi spariti tutti e il gruppetto si è ridotto all’osso con i soliti 2 incelloni vergini ma per motivi molto differenti dai miei. Non è il contesto sociale ideale per andare a pescare la cessetta del mio cuore, ma tempo al tempo e risolverò anche questo problema ( si spera ).

COSA SAREBBE L’AMORE? PREVISIONI FUTURE?


Eh niente ragazzi… 28 anni della mia vita ormai sono volati e tutto ciò che mi è successo e che continuo ad osservare attorno a me è sempre riconducibile a LMS. Rimango della mia idea che la costruzione di una relazione sia qualcosa di estremamente banale e frivolo, che risponde a determinate condizioni materiali.

La ltr è il rapporto di lavoro, il sesso è lo stipendio, i requisiti minimi che la ragazza ricerca per metterti sotto contratto fanno parte del tuo curriculum in cui, oltre alla tua situazione attuale di LMS, c’è anche scritto il tuo passato e le tue esperienze pregresse in ambito sentimentale e sessuale. La descrizione della personalità si trova in fondo al curriculum in due righe sotto la voce “Hobby e interessi”. La tua mansione lavorativa consiste sostanzialmente in un continuo sforzo mentale e fisico per assecondare le richieste del tuo cap…ehm volevo dire partner e preservare la tua posizione nella sua azien… ehm volevo dire cuore. Il potere sessuale della tua partner è maggiore rispetto al potere che il tuo capo esercita sui propri dipendenti.

Quindi dunque cosa sarebbe questo fantomatico “amore” in parole povere? Un mix di quello che ho scritto sopra e una serie di reazione biochimiche che avvengono nel tuo corpo dettate dagli istinti più selvaggi della passione carnale, al fine della propagazione della tua prole. Lo ha detto già Red, niente di nuovo sotto il sole.


Previsioni per il futuro? Ai miei tempi spopolava Netlog, ve lo ricordate? Il primo social network che poteva essere utilizzato come sito di dating ma siccome eravamo ancora molto rincoglioniti, non avevamo ancora la concezione di usarlo per quei fini ( per lo meno tanta gente che conosco): se volevi intortarti una tipa dovevi avere le palle di fermarla in discoteca faccia a faccia e chiederle il numero di telefono, o provarla a limonare sui divanetti a ritmo delle canzoni di quel tamarrone di Gabry Ponte. Cari ragazzini nati negli anni 2000, ho già notato guardandomi in giro che il livello medio di bellezza maschile è cresciuto a dismisura rispetto a quando ero adolescente e state vivendo la fase storica del boom tecnologico, di tinder, di badoo, di facebook e instagram… anche le più cesse che sperate di farvi hanno la casella di posta intasata, quindi prendete il numerino e aspettate il vostro turno ( se mai arriverà ). Non ho altro da aggiungere, né consigli da darvi, se non che dovete prendere atto che ormai se siete sotto il 7 non c’è proprio un cazzo da ridere.


Un saluto a tutti quelli che leggeranno e al carissimo Red.


Il vostro Giovanni.

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25/11/18

La Parola ai Lettori: Storia di un Uomo Strano


La Parola ai Lettori


Caro Red,


sono un tuo accanito lettore e ammiratore. Lo so, lo so…tu avresti preferito un’ammiratrice gnocca, e invece sono maschio e pure brutto, ma che tte devo dì…
Ho visto che, soprattutto negli ultimi tempi, si sono susseguiti sulla tua pagina vari racconti di crudezze giovanili; per questo motivo ho pensato di scriverti anche la mia storia.

“E chi te l’ha mai chiesto?!”, dirai tu.

Vero e, del resto, chissà quanti messaggi come questo ti arriveranno. Il fatto è che la mia esperienza è molto diversa da quelle che ho letto finora e, magari, qualcuno ci si potrebbe anche riconoscere.

Ad ogni modo, io te la racconto. Cestina pure, se credi.

Dunque,

Innanzitutto, mi descrivo:

altezza 1.59… “la stessa di Maradona”, o almeno così mi piace dire.
peso 78 kg;
denti marci e pure storti;
capelli radi e sebosi (ma biondi…);
viso pallido cadaverico;
occhi azzurri.

In altre parole, un cesso. Brutto da far schifo; in parte per l’accanimento di “madre” Natura, in parte per mia responsabilità (vedasi la scarsa igiene e la dieta ipercalorica).

 Ho frequentato le scuole elementari e medie nel mio paese natale, un piccolo borgo a pochi chilometri dal confine elvetico (la cosa ha la sua importanza, come vedrai…), senza praticamente alcun intoppo.

Pochi amici, praticamente tutti compagni di classe, nessun fratello o cugino di età vicina alla mia, ho sempre trascorso gran parte della mia vita in solitudine. È per me una condizione talmente normale che spesso mi riesce difficile comprendere o consolare chi si lamenti di esser solo… ed anzi, se devo dirla tutta, le volte in cui mi è capitato di andare in gita o in vacanza con amici (e bada, sono state davvero poche), ho sempre trovato fastidioso ai limiti dell’infernale il non potermi girare senza imbattermi in un altro essere umano.

In compenso, sono sempre stato (forse per compensazione) molto bravo negli studi, con una predilezione per la matematica e l’informatica (all’epoca, agli albori).

Un nerd della più bell’acqua.

Come ti dicevo il mio rapporto col genere umano è sempre stato piuttosto saltuario; considerato come una bestia rara, i miei coetanei tendevano a non interagire con me, il che, in fondo, era tutto ciò che desiderassi da loro.

La scelta delle scuole superiori fu praticamente obbligata: liceo scientifico.

La mia classe era composta da venti persone, fra cui sette ragazze. Di queste, tre brutte, due bruttissime e una della quale a stento si comprendeva la classificazione biologica e il sesso.

Una sola gnocca, che in realtà appariva tale anche per raffronto alle altre.

Qui comincia la prima “stranezza” rispetto ai racconti che ho letto. Il sesso, infatti, era “Non Pervenuto”.
Quasi nessuno, maschio o femmina, era fidanzato; la gnocchetta di cui sopra –in verità- pare lo fosse, ma il suo compagno frequentava un’altra scuola e non si ebbe mai modo di vederlo.

Naturalmente, nelle altre classi le cose andavano diversamente, anche se non ho mai assistito a nulla di simile a quanto ho letto nei racconti altrui. Forse perché, va detto anche questo, ho una quindicina di anni più di chi li ha scritti e i tempi hanno avuto modo di cambiare notevolmente, soprattutto dopo gli anni ’90.


Tornando a me, la mia attenzione era più che mai rivolta ai libri, esattamente come era accaduto durante le scuole medie.

Accanto agli studi, però, da bravo nerd, ero dedito ai videogames e, soprattutto, ai giochi di ruolo.

Questi costituirono un modo inedito di stringere amicizie coi miei compagni di classe, alcuni dei quali condividevano questa passione.

Accadeva infatti che, talvolta, ci trovassimo a casa mia nel pomeriggio a giocare a Dungeons and Dragons, a “il Ritorno di Cthulhu”, o a “Vampire The Masquerade.”

I miei genitori, non abituati all’idea che potessi frequentare esseri umani, sembravano tra il felice e il frastornato. Solo, essendo i giocatori tutti maschi, temo i miei vecchietti abbiano dubitato per qualche tempo della mia eterosessualità; pensando a tutte le volte in cui in seguito mi avrebbero rimproverato di non avere una ragazza, credo sarebbe stato meglio se avessero continuato a credermi gay…

Ma appunto, veniamo al sesso. O meglio, non veniamo affatto.


Perché, come avrai potuto capire, la vecchia cara patonza non era che un pallido pensiero, per me non più concreto dei draghi di Tolkien.

Sapevo della sua esistenza, ovviamente. Così come sapevo che molti miei coetanei avrebbero fatto qualunque cosa, compreso il camminare sui carboni ardenti, pur di poterne sfiorare un solo pelo.

Considera che, oltretutto, erano gli anni 80, e le giovincelle d’oggidì, mezze svestite e agghindate come veline, te le potevi scordare… solo jeans, felpe e tanta, tanta immaginazione.

Ma a me, in tutta franchezza, non ne fregava molto.

Sfogavo le mie pulsioni sessuali in solitudine e non sentivo il bisogno di nient’altro. Quando anzi vedevo i miei coetanei compiere sforzi notevoli per apparire più belli o sobbarcarsi di fatiche e spese degne di un poema epico per le ragazze, mi ribaltavo dalle risate. Mi sembravano altrettanti criceti sulla rotella.

Nulla ha mai suscitato la mia ilarità quanto un uomo innamorato. Sono un mostro? Bah.. esteticamente, senza dubbio.

Giunse così il diploma (massimo dei voti) e intrapresi l’Università.



Da subito mi trovai bene nel mondo accademico. L’idea di non dover dare retta a nessuno e preparare i miei esami in piena autonomia era, per un solitario come me, una vera manna dal cielo.

La mia facoltà era oltretutto pressoché priva di portatrici di vagina e le poche coraggiose a stento si distinguevano dai loro colleghi maschi, sicché…

Alle mie necessità  corporali provvedevano, alterandosi amorevolmente -e senza alcuna gelosia- Ernesta ed Evarista. Chi? La mano destra e quella sinistra, ovviamente.

Poi un giorno, un mio amico, uno di quelli con cui giocavo (ancora) a Dungeons and Dragons, mi fece un discorso strano…

  •     Ma tu ci sei mai andato, a puttane?
  •     (ridendo) no, ma che dici?
  •     Beh, non hai una ragazza, vorrai andare a puttane no?
  •     Ehm, non saprei… perché, tu ci vai?
  •     Certo.

Si spalancò così dinanzi i miei occhi, irto ed inesplorato, l’abisso del puttantour: venne fuori che il mio amico era un vero professionista. Un tempo vergine come l’olio Carapelli, scoraggiato dalla patata free –era anche più brutto di me- aveva deciso di affidarsi all’amore mercenario. Pochi chilometri, volendo da fare anche in treno, e si aveva accesso a un vero e proprio Luna Park del sesso: il Canton Ticino.
Mi intrattenne a lungo sull’argomento. Scese in particolari, dettagli minuti, alcuni dei quali, onestamente, avrei preferito ignorare. Essendo mio amico e credendo di rendermi un buon servigio, oltretutto, ogni cosa era accompagnata da suggerimenti da “espertone”, per evitare fregature e –il mio amico era piuttosto tirchio-  massimizzare il “profitto” col minor esborso possibile.

Lì per lì, onestamente, il discorso mi lasciò freddo e, anzi, mi disgustò non poco.

Tornato a casa, però, rimeditando su quanto mi era stato detto, fui colto da curiosità e, inatteso, anche da uno strano brivido alle parti basse. Se ne occupò, premurosa, Evarista.

Nei giorni successivi continuai a rimuginare sulle parole dell’amico puttaniere sino a che non presi una decisione: “ho ventidue anni e sono vergine come l’Olio Carli –dissi- e se delle macinacoglioni ho semplicemente orrore, una che me li svuoti potrei anche apprezzarla…”


Detto fatto, presi il primo treno per la Svizzera; il mio amico era stato prodigo di particolari, cosicché non ebbi alcuna difficoltà a trovare un bordello aperto in pieno giorno (quando, parola sempre del puttan-tutor, la scelta era maggiore e i prezzi più bassi).

Entrai e trovai in effetti molte ragazze: alcune carine, altre mediocri, ed un paio che erano davvero uno schianto.

Potendo scegliere, ovviamente, optai per una di queste ultime.

Bionda, occhi azzurri, fisico da paura, era alta quasi quindici centimetri più di me. Ricordo che, quando mi chiese cosa avessi in mente, un po’ per rompere il ghiaccio, le risposi: “beh, di farlo in piedi, lo escluderei”.


Seguì amplesso del quale risparmio, pietatis causa, i particolari. La ragazza era davvero brava, in tutti i sensi; ce la mise tutta per far sembrar la cosa il più “naturale” possibile.

Eppure, nonostante i suoi sforzi, quel che ne ricavai fu solo delusione. Il sesso non mi era piaciuto.

O meglio si, ovviamente, ne avevo ricavato una “soddisfazione”, ma niente che non avessero saputo già darmi Ernesta ed Evarista.

Anzi, ad essere sincero, trovai più difficile raggiungere l’acme del piacere proprio perché si rendeva necessario coordinarsi coi movimenti di un’altra persona, mentre nel fai da te questi problemi non li avevo mai avuti. 

 Tornai a casa e non ci pensai più. Non ne feci menzione con il mio amico; anzi credo questa sia la prima volta che lo racconto a qualcuno.

La mia vita, studiosa e solitaria come manco quella di Leopardi, proseguì placidamente sino alla laurea.

Ebbi la fortuna (non fu saggezza, ma, appunto, solo fortuna) di scegliere il settore giusto al momento giusto: l’informatica. Un mondo che stava letteralmente esplodendo.

Mi ci volle una settimana a trovar lavoro, non di più. Dopo un anno avevo già raddoppiato il mio stipendio; ma non tolleravo l’altrui compagnia, figuriamoci il prendere ordini da qualcuno. Mi misi dunque in società con qualche amico (uno di loro, ex compagno di liceo) e gli affari andarono subito bene.

Potevo permettermi viaggi, ristoranti, oggetti costosi… eppure ho sempre vissuto come un monaco certosino (pippe a parte) e, eccezion fatta per qualche gingillo tecnologico, non ho mai acquistato nulla di esoso. Regalai una macchina a mio padre, io che non avevo –né tuttora ho- la patente, una crociera ai miei genitori e qualche altro regalo ma, per me, nulla. Non era ascesi; è che non me ne fregava niente, come delle donne, del resto.

Appunto, le donne: le bernarde, le patate, le vaginomunite, le tribucofore (cit.).

Di loro non mi importava nulla.

Non che fossi maschilista; anzi, avevo (ed ho) alcune carissime amiche, ma non ho mai preso neanche lontanamente in considerazione l’idea di averci alcun contatto intimo. Tuttalpiù, potevo procurarmi piacere in solitudine pensando a loro.



Del resto, ormai, anche la falegnameria andava a rilento; direi che quasi aveva chiuso i battenti: trascorsi oltre un anno lasciando disoccupate Ernesta ed Evarista.

Poi, un giorno, una nuova dipendente venne assunta dalla nostra azienda. Era bella e intelligente.

In lei, ovviamente, vedevo solo una collega (non una dipendente, perché, incapace ad obbedire, sono negato pure a comandare; il compito di far osservare la disciplina in azienda lo lascio volentieri ai miei soci…).

Beh, il fatto è che la ragazza, forse per la mia posizione, forse per i miei soldi –e sicuramente non per la mia bellezza- cominciò a trascorrere sempre più tempo con me; mi chiedeva consigli, raccontava aneddoti (talvolta addirittura senza che mi annoiassi, e ti giuro che ce ne vuole…), pranzava in mia compagnia.

E per quanto ti sembrerà incredibile, io non ci vedevo niente più che un buon rapporto di lavoro.

Poi, una sera, dovetti fare i conti con lo sciopero dei treni. E poiché, come dicevo, non so guidare, mi trovavo in grande difficoltà.

La ragazza si offrì di darmi un passaggio. E io,“sanza alcun sospetto”, accettai.



Beh, la faccio breve. Giunti sotto casa mia (che si trova in aperta campagna), lei spese il motore. Poi mi guardò e si piegò su di me a darmi un bacio.

Rimasi impietrito, di marmo. Fu la situazione più imbarazzante della mia vita. NON LA VOLEVO, ma non mi andava nemmeno di essere scortese.

So che sembrerà ridicolo, ma è vero. Se l’amore mercenario mi aveva lasciato freddo, quello spontaneo (anche se, in fondo, mercenario a sua volta) mi sconvolse persino.



Lei capì.

- scusa, disse.

- di niente… scusami tu.



Ero fuori di me, aprii la portiera e me ne andai, salutandola. L’indomani mi avrebbe chiesto di far finta che non fosse successo niente. E io le avrei risposto di sì, sorridendo pacioso.

Quella sera, però, rimasi sconvolto, nevrotico, con la pressione alle stelle; al punto che, seppur quasi astemio, ad un certo punto per calmarmi dovetti aprire la bottiglia di Lagavulin che mi era stata regalata un paio di anni prima e che era rimasta sino ad allora intonsa.

Ancora oggi, quando sento parlare di “baci” la mente riporta alle mie narici l’odore torbato del whiskey scozzese.



Non ho più avuto alcun contatto “sessuale” da allora. Memore dell’esperienza, ogniqualvolta comprendo che il rapporto con una donna si va facendo troppo “personale”, scatta in me come un allarme. E, con una scusa, scappo via.

Bene, ho scritto tanto. Decisamente più di quanto sia sopportabile. E per questo, scusandomene, concludo la mia “strana” storia.



Ho 48 anni, alle spalle un solo rapporto sessuale, con una prostituta. Insoddisfacente, peraltro.

Ma sono un uomo felice. Onestamente, quando guardo ai miei coetanei, molti dei quali hanno figli e mogli, non li invidio. Neanche un po’.

Pur solitario, amo la gente; mi incuriosisce, anche se non riesco a trascorrere molto tempo coi miei simili.

Eppure, il sesso nella mia vita non ha mai giocato alcun ruolo; non mi è mai interessato. Mai. E non è solo paura di essere sfruttato o spennato come un pollo. No, posso permettermelo, se Dio vuole.

È che non me ne frega niente (lo so, l'espressione è sin troppo ricorrente...ma tant'è). Credo che il sesso sia un bisogno reale, ma tutto ciò che vi si costruisce attorno mi sa di tremendamente artificiale; come se, per convenzione sociale, vi fosse un qualche dovere morale di trovarsi una donna.

Avrei voluto poter parlare con l’uomo che, alla mia età, fece una strage perché non aveva una donna da anni. Quando in un tuo post ne hai parlato (George Sodini ndr.) , ho sentito una stretta al cuore. E mi son detto: ma perché, Dio mio, perché? So di essere molto, molto strano, ma nessuno riuscirà mai a convincermi che il sesso (o la sua assenza) sia qualcosa per cui valga la pena di vivere, uccidere o morire.

Chissà, forse sbaglierò.

Ma su un fatto, almeno uno, non sbaglio affatto. La mia vita è felice.

Ciao Red, buone cose.

-Jules-

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