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LMS: Presentazione del libro di Andrea Uxo Alberti

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“Ecco la Panda che mi aspetta, pronta per lo sfasciacarrozze. Carrozzeria, cerchioni e vetri sono ricoperti da una patina di sporcizia. Papà mi avrebbe obbligato a pulirla subito dopo la scampagnata incendiaria. Non si sarebbe mai presentato a scuola con un mezzo ridotto così. Lui però non c’è più. La semplicità, uno dei valori che avrei dovuto ereditare, ha il profumo dell’ordine e della pulizia, i contorni dell’essenziale: poche cose tenute bene, parsimonia e buon senso. Mi sono rotto le palle di tutto questo.”

LMS: LOOK, MONEY, STATUS

Alla fine la redpill è sbarcata anche in libreria. E’ uscito nei giorni scorsi il libro LMS:LOOK, MONEY, STATUS. Si tratta del primo romanzo pubblicato da una casa editrice, la Echos edizioni, che risente fortemente dell’influenza del pensiero redpill. L’autore, Andrea Alberti, da anni partecipa alla nostra community e dal blog e dal gruppo ha tratto spunto per caratterizzare i i personaggi della sua storia.
E’ stato anche così gentile da fare un ringraziamento al blog nelle pagine introduttive.
Faccio i miei migliori auguri allo scrittore e qui di seguito pubblico una breve intervista di presentazione.

Come è nata l‘idea del libro?

LMS è un acronimo potentissimo, se lo usi come filtro riesci a vedere le persone in modo nuovo, incluso te stesso. È una sorta di parametro, una unità di misura dei comportamenti umani.

Ciò che prima era indecifrabile si semplifica, tanto da apparire grottesco: è la natura umana.

Le idee migliori sono spesso elementari, così il romanzo, LMS altro non è che una storia, inquadra le persone e le loro azioni all‘interno di una logica definitiva.

Come è stato accolto il romanzo dal tuo editore?

Riporto pari pari:

“Abbiamo letto e apprezzato il testo. Il linguaggio ironico, diretto, moderno e purtuttavia colto ci hanno convinto al pari della storia, sufficientemente surreale per essere plausibile”

In seguito abbiamo parlato di Redpill per diverse ore, è rimasto molto sorpreso.

Quanto c‘è di autobiografico?

Tutto e niente. Le persone e i luoghi della storia sono reali, ma io li camuffo e li uso a piacimento, le faccio agire e interagire, con fine narrativo, seguendo il principio di LMS.

Il mio background è un collage di letture, conoscenze, esperienze vissute ed ereditate.

Cosa vuoi dire ai tuoi lettori?

Che questo è il mio secondo libro. Il primo (Il cane può morire) l‘hanno comprato in tanti ma solo pochi l‘hanno letto. Chi lo ha letto si è divertito molto. La mia scrittura è priva di autocompiacimento, amo scrivere e voglio coinvolgere il lettore.

Gli italiani leggono troppo poco. I social ci hanno drogato, sono una latrina immonda che raccoglie frustrazione ed eleva l‘edonismo più becero, ecco perché funzionano.

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Manuel
Manuel
2 mesi fa

Sicuramente acquisterò il libro. Mi piacerebbe che avesse una grande tiratura e un eccellente riscontro di pubblico.
Sono convinto che il tema lms, oggi, come non mai, sia molto importante perché evidenzia la problematicità delle relazioni sociali e il deterioramento del rapporto fra i sessi negli ultimi anni.
Mi piacerebbe vedere anche qualche dibattito televisivo sul tema e qualche articolo sui giornali tradizionali.

Un Uomo Qualunque
Un Uomo Qualunque
1 mese fa

La produzione discorsiva in un contesto mediatico monopolizzato dal politically correct, radical-femminismo, e “woke” è assolutamente necessaria di questi tempi. La caratteristica peculiare del neo-perbenismo dei 2010 è quello di imporre una visione del mondo che sia unicamente woke: “afroamericana”, “femminista”, e neoliberal.

I discorsi neoliberal partono da due presupposti ben precisi dichiarati esplicitamente (si veda ad esempio ciò che i woke scrivono sulla blackpill, per esempio):
1) che il modello femminista-woke è universale ed è l’unico giusto, la presenza di “minoranze” è unicamente ipocrita ed accessoria di comodo aspettuale in quanto tutte le identità non seguono istinti naturali acquisiti dall’esperienza umana (LMS) quanto da una capillare opera di ingegneria sociale neoliberal estremamente invasiva e pseudo-didattica (dalle pubblicità fino all’ambito accademico, persino nelle aree STEM negli ultimi anni, recentemente inondati di seminari e materiale didattico più o a meno ideologizzato dal woke-femminismo di oggi).
(non fatevi ingannare: non sono solo i “bianchi” ad essere tradizionalisti. Al contrario, solo gli anglosassoni e gli scandinavi sembrerebbero osserssionati dal neoliberismo e dal woke, in cui neppure più i neri vi credono in misura sempre crescente con l’andare del tempo e della disillusione)
Per essere sinceri, a molti patriarchi e straight sta benissimo che esista una società parallela di nababbi snob ricconi masochisticamente cockholdati al radical-femminismo e politically correct wokeness; quello che non ci sta bene è che siano essi (o, in certi casi, che *fossero* essi) a dirigere *tutta* la società e la nostra identità e corpo in tutto e per tutto. Tu promuovi il beta providing scipito e deboluccio come tuo modello ideale, ci sta bene, ma i neoliberal si levino dai nostri cazzi e non ci dicano più come doverli usare – e si levino allo stesso tempo dalle patate delle poche coloro che si sentono in linea con questa predisposizione maschilista. Il maschilismo non è un abominio: è la sua repressione sociale in atto negli ultimi 60 anni ad esserlo, in quanto tradisce per altro la falsa ipocrisia “multiculturalista” in voga (io lo definisco multiculturalismo aspettuale anzichè fattuale).

Il che ci porta alla premessa 2) delle femi-woke e del politically correct neoliberal, e cioè che: le sofferenze per il maschilismo represso (come genere incarnato da molti uomini e, sì, anche da alcune donne allineate a questa compatibilità di genere) sono sì esistenti, ma vanno sminuite ed anzi accresciute e rinforzate per completare il grande schema di social engineering neoliberal e woke – altroché “replacement”: si tratta di una vastissima operazione atta alla selezione artificale dell’essere umano tramite il modello dell’allevamento coatto. La modalità prescritta dai woke neoliberal è, semplicemente, di rinforzare l’idea di sofferenza e vittimismo femminista e “multicultural” per enfatizzare l’idea che esso sia l’unico tipo di sofferenza che necessita di compensazione – e da qui tutto il deleterio “stato della cultura attuale”. (si vedano sempre gli articoli neoliberal circa la blackpill in tal senso).

L’aberrazione odierna, come ripeto, è stato confondere la necessità biologica col lusso biologico – Look, Money, e Status sono stati deformati dalla lente neo-liberal che ne hanno ri-dettato i parametri secondo i loro schemi di social engineering politicamente corretto. Look di oggi: afroide, vittimista, che ispira cuckholding e tutoriaggio (un sostitutivo femminista del vecchio concetto di pederastia e paternalismo del mondo occidentale). Money di oggi: tantissimi, veramente tantissimi, atti a sostenere stili di vita femminili estremamente lussuosi e fuori portata e totalmente incompatibili allo stile di vita familiare. Status: quello politicamente neoliberale.

E’ inutile rifugiarsi nel bluepillismo neoliberal, o di adottare posizioni terroristiche: non vanno, nel lungo periodo, a contrastare il capillare schema di engineering sociale neo-liberal.
Quello che servirà – al di là di una nuova cultura di massa di consumo neo-maschilista che si opponga al vile neoliberalismo woke e radical-femminista (una cultura di massa innocente ed effimera di consumo e lussi) – sarà una capillare discussione effettivamente accademizzata e accademizzante da contrapporre al sistema neo-liberal.

E’ tempo di opporsi ai mezzi culturali dei woke con i mezzi culturali dei woke in chiave contro-culturale e culturale contemporaneamente.
Alla falsa rivoluzione neoliberal woke-femminista del periodo 1960-2020 andrà contrapposta una contro-deflagrazione (una vera rivoluzione) republican pill-maschilista a partire da oggi che rimetta in pari l’ago della bilancia deella dicotomia maschilismo – femminismo.
Fortunatamente, questo processo è già in atto, e lo sarà ancora di più a partire da Novembre (sarà interessante vedere le reazioni mediatiche e le isterie in seguito alla inevitabile disfatta Dem). Quello che serve è uscire definitivamente dal cunicolo dilettantista della “Alt Right” revanscista e passare invece ben oltre, ad una molto più strutturata e politicizzata “New Right” – tecnologica, globalista, “multi”-culturalista (per davvero), ambientale, e tutto il resto del programma di pacchetto neo-liberal ma *NON* secondo lo schema neo-liberal.
Ad un floscio e scadente multi-culturalismo di facciata instabile andrà contrapposto un netto e rigido bi-polarismo, un bi-culturalismo nettamente separato che provvederà allora ad una forte stabilità mondiale (salvo le eventuali inevitabili instabilità interne delle gerarchie anti-familiari dei neoliberal).

Bisogna riscoprire la validità del discorso accademico sulla necessità della ri-affermazione della famiglia tradizionale e della relazione di coppia standard perlomeno nella metà di mondo maschilista.
Bisogna ritornare alla promozione di generi spontaneamente maschilisti come validi anziché a quelli costruiti ad arte dai social engineers neo-liberal come unici ad essere leciti.
Bisogna insegnare che se ci si sente allineati col desiderio maschilista e al nucleo tradizionale non è motivo di infamia ma è tanto equalmente valido quanto quello neoliberal. I neoliberal non sono gli unici a sentirsi leciti, ma sono attualmente gli unici ad opprimere sistematicamente l’occidente con il proprio boicottaggio culturale, economico, e mediatico.
Non serve una contro-oppressione, ma una liberazione.
Più che “Men Going Their Own Way” io propongo dunque il “Woke Going Their Own Way”: che i neoliberal e femministe, in breve, si levino dalle palle e se ne stiano veramente per conto proprio esattamente come teorizzato in origine dal movimento radicalfemminista stesso in origine (ma l’approfittazione sociale ha fatto presto comodo a costoro con l’andare del tempo).

Si dividano le Amercihe e le Europe woke neoliberal da quelle (old-time) republican. L’ “Alt Right” è solo un’ulteriore emanazione neoliberal atta a giustificare le proprie azioni, due facce della stessa medaglia.
Non servono più buffoni ed incompetenti come abbiamo avuto fino ad ora: serve finalmente gente tradizionalista e repubblicana competente, in primis su basi fattuali e sociali reali anziché su quelle puramente ideologiche.
L'”ideologia” deve derivare dai fatti, dallo studio capillare dei fenomeni mediante il ragionamento critico e scientifico, e non da propositi costruiti ad arte a cui si fanno combaciare le “prove” prese a sproposito.

Il NeoLiberismo, il femminismo woke ed altro hanno profondamente indebolito la società, affettivamente, economicamente, e culturalmente. E’ un fatto. Negare il problema ed i propri errori come essi stessi hanno fatto è la dimostrazionbe delle loro colpe. Distruggendo la famiglia standard, hanno fatto crollare la natalità occidentale ed indebolito la società solo per un insulso schema di engineering sociale atto alla selezione artificiale dell’essere umano per catarretistiche comèportamentali decise a tavolino dai neoliberal.
Certo, anche noi abbiamo avuto colpe: la prima è stata pensare al revanscismo, al populismo, e alla vendetta come soluzione di tutti i mali (Rodgers, etc).
La seconda è stata quella di sotto-stimarci e non ambire a programmi più professionali ed ambiziosi – e mobilitati, socialmente, economicamente, e politicamente.

Il nuovo maschilismo è quello che, partendo dagli studi e teorie e pratiche neoliberal – appropriandosi degli stessi mezzi e premesse giunge a riconoscere la propria stessa identità, superando la crisi posta dai neoliberal.

Certo che la falsa “alternatività” è “legittima”, ma anche la tradizione lo è in equal misura, e non abbiamo bisogno di nessun neoliberal woke o cuckhold o femminista che sia per farci prescrivere la nostra identità “tradizionalista”.
I neoliberal si auto-prescrivano a piacimento, quanto a noi, faremo quello che abbiamo sempre fatto prima dello sconquasso sessantottino: raggiungere il nostro stadio di vita ideale, a prescindere.
Importantissimo in questo senso è anche la (ri)creazione e diffusione di un’identità femminile anch’essa improntata all’identità maschilista, possibilmente se serve anche avvalendosi delle recenti scoperte genetiche e scientifiche. Cosiccome i neoliberal per 60 anni hanno attuato la loro selezione umana artificale, anche noi attueremo la nostra, fino a che lo status quo e l’ago della bilancia non sarà finalmente di nuovo effettivamente equo e paritario tra Rep e Dem — oggi proprio non lo è, economicamente e soprattutto culturalmente certo che no.

Non servono linciaggi mediatici e guerre culturali: servono realpolitik e fatti.
Un’ America ed un Europa maschilista divisa da quelle femministe e woke.
Il neo-liberismo ed i suoi metodi, in tal senso, dovranno fornire l’ispirazione. Certo che i neoliberal servono: altrimenti, come potremmo selezionare ed individuare quelle poche soluzioni vantaggiose che ogni tanto emergono (ad esempio, il modus operandi dello stato della cultura attuale, gli engineering economici e sociali, etc.).

Il guaio non è stata la parità di genere quanto semmai la de-responsabilizzazione femminista che ha invertito la supremazia nei rapporti di coppia.
Parità vera, non favoritismi neoliberal.
Femminismo e maschilismo si separino gli uni dagli altri una volte per tutte: i cuckhold con le femministe anti-riproduttive ed i maschilisti con le future madri, in diverse unità geografiche e mediatiche a sè stanti.

Stevenson
Stevenson
2 mesi fa

Scrivere un romanzo potrá servire all’autore per incassare denaro, ma non serve a diffondere la teoria LMS …
Finchè non viene in qualche modo accettata dal mondo universitario, con convegni, seminari, pubblicazioni scientifiche e tesi di laurea, nessuno la prenderá seriamente in considerazione!

Andrea
Andrea
2 mesi fa

Sembra molto interessante, lettura obbligata per me che sono un avido lettore.

Antonio
Antonio
2 mesi fa

Qualcuno spera nella diffusione della redpill tramite libri o università. Pie illusioni. L’unico modo è la condivisione di esperienze e siti web tra brutti/incel. Ogni brutto che conoscete, provate a redpillarlo. Con i belli o gli accoppiati è inutile e frustrante: credono tutti di essersela meritata la figa.

Jeff
Jeff
2 mesi fa

se costa 5 euro su kindle me lo posso pure comprare ma l’unico vero libro riguardo la red pill su cui posso spendere 15-20 euro è quello del Red Pillatore …ovvero un saggio : qualcosa che ti spieghi come gestire il problema (almeno mentalmente) . A me le storie di merda dove mi identifico non mi va proprio di leggerle scusate.

Antipocrita
Antipocrita
2 mesi fa

Verrà pubblicato anche in formato Kindle?
Anche Il cane può morire sarà disponibile in formato Kindle?

Patriarka
Patriarka
1 mese fa

Il trap ci salverà dal nazifemminismo.
Questa musica orrenda ha però il merito di mettere K.O. il becero femminismo