18/12/18

Quello che non Hai è Quel che non ti Manca: La Storia di Erasmo



Ciao Red,
sull’esempio di quello che hanno fatto altri, ti scrivo la mia storia.
Ha senz’altro alcuni punti di contatto con ciò che ho letto, e anzi devo dire che vi è molto di quelle storie in cui mi sono riconosciuto.
Tuttavia, almeno negli esiti finali, se ne discosta profondamente.

Ma andiamo con ordine.
Ho quarantacinque anni, un impiego che mi consente di vivere senza troppi problemi, pur non facendo di me un nababbo, e una casetta in campagna.
Sono nato a breve distanza dal luogo in cui attualmente vivo, un piccolo paese di provincia, il classico posto in cui tutti conoscono tutti.
Della mia infanzia conservo ricordi sostanzialmente positivi; la scuola, l’oratorio, la parrocchia: un tran tran senza sconvolgimenti di sorta. Date le dimensioni ridotte della comunità, le persone che frequentavo erano sempre le stesse, ritrovandole di volta in volta nei vari contesti di cui sopra.
Non sono mai stato bello: eccessivamente magro, scarsa igiene personale, con una fastidiosa voglia in faccia che, se non mi deturpava irrimediabilmente il viso (era molto piccola), di certo non mi faceva guadagnare punti.
Né alle elementari, né alle medie, tuttavia, ciò costituiva un particolare handicap, non essendo ancora preoccupato di piacere all’altro sesso. 

Le cose cambiarono quando cominciarono le superiori che dovetti frequentare nella cittadina accanto.
Nonostante non fosse certo una metropoli, non conoscevo nessuna o quasi delle persone che qui potevo incontrare, il che, se da un lato mi preoccupava, dall’altro mi incuriosiva non poco.
Le mie pulsioni sessuali, ovviamente, esplosero proprio in concomitanza con l’inizio di questa nuova esperienza.
In quella classe, ma dovrei dire in quella scuola, le ragazze erano decisamente la maggioranza, tanto che il rapporto maschi/femmine era a di 1 a 10 o poco più.
La frequentazione di così tante ragazze mi permise di prendere ben presto consapevolezza delle dinamiche del loro comportamento. Anche se –questo particolare emerge anche in alcuni racconti che ho letto- all’epoca i rapporti fra ragazzi e ragazze erano più sporadici e meno audaci di quanto non lo siano oggi e soprattutto le seconde erano decisamente meno spregiudicate.

I meccanismi di fondo, seppur meno evidenti –e volgari- erano però gli stessi. È la biologia, del resto.
La vita non mi ha riservato molti doni: un intelletto comune, una bellezza mediocre, capacità sociali che appena raggiungono la normalità.
Ma una cosa, una sola, me l’ha data: il pragmatismo, la capacità di capire rapidamente cosa posso e cosa non posso fare, senza lasciarmi andare ad inseguire chimere.

Fu così che compresi subito come nessuna delle ragazze che davvero mi piacevano fosse in realtà alla mia portata.
In compenso, mi feci forte dei numeri. Se era vero che le ragazze ipergamavano, e che i bellocci non dicevano di no neppure alle bruttine (le chiattone sono un fenomeno molto più recente… grazie McDonald!!!), ce ne erano alcune che anche loro scartavano; data l’abbondanza, potevano permetterselo.
Mi concentrai su di quelle, sino a che, tentativo, dopo tentativo, non ebbi successo.
La mia prima volta, curiosamente, non fu con una di loro. Accadde invece al mare, con una ragazza che conoscevo dall’infanzia; le nostre rispettive famiglie ci avevano portato da sempre nella stessa località balneare.

Non era affatto bella: piatta, apparecchio, un viso che avresti detto più che altro un grugno. Ma io non ero schizzinoso. Nemmeno lei, del resto.
Avevamo entrambi lo stesso problema: farlo per la prima volta. Ci accorgemmo che, se fosse stata con una persona conosciuta solo superficialmente, con la quale non ci fosse rischio di impegnarsi, sarebbe stato meglio per entrambi.
Con uno stratagemma riuscimmo ad avere tutto per noi l’appartamento dove lei soggiornava con la famiglia.
Lo facemmo rapidamente, nel letto dei suoi e, sebbene non fosse stata certo una grande performance amatoria, fu a suo modo indimenticabile. Avevo rotto un tabù, quello della verginità. 

In seguito mi sarei reso conto di come, in realtà, ciò non significasse nulla, ma il sentimento che provai di ritorno dalle vacanze, quello cioè di essere finalmente diventato UOMO, fu reale eccome.
Cominciai ad avere storie di breve durata con alcune delle mie coetanee, perlopiù compagne di scuola, le bruttine di cui parlavo.
Divenuto ventenne, la musica cambiò di poco. Risiedevo, per gli studi universitari, in una grande città, e la concorrenza si era fatta notevolmente più numerosa. Tuttavia, avevo maturato la capacità di sfruttare contesti di nicchia e riuscivo egualmente a rimediare qualche scopata.
Tutte ragazze brutte o mediocri, salva una o due miracolose eccezioni di ragazze da 6. Tutte storie che duravano al massimo pochi mesi.
Ironia della sorte, le interrompevo quasi sempre io, quando cioè loro cominciavano a pretendere “troppo”: di essere presentate ai genitori (o di presentarmi ai loro), di fare vacanze assieme, che io facessi loro regali, che non dimenticassi ricorrenze per me demenziali come il “mesiversario”, ecc…
Con l’andare del tempo e l’approssimarsi dei trenta, questo ultimo aspetto si acuì ulteriormente. 

Notai che le ragazze con cui riuscivo a concludere qualcosa cominciavano a essere più belle: mentre prima dovevo mendicare dalle cessette, ora potevo aspirare alle pariestetiche.
Tuttavia, il loro desiderio di “sistemarsi” e “sistemarMI” era sempre più percepibile; dovevo mentire, talvolta spudoratamente, per assecondare questo loro desiderio e, se poi rompevo la relazione, nonostante da persone di quell’età fosse lecito aspettarsi una reazione più “matura”, al contrario reagivano in malo modo, con scenate, urla, e vere e proprie persecuzioni al limite dello stalking.
Piano piano, andava maturando in me una strana consapevolezza.
Sempre più spesso, dopo aver fatto sesso con loro, in quel breve lasso di tempo, privo di pulsioni sessuali, che è il periodo refrattario, mi sembrava di essere momentaneamente lucido; come destato da un delirio nel quale, a breve, sarei ricaduto.
Allora le guardavo, stese al mio fianco e mi domandavo: ma chi è questa? E io, che ci faccio qui? Perché stiamo nello stesso letto? Né la consapevolezza di essermele appena scopate o l’endorfina che invadeva il mio corpo valevano a mitigare il mio disagio.
Il punto più basso lo raggiunsi quando una ragazza, dopo aver giurato e spergiurato di aver preso la pillola, mi informò che, stranamente, “aveva avuto un ritardo”: stava prendendo degli antibiotici, disse, e non sapeva (o almeno questo era quanto sosteneva lei) che neutralizzassero l’effetto degli anticoncezionali.
Trascorsi giorni orribili, bevendo come una spugna e imbottito di psicofarmaci. Smisi persino di andare al lavoro (che nel frattempo avevo trovato).
Non desideravo essere padre, e tantomeno del figlio di una donna che conoscevo a malapena e neanche mi piaceva. Non potevo nemmeno permetterlo un bambino, diavolo!
Un mattino mi telefonò e mi disse, quasi distrattamente, che c’era stato un errore: falso allarme.
Beh, Red, non so quale gioia porti con sé la nascita di un figlio (desiderato), ma il sollievo che diede a me apprendere che una simile prospettiva fosse scongiurata fu qualcosa di mitico, grandioso, praticamente un orgasmo multiplo.
Avendo inquadrato il soggetto, scelsi di liquidarla quanto prima. Avrebbe potuto anche stalkerarmi per un anno da mattina a sera, non me ne fregava niente.
Anzi, presi una decisione ancora più drastica: mi ritirai dal mercato. Per un bel po’ –mi dissi- delle donne non avrei voluto sentir parlare.
Ritornai allora alla masturbazione che, mi resi conto, non era poi così male: si poteva trovare piacere senza alcuna fatica, in ogni momento (o quasi!) del giorno e della notte. Bastava allungare una mano e il gioco era fatto: lecito, gratuito e, soprattutto, senza impegno.
Su consiglio di un collega, inoltre, presi a frequentare il mondo della prostituzione, che mi riservò grandi soddisfazioni. Bisognava saper scegliere, certo. Il sesso a pagamento, se si trova il luogo o la prostituta sbagliata, può essere veramente squallido e persino deprimente.


Con le giuste accortezze e un po’ di esperienza, però, si possono avere enormi soddisfazioni: le prostitute (ci tengo a precisarlo: quelle che ho frequentato io erano sempre delle professioniste, più facoltose di me, mai povere ragazze sfruttate!!!) sono belle, giovani e non pretendono nulla. O meglio, lo pretendono, certo, ma ti dicono subito quanto e cosa ti daranno in cambio. Perché, in fondo, questa è la vera differenza tra la prostituzione e un rapporto normale: la trasparenza.
Finalmente avevo trovato una sorta di equilibrio, ma mi sentivo sempre in uno stato di minorità, come se mi mancasse qualcosa; si approssimavano i quaranta e io non avevo una famiglia.
Un giorno ricordo che un collega, che da settimane arrivava al lavoro in uno stato pietoso, mi chiese di dormire da me. Poiché era (è) anche un amico e casa mia è abbastanza grande, dissi subito di sì.
Quella sera, dopo mangiato, ci mettemmo davanti al caminetto con una bicchiere di vino in mano e mi raccontò la sua storia.


Disse che alcuni anni prima era stato lasciato dalla moglie, che gli aveva dato due figli, e che –pertanto- aveva dovuto abbandonare la sua casa, nella quale si era peraltro insediato il nuovo “fidanzato” di lei. Si era dunque buttato in un’altra relazione, anch’essa con prole, che era appunto terminata pochi giorni prima. E al poveretto, della pur non miserabile paga (guadagnava circa 2.500 euro netti al mese), non rimaneva quasi nulla.
Lo consolai con parole di circostanza; avrei voluto dire altro, ma non sapevo cosa.


-Ma parliamo di te, disse lui ad un tratto, tu non ce l’hai una donna?
Gli dissi di no, essendo ormai trascorsi alcuni anni dall’ultima pseudorelazione che avevo avuto.
-Beh, mi disse, non disperare, prima o poi capiterà anche a te quella giusta.
Ricordo che risi, pensando scherzasse. Poi mi resi conto che era serissimo.
Pazzesco, mi dissi, quest’uomo è sul lastrico, distrutto proprio dalle sue relazioni, e commisera me che non ne ho una
-Considerando ciò che è successo a te, dissi ridendo, mi considero fortunato!
Il mio amico si fece serio.
-Se ragionassimo tutti così, l’umanità scomparirebbe…
Fu come un fulmine a ciel sereno. D’un tratto mi si aprì la mente e incominciai a guardare le cose sotto una nuova luce.
La ragione per cui avevo l'impressione che mi mancasse qualcosa apparve più chiara che mai.
Che io avessi una famiglia non era un bisogno mio, ma della la società.
E la società agiva su di me, attraverso quel senso di incompletezza, di inadeguatezza, di colpa persino, che non era giustificato da nulla, ma creato appositamente perché perseguissi fini che non erano i miei ma, appunto, i suoi.
La nostra società, quella che ci ha preceduto e, forse, quella che ci seguirà, in ogni tempo e luogo, hanno sempre agito così: instillando nell’uomo un bisogno in realtà inesistente.
L’idea che, per valere qualcosa, egli debba trovarsi un partner. Con il quale, poi, presumibilmente, riprodursi.
Marketing biologico, potremmo definirlo.
Se sei fidanzato sei un ganzo, sei il numero uno, o perlomeno non sei da meno degli altri. La donna è come il Rolex.
E, dopotutto, pensai, non è ciò che fa la natura? Indurre gli esseri viventi a riprodursi attraverso la pulsione sessuale?
Da quel giorno, cominciai a Pensare. Era come se avessi aperto gli occhi dopo un lungo sonno o, meglio, se li avessi aperti per la prima volta in vita mia. E come capita anche ai neonati, mi ci volle un poco prima che i contorni di tutte le cose, resi evidenti dalla luce, divenissero nitidi.
Cominciai a documentarmi, anche presso un amico che insegna antropologia, il quale, mi ha confessato, legge sempre con grande interesse la tua pagina (anzi, me l’ha fatta scoprire lui…).
Il fatto che l’orgasmo sia una sensazione così forte, la più intensa in natura, ha un significato biologico. Se non fosse tale, nessun individuo si imbarcherebbe nell’impresa di reperire un partner e riprodursi.
Nella specie umana, però, ciò non bastava, perché le nostre capacità cerebrali, che portano all’uso consapevole del nostro corpo, ci avrebbero consentito di aggirare l’ostacolo, sfogando le nostre pulsioni con l’autoerotismo o la prostituzione.
Ecco perché la società ha dovuto inventare un altro strumento per piegarci ai suoi scopi: il bisogno (fittizio) di una donna.
Il quale porta con sé un immancabile rovescio della medaglia: il marchio di infamia su coloro che non ne abbiano una.
Così, essere single (incel, diciamo pure), diventa un problema fondamentalmente perché tutti ti guardano come un fallito e perché tu stesso, vittima del medesimo inganno, ti consideri tale. Ti diffameranno, diranno che sei brutto, gay, che ti manca qualcosa... fino a quando, pur di farli tacere, tu non accetterai di metterti anche con la peggiore delle cesse e sorbirtela per anni.
Chi si masturbi o si rivolga alle prostitute non deve essere colpito da una sorte migliore, poiché, se tutti si limitassero a queste soluzioni (che sono le più logiche), la specie egualmente si estinguerebbe. Il fatto che sostativi come segaiolo e puttaniere, semanticamente, siano degli insulti la dice lunga.
Allora, sottobraccio alla tua domnula, magari con due pargoli al seguito, ti sentirai un dio, ostendando una felicità che in verità non hai.
Nella realtà, infatti, hai spesso a che fare con una stronza che ti comanda a bacchetta e ti ricatta con la prospettiva di mollarti e farti perdere, così, lo status acquisito.
E non è nemmeno, in fin dei conti, una questione di LMS.
Perché, se è vero che, quando lui è bellissimo e lei nella media, è il primo ad avere il coltello dalla parte del manico, tutto torna a capovolgersi con il tempo e, soprattutto, con i figli.
Anche Brad Pitt, del resto, è rimasto vittima del medesimo destino.
Tutti gli uomini con prole sanno che, nel momento in cui una culla fa il suo ingresso in casa, le cose cambiano drasticamente.
Da quel momento, non importa quanto tu sia bello o ricco, il coltello dalla parte del manico ce l’avrà lei. Ti può mandare sul lastrico a sua discrezione, ricattandoti, oltre che con la prospettiva di perdere il tuo patrimonio, anche attraverso l’affetto che provi verso i tuoi figli, dei quali rischi di essere privato da un giorno all’altro.
L’aspetto più estremo, parossistico di tutto ciò, è dato proprio dall’atteggiamento degli uomini “accoppiati”.

Che razza di titolo dovrebbe avere qualcuno come il mio amico, uno che si è fatto carico di umiliazioni e di debiti, oppure un altro che viva separato in casa con una cessetta, oltretutto privo o quasi di una vita sessuale, per dare lezioni a me? O anche al peggiore degli sfigati?
In un mondo razionale, nessuno.

Ma così non è: continuano a presentare sé stessi, nonostante tutto, come quelli che ce l'hanno fatta. E quand’anche –di fronte all’evidenza- non possano atteggiarsi a vincenti, si credono comunque migliori di chi una donna non  l’abbia, anche se, a differenza di loro, conserva ancora una casa, una dignità, un patrimonio e una vita degna di questo nome.


Ma non è nemmeno colpa loro: vittime della società, preda di un sortilegio che li porta a guardare la loro condizione come ancora invidiabile rispetto a quella di chi non abbia mai avuto una donna.
Se aprissero gli occhi, la realtà sarebbe troppo dura e la sofferenza immane. Ecco perché preferiscono, nonostante tutto, tenerli chiusi.

E così, di conseguenza, realizzai un’ulteriore, per me dirimente verità: la condizione degli incel è diffusa e assolutamente drammatica, ma il loro problema non è la mancanza una ragazza, quanto piuttosto l'illusione di averne bisogno.
La società, mentre oscilla fra la commiserazione e l’irrisione nei loro confronti, continua ad alimentare l’inganno che è causa –unica o principale- del loro dolore e senso di inadeguatezza.

Da un giorno all’altro, ero rinato.
Mi sembrava di volare, stampato sul volto un sorriso serafico, da statuetta del Buddha, che non sarei riuscito a togliermi neanche volendo.
La cosa ironica è che molti amici cominciarono a dire: “è innamorato…”, mentre era tutto il contrario. Di certe cazzate mi ero liberato, una volta per tutte, e mi sentivo veramente felice.
 
Smascherati per quello che erano, il mio senso di inadeguatezza, di bisogno, il mio “dolore” si erano squagliati come neve al sole. Che sollievo!
Il pensiero di nuocere alle ragioni dell’Umanità non mi sfiorava. Di più: mi faceva sbellicare dalle risate.
Volevano tanto diventare madri? Ricorressero all’inseminazione artificiale. Caso mai mi fosse venuta la fantasia di contribuire coi miei geni all’evoluzione, nella peggiore delle ipotesi, avrei potuto fare una donazione alla banca del seme…
Avevo chiuso, definitivamente. E potevo cominciare a vivere per davvero.
Delle donne non mi preoccupai più. Se sentivo una pulsione, la soddisfacevo autonomamente o, di tanto in tanto, andando a trovare una delle mie “amiche a pagamento”.


Cominciai a viaggiare, a uscire tutte le sere, ero sempre su di giri. Anche al lavoro il mio rendimento aveva raggiunto livelli notevoli, e i miei superiori se ne accorsero, attribuendomi incarichi più importanti.
Sport, amici, musica, volontariato, non avevo mai una sera libera.
In parte per il passare degli anni, in parte –e soprattutto- grazie alla vita piena che avevo cominciato a vivere, devo dire che la pulsione sessuale si fece sempre più debole e controllabile, sino quasi a sparire. Potevo trascorrere mesi senza neppure masturbarmi e, meno mi masturbavo, più mi sembrava di essere forte, energico, dinamico, come non lo ero stato neppure a vent’anni.
Spesso incontravo vecchi compagni sposati e separati. I primi mi facevano compassione quasi più dei secondi. Ma non avevo cuore di aprire loro gli occhi: era troppo tardi.


Con chi non aveva ancora avuto figli, invece, il discorso era diverso: sentivo il dovere MORALE di dire loro la verità. Alcuni mi ascoltavano, altri mi deridevano. Vedendo come vivevo io, single e felice, però, devo dire che –forse per merito mio, forse per merito delle circostanze- alla fine la maggior parte di loro si convinceva.

Oggi ho quarantacinque anni, tanti amici, un cane, una cantina piena di buoni vini e un bel televisore.
La mia vita potrebbe durare ancora cent’anni o cento secondi; in entrambi i casi, non avrei nulla da obiettare né rimpiangere.
E così, a beneficio di chi vorrà leggere la mia storia, sempre che qualcuno mai la leggerà, mi permetto di concludere con un promemoria, quello sulla base del quale vivo la mia vita.

-       NON FARE SESSO
-       SE NON CI RIESCI, MASTURBATI,
-       SE NON TI BASTA, RICORRI A UNA PROSTITUTA
-       LA TUA VITA NON DIPENDE DALL’AVERE UNA DONNA: NON TI RENDERÀ PIÙ FELICE, PIÙ COMPLETO NÉ MIGLIORE, COSÌ COME NON LO FARÀ LA PATERNITÀ
-   NON STARE A SENTIRE CHI HA UNA FAMIGLIA E TI DECANTA LA SUA CONDIZIONE. È UN UOMO TRISTE, CHE, PIÙ O MENO CONSAPEVOLMENTE, CERCA SOLO DI TRASCINARTI NELLA SUA STESSA MISERIA.
-       QUELLO CHE NON HAI È QUEL CHE NON TI MANCA.

Erasmo


Hai anche tu una storia a tema redpill che vorresti raccontare? Contattami in privato e valuteremo la pubblicazione.


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30 commenti:

  1. Un articolo che mi ha toccato molto, in certi passaggi come quello delle trentenni in cerca di sistemazione mi sono riconosciuto e ho riso pure io quando hai raccontato del povero disgraziato del tuo amico che si preoccupa per te invece di pensare a se stesso.
    Hai perfettamente ragione quando dici che è più che altro la società a spingere per avere una donna e sono felice che prendere consapevolezza
    di questo ti abbia aiutato a costruire una vita migliore.
    Considera però che non tutti sono condizionati dalla società in egual misura, per molti quello di trovare una ragazza è un desiderio sincero e
    non frutto di una pressione sociale e purtroppo una parte di chi vorrebbe si vede preclusa questa possibilità da tutta una serie di fattori che spesso sono indipendenti da lui e che gli causano sofferenza.
    Molti altri invece lo fanno giusto per "dovere" e questa hai ragione a dire che è una grande blupill.
    Io di solito sono piuttosto critico verso i MGTOW perché penso che per la maggior parte siano uomini che fingono di stare bene soli solo perché non vogliono ammettere a loro stessi che non sono in grado di rimorchiare, mentre tu mi sembri un MGTOW molto lucido e coerente.
    Qui nel blog c'è una frangia numerosa di utenti come te, quindi prevedo molti consensi. Ti ringrazio per aver voluto condividere la tua bellissima esperienza.

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    1. Secondo me il punto è che molti sognano la donna ideale dei film, delle serie tv, delle favole, dei cartoni animati disney. In pratica vorremmo amare ed essere amati alla follia, vorremmo una donna che ci sia sempre fedele e che ci accetti semplicemente per quello che siamo senza ricatti, senza tutto lo schifo del mondo. Il problema è che i rapporti così puri e sinceri esistono solo nella fantasia e siamo costretti ad impararlo per non fare una brutta fine.

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    2. credo che sia normale desiderare queste cose,sia x uomini che x donne;certo,non è proprio facilissimo,soprattutto considerando il tipo di mentalità/abitudini che ha la > parte delle donne di oggi (e lo dico da donna:ne sono + che consapevole e credo di riuscire a rimanere abbastanza obiettiva),che ha xso femminilità,che è logorata dall'ixfemminismo e dalla smania di comportarsi da vittima sempre e comunque. bisogna ammettere che è così. il punto di vista di quest'uomo che ha scritto l'articolo è condivisibile solo in parte,nel senso che,probabilmente,se avesse l'occasione di avere accanto una xsona veramente innamorata,femminile e che non sta lì a trovare l'occasione migliore x poterlo fregare,sarebbe felice di poter condividere la vita con qualc1. ma ho detto probabilmente...

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    3. Non c'è dubbio che molti uomini etero, anzi tutti o quasi, desiderino avere una donna. E' persino ovvio che sia così. E sono anche certo che la gran parte di loro sia in buona fede, che cioè la desideri VERAMENTE. Il punto, però, non è se gli uomini desiderino o meno le donne, ma da cosa nasca quel desiderio. Questo post ci aiuta a capire che, per quanto lo si creda genuino, in realtà è indotto da una pressione sociale. Che non agisce in modo esplicito, e anzi riesce ad avere successo proprio perché è implicita. Il che significa che, mentre tu sei assolutamente convinto di necessitare di una donna, vedendo in lei ciò che darà senso alle tue giornate, in realtà ti stai solo muovendo come una pedina della società... e non ne hai alcun bisogno.
      Non è un discorso soggettivo, ma oggettivo.
      E' razionalità contro sentimento, redpill contro blupill.
      Non esiste alcun motivo sensato per il quale un uomo debba pensare che un partner possa risolvere i suoi problemi. Neppure quello di combattere la solitudine, come ho letto da qualche parte; sia perché ci sono mille altri modi di combatterla, sia perché non è neppure detto che funzioni: tua moglie ti può lasciare, uscire dalla tua vita, oppure può renderla un tale inferno da farti preferire mille volte la solitudine.
      L'esempio dell'automobile, che ho letto da qualche parte, è calzante. Tu desideri una certa auto; ATTENZIONE: non è un'illusione, la desideri PER DAVVERO. E credi che i tuoi problemi si risolveranno quando sarai riuscito ad averla. Ma la realtà è che vuoi solo riempire un vuoto e qualcuno ti convince, in modo subdolo, che sarà quell'auto a riempirlo. Come dice l'autore di questa storia, è un fatto di marketing. Anche l'espressione "quello che non hai è quel che non ti manca" va interpretata correttamente. Non è che non ti manchi nulla; qualcosa ti manca per davvero. Ma NON SI TRATTA UNA DONNA. E' altro, e solo ciascuno di noi può sapere cosa sia nel suo caso. IL PARTNER non è che uno specchietto per le allodole che siamo idotti a credere -per le citate ragioni evolutive- in grado di risolvere tutti i problemi e dare un senso alla nostra esistenza.
      Ma è una balla.
      E non lo è per questo tipo, per me, per tizio, caio o sempronio. Lo è oggettivamente.
      La bellezza di questo racconto è che proviene da qualcuno che non è né asessuato, nè anaffettivo, o per qualunque altro motivo "strano". E' un tipo regolare, uno di noi a tutti gli effetti, e proprio per questo ci mette "in crisi". Gli piace scopare, gli piace la compagnia ecc. E come tutti desidera una donna.
      Solo che, attraverso la Ragione, arriva a capire cosa si celi dietro il suo desiderio fittizio e comincia a vivere veramete. Probabilmente la vita piena di cui parla era ciò di cui aveva bisogno.
      Non tanto un MGTOW, dunque, ma solo un uomo razionale.

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    4. "Io di solito sono piuttosto critico verso i MGTOW perché penso che per la maggior parte siano uomini che fingono di stare bene soli solo perché non vogliono ammettere a loro stessi che non sono in grado di rimorchiare, mentre tu mi sembri un MGTOW molto lucido e coerente." Qualcuno dovrebbe aprirti un pò la mente caro mio se pensi che tutti gli uomini che vogliono stare soli sia perché non sono attraenti e non rimorchiano. E soprattutto finiscila con questa categorizzazione ti mostra maledettamente medriocre e conferma che i contenuti validi sono in realtà copiati da altri siti.

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  2. Bellissimo articolo. Sono d'accordo su tanti passaggi, però come dice Red nel suo commento, voglio credere che ci siano ancora persone che si sposano e mettono su famiglia non tanto perché è un "obbligo" imposto dalla società ma perché credono davvero che quella sia la vera felicità.
    Io sono ancora in una via di mezza: la mia condizione di incel penso di averla già accettata e ormai non ci soffro quasi più, però ogni tanto penso al mio futuro che sarà inevitabilmente da solo, e penso che sarà difficile trovare qualcuno che mi aiuterà quando sarò in difficoltà. Il fatto di metter su famiglia secondo me è anche una questione legata all'aiuto che ti potranno dare i figli e la moglie/marito quando si diventerà vecchi. Poi è chiaro che l'emancipazione femminile ha portato tanti uomini a vedersi ridotti sul lastrico o rimpiazzati da uno un po' più belloccio o ricco, e allora ti viene da pensare "chi gliel'ha fatto fare?"

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  3. Dice bene red sulla fragia di mgtow che segue il blog. Io ne faccio parte e ho letto l'articolo come se stessi mangiando un dolce succulento. Massima stima per chi l'ha scritto.

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  4. Da redpillato quale sono col tempo mi sono sempre più identificato come MGTOW e sono felicissimo di essere da solo e di vivere la mia vita come piace a me senza nessun sergente di ferro che mi dice cosa posso o non posso fare. Mai più ritornerò ad una relazione tradizionale che non sia la classica botta e via, se e quando capita. Avere una donna nella propria vita non è un obbligo. Anzi spesso e volentieri è solo una grande rottura di palle.

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  5. io ho 47 anni e sono separato ormai da quasi 6 anni con una figlia di 9.... dopo la mia separazione "non mi sono rifatto una vita" come dicono tutti...nel senso che non ho piu' trovato una vera fidanzata a parte qualche storiella mordi e fuggi... purtroppo o fortunatamente ho perso la voglia di rimettermi in gioco in modo serio e preferisco se capitano, solo storielle di solo sesso e niente piu'...
    devo dire però che essendo separato con una figlia la pressione sociale è molto inferiore rispetto a quando ero solo single e sto raggiungendo comunque un buon equilibrio ma solo facendomi i fatti miei e non lasciandomi condizionare nè dalla società nè da donne che vogliono relazioni serie... ci ho già rimesso il culo una volta e una seconda non riuscirei a reggerla sia emotivamente che finanziariamente....

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  6. Henry de Toluose Lautrec18 dicembre 2018 18:01

    > QUELLO CHE NON HAI È QUEL CHE NON TI MANCA.

    epperò se esistono almeno 3 forum popolati da incel (non faccio nomi perché non so se si può) che sono veri e propri muri del pianto forse purtroppo tanta gente non riesce a pensarla così

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    1. Ce ne sono tanti, verissimo. Bisognerebbe però vedere quanti fra costoro desiderino una donna veramente, e quanti invece solo perchè indotti a farlo -inconsapevolmente o meno- dalla società. Personalmente credo buona parte rientri in questa categoria. Per loro storie come questa rappresentano un'autentica ancora di salvezza, un' opportunità per aprire gli occhi rispetto a ciò di cui hanno REALMENTE bisogno. Anche l'autore, da quanto dice, un tempo era a disagio per la propria incelness. Magari frequentava pure quei forum. La sua presa di consapevolezza l'ha reso felice: una volta smascherato ciò che gli stava dietro, anche il desiderio è svanito. E' come se uno volesse ardentemente una vettura di grossa cilindrata e, ad un certo punto, qualcuno gli spiegasse che il suo è in realtà solo un modo di compensare un disagio e un senso di inferiorità e che, in realtà, può tranquillamente prendere la metro. Il vero problema di molti incel è che trasformano la porpria incelness in una specie di feticcio. Le attribuiscono tutte le colpe della propria infelicità e pensano che, trovata una donna, tutto si sistemerà. In realtà, invece, il loro disagio ha ragioni più profonde che ignorano o vogliono ignorare.
      Ciò non significa, naturalmente, che il problema incel non esista.

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  7. Viviamo di illusioni. Ad esempio, ci indebitiamo per avere l'oggetto tanto desiderato, in grado di cambiare finalmente la nostra vita.
    Poi lo compriamo, e sorpresa: la nostra vita non cambia di una virgola.
    E cosi' in tutti i campi..

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    1. La stragrande maggioranza degli uomini crede che la "donna" sia la soluzione a tutti i propri problemi, ma è evidente come non sia così; potrà risolvere quello del sesso (peraltro, risolvibile anche altrimenti), ma tutti gli altri rimarranno intatti. Anzi, aumenterano, perché ogni relazione porterà con sè nuovi problemi, che si cumuleranno ai precedenti.
      Ragion per cui, con ogni probabilità, la relazione andrà a rotoli.
      Evitiamo, allora, di vedere la nostra potenziale "storia" come il sacro graal. E' un ottimo suggerimento, per tutti.
      Alcuni dicono "sì, ma il mio desiderio è reale!", ma come diamine fanno a saperlo? Come possono escludere che non sia indotto e che, in realtà, desiderino solo l'altrui accettazione? Siamo animali sociali, per cui penso che, in realtà, salva qualche eccezione da romanzo rosa, questo sia il motivo reale per cui tutti cercano -e magari trovano- un partner. Restandone poi delusi.
      Complimenti all'autore di questa storia, che cotribuisce a gettare luce su una grande, giganteca ipocrisia mediante la quale, nostro malgrado, siamo strumentalizzati.

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    2. Henry de Toluose Lautrec19 dicembre 2018 20:09

      La donna è la soluzione all'egoboost e alla validazione sociale.
      Se hai una donna sei qualcuno, se non ce l'hai sei un perdente.
      E' uno status symbol

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    3. E' esattamente quello che dice questo articolo, che non a caso la paragona al Rolex. Proprio per questo motivo, una volta che ne divieni consapevole, cessi di sentirne il bisogno. Realizzi infatti che, come tutti gli status symbol, è intrinsecamente superflua.

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  8. Io ho bisogno della conquista della figa. È come la fame. Lo faccio per me, per il mio reale augello, e la "società" mi schifa perché ho una donna diversa al mese. E me ne fotto.

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  9. tralasciando che nella maggioranza dei casi sono incels in denial i MGTOW sono come i gay, essere maschio e almeno in apparenza non desiderare donne significa essere contronatura e stop

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  11. Vorrei fare un chiarimento, visto che si rischia di fare disinformazione.

    MGTOW (Men Going Their Own Way) rifiuta in primis il MATRIMONIO, perché visto come controproducente per il maschio (vedi divorzio, alimenti ecc...) MGTOW non dice di rifiutare le donne e le relazioni.

    Poi ci sono filoni di pensiero detti MGTOW-Monk che rifiutano anche le relazioni, ma per altri motivi piu' "gravi". Vi faccio un esempio, sapevate che in certi paesi esistono gli alimenti per le ex-fidanzate (non mogli, ma ex-ragazze) ? Si chiama Palimony.

    Non ci credete? Guardate la storia di Marvin v. Marvin. Quindi in un sistema dove anche una ex puo' chiedere gli alimenti, come pensate che ci si possa difendere?

    Scusate se sembro polemico, non era mia intenzione.

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  12. Salve. Sono un quasi-incel di 42 anni ( sto con una donna di 30 anni che fisicamente non mi soddisfa e oltretutto non me la dà perché vuole arrivare vergine al matrimonio). Posso pero' dire che nei lunghi periodi in cui sono stato solo stavo peggio di adesso. Per cui mi riesce difficile credere che l'autore del post sia felice come dice. Ma glielo auguro

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    1. Prima di sposarti ti consiglio di parlare con qualche divorziato.Ti sarà utile.

      Shoggoth

      P.S. Le donne con la fede al dito diventono delle arpie.

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    2. Ti prego, dimmi che sei un troll... se non lo sei, dai retta a Shaggoth, che mi pare un ragazzo con la testa sulle spalle. O, più semplicemente, MOLLALA!!!!

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  13. Un racconto bellissimo, mi ha fatto davvero piacere leggerlo.

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  14. Ciao, sono uno dei ragazzi che ha scritto una delle storie pubblicate precedentemente alla tua, nella fattispecie quello che ha avuto la vita rovinata dal bullismo infantile e adolescenziale da parte dei compagni di classe maschi.

    Che dire, riguardo alle donne ti dò ragione su tutta la linea: anch'io ritengo che l'esigenza di avere un partner, in fondo, non sia altro che un condizionamento sociale bello e buono.
    Parlo soprattutto di relazioni di lungo termine (LTR), ma anche di avventure.

    Indispensabili sono invece gli amici, o anche solo le interazioni sociali "spicciole" di tipo informale: come ho spiegato raccontando la mia storia, è purtroppo questo che mi manca, ormai da più di 5 anni a questa parte.
    A te invece, per fortuna, pare vada benone da questo punto di vista.

    L'isolamento sociale è ciò che fa male davvero, ciò che trascende ogni condizionamento, non tanto l'astinenza sessuale o la mancanza di un partner.

    Inoltre, la assenza totale di relazioni amicali o di vita sociale (ovviamente intesa al di fuori del lavoro e delle le attività di routine come allenarsi in palestra, passeggiare o fare la spesa: tutte queste cose le svolgo e continuerò a svolgerle) volendo ti preclude, qualora tu sia genuinamente interessato, e non perchè indotto ad esserlo, i rapporti sessuali/sentimentali con le donne, dato che ti manca proprio la condizione materiale di base per conoscerle, ovviamente tralasciando i vari Tinder o Instagram e ponendo di non superare il 7,5 nella variabile Looks.

    Qualcuno penserà alla Piramide di Maslow, che mette il sesso alla base (al pari di cibo, aria e salute): beh pensateci bene, "sesso" è un termine generico che va a comprendere anche la masturbazione!!
    Poco sopra arriva il desiderio di un rifugio stabile (quindi un tetto sopra la testa, che sia una casa, una capanna o una caverna), di sicurezza e di tranquillità.
    Sopra ancora, e qui arriviamo al dunque, viene l'INCLUSIONE SOCIALE, che personalmente intendo come necessità di relazioni amicali o comunque di socialità informale spicciola. Si può usare anche il termine generale: "vita sociale".
    Solo dopo di questa arrivano prestigio, ego, riconoscimento, potere: qui dentro si possono collocare le relazioni sia sessuali che sentimentali con le donne.

    Morale della favola: le amicizie sono decisamente più importanti delle relazioni di tipo sessuale o sentimentale con le donne e la loro mancanza può fare MOLTO più male.

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  15. Molto interessante ricco di spunti in cui mi sono riconosciutoVoglio farti un complimento.Sei stato coraggioso ad avere diverse storie con bruttine.Qualcuna pure io l'ho avuta.Il problema è che quando iniziavo la storia mi rendevo conto di "accontentarmi" e il sesso con loro era totalmente insoddisfacente.Da allora mi sono reso conto che acccontentarsi non è possibile.Una cessa è una cessa punto.SEcondo me se non si possono avere femmine free decenti(dal sei in su)convengono solo pay e/o seghe.

    Shooggoth

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  16. Cit.: "mi sono reso conto che acccontentarsi non è possibile.Una cessa è una cessa punto. SEcondo me se non si possono avere femmine free decenti(dal sei in su) convengono solo pay e/o seghe."
    Frase a dir poco saliente sul fatto che la tendenza all'ipergamia o cmq al puntare più in alto rispetto al proprio livello NON è un'esclusiva e secondo me neanche una prerogativa femminile. Ha solo forme diverse a seconda se si è uomini o donne, tutto qua ;) ...

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    1. Tu sei un troll o una donna.Sono stato con delle cessette pariestetiche .Mi hanno scaricato alla prima occasione.Io avrei voluto una del mio livello o almeno decente,non pretendevo strafighe.Inoltre un Uomo (con la U maiuscola) ha tutto il diritto di ipergamare,solo che con questa società vagino centrica non ha quasta possibilità.Mah !Tanto con la scomparsa dell'uomo europeo avranno a che fare solo con Afroislamici che saranno maggioranza.Voglio vederle le vagino munite a parlare di politically correct con un mussulmano.Ah,Ah!

      Shoggoth

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  17. Il condizionamento sociale riguarda tutti gli aspetti della vita, quindi non solo la sfera relazionale. Tra l'altro inizia da quando siamo ancora nel grembo materno, dopodiché una volta venuti alla luce veniamo influenzati dai genitori, fratelli, parenti, scuola, compagni di classe, amici ma soprattutto i mezzi di comunicazione, che plasmano letteralmente lo stile di vita degli individui. Alla luce di quanto ho appena scritto quindi, come fai ad essere così sicuro che la tua "scoperta" non sia in realtà l'ennesima manipolazione che la società ti ha instillato facendotela credere tua? Il tuo modo di vedere la relazione con una donna infatti, non potrebbe essere semplicemente un sistema di difesa a questo nostro mondo contemporaneo nato nel '68? Questo mondo cioè formatosi (leggi eterodiretto dall'alto) attraverso la messa in discussione del "principio di autorità" (dove per autorità si intendeva famiglia, scuola, istituzioni, luoghi di lavoro ecc) in nome della libertà e del sesso femminile e che diede vita conseguentemente anche, ma non solo, al femminismo? In sostanza questo tuo aspetto che hai descritto nell'articolo, non può semplicemente essere un condizionamento sociale, diretta conseguenza della metamorfosi femminile originata dal '68?
    E quindi, concludendo; sei veramente sicuro che l'avresti pensata allo stesso modo se il mondo fosse rimasto all'epoca di tua nonna? E cioè se le donne fossero rimaste alla morale cristiana (pre concilio vaticano II) di inizio '900?

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  18. In sostanza, riallacciandomi a quanto ti ho scritto nel post precedente, puoi pensare quello che hai esposto nell'articolo soltanto perché questa società è nella sua fase finale, calante, morente, terminale. Il patto sociale è saltato (leggi è stato fatto saltare) e questo lo puoi riscontrare in ogni singolo aspetto della vita della società occidentale. Guarda ad esempio come siamo messi con l' Europa, quindi con la politica, l'immigrazione, l'economia, i contrasti geopolitici, ecc.

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