Dinamiche Sociali

Donne contro donne: tra miti antichi e strategie moderne

Donne contro donne: tra miti antichi e strategie moderne

Nel Veneto orientale, non lontano dalle rive del Piave, tra pendii di boschi mescolati a vigne di prosecco, si nasconde Collalto, un paesello di case che si arrampicano lungo i versanti di un alto colle, sopra il quale giacciono i resti di un antico castello. Si tratta di una piccola frazione che molti italiani – e anche molti veneti- non avranno mai sentito nominare, un punticino sulla mappa che si raggiunge da strade che a tratti diventano sterrate. Nessuno oggi immaginerebbe che durante il Medioevo questo borghetto fu uno dei più importanti centri economici e strategici della zona. Il suo castello, costruito nel 1110 dall’omonima casata dei Collalto, per secoli sorvegliò tutta l’area del Piave resistendo a guerre e assedi di ogni tipo, ma ebbe infine la sfortuna di trovarsi nel mezzo di uno dei fronti più caldi della Prima Guerra Mondiale. Dopo la disfatta di Caporetto, infatti, gli austro-ungarici occuparono la Sinistra Piave e lo trasformarono in una base logistica, sfruttando la sua posizione ideale per controllare ogni movimento sul fronte. L’artiglieria italiana non ebbe scelta: caricare, puntare, fuoco. Boom! Castello e borghetto sottostante si sbriciolarono come pasta frolla. Oggi rimangono solo tracce delle mura e delle due porte. Degli edifici, continua a stagliarsi contro il cielo l’imponente e solitaria torre. Una leggenda che si tramanda da generazioni narra che, secoli fa, proprio quella torre fu la protagonista di una tragica storia di rivalità e gelosia.

Bianca di Collalto

Castello di Collalto

Era l’inizio del Trecento, l’epoca del Dolce Stil Novo, di Giotto e di Marco Polo. L’Italia settentrionale era frammentata in numerosi comuni e signorie, con scontri frequenti tra famiglie nobiliari per il controllo dei territori. Nel Veneto, Venezia si espandeva sempre più e controllava la riviera adriatica e buona parte del Mediterraneo. L’entroterra, corrispondente all’attuale provincia di Treviso, era invece conteso fra due potenti famiglie nobiliari: i Collalto, che controllavano la zona di Treviso, e i Da Camino, più ad est, con base a Ceneda.
Entrambe di origine longobarda, da secoli le due casate rivendicavano i rispettivi territori in quella che pareva essere una guerra senza fine. Poi, arrivò la svolta. Uno dei Signori di Collalto ebbe un’idea tanto semplice quanto geniale: un matrimonio di convenienza. Suo figlio Tolberto avrebbe preso in sposa Chiara da Camino, la figlia del rivale, e l’unione tra i due avrebbe così legato le due famiglie ad un destino comune mettendo fine alle ostilità. Il matrimonio tra i due giovani si fece, ma purtroppo ben presto mostrò i suoi limiti. Tolberto non era innamorato della moglie sia perché, come è lecito pensare, era una racchiona appioppatagli controvoglia, sia perché era possessiva in modo patologico e gelosissima di tutte le altre donne a corte. In particolare di Bianca.
Bianca era una ragazzina graziosa e gentile che lavorava come ancella presso il castello. Rimasta orfana da bambina, era cresciuta assieme ai figli del Conte ed era segretamente innamorata di Tolberto, che però la vedeva solo come una sorellina minore.
Tempo dopo, per Tolberto arrivò il momento di andare a combattere nelle crociate.
Il giorno della partenza salì in camera da letto per un ultimo saluto. Lì trovò la moglie di fronte allo specchio insieme a Bianca, che le stava pettinando i capelli. Mentre il Conte usciva dalla stanza, la Contessa notò sullo specchio il riflesso del volto di Bianca segnato dalle lacrime. Impazzì.
Fece imprigionare l’ancella per giorni, poi diede ai servi l’ordine di murarla viva nella torre del castello.
Bianca giurò e spergiurò di non aver mai avuto nessuna relazione intima con Tolberto, ma la sua sorte era ormai segnata. I servi, seppur con la morte nel cuore, obbedirono all’ordine e Bianca rimase lì a morire di stenti senza che nessuno venisse a salvarla. Tolberto non seppe mai nulla della sua terribile fine: dalla guerra non fece mai ritorno.
Ma si narra che il fantasma di Bianca, che mai trovò pace, da allora continui ad abitare il castello di Collalto, e alcuni testimoni nei secoli hanno giurato di aver visto la ragazza vagare nei boschi circostanti in abiti bianchi per annunciare eventi positivi, o con un velo nero davanti al volto come presagio di sventura.

La competitività femminile

L’aneddoto storico-mitologico di Bianca da Collalto mi ha sempre colpito, oltre che per i suoi dettagli raccapriccianti, perché è una forma di rivalità femminile portata così agli estremi che stona con la nostra prospettiva moderna sulle relazioni.
Siamo abituati a pensare alla competitività sessuale come una questione tutta al maschile.
E’ il testosterone, l’ormone maschile per eccellenza, ad essere associato al dominio sociale, alla competizione e alla motivazione sessuale negli animali e nell’uomo. [1]
Per le donne gli uomini hanno combattuto guerre (persino l’opera letteraria più celebre della storia parla di una guerra scoppiata per colpa di una donna), invaso territori, creato gruppi con cui lottare contro altri gruppi, creato strutture sociali e gerarchie piramidali da scalare, tutto allo scopo di guadagnare status e risorse e garantirsi un migliore accesso alla riproduzione. Nell’epoca di Tinder e di Instagram, gli uomini non si ammazzano più, ma si gonfiano di steroidi, si fanno il trapianto di capelli e si circondano di status symbol per apparire più grandi, forti, mascolini e finanziariamente più di successo rispetto ai loro coetanei. La competizione maschile è così diretta e plateale che nessuno osa negarla, ma anche la donna non è sempre solo parte passiva del processo di attrazione.
Anche le donne competono. Talvolta, in modo più cinico e spietato degli uomini. Ma lo fanno in circostanze e con armi diverse, coerentemente con la loro natura.

Innanzitutto, la strategia riproduttiva maschile tende ad essere poligamica, quindi finalizzata alla quantità; quella femminile è ipergamica e mira alla qualità. L’uomo dunque compete per una generalità di donne, mentre la donna compete per un elite di uomini. L’ uomo è disposto a spendere più energie e risorse per la tipa carina, meno energie per la tipa normaloide, e qualche energia per la tipa normobruttella. Alcuni, poveri loro, visti i tempi difficili, arrivano anche a spendere energie per le tipe brutte, pur di non rassegnarsi alla solitudine.
La donna invece non spende un secondo di tempo né un grammo di energie per un uomo che non reputa di valore, qualunque sia il suo livello, ed è invece disposta a scannarsi per gli uomini che percepisce sopra soglia.

Inoltre, come visto in un vecchio articolo sulla profumiera, la donna non ha la forza e l’aggressività di un uomo, dunque la sua competizione è meno fisica e più machiavellica.
A differenza degli uomini, che possono competere apertamente e riconoscere la rivalità senza minare la propria autostima, le donne per competere utilizzano tecniche più sottili e subdole, sabotando le proprie rivali senza che queste abbiano percezione di ostilità. Ad esempio, molte ragazze incoraggiano le “amiche” a mangiare cibo poco salutare, a bere e drogarsi o a fare baldoria e trascurare gli studi, mentre segretamente seguono una dieta rigida e studiano duramente per arrivare ad intraprendere una carriera lavorativa che permetta loro di conoscere uomini di alto valore. C’è addirittura uno studio che evidenzia come le donne tendano a consigliare tagli di capelli più corti ad altre donne che hanno un’attrattività simile alla loro [2].

Le donne si lamentano con la società di essere discriminate sul piano professionale e di essere giudicate per la loro promiscuità, ma quello che non si dice è che lo slutshaming è mosso più dalle donne che dagli uomini stessi e che per le posizioni lavorative più qualificate sono principalmente le donne della selezione del personale a non voler assumere altre donne, soprattutto quando queste ultime sono più giovani e belle.

Secondo Joyce G. (2016) il maggior numero di tweet nel web (61.3%) contenenti le parole “troia” “puttana” e sinonimi è postato da altre donne.

In un vecchio articolo ho parlato del declino della modella Toni Garrn che, a 30 anni suonati, madre single e ormai prossima a colpire il muro si ritrova ancora a lavorare come modella per marchi che nessuno ha mai sentito, dopo una carriera trascorsa a calcare le passerelle dell’alta moda.
C’è chi ha fatto notare che potrebbe sempre trovarsi un lavoro ordinario, d’ufficio. Sarebbe comunque un dignitosissimo piano B per una 35 enne che ha vissuto i suoi anni d’oro al massimo frequentando celebrità di Hollywood e girando per i party più esclusivi.
Non credo che questa sia un’idea praticabile. In un nuovo contesto, qualunque donna che abbia avuto un passato da modella o vinto un concorso di bellezza ne farà immediatamente mezione nel tentativo di stabilire una gerarchia. L’altro giorno è intervenuta nei commenti Facebook una donna sui 50 anni che ha esordito dicendo “A 18 anni ho vinto un concorso di bellezza…” come se ciò desse alla sua opinione una maggiore autorevolezza, e su Instagram ci sono tipe che si vantano di essere state Miss paesello 2002. Figuriamoci Toni Garrn, una delle più grandi Top Model dell’ultimo decennio, che genere di reazioni potrebbe suscitare negli uffici di qualche azienda, magari mentre racconta alle colleghe di quanto era bello farsi trombare da Leonardo Dicaprio, quello del poster che avevano in classe, il sogno erotico inarrivabile di generazioni di donne.
Di certo al lavoro farebbero di tutto per boicottarla e spargere cattiverie. Ragazze normaloidi senza alcun pregio estetico particolare inizierebbero a fare paragoni, a contarle le rughe e ad aggrapparsi ad ogni dettaglio pur di autoconvincersi di non essere da meno di una ex modella con 10-15 anni in più.
Le guasterebbero la vita, l’ambiente lavorativo sarebbe troppo tossico per lei.
Persino Bianca Balti in un’intervista raccontò di come le altre donne, vedendola per strada, si mettano spesso a mormorare tra loro facendo commenti maliziosi sul suo aspetto (“lo vedi che non è poi granché”) e se già questo atteggiamento la turba quando proviene da sconosciute alla fermata della metro, figuriamoci quanto soffrirebbe la pressione in un contesto diverso dal suo dovendo sopportare quotidianamente sguardi furtivi, commenti velenosi mascherati da complimenti e azioni indirette volte a minare l’autostima.

In uno degli ultimi post pubblicati su Facebook, parlavo della differenza tra amicizia femminile e amicizia maschile e di come la prima si instauri perlopiù fra coetanee, mentre la seconda può nascere anche tra fasce d’età più lontane fra loro. In particolare facevo notare come ciò sia dovuto al fatto che le donne in un’amicizia cercano affinità emotiva e condivisione, dunque tendono a fare amicizia fra coetanee perché spesso basano il legame sull’identificazione reciproca. Gli uomini invece spesso si legano per interessi condivisi (sport, lavoro, hobby, progetti) più che per fase di vita. Il rapporto tra uomini è più “funzionale” o gerarchico, meno legato alla condivisione emotiva o all’introspezione.

Ho omesso però di parlare di quanto incida la competitività sessuale nell’amicizia femminile. Così come una trentacinquenne sposata dopo aver partorito inizierà presto a prendere le distanze dalle amiche coetanee single, più magre e curate, per evitare che gli soffino il marito, allo stesso modo una compagnia di donne trentacinquenni single difficilmente digerirebbe l’idea di portarsi in giro il sabato sera una ragazza ventenne, per il semplice fatto che questa finirebbe per monopolizzare tutta l’attenzione dei maschi incontrati durante la serata. La competizione femminile intergenerazionale è particolarmente cruenta. Oltre ai consigli dati per imbruttirsi, come tingersi i capelli di colori bizzarri, e deturparsi la pelle coi tatuaggi, spesso le donne più vecchie cercano di minare la posizione delle rivali più giovani dando loro consigli autodistruttivi sul piano sessuale, come avere molti partner sessuali, evitare legami stabili e congelare gli ovuli per potersi divertire il più a lungo possibile.

Questo è particolarmente evidente in ambienti femministi: vecchie zitellone sole e frustrate, senza una carriera, danno alle ragazze giovani i migliori consigli su come devastarsi l’aspetto e la psiche, portandole ad odiare gli uomini e condannandole a una vita come la loro. Il meme “before-after feminism”, che mostra ragazze magre giovani e carine che si deturpano rasandosi il cranio, tatuandosi, bucandosi la pelle o ingrassando di 20 kg è esemplificativo.

Fra uomini ci si può pestare a sangue e subito dopo ristabilire un equilibrio di rispetto reciproco e persino di amicizia; Fra donne non ci si pesta, la competizione è un gioco sottile mascherato da atteggiamenti di “sorellanza” o “amicizia” . Anche se talvolta pure le donne possono avere rapporti amicizia genuini, l’invidia e la rivalità emergono in modo inevitabile quando entrano in gioco fattori di attrazione. Solidarietà zero quando c’è da attirare l’attenzione e guadagnarsi il favore dell’uomo che hanno nel mirino, il Tolberto della situazione.

In fondo, probabilmente non lo fanno neppure per cattiveria, non si tratta nemmeno di un’azione deliberata, ma piuttosto di un semplice impulso risalente all’ambiente ancestrale. Oggi in Occidente c’è benessere, gli uomini non muoiono più in guerra e quindi la concorrenza è ai massimi storici, e le donne lavorano quindi non dipendono più dagli uomini, per cui possono farla da padrone sul mercato sessuale.

Ma per gran parte della storia dell’umanità le risorse della tribù erano limitate e il successo riproduttivo di una donna significava la sconfitta di un’altra. Sabotare le altre donne e costringerle ad avere meno figli o nessuno, oppure renderle meno attraenti per apparire a loro volta più attraenti agli occhi degli altri uomini garantiva un ovvio vantaggio riproduttivo, pari a quello di un uomo che fosse più abile di altri a procacciare le risorse. In fondo la competizione è un gioco a somma zero: per uno che guadagna c’è sempre qualcun altro che perde.

[1] Archer, 2006. Testosterone and human aggression: an evaluation of the challenge hypothesis
[2] D Sulikowski · 2024 Off with her hair: Intrasexually competitive women advise other women to cut off more hair

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Minimal
Minimal
5 mesi fa

Le donne sono apparentemente scaltre e manipolatrici, ma poi, a conti fatti, sono stupide, bambascione e ingenue perché non riusciranno mai a capire la psiche di un uomo. Sono davvero pochissime le donne scafate che riescono a capire come funzionano gli uomini.

Nella mia esperienza lavorativa, sono venuta a contatto con centinaia di donne che si sono portate la nemica in casa. Infatti, queste donne venivano cornificate dai propri mariti con la badante polacca di turno, con la babysitter o, addirittura, con la migliore amica di lei. I mariti, in questi casi, disprezzavano sempre la donna con cui stavano intrattenendo una relazione extra-coniugale/clandestina per allontanare eventuali sospetti. Le donne sono incapaci di comprendere che quando un uomo disprezza un’altra donna, in realtà sta usando uno stratagemma per confondere le acque.

Per esempio, ho un caso fresco fresco di un marito che diceva alla propria moglie che la badante polacca che avevano assunto per prendersi cura della madre di lui fosse antipatica e brutta da vedere. Lui diceva di non sopportarla e di non volerla vedere. Sapete come è andata a finire? Lui ha lasciato la moglie di 50 anni per mettersi con la badante polacca di 23, la stessa badante che lui criticava con tanta acredine. E la bambasciona, boccalona, cornutona della moglie non si capacita e continua a dirmi: “Ma come? Ma se mi diceva che era brutta? Questa zoccola deve avergli fatto una fattura!” Queste sono le donne medie. Non si convincono neppure davanti all’evidenza.

Non esiste vera amicizia tra donne. Persino le madri sono gelose delle proprie figlie quando queste diventano belle. Per questo motivo le donne cercano l’amico gay. Avere un amico omosessuale per una donna è un po’ come avere la borsa di Louis Vuitton: uno status symbol. La donna sa che il gay è inoffensivo perché non può generare vera attrazione negli uomini, e il gay serve sempre alla donna come promemoria che le cose potevano andarle peggio; sicché la donna preferisce avere come amico una checca stempiata (per sentirsi il gallo sulla munnezza) oppure stringere amicizie con una donna molto brutta per sentirsi più bella.

Io stessa sono stata vittima del doppiogiochismo delle donne. Una mia “amica” mi supplicava di non perdere peso perché sarei diventata mostruosa a suo dire. Dovevo perdere solo 7 kg e lei addirittura mi mandava i messaggini per chiedermi cosa avessi mangiato. La bastarda sapeva che sarei diventata più bella di lei perdendo quei 7 kg. Un’altra amica, non voleva assolutamente che io comprassi delle azioni e diceva che mi sarei pentita amaramente. L’insistenza con cui mi diceva queste cose mi ha insospettita. Ho finito per comprare le azioni ed è stata la cosa migliore che abbia fatto in vita mia. Lei non voleva che io diventassi benestante.

Last edited 5 mesi fa by Minimal
Manuel
Manuel
5 mesi fa

Conoscevo già la storia di Bianca di Collalto. Me la raccontava mia nonna friulana, perché la leggenda era celebre in tutto il nord est.
Bianca dà l’ idea di una donna angelicata, pura. Fa venire in mente di quanto fosse migliore quel periodo per gli uomini.
Oggi sarebbe impensabile una storia del genere: il matrimonio di interesse sarebbe finito a corna reciproche e il marito sarebbe stato costretto a pagare alimenti costosissimi a vita perché tanto l’ ex moglie lo avrebbe accusato di avere una relazione con la giovane Bianca.
Cosa impossibile perché la Bianca era una sedicenne con un esperienza sessuale da fare invidia a una pornostar, che non si filava per nulla sor Tolberto e piangeva davanti allo specchio perché aveva scoperto di avere meno fans su Tinder della sua rivale….
Ma a parte ciò, concordo su tutto. L’ amicizia femminile è spesso ambigua e raramente diventa autentica. Succede più fra donne che si conoscono da decenni e hanno vissuto periodi storici insieme.
L’ amicizia maschile può essere più autentica, ma vedo lo stesso una femminilizzazione dei rapporti. Ho sempre pensato che l’ amicizia maschile vera nasce dopo che si è fatto a cazzotti ( più nel senso figurato del termine). Solo dopo che ci si è scontrati, le cose sono più chiare e se ci si accetta, l’ amicizia può durare per sempre, soprattutto se c’è un obiettivo in comune.
Vedo invece tanti abbracci, il sabato sera, fra ragazzi che sembrano pugili che vogliono ” placcarsi” per non scontrarsi. Vedo molta falsità e femminilizzazione pure lì. Anche se ciò lo noto soprattutto fra i ventenni. In genere erano le donne che abbracciavano altre ragazze recitando la parte di quella che non vedeva l’ ora di vedere l’ amica, quando invece non era così.
Oggi anche la rivalità maschile può avere dei comportamenti ” femminili” , di certo la competizione è maggiore fra gli uomini, al pari di com’ era fra donne nel medioevo, senza esagerare.

Last edited 5 mesi fa by Manuel
Boucaneer
Boucaneer
5 mesi fa

“La donna invece non spende un secondo di tempo né un grammo di energie per un uomo che non reputa di valore, qualunque sia il suo livello”… Non vorrei sembrare uno scroccone che chiede consulenze psicologiche gratis, ma devo dire che da questo punto di vista mi percepisco “più femminile che maschile”.
Intanto, a scanso di equivoci, vorrei precisare che sono comunque etero e w la figa!!!
Però effettivamente nell’arena sessuale mi comporto più da donna che da uomo, nel senso che o la tizia in esame mi piace tanto (e allora in quel caso mi muovo, facendo anche cose “impensabili” per uno che come me è generalmente tranquillo) altrimenti aspetto che si muova lei, se interessata.
Al massimo lancio qualche sardina, ma non mi metto a fare il gorilla che si batte il petto o il clown che cerca di intrattenere.
E se vedo che una che può interessarmi è già circondata da pretendenti, perdo immediatamente l’interesse o consistenti parti di esso.
Un po’ per pigrizia.
Un po’ forse per paura del confronto con i competitor.
Ma soprattutto perchè il solo fatto di buttarmi nella mischia mi risulta sgradito, mi sembra di autosvalutarmi.
Secondo voi ho qualcosa che non va?
Un altro comportamento nomalo che ho è quello di guardare sì le belle ragazze, ma con discrezione e senza fare cinema con gli amici. Mentre i miei amici quando vedono passare una bella ragazza, oltre a fissarla con la bava alla bocca, devono poi inscenare il solito teatrino del “hai visto che figa?” / “no ma dico, hai visto che figa???!!” / “io a quella gli darei/le farei/ecc.”… quasi a voler fare virtue signalling della propria eterosessualità e a voler autocertificare un livello di testosterone spropositato…


Wayankool
Wayankool
5 mesi fa

“È come assistere a una gara di sirene 🧜🏻‍♀️che si contendono in singolar tenzone ormonale un trono degli abissi… mentre io sto tranquillo su una zattera di legno marcio, alla deriva, completamente immune ai loro canti. Possono anche scannarsi per la corona e lo scettro di corallo 🪸, ma di certo non è per me che cantano”.

“Sembrano fate litigiose che si sfidano per il ballo del principe… ma io sono solo lo spaventapasseri nel campo accanto. Né invitato, né minacciato. Solo un gingillo immobile, che nemmeno vedono.”

“È come guardare delle regine aliene che duellano a colpi di raggi lase della vanità per conquistare un pianeta del tesoro… quando io sono solo un sassolino spento che fluttua nello spazio, ignaro e ignorato da millenni.”

Insomma, che si sputassero pure veleno addosso peggio del Dilofosauro di Jurassic Park. Tanto è per Chad che si battono in maniera veramente appassionata. Vero. Dopo cotanta rissa, potrebbero essere predisposte a sfogarsi con uno come me e a maltrattarmi insieme alle oche femministarde. Non importa. Non sputerò veleno, ma so sputare anch’io e le zitelle inacidite sono un bersaglio facile per lo scaracchio. 🤗

Veneto
Veneto
4 mesi fa

Quello che hai scritto sull’amicizia fra donne è una verità sacrosanta che le donne non stupide conoscono molto bene ..io l ho scoperta con la prima morosa a 15 anni quando entrando in confidenza sparava forti cattiverie su quelle che mi sembravano le sue amiche più care ! Ed in seguito è praticamente sempre stato così : quando entri in forte confidenza con una donna scoprirai nel 90% dei casi che dirà peste e corna delle sue amiche più care ! Le pochissime che ho conosciuto che non hanno fatto così erano donne con un atteggiamento più ‘maschile’ verso la vita e un numero di amiche bassissimo !

Night Driver
Night Driver
5 mesi fa

“Nell’epoca di Tinder e Instagram, gli uomini non si ammazzano più, ma si gonfiano di steroidi, si fanno il trapianto di capelli e si circondano di status symbol per apparire più grandi, forti, mascolini e finanziariamente più di successo rispetto ai loro coetanei.”

Stavo pensando proprio in questi giorni agli esiti a lungo termine del cercare di attrarre ragazze o donne facendo ricorso all’ostentazione delle proprie risorse economiche. E’ una strategia che nella maggior parte dei casi funziona, e sono convinto che, se si hanno abbastanza risorse, e le si usa anche in maniera furba, ad esempio comprando capi di abbigliamento e oggetti che vanno a dare uno stile che piace, e esteticamente si è perlomeno decenti, meglio ancora se carini, ostentare risorse può effettivamente accrescere la propria attrattività genuina (ossia il genuino desiderio di lei di baciarci e averlo dentro, se non desidera sinceramente il contatto viso a viso, fluidi corporei compresi, e il cazzo, o è un caso molto raro di persona con un atteggiamento verso il sesso particolare, oppure più semplicemente, ipotesi di gran lunga più probabile, non gli piacciamo noi).

Comunque, assumiamo che la strategia di ostentare i propri beni ha funzionato, abbiamo fatto le nostre foto, ci siamo sistemati, esteticamente non eravamo male ed avevamo vestiti costosi, orologio, macchinone, foto in vacanza che danno l’idea di propensione a spendere senza farsi problemi. Lei è stata catturata dall’immagine complessiva, al netto di tutti i “parametri” che vanno a determinarla, ha desiderato veramente avere la nostra lingua e nostro cazzo dentro, e magari si è anche innamorata. Ma poi? Per quanto possono durare questi sentimenti e questo atteggiamento nei nostri confronti? Bene che va, per qualche anno. Ma già si sta parlando di un caso fortunato. Poi nella migliore delle ipotesi si scopa una volta ogni tanto, il resto è routine, discussioni, discorsi sulle “responsabilità che dobbiamo prenderci”, magari figli.

Si potrebbe pensare “beh, passata la passione iniziale, passerà anche la voglia di spendere soldi”, ma ovviamente non è così. Una volta che ci si abitua a spendere molto, specie se non si tratta di soldi nostri, diventa molto difficile rinunciare al proprio tenore di vita, anzi, nel corso del tempo si tende a voler mantenere le proprie abitudini, e quindi le proprie spese, aggiungendo nuove “esigenze” e nuovi vizi.

Quindi, anche se si riuscisse a ottenere il miglior sesso validazione della vita con una tipa che rimane incantata dal nostro SMV complessivo, aspetto carino, curato, stiloso, status socioeconomico elevato, stile di vita agiato, con lei bagnatissima anche solo guardandoci, occorre sempre ricordare che questa cosa dura per un po’, poi ci si abitua a tutto, e dopo un po’ non le sembreremo più nulla di speciale. Certo, probabilmente le faranno schifo quelli che hanno SMV particolarmente più basso del nostro, perché ormai si è abituata ad un certo livello, ma le sue eventuali nuove emozioni forti saranno per qualcuno percepito come straordinario, e quelli non saremo noi, che ormai siamo diventati ordinari.

D’altra parte però, un’altra cosa a cui ci si abitua è spendere, e anche in quel caso, dopo un po’, non sembrerà più una cosa straordinaria, ma baseline, e quindi si continueranno ad avere cospicue uscite economiche, al netto magari di essere anche trattati male, non vederla praticamente mai, e magari essere tenuti sotto scacco a livello legale nel caso in cui si voglia andare con un’altra.


Last edited 5 mesi fa by Night Driver
Anonimo
Anonimo
5 mesi fa

Il canovaccio è lo stesso di tutte le storie, da Biancaneve a Cenerentola, dove la protagonista giovane e bella suscita l’invidia della (o delle) vecchia e cessa.
Ma anche Minimal ricordo che diceva di avere una finta amica che le dava consigli sabotanti su come conquistare l’uomo di cui si era invaghita (e con cui scopava a sua insaputa).
Le donne di solito nei loro scontri per il predominio sessuale utilizzano mezzucci come l’inganno, la maldicenza o il veleno ma ultimamente si osservano anche comportamenti mascolinizzati con bullismo e botte (soprattutto tirate di capelli) nei confronti delle rivali.

Henri de Toulouse-Lautrec
Henri de Toulouse-Lautrec
5 mesi fa

Nulla di nuovo sotto il sole: i maschi si scannano per le donne, le donne di scannano per il maschio migliore. Il maschio migliore poi tende a farsele tutte (o quasi) in Time-division multiple access o Time-sharing per cui ne tiene occupate 10.

Last edited 5 mesi fa by Henri de Toulouse-Lautrec
Satyr
Satyr
5 mesi fa

aneddoto del mio vissuto.
Nella ditta dove lavoro ci sono tre donne sulla quarantina, due sono molto belle (sui 25 una era beatamente over 7) e l’altra è carina.
Qualche anno fa è arrivata una ragazza più giovane di 10 anni, caruccia.
Ora la caruccia è sulla trentina.
Ho sentito con le mie orecchie le due belle quarantenni malignare su come la caruccia abbia perso quello che a 20 anni portava via le attenzioni per loro, commentando abbassamento del culo e perdita delle tette.

Henri de Toulouse-Lautrec
Henri de Toulouse-Lautrec
5 mesi fa

A me però piace pensare che Tolberto, almeno una volta, Bianca se la sia scopata. E secondo me è successo, se lei era innamorata di lui e non vedeva l’ora di farsi ingroppare, mentre sua moglie era una racchia rompicoglioni, dubito che lui abbia resistito.

Signal
Signal
5 mesi fa

In realtà, guardacaso, seppur una gran minoranza rispetto agli uomini, solo le femmine che dimostrano tanti anni in meno escono con amiche più giovani.

Luca
Luca
4 mesi fa

Esempio di amiche visto in spiaggia, una strafiga con micro costume sempre in tiro e ordinata, l’altra si carina ma con costume intero e meno appariscente (e meno bella dell’altra): sono amiche perchè la strafiga non vede l’altra come una minaccia e l’altra spera che gli scarti della strafiga (che per lei sono belli) si interessino a lei. Non sono in competizione e possono legare.

Luca
Luca
4 mesi fa

Sul discorso Toni Garrn, donne del genere solitamente si sposano con il miliardario panzone scucendo una bella buonuscita mensile, continuano a lavorare nel mondo dello spettacolo e se hanno bisogno di soldi fanno i reality e se fanno un altro lavoro aprono un’attività ad alto livello anche grazie ai contatti importanti che si son fatte negli anni d’oro, non vedrai mai un ex top model fare l’impiegata in ufficio.
Male che fa si fa mantenere dal miliardario panzone, fa la madre dei suoi figli e non fa un cavolo.

Last edited 4 mesi fa by Luca
Neverwjth
Neverwjth
4 mesi fa

Insomma la loro è una competizione a colpi di apparenze e manipolazioni emotive. Per questo molto spesso cercano di omologarsi al gruppo di riferimento per essere inattaccabili (stesso stile di vita, avere un partner, viaggi ect) o cercare di compensare eventuali mancanze estetiche con altro.
Mi viene da pensare a questo punto che l’invidia è un sentimento rappresentativo il genere femminile che quello maschile, dato che nasce dal continuo (spietato) confronto. Se c’è, l’uomo bene o male riesce ad indirizzarla nella produttività e nella prestazione, più costruttivo insomma.

Minimal
Minimal
4 mesi fa

A tal proposito, oltre al caso di Sabrina Misseri che uccise sua cugina Sarah Scazzi, mi viene in mente l’omicidio di Nadia Roccia. Da Wikipedia:

Le coetanee Nadia Roccia, Anna Maria Botticelli e Maria Filomena Sica si conoscevano fin dall’infanzia e avevano un buon rapporto di amicizia. Poco prima del delitto, Botticelli e Sica cominciarono a maturare sentimenti ostili nei confronti di Roccia. Una delle motivazioni potrebbe derivare da una promessa mancata di Nadia, la quale aveva affermato che un suo zio residente negli Stati Uniti d’America avrebbe potuto aiutarle a stabilirsi lì dopo il diploma di maturità, salvo poi ritrattare quanto aveva detto.[3]
Dalle indagini emerse che Botticelli e Sica avessero già compiuto dei tentativi di uccidere Roccia alcuni mesi prima dell’omicidio, andati però a vuoto: in un’occasione tentarono di farle bere della Coca Cola a cui era stato addizionato un potente topicida, ma la ragazza la rifiutò. In seguito le raccontarono di essersi indebitate con dei malavitosi, suggerendole di prostituirsi per aiutarle a ripagare i debiti, affermando che altrimenti avrebbero tentato il suicidio. Quando Roccia suggerì di parlarne coi genitori, Sica disse che si era trattato di uno scherzo.[4]
Nell’imminenza dell’omicidio, Botticelli sparse la voce che Nadia nutrisse attrazione sessuale nei suoi confronti, dopodiché fece firmare all’amica un foglio bianco, con la scusa di voler far esaminare la sua calligrafia a un amico grafologo.[4]